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Recensione Shadows on the Vatican

Un'avventura grafica fra i torbidi intrighi della chiesa

Articolo a cura di
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  • Pc

L’Italia non è esattamente il primo Pease che ci viene in mente quando parliamo di produzione e distribuzione di videogame. La chiave del successo in ogni settore economico sta spesso nel ritagliarsi una propria fetta di mercato e in questo ambito tentare di eccellere. E' ciò che si prefigge Adventure Productions, gruppo abruzzese che si focalizza in particolare sulla distribuzione di avventure grafiche sviluppate da team indipendenti da tutto il mondo. A tal scopo è stato creato il canale digital delivery Zodiac, che nel dicembre 2011 ha finalmente ospitato l’atteso debutto sul mercato dei pure italianissimi 10th Art Studio con un gioco ambientato nella torbida Roma dei segreti delle alte gerarchie ecclesiastiche.
Scaricare Shadows on the Vatican ha un costo di poco meno di 6 euro e si tratta del primo capitolo di un progetto articolato su quattro atti.

Avarizia: Dio non sempre provvede

Una volta avviata la partita faremo la conoscenza del biondo James Murphy, un sacerdote che ha ormai da qualche anno dismesso l’abito talare, deluso e disilluso dagli atteggiamenti ambigui e dai giochi di potere a cui ha assistito nei suoi anni da missionario in Africa al seguito del suo mentore, Monsignor Dellerio. Ora serve il Signore a modo suo, essendo tornato a fare il medico nella sua città natale negli Stati Uniti. James viene però invitato nuovamente a Roma da un suo caro compagno, Padre Cristoforo, che ha bisogno del suo

"Shadow on the Vatican non punta tanto a riflessioni inerenti il misticismo o il sovrannaturale quanto ad una tangibile ragnatela di rapporti economici tra prelati e soggetti poco puliti, senza per questo tralasciare considerazioni etiche sul cattolicesimo, sul significato del sacerdozio ma anche spunti ironici e qualche velato ammiccamento"

aiuto per risolvere un problema spinoso. Tanto spinoso da attirare l’attenzione di un misterioso attentatore.
Inizia qui per James una indagine sui misteri del Vaticano che lo porterà ad esplorare varie zone di Roma e dintorni nel tentativo di fare luce sul tentato omicidio dell’amico, andando così a scoperchiare loschi traffici finanziati dallo IOR - Istituto per il credito alle Opere Religiose - ed altre informazioni scottanti. La vicenda trae nelle sue tematiche fondamentali libera ispirazione dal libro In nome di Dio, dato alle stampe nel 1984 da David Yallop e diventato caso letterario con argomentazioni ben più consistenti delle successive fiction firmate da Dan Brown. Il libro è espressamente citato come fonte di informazioni nel corso del gioco: Shadow on the Vatican non punta tanto a riflessioni inerenti il misticismo o il sovrannaturale quanto ad una tangibile ragnatela di rapporti economici tra prelati e soggetti poco puliti, senza per questo tralasciare considerazioni etiche sul cattolicesimo, sul significato del sacerdozio ma anche spunti ironici e qualche velato ammiccamento.
Nel suo approcciarsi con gli interlocutori, come il semplice barista Mario o la furba signora Anna, il nostro James non fa molto per rendersi particolarmente simpatico: l’ex prete appare un po’ troppo perfettino e moralistico nonostante il suo presunto dramma interiore tra repulsione e attrazione verso le istituzioni ecclesiastiche, un conflitto del quale sentiamo raccontare ma che non si manifesta agli occhi del giocatore. Al contrario una certa rilevanza nel plot sembra riservata al rapporto che lega James e Cristoforo, che certo non può dirsi provocatorio o pruriginoso ma sa evidentemente di allusiva bromance, complice anche un character design che gioca sui contrasti tra il ruolo sacerdotale e l’aspetto curato e sportivo dei due, cosa che non ci aspetteremmo da degli austeri uomini di Chiesa. Pur indugiando in qualche cliché letterario tra la spy story e la cospirazione massonica, la storia risulterà in fin dei conti interessante per il pubblico al termine di questo primo breve atto che getta le basi per sviluppi dal buon potenziale, a patto che l’utente non sia irrimediabilmente allergico alle questioni a vario titolo riguardanti la Fede.

Il tutto è condensato in un’esperienza ludica tutto sommato breve che si dipana lungo un ventaglio di locations piuttosto esiguo, per una longevità di circa tre ore. Naturalmente ciò deriva dal fatto che siamo al cospetto del solo primo capitolo, titolato Avarizia, con conseguente adeguamento al ribasso della fascia di prezzo del prodotto. Pur in un così risicato arco temporale però, una sceneggiatura di maggior respiro avrebbe permesso di attenuare la sensazione di backtracking che permea la nostra avventura, concedendo magari qualche ulteriore veduta della nostra bella Roma. Fortunatamente basta un doppio clic o l’apertura della Mappa per muoversi agilmente tra le zone raggiungibili dal nostro James, il che ci risparmia il tedio di troppe passeggiate superflue.
L’opera di 10th Art è una avventura punta e clicca estremamente classica, che non offre particolari diversivi al tipico menage del puntare e cliccare. Muovendo il cursore nella parte alta dello schermo richiameremo il classico menù da cui analizzare, selezionare o combinare gli oggetti in nostro possesso, ed usarli per interagire con personaggi non giocanti ed elementi dello scenario. Gli enigmi ambientali sono sempre ben contestualizzati e raramente saremo poco instradati sulla prossima mossa da compiere, dato che la prosecuzione dell’avventura è sempre molto logica e armonica nel suo dipanarsi. In caso di difficoltà basterà adoperare la barra spaziatrice per visualizzare un’utile lente di ingrandimento che indica i punti di interesse della schermata, fugando ogni pericolo di infinita ricerca degli elementi interattivi. Il risultato è ben riuscito e fa sentire immediatamente a casa chiunque non sia completamente estraneo al genere, sebbene in questo gameplay così canonico non trovi purtroppo spazio quell’approccio concettuale, quasi emotivo, della gestione dell’inventario che ci era stata promessa dalla software house con quel progetto Ethan 2068 che ormai inizia a sapere di vaporware.

Oculus Dei

Shadows on the Vatican si presenta al giocatore con una grafica generata dal motore open source Wintermute. Lo stile è ricercato, colorato e luminoso senza però scadere nell’eccesso, e a farla da padrone sono le belle riproduzioni di scorci non necessariamente celebri di una Roma che pare avere qualcosa da nascondere, e che preferisce cogliere l’attenzione del giocatore con i dettagli degli interni di un ufficio o di un bar piuttosto che con le facili cartoline per turisti.
L’alta definizione e la buona resa degli ambienti proposti, avvolti da una piacevole luce soffusa, particolareggiati e connotati da una riposante e consona palette cromatica, stride decisamente con i modelli poligonali dei personaggi parlanti, dal dettaglio povero, renderizzati ad una risoluzione insufficiente e dal comparto animazioni alquanto migliorabile nonostante il supposto utilizzo della tecnica del motion capture. I due elementi sono in evidente contrasto: James e gli altri personaggi sembrano provenire da esperienze videoludiche davvero ormai lontane nel tempo.

Tra un enigma e l’altro, progredendo con la storia, assisteremo ad alcune cutscene esplicative, non di tipo animato ma dal piglio fumettistico: non a caso il team artistico del progetto è coordinato da Lorenzo Ruggiero, artista napoletano di casa negli studi Marvel e DC Comics, tutt’altro che estraneo al progetto 10th Art. Sprites ed illustrazioni non sono però sua opera diretta, ed il risultato estetico risulta altalenante.
Il comparto sonoro è affidato a Simone Cicconi, con risultati generalmente felici e gradevoli come nell’evocativo, ancorché non particolarmente originale, tema corale udibile nel menù principale. Più opinabile il risultato inerente il doppiaggio: i dialoghi, essendo redatti da un team di nostri connazionali, non soffrono certo di problemi linguistici, ma alcune macchiettistiche performances recitative ed un utilizzo non sempre consono di forme dialettali possono destare qualche perplessità nell’ascoltatore. L’attore di fiction Peppino Mazzotta è discreto e in fondo convincente nel prestare la voce al protagonista James, ma paga comunque lo scarso mordente del personaggio. Nel complesso il risultato uditivo è piacevole.

Shadows on the Vatican Dopo aver attirato la nostra attenzione con Ethan 2068, progetto purtroppo apparentemente scomparso dai radar, Shadows on the Vatican: Greed è di fatto l’opera prima del team partenopeo mosso da passione e buon talento. Il risultato strappa senza difficoltà la sufficienza, ma avrebbe raggiunto agevolmente migliori successi osando qualcosa in più dal punto di vista tecnico e magari lasciando anche solo per poco il porto sicuro dei più che codificati stilemi di genere. La scelta del formato episodico, benché ormai forse obbligata dati i trascorsi di 10th Art Studio, comprime i tempi di gioco e non valorizza troppo soluzioni narrative che, per quanto ne sappiamo al momento, potrebbero in futuro ben impressionarci facendo minor ricorso agli stereotipi del caso. La fiducia c’è, e con la dovuta calma ci auguriamo che il gruppo di Torre del Greco possa continuare a raccontarci questa ed altre storie.

6.5

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