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Recensione Sherlock Holmes The Devil's Daughter

The Devil’s Daughter è l’ottavo capitolo della saga videoludica dedicata al grande Sherlock Holmes: un’avventura investigativa longeva e varia, che apporta qualche piccola novità ad una formula di gioco ormai ben rodata. Che l’indagine abbia inizio.

Sherlock Holmes The Devil's Daughter

Videorecensione
Sherlock Holmes The Devil's Daughter
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Sin dalla sua prima apparizione nelle opere di Sir Arthur Conan Doyle nel 1887, il brillante Sherlock Holmes non ha mai smesso di essere protagonista d'innumerevoli racconti letterari, nonché di trasposizioni cinematografiche e televisive, tra cui il dittico di film diretto da Guy Ritchie (con uno smargiasso Robert Downey Jr.) ed il recente serial tv "Sherlock", nel quale ha assunto le fattezze e il timbro vocale di Benedict Cumberbatch. Al famoso detective di Baker Street si è ispirata anche una serie di videogiochi investigativi sviluppata dallo studio Frogwares, "Adventures of Sherlock Holmes", il cui apice è stato raggiunto due anni fa da Crimes & Punishments, episodio che introduceva la possibilità di influenzare lo svolgimento e la conclusione del caso tramite un valido sistema di scelte morali. Consapevole di aver imboccato la strada del successo, il team ha pubblicato lo scorso 10 giugno su PC, Ps4 e Xbox One l'ottavo capitolo della saga, The Devil's Daughter, che recupera la formula del predecessore e aggiunge altresì qualche novità di rilievo. Abbiamo allora iniziato ad indagare carichi di spirito di deduzione e acume critico: dopo aver raccolto una quantità sufficiente di prove indiziarie per giudicare The Devil's Daughter, siamo quindi pronti a rivelarvi se è un gioco che merita di essere assolto oppure condannato.

IL DIAVOLO SI NASCONDE NEI DETTAGLI

Sherlock Holmes è gravemente malato: soffre di un'acuta forma di asocialità e di apatia, che lo rende assai poco loquace. Gli succede solitamente nei periodi di noia e tranquillità, quando, insomma, non ha casi irrisolti che lo tengono occupato. Ma non è nulla di cui preoccuparsi, ci rassicura il dr. Watson: è sufficiente un nuovo incarico perché Mr. Holmes torni di buon umore e ci delizi con la sua incredibile perspicacia. Per fortuna, alla porta dell'appartamento di Baker Street bussano spesso numerosi personaggi in cerca di aiuto, come un ragazzino dei bassi fondi il cui padre è scomparso in circostanze misteriose, una gentil donzella appassionata di occultismo e uno stravagante attore che intende "studiare" il comportamento di Sherlock per la sua pièce teatrale. Saranno cinque in tutto i casi che il nostro detective dovrà risolvere: ognuno può essere archiviato in circa 3 ore, fatta eccezione per gli ultimi due, più brevi e incalzanti. I delitti, le sparizioni e gli attentati in cui ci imbatteremo sono completamente irrelati tra di loro, benché in essi ricorra una presenza comune che diverrà centrale nell'episodio conclusivo, dove, con un colpo di scena ben assestato, indagheremo sulla vicenda intima e personale del protagonista e sul rapporto con Kate, sua amata figlia adottiva. Rimane qualche rammarico per la frettolosità dell'epilogo, che chiude un interessante arco narrativo con un po' d'inopportuna superficialità, laddove avrebbe potuto approfondire maggiormente alcuni intriganti ed inaspettati risvolti. Aver diminuito il numero dei casi ha però permesso agli sviluppatori di concentrarsi sia sulla loro complessità sia sulla loro diversità. I dialoghi ci sono parsi più elaborati rispetto al passato, più "letterari" e intelligenti. Anche la formula di gioco ha subito lievi ma percettibili migliorie. Innanzitutto, le aree esplorabili sono più ampie, ed aprono le porte di micro-ambienti sandbox, rappresentazione digitalizzata di famosi quartieri londinesi. A differenza del precedente capitolo, dunque, persino trovare l'indirizzo dell'appartamento di un testimone si trasforma in un piccolo enigma che valorizza l'ariosità delle zone di Londra, nelle quali è possibile imbattersi in qualche NPC o dedicarsi alle sfide a braccio di ferro. I mini-giochi, a tal proposito, sono stati inseriti nella progressione con grande oculatezza: ogni minima azione di Holmes ci fornirà la scusa perfetta per cimentarci in svariate prove d'abilità, come una gara di bocce, la decriptazione di codici antichi, il disinnesco di bombe fatte a mano e numerosissime altre attività che puntellano un'avventura sempre fresca e originale, che solo in rarissime occasioni cede il passo a momenti di stanca. Giova alla varietà la mescolanza di sessioni più interattive, tra cui un pedinamento e una dimenticabile fase stealth, con altre dedicate interamente alla materia grigia, i cui enigmi richiedono alle volte di alternare il controllo di Watson ed Holmes per venir a capo del groviglio. Anche i puzzle si presentano in misura maggiore, e si dimostrano appaganti e soddisfacenti al punto giusto, senza offrire un grado di sfida insormontabile. Volendo, è possibile saltare ogni rompicapo con la pressione di un tasto apposito, persino al livello di difficoltà più elevato, scelta che forse semplifica un po' troppo l'avanzamento.

Ecco: se c'è un difetto da imputare a The Devil's Daughter, è proprio la sua tendenza a prendere per mano il giocatore e condurlo lentamente alla conclusione senza reali impicci o grattacapi. L'analisi dei luoghi del delitto alla ricerca d'indizi è parecchio guidata, ed inoltre il gioco ci avvisa chiaramente quando abbiamo raccolto tutte le prove disponibili all'interno di un'area specifica. Per scrutare al meglio ogni ambiente possiamo sfruttare, proprio come in Crimes & Punishments, due utilissime abilità in dote al nostro detective: la prima, chiamata "talento di Sherlock" acuisce la facoltà visiva, ed evidenzia dettagli prima invisibili, mentre la seconda, definita "immaginazione" permette di ricostruire una scena passata o di prevedere avvenimenti futuri attraverso una sequenza di azioni da incastrare nel giusto ordine. All'attenta analisi dello scenario seguono poi ovviamente anche le immancabili fasi d'interrogatorio, durante le quali potremo smentire le dichiarazioni dei testimoni scegliendo l'opzione corretta in base alle prove acquisite nel corso dell'investigazione. A differenza del capitolo precedente, però, un'obiezione errata non permetterà di ripetere la sequenza più volte finché non selezioneremo la risposta esatta: anche qualora commettessimo uno sbaglio, la narrazione proseguirà dunque inarrestabile, col rischio di farci perdere un tassello chiave della soluzione finale. Prima di dialogare con un sospettato, quindi, sarà bene prestare attenzione alle peculiarità del suo viso e del suo abbigliamento, così da tracciarne un accurato profilo psicologico, necessario ai fini dell'indagine. Holmes è sicuramente un osservatore acuto e minuzioso, ma non è infallibile: quando scruterà un testimone, infatti, si troverà spesso dinanzi a scelte divergenti, che comporranno il ritratto, completo o impreciso, di un determinato personaggio. Alcuni errori di valutazione influenzeranno prepotentemente lo svolgimento del caso: dopo aver recuperato un buon numero d'indizi potremo dunque collegarli nel cosiddetto "spazio deduttivo", un viaggio nella mente del più grande detective del mondo, dove dovremo unire, secondo le nostre congetture, i moventi e le opportunità di ogni sospettato. Le ipotesi formulate porteranno poi alla condanna o all'assoluzione del colpevole. È solo nei momenti finali di ogni indagine che The Devil's Daughter sfida davvero l'intelligenza del giocatore, perché i casi presentano spesso e volentieri molte ambiguità, che nascondono la verità dei fatti con una certa sapienza. Annodare correttamente i giusti collegamenti non parrà sempre "elementare" e pertanto le possibilità di mandare alla forca un innocente non saranno così remote.

Da questo punto di vista, però, il gioco distingue limpidamente le scelte giuste da quelle erronee, poiché le cutscene in cui abbiamo arrestato il vero colpevole sono più lunghe ed elaborate delle altre. In aggiunta, dopo aver assistito al finale del caso, il titolo ci concede di cambiare decisione per vedere tutte le possibili conseguenze senza ricominciare l'indagine dal principio: una soluzione che allevia la tensione e sminuisce in parte l'effetto delle scelte morali. Sono proprio quest'ultime l'aspetto che, insieme all'eccellente varietà di situazioni ed ad una scrittura di buon livello, pongono The Devil's Daughter un gradino più in alto rispetto a Crimes & Punishments. Lo scavo psicologico nella mente e nell'anima di Sherlock ci offre l'opportunità di conoscere un personaggio diverso dalla canonizzazione iconografica cui siamo abituati, e più in linea quindi con la sfaccettata personalità dell'eroe dei racconti di Conan Doyle. Quando s'indaga nel privato del protagonista, dunque, il coinvolgimento e la partecipazione emotiva del giocatore aumentano considerevolmente: è in questi "casi" che si scopre un Holmes nuovo e più profondo, il cui talento principale non è solo quello di essere un grande investigatore ma anche, e soprattutto, un padre.

UNO STUDIO IN UNREAL ENGINE

Crimes & Punishments finì due anni fa sul banco degli imputati con l'accusa di un comparto tecnico caratterizzato da qualche magagna di troppo. Anche The Devil's Daughter si macchia del medesimo reato, solo che qui c'è l'aggravante della recidiva. Frogwares si ostina ad utilizzare l'Unreal Engine 3, ed i risultati sono ancora una volta poco più che mediocri.

I modelli poligonali dei personaggi, sia protagonisti che comprimari, presentano una struttura arcaica e grossolana, con corporature squilibrate e animazioni approssimative. Colpisce, di contro, l'indovinato restyling della fisionomia di Sherlock e Watson (quest'ultimo sospettosamente simile al Jude Law dei film di Guy Ritchie), più in linea con la modernità delle recenti reinterpretazioni televisive e cinematografiche. Piacevole inoltre la cura per i dettagli sia degli interni, ben arredati e realizzati scrupolosamente, sia degli abiti dei sospettati, ricchissimi di particolari da osservare con meticolosità. Gli ambienti esterni dei quartieri londinesi, invece, per quanto mostrino un impatto a prima vista più che discreto, sono sporcati da un uso criminale dell'occlusione ambientale, che genera spiacevoli artifici visivi, con pop up di texture, ombre ed elementi scenici. Il tutto è aggravato da un tearing onnipresente e da lunghissimi caricamenti che attentano alla nostra pazienza. Uno sconto di pena è concesso solo per il vasto assortimento di luoghi che visiteremo e per la gradevole opportunità di personalizzare l'aspetto di Sherlock con trucco e parrucco, sia per puro vezzo personale, sia per travestirci e muoverci sotto copertura. Contribuisce alla buona condotta del gioco anche un accompagnamento sonoro cadenzato e ben implementato, oltre ad un doppiaggio in lingua inglese (sottotitolato in italiano) dallo squisito accento british.

Sherlock Holmes The Devil's Daughter Abbiamo indagato a lungo in questo nuovo capitolo della serie e crediamo, pertanto, di poterne fornire un ritratto completo: Sherlock Holmes-The Devil’s Daughter è un prodotto nato dal basso, che risente di un investimento economico non certo imponente, come si deduce dal comparto tecnico piuttosto vetusto. Eppure, ha cercato di sopperire a questa mancanza con un’eccellente varietà ludica che attenua le colpe ereditate dal predecessore, offrendo un avanzamento meno lineare, dal ritmo più sostenuto ed avvincente. Al restyling del protagonista si accompagna una sua maggiore introspezione psicologica, complice anche uno script più intenso ed emotivo rispetto al passato. Dal conservatorismo di alcune meccaniche di gioco, però, si evince che The Devil’s Daughter è anche un titolo che non ha il coraggio di osare fino in fondo e, sebbene tenti di scrollarsi di dosso la rigidezza delle avventure precedenti grazie ad una rinnovata libertà d’azione, ricade comunque nel medesimo errore di Crimes & Punishments. L’accusa è quindi quella di favoreggiamento nella risoluzione delle indagini, ancora un po’ troppo guidate, e di oltraggio alla vista, a causa di un colpo d’occhio a tratti molesto. Ma sono colpe innocenti, che non ci sentiamo di condannare in alcun modo. Al netto di qualche ingenua imprudenza, The Devil’s Daughter è un piccolo ma necessario passo in avanti per la saga, e per questo lo assolviamo senza remore. Il caso è chiuso.

7.7

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