Recensione Shovel Knight

Un piccolo team di sviluppo californiano alle prese con un platform dallo stile retrò.

Versione analizzata: PC
recensione Shovel Knight
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Non è raro che l’industria indipendente tragga ispirazione dai grandi classici videoludici, quelli dell’era 8-bit e 16-bit, da molti gamer considerata come la golden age del videogaming. Può essere un semplice riferimento grafico, come nel massive RPG di Chucklefish Games, Starbound, un riferimento ludico o una citazione, come nel beat’em’up di Scott Pilgrim, o ancora un’esigenza tecnica dettata dal budget o dalla ridotta forza lavoro, come nello splendido Paper, Please, titolo di Lucas Pope nel quale interpretiamo un ispettore doganale di un distopico stato comunista. Poi ci sono quei titoli - un po’ più rari per la verità - che riprendono i vecchi classici in tutto e per tutto, non solo per quel che riguarda l’aspetto grafico, ma anche l’impianto ludico e narrativo. Shovel Knight è uno di questi, realizzato dal piccolissimo team Yatch Club Games al loro esordio nel mondo dell’intrattenimento digitale.

ARMATO DI UN PERICOLOSO BADILE

In Shovel Knight il titolo dice tutto: siamo dei soldati armati di una pala. Esatto, una pala. O badile, se preferite. La struttura di gioco è particolarmente semplice e segue i dettami dell’adventure game classico il cui motto è “save the princess, save the world”. In questo caso non abbiamo una principessa da salvare, ma una signora del male da sconfiggere e un onore da preservare. Tanto basta ad un cavaliere che ha scelto d’impugnare un badile, piuttosto che una tradizionale arma bianca.
Il gioco è un platform che prende in prestito qualche elemento del gioco di ruolo, in particolare la possibilità di potenziare il piccolo eroe digitale. Non siamo di fronte al classico piattaforme a scorrimento (anche se qualche livello fa eccezione), ma piuttosto ad un titolo strutturato ad aree o stage. Ad ogni schermata troviamo nemici da sconfiggere, ostacoli da superare, tesori da raccogliere e, in alcuni casi, piccoli enigmi da risolvere. I livelli sono pieni di passaggi segreti e misteri da svelare, tanto che, ad ogni nuovo passaggio, scopriremo qualcosa di nuovo. Con Shovel Knight sembra di tornare indietro nel tempo, alla terza e leggendaria generazione di console: l’offerta ludica del titolo di Yatch Club Games è pressoché identica a quella di un qualsiasi platform dell’epoca pre-optical disk, quando la cartuccia pareva avere ancora un solido futuro di fronte a sé (“se non funziona, soffiaci dentro”).

"Con Shovel Knight sembra di tornare indietro nel tempo, alla terza e leggendaria generazione di console."

Quando non saremo impegnati a combattere mostri a badilate in testa, ci muoveremo su una grande mappa passando da un livello di gioco all’altro. I castelli ospitano i possenti boss, cavalieri al soldo della temibile Incantatrice, il supremo villain cui abbiamo giurato vendetta. Le città e gli avamposti sono molto importanti e saremo costretti a tornarci più volte, nel corso delle nostre avventure, così da poter aggiornare l’equipaggiamento in nostro possesso e potenziare le caratteristiche del nostro cavaliere “dallo badile armato”. Possiamo infatti sostituire armatura e la pala con una versione più potente (attenzione ai malus però) e aggiungere ulteriori punti salute e magia così da poter resistere più tempo in combattimento (in particolare contro i temibili boss di fine schema). Non mancano anche gli artefatti magici, in grado di fornire bonus temporanei o colpire i nemici dalla distanza. Per acquistare i potenziamenti è ovviamente necessario accumulare un gran numero di oro e pietre preziose, ma bisogna stare attenti a non morire per non perdere quello che abbiamo accumulato (il funzionamento è simile a quello della serie Dark Souls, ma meno punitivo).
In aggiunta ai castelli, ci sono una serie di livelli aggiuntivi e sfide tutte da superare, talvolta persino più complessi e difficili degli stage standard. Ci sono i treasure level, per esempio, nei quali troviamo grandi quantità di gemme e pietre preziose da raccogliere; questi sparsi lungo un sentiero difficile da battere e pieno zeppo di nemici intenzionati a farci la pelle. Poi ci sono i mini-boss, ovvero una serie di nemici che spawnano direttamente sulla mappa e che si spostano lungo i sentieri e sui vari punti d’interesse. Spesso si tratta di nemici più ostici dei boss veri e propri, rapidi e con mosse speciali davvero difficili da eludere ed evitare.
Considerata la discreta difficoltà del titolo, specialmente ai livelli avanzati, Shovel Knight pone sul piatto della bilancia una notevole longevità, nonché un buon fattore rigiocabilità (anche grazie alla modalità Game Plus).

YE GOOD OL’ GRAPHIC

Gli screenshoot di Shovel Knight parlano davvero da soli. Il team californiano autore di questa perla videoludica non vuole semplicemente omaggiare o citare i grandi capolavori dell’era 8-bit, bensì costruire un titolo che segua per filo e per segno i dettami dell’action/platform di vent’anni fa. Le due dimensioni grafiche utilizzate per questo action/platform si raccontano in scenari davvero gradevoli e ricchi di dettagli: vent’anni fa o più, c’erano i limiti tecnici di NES e SEGA Master System a vincolare lo sviluppo videoludico, costringendo i programmatori a lesinare con animazioni ed elementi a schermo. Oggi questi problemi sono molto relativi (e nemmeno si pongono a titoli come Shovel Knight e all’industria indie in generale), quindi il dev team ha potuto sbizzarrirsi ricreando un gioco old-fashioned assolutamente (in)credibile. Per questo la palette cromatica è ridotta ai minimi termini: 52 colori di puro fascino retrò, perché ai vecchi tempi quel poco che avevamo a schermo sembrava comunque “incredibilmente realistico” e “graficamente eccezionale”. La mappa è disegnata sfruttando il cosiddetto disegno isometrico, così da aggiungere un pizzico di profondità visiva quando ci muoviamo da un livello all’altro. Lo stile grafico e il design delle ambientazioni ricordano molto quelle del primo Castlevania, forse per via della deriva gotica delle ambientazioni, mentre l’impostazione dei singoli stage è più simile a Metroid. I personaggi e i nemici strizzano l’occhio alle produzioni fantasy/medievali degli ultimi 30 anni, spesso con una buona dose di umorismo e ironia.
Il comparto sonoro e le campionature sono semplici ma di grande effetto. Ottima anche la colonna sonora di Jake “Virt” Kaufman, celebre per il suo contributo decennale a numerose riedizioni videoludiche (Q*Bert, DuckTales: Remastered) e titoli di produzione recente (RedFaction: Guerrilla). Da menzionare anche la partecipazione di Manami Matsumae alla composizione, ricordato per aver musicato il primo Mega Man (1987).


Shovel Knight Shovel Knight è l’ennesimo indie da non farsi assolutamente scappare. Il genere metroidvania raggiunge il suo apice con un gioco che non è una semplice ready-made, bensì un titolo dotato di una identità propria. Se non avete vissuto l’era 8-bit sulla vostra pelle, forse farete fatica ad apprezzare fino in fondo il gioco del piccolo team californiano; l’ottimo sistema di controllo e una gran varietà di nemici e ambientazioni sapranno accontentare però anche i gamer più giovani ed esigenti, che dovranno tuttavia fare i conti con un gameplay punitivo e una curva di difficoltà non indifferente. Caldamente consigliato l’utilizzo di un joypad, anche privo di levette analogiche, o di un fighting stick. Il gioco è disponibile anche in versione Nintendo 3DS, con tanto di grafica stereoscopica e modalità StreetPass. Davvero imperdibile.

8.5

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