recensione Silent Hunter 5

20.000 leghe sotto i bug

Versione analizzata: PC
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  • iPhone
  • Pc

Sono passati ormai tre anni da quando Ubisoft diede alla luce Silent Hunter 4: Wolves of the Pacific. In un mondo videoludico popolato quasi esclusivamente da titoli capaci di farci vivere mirabolanti avventure, generalmente poco probabili, la simulazione realistica rappresenta uno spiraglio di luce ancora troppo poco sfruttato: titoli come Flight Simulator e Silent Hunter sono da sempre le pietre miliari nel mondo della simulazione estrema su Pc. Il prodotto di Ubisoft rappresenta oltretutto un singolare esperimento unico nel suo genere. Solcare i mari a bordo di un sottomarino Tedesco della Seconda Guerra Mondiale con tanto di equipaggio a disposizione è, almeno nelle premesse, molto singolare e suggestivo.

La campagna, le missioni storiche e il museo

Il menù di gioco appare molto intuitivo e canonico. La prima voce appartiene alla classica modalità campagna, dove ci verrà affidato il difficilissimo e glorioso compito di rovesciare le sorti della Seconda guerra mondiale a favore della Germania. L’idea, di creare una ‘vita di bordo’ gestibile anche in prima persona attraverso l’interazione coi membri dell’equipaggio, che ha ispirato Ubisoft Romania è sicuramente innovativa e coraggiosa, tuttavia non riesce a trasmettere emozioni capaci di coinvolgere adeguatamente il videogiocatore. È sicuramente vero che, con titoli come Mass Effect 2 in circolazione, è molto difficile poter sviluppare un concorrenziale sistema di interazione con i personaggi non giocanti. Aggirarsi, in qualità di comandante, per gli stretti spazi di un sottomarino in discesa rapida durante una manovra evasiva o aspettare, nell’ombra, mentre osserviamo il bersaglio ancora ignaro, l’impatto di un nostro siluro dovrebbe rappresentare il climax per eccellenza delle emozioni che si possono cercare in un simulatore di tal genere. Sfortunatamente l’aria che si respira a bordo è tutt’altro che intrisa di paura o agitazione. Le azioni, e soprattutto le frasi, che i nostri compagni interpreteranno sono troppo ripetitive e prive di personalità.
L’azione di gioco, poi, a lungo andare si ridurrà a una gestione molto macchinosa, difficile e totalmente ‘periscopica’. Attraverso dei menù contestuali infatti potremo accedere a tutto il necessario per poter manovrare il nostro costosissimo giocattolo bellico, in tutta solitudine sul ponte di comando. Una carta nautica, a dire il vero poco dettagliata, ci fornirà la posizione degli obiettivi e ci permetterà di impostare rotte curate e calcolate attraverso i mari del nord e non solo. I comandi da tastiera, in ausilio a quelli reperibili sullo schermo, sono comodi e abbastanza intuitivi. Scopriremo presto, a nostre spese, che affondare un’imbarcazione nemica sarà molto difficile e richiederà buone dosi di strategie studiate costantemente e in tempo reale, sia sulla carta che sul pelo dell’acqua. Buona la possibilità, a tal proposito, di modificare il livello di realismo attraverso l’attivazione o la disattivazione di determinate voci nel menù delle opzioni: aggiungere a livelli limitati di aria compressa e carburante anche la possibilità di aver guasti ai siluri renderà il gioco molto difficile da completare, aumentando di fatto la longevità generale dell’intero titolo. Oltre alle due modalità (campagna e missioni storiche) single player e a una multiplayer troviamo un vastissimo museo navale che comprenderà tantissime imbarcazioni di ogni nazionalità e tipo: dai mercantili alle portaerei, dagli aerei ai sottomarini.

un 'DRM' è per sempre

La volontà di combattere la pirateria informatica ha indotto gli sviluppatori a formulare un nuovo sistema di protezione per il codice. Come già spiegato altrove -nella recensione di Assassin’s Creed 2 per Pc- il Drm della casa francese richiederà una costante connessione alla rete da parte di tutti gli utenti (o almeno quelli più onesti). Emettere un giudizio obiettivo, calcolando i pro e i contro, di tale sistema anticontraffazione, non è per niente facile. Quindi non ci dilungheremo oltre sull’argomento: ci sarà l’opportunità di discutere di questo spinoso tema in Topic creati ad hoc sul nostro Forum.

Un motore grafico pesantissimo


Il prodotto è stato collaudato sia su un Pc di prestazioni medio/basse (core duo 2.4 Ghz, 8800GT, 4 Gb Ram) che su uno nettamente più performante (quad core 2.3 Ghz, 4870 x2, 8Gb Ram). Nonostante gli ottimi effetti creati dalle onde del mare in burrasca o dalla sica lasciata dalle nostre eliche non ci sembra ammissibile che, sempre grazie all’onnipresente Fraps, sulla seconda configurazione (a livelli massimi di dettaglio ed a una risoluzione di 1680x1050) i frame non abbiano quasi mai superato il valore di 38 fps. Giocare sul primo computer si è rivelato difficile e abbiamo dovuto a scendere a compromessi molto sfavorevoli. Per mantenere una tale risoluzione abbiamo infatti rinunciato a tutti gli effetti capaci di donare una certa spettacolarità agli sfondi delle battaglie. Abbiamo però notato che abbassando la qualità grafica siamo riusciti man mano ad eliminare fastidiosi crash di sistema. Cerchiamo quindi di leggere attentamente e verificare i requisiti hardware suggeriti (meglio quelli consigliati) prima di acquistare il prodotto, per evitare di incorrere in sgradevoli sorprese.

Tedio infinito o vero realismo?

Noteremo da subito che non basterà la sola velocità di crociera ‘full speed ahead’, ovvero la più performante (ca. 17 nodi) per portarci velocemente in prossimità del nostro bersaglio da affondare o da scortare. Fortunatamente gli sviluppatori hanno introdotto un tempo di gioco ‘modificabile’ direttamente dall’utente in modo veloce e semplice. Aumentare e ridurre la velocità spazio-temporale tuttavia rappresenterà la nostra attività principale: la sola emersione a quota periscopica richiederà infatti qualche minuto, soprattutto se precedentemente avevamo deciso di nasconderci nelle profondità degli abissi a motori spenti, per scampare alle bombe di profondità nemiche. Effettivamente non dobbiamo però dimenticarci che stiamo giocando a un simulatore di guerra, e non a un frenetico sparatutto in prima persona, anche se spesso e volentieri sentiremo il bisogno di maggior coinvolgimento bellico. A distoglierci dall’irrefrenabile voglia di pigiare ripetutamente il tasto ‘+’ per aumentare rapidamente lo scorrere del tempo dovrebbero intervenire almeno tre elementi: i comportamenti (o le frasi) fuori dall’ordinario della nostra crew, un comparto audio capace di evocare suspense sufficiente (il rumore dell’ecoscandaglio principalmente dovrebbe esser meglio strutturato e sfruttato) ed esplosioni in grande stile. Tutto ciò purtroppo non avviene, riducendo di fatto ogni momento morto del gioco a un rapidissimo scorrere delle lancette sul cronometro di bordo. A onor del vero possiamo però far affidamento sulla possibilità di rendere più realistica l’esperienza, spuntando tutte le opzioni dal menù principale, come detto precedentemente; tuttavia cavarsela con un livello di realismo sopra il 60% risulterà davvero molto difficile causandoci a volte troppi fallimenti prematuri.

20.000 leghe sotto i bug


Come se non bastasse la piaga che più di tutte affligge questo titolo è rappresentata dagli errori, sia per quanto riguarda il gameplay che il comparto audio-visivo, che sommergono letteralmente il prodotto. Uscire e fare una passeggiata sul ponte, azione molto frequente a causa della presenza sullo stesso di vedette munite di cannocchiale e di due armi a corto raggio, si rivelerà davvero difficoltoso e improbabile. Innanzitutto salire le scalette che separano i vari compartimenti stagni dell’imbarcazione sarà un’azione molto faticosa e lenta che spesso ci sarà preclusa dall’interposizione del personale di bordo. Una volta all’aria aperta noteremo con nostro grande sconforto come spessissimo il nostro sommergibile scomparirà, con i boccaporti aperti e il personale sul ponte visibile sotto il livello della superficie dell’acqua. Tuttavia la cosa più disarmante, anche qui nel vero senso della parola a causa delle scarse scorte di munizioni che avremo a disposizione, è la traiettoria sbagliata che prenderanno, non sempre ma spesso e volentieri, i nostri siluri. Improbabili collisioni seguiranno a impossibili fallimenti, pure a distanza ravvicinata dal nostro obiettivo. Come se non bastasse, a completare l’opera concorrono anche innumerevoli schermate nere, generalmente dopo l’avanzamento rapido del tempo, e disconnessioni dai server di Ubi.com che ci obbligheranno a riavviare il gioco. Non ci resta altro che aspettare fiduciosi una patch mastodontica, in grado di risollevare le sorti di un gioco che si descrive come un simulatore realistico, ma appare da studiare e aggiustare come un complicato guasto al motore diesel di dritta.

Silent Hunter 5 Sicuramente non ci troviamo di fronte ad un titolo adatto a tutto il pubblico, tuttavia calarsi nelle profondità degli abissi a bordo di un U-Boot ha sempre un suo fascino nascosto. Purtroppo l’eccessiva macchinosità che permea l’intera esperienza video ludica, accompagnata da impressionanti difetti di progettazione del gameplay e del comparto grafico, rende il gioco troppo spesso stancante e frustrante. Consigliato solo agli amanti della simulazione estrema convinti di esser all’altezza di Sean Connery in ‘Caccia a Ottobre Rosso’.

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