Recensione Singularity

Un First Person Shooter che gioca con i paradossi temporali

Singularity

Videorecensione
Singularity
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo averci stupito con X-Men Origins: Wolverine e lasciato del tutto indifferenti con il modestissimo Wolfenstein, Raven Software aggiunge alla line-up Activision questo Singularity, First Person Shooter che si diverte a giocare, come il titolo suggerisce, con le singolarità spazio-temporali, nel tentativo di proporre un gameplay variegato ed interessante. Inquadrato da molti come un semplice riempitivo, uno di quei titoli estivi poco convincenti e superflui, si rivela invece un FPS abbastanza solido, ricco di trovate interessanti e capace di tenere alta l'attenzione del giocatore fino in fondo, grazie ad una progressione ritmata e ben strutturata.

Lost in time

La trama di Singularity vi mette nei panni di Nate Renko, soldato dell'aviazione americana mandato ad investigare sugli strani fenomeni recentemente verificati in quel di Katorga-12. Dietro a questo nome si cela una piccola isola al largo delle coste russe dove, nel corso degli anni '50, il regime dell'Unione Sovietica condusse misteriosi esperimenti sull'elemento E-99. Questo minerale portentoso, nei piani visionari di Kruscev, avrebbe dovuto garantire alla Russia una fonte d'energia illimitata, concedendole di conseguenza supremazia politica ed economica. Qualcosa però è andato storto, e l'impianto di ricerca su Katorga-12, distrutto da un misterioso incidente, è stato chiuso e cancellato dai rapporti ufficiali.
Mossi i primi passi sulla superficie rocciosa dell'isola, il giocatore avveduto si accorge subito che qualcosa non va. Le strutture cadenti e rugginose dipingono i tratti di un complesso di ricerca opprimente, visionario, folle. Mentre gli altoparlanti automatici accolgono Renko come fosse un nuovo deportato, si respirano le atmosfere di Rapture, quelle nucleari di Fallout, rivedendo addirittura qualche sprazzo della Dharma di Lost. Insomma le ispirazioni di questo Singularity, videoludiche e non, sono molte, tutte citate apertamente, così che sia difficile non assaporare, assieme al fascino intrinseco della decadenza, della distruzione rugginosa, della corruzione, anche il retrogusto agrodolce del citazionismo più spinto. In ogni caso, non serve molto tempo affinchè la trama cominci ad ingranare. Katorga-12, infatti, appare situata sull'orlo di una piega spaziotemporale instabile. Il protagonista, travolto da una deformazione nel continuum, finisce per qualche attimo negli anni cinquanta, dove salva la vita da un ricercatore che tenta di fuggire da un terribile incendio. Tornato nel futuro, scopre che l'uomo è diventato un dittatore spietato, alla guida di un paese che ha assoggettato l'intero pianeta. Da qui, toccherà proprio al protagonista, con l'aiuto dell'organizzazione sovversiva Mir-12, cercare di ristabilire la “verità storica”, saltando da un'epoca all'altra.
La trama procede in maniera abbastanza prevedibile, con tanto di colpo di scena finale piuttosto scontato. Gioca con i salti nel tempo, e finisce probabilmente per scontrarsi anche con qualche paradosso, ma riesce tutto sommato a dimostrarsi un sottofondo piacevole. Recuperando infatti i clichè tipici del romanzo distopico, ma soprattutto intrecciandosi con una direzione artistica abbastanza divertita, che tratteggia in maniera elegante le ossessioni dei totalitarismi, il plot funge da motore portante della progressione, spalleggiando in maniera opportuna la struttura ludica. Non c'è da aspettarsi niente che vada fuori dall'ordinario, compreso il finale multiplo che, in due occasioni su tre, è realizzato in maniera piuttosto sbrigativa (come fu per Bioshock, per intenderci), ma tutto sommato Singularity è un'avventura solida e moderata.
Gli stessi aggettivi possono essere utilizzati per descrivere il gameplay dell'ultima fatica di Raven Software, che fa della sostanza il suo punto di forza.

Gameplay

I primi momenti dell'avventura ci presentano un profilo ludico abbastanza canonico: quello di un First Person Shooter alla vecchia maniera, in cui pistola, mitragliatrice e fucile a pompa sono le armi principali per far fuori i numerosi nemici. Un sistema di puntamento non troppo preciso (neppure dopo la regolazione della sensibilità) riesce a stimolare una lieve frustrazione, mitigata fortunatamente dall'abbondanza di munizioni, e dalla progressione sopra le righe, che alterna sparatorie piuttosto intense a sessioni claustrofobiche, in grado di suscitare qualche sano spavento. L'attenzione per l'esplorazione è accentuata, dal momento che gli angoli più nascosti dell'ambientazione rivelano misteriosi oggetti da raccogliere, il cui funzionamento verrà chiarito solo successivamente. Esplorando gli sfuggevoli anfratti delle locazioni, si scopre un design dei livelli abbastanza articolato, che non risparmia stanze segrete e scorci interessanti, ricchi di elementi che caratterizzano al meglio la visionaria filosofia del regime.
Dopo aver fatto la conoscenza di qualche comprimario, ed aver affrontato le prime ore dell'avventura, Singularity cambia totalmente faccia. Il protagonista entra infatti in possesso del CMT, un congegno portatile grazie al quale è possibile manipolare il tempo soggettivo. Se i tasti dorsali servono per esplodere i colpi e mirare in prima persona, i grilletti del pad permettono allora di mandare avanti ed indietro nel tempo nemici ed elementi dello scenario.
Ripristinare ponti e scalinate, sgretolare le coperture dietro cui si nascono gli avversari, o addirittura intrappolare nella morsa del tempo gli stessi nemici, e vederli invecchiare fino a diventare polvere, sono alcune delle azioni che è possibile compiere grazie al potere del CMT. Ovviamente l'uso è regolato da una barra d'energia, che si ripristina col tempo o con appositi kit, che assieme ai medipack disseminati nella locazione delineano un sistema non dissimile a quello di Bioshock, evidentissima fonte d'ispirazione del team di sviluppo.
In ogni caso, scoprire le varie possibilità del congegno è un'attività che divertirà non poco il videogiocatore, mentre nel corso dell'avventura saranno concessi numerosi potenziamenti, in grado di diversificare ancora di più le possibilità del gameplay. Un modulo antigravitazionale ci permetterà ad esempio di afferrare gli oggetti dalla distanza, mentre una “cronobomba” sarà indispensabile per creare una “bolla di stasi”, in cui nemici e proiettili saranno rallentati.
In Singularity, ciò che più conta, non c'è il Bullet Time. Nonostante i tanti clichè esplorati e recuperati dal team di sviluppo, il rallentamento del tempo non è stato neppure preso in considerazione. Perchè il ritmo di gioco deve essere sempre alto, indiavolato, acceso. Senza dubbio un plauso va fatto all'ingegno dei creativi, che hanno fatto in modo di creare un set di nemici e situazioni che stimolino l'utilizzo combinato di poteri e proiettili. L'approccio agli scontri è dunque veramente vario, e non nega al videoplayer una soddisfazione quasi antica: quella di risolvere ogni sparatoria grazie al tempismo ed all'ingegno. Quello che non manca a Singularity, dunque, è la varietà. Per affrontare i nemici, si possono utilizzare moltissimi strumenti: afferrare barili esplosivi per scagliarli come bombe micidiali, strappare gli scudi dei soldati grazie al modulo antigravitazionale, ma anche alterare il tessuto temporale per trasformare i russi in pericolosi mutanti, che attaccheranno i compagni. Ci sono poi delle crono-aberrazioni capaci di saltare da una dimensione all'altra, che vanno “bloccate” grazie ad una scarica di CMT, e c'è la possibilità di lanciare una bolla di stasi e vomitare quintali di piombo addosso a tutti gli avversari in essa intrappolati, per vederli poi cadere all'unisono. Quella di Singularity è una spettacolarità “artigianale”, tutta realizzata dall'utente in punta di polpastrello, invece che veicolata da Cut Scene e Quick Time Events, come troppo spesso ci hanno abituato le produzioni Tripla A.
Immancabile un sistema di potenziamento, che permette di modificare le armi per renderle più potenti o capienti, e di acquistare dei “perks” che rendano l'alter ego più resistente. Per conquistare questi potenziamenti sarà necessario buon occhio, visto che i brandelli della tecnologia E-99, moneta indispensabile per il “potenziatore”, sono disseminati nei luoghi più improbabili.
Fra le altre cose, la varietà concettuale si riflette anche sul numero di situazioni realizzate dal team di sviluppo. Non mancano epici scontri con boss “di fine livello”, alcuni dei quali davvero enormi, sessioni più ragionate in cui superare piccoli enigmi ambientali (che sfruttano sapientemente le possibilità del CMT), sequenze adrenaliniche e serrate che si alternano con momenti più calmi e tesi, quasi da survival horror.
Alla fine delle sette ore necessarie per il completamento, Singularity lascia il giocatore appagato e sazio, decisamente soddisfatto anche per la varietà ambientale. E' un peccato, allora, che al Team di Sviluppo manchino evidentemente gli strumenti (o gli investimenti) per trasformare i propri prodotti in qualcosa di più che in delle ammirevoli “sleeper hit”. Forse, con un poco più di tempo, o con il supporto tecnico di qualche studio più blasonato, Raven Software avrebbe potuto limare i difetti evidenti di questo titolo. Al di là della qualità visiva, traballante, impossibile non notare la mancanza di precisione del sistema di controllo e l'Intelligenza Artificiale da rivedere, che limitano l'appeal del prodotto agli occhi dei puristi. Sono problemi che passano spesso in secondo piano, ma che scricchiolano ad ogni passo del protagonista. Ed è un peccato, perchè l'inventiva e la creatività del team di sviluppo, e questa sua predilezione esagerata per la quantità e la varietà (dimostrata anche con Wolverine: Le Origini), meriterebbero davvero di essere valorizzate.

Multiplayer

Dal menù iniziale di Singularity è possibile accedere anche alla sezione Multiplayer. Diversamente da quanto accade in altri sparatutto, l'online mode di Singularity è decisamente modesto, ben consapevole che insidiare il trono dei grandi è un'impresa al di fuori della portata del software in oggetto. Il multiplayer si divide quindi in due modalità, un semplice deathmatch ed uno scontro “Umani vs. Mutanti”, in cui è possibile, per il giocatore, controllare le aberrazioni incontrate nel corso dell'avventura (come accade, ad esempio, nel più conosciuto Left 4 Dead). Senza troppe pretese, il multiplayer merita una fugace occhiata, se non altro per saggiare proprio le possibilità delle deformi creature acroniche. Un modo interessante per allungare la longevità di qualche ora, senza puntare ovviamente all'eccellenza, o sperare (magari allestendo un sistema di gradi e perks) che i videoplayer restino sui server per più di qualche settimana.

Da Rapture a Katorga

E' evidente che Activision consideri Raven Software uno studio d'importanza secondaria. Di quelli che sfornano un titolo all'anno (a Luglio scorso arrivò Wolfenstein), con una scadenza “economica” da rispettare. Ovviamente questo si ripercuote soprattutto sulla qualità tecnica, che in Singularity come in Wolverine non è certo il punto forte della produzione. La modellazione poligonale è abbastanza solida, ma quello che non convince è la texturizzazione, assolutamente sottotono e poco adeguata agli standard di questa generazione. Il comparto animazioni degli avversari è un po' ingessato e non sempre credibile, ed una serie piuttosto cospicua di imprecisioni tecniche, come compenetrazioni non ottimali e rilevazioni delle collisioni lievemente fallaci, chiudono il quadro su un comparto visivo non esaltante. Di livello medio gli effetti speciali, mentre discreto il framerate, che non subisce cali di sorta in quasi nessuna delle situazioni proposte. La presenza di un buon quantitativo di aliasing inficia leggermente sulla qualità globale del colpo d'occhio. In definitiva, non è possibile spingersi oltre ad una discreta sufficienza, quando si valuta la componente tecnica di Singularity, ed è un peccato, perché il team di sviluppo ce l'ha messa davvero tutta per rendere spettacolare l'impatto con il titolo. Non mancano ampi scorci sui piazzali del complesso di ricerca, momenti memorabili in cui il fronte della piega spaziotemporale invade l'orizzonte visivo, spezzoni in cui il potere del CMT si abbatte sugli scafi di grandi navi, su di un treno distrutto, su un lungo ponte di connessione, rimettendo in sesto elementi davvero giganteschi. Anche per quanto riguarda la caratterizzazione artistica di Katorga-12, si deve muovere un plauso al team di sviluppo, che ha cercato di coniugare dettagli tipici dell'esperienza visiva di Fallout o Bioshock con elementi inediti, cartelloni della propaganda comunista o luci al neon di futuribili complessi di ricerca che siano.
E' un peccato, dunque, che a Raven siano mancati gli strumenti espressivi, quelli in grado di rendere memorabili gli scorci e di meravigliare all'impatto.
Anche dal punto di vista sonoro, si registrano solo timidi risultati. E' più buono in doppiaggio, interamente in italiano, senza dubbio al livello di tante altre produzioni più blasonate, ma la colonna sonora manca di epicità, di ritmo, limitandosi a comporre un sottofondo adeguato ad ogni situazione, senza la pulizia del suono o il carattere per incidersi nella memoria degli utenti.

Singularity Inutile cercare in Singularity quello che non c'è. Il titolo, pur rappresentando una gradita sorpresa estiva, non è un capolavoro di stile, un nuovo metro di paragone per il genere, un punto di riferimento per gli amanti dei First Person Shooter. E', però, un prodotto serio, solido, che fa del ritmo e della varietà i suoi punti di forza, concedendo agli affamati videoplayer di questa generazione un divertimento quasi antico, e tutto “manuale”, pienamente ludico, senza il tramite cinematografico di espedienti narrativi come Cut Scene o QTE. Un FPS vecchio stile, dotato di una spiccata personalità per quel che riguarda il gameplay, dal momento che si propone come uno dei più vari esponenti del genere presentato negli ultimi anni. Il sistema di potenziamento del protagonista, le mille sfaccettature della manipolazione temporale, riescono davvero a dare un impulso interessante al prodotto, che di sicuro compiacerà molti acquirenti. Un peccato anche per il comparto tecnico, troppo traballante, con cui si scontrano persino i propositi artistici di Singularity, che insegue le orme dei grandi senza sapersi staccare dal cordone ombelicale che unisce -ad esempio- i panorami malsani di Rapture a quelli post-atomici di Katorga-12. Resta un titolo sinceramente consigliato a chi non si ferma alle apparenze, a chi ha vissuto i primi anni dello sviluppo degli Shooter, a chi cerca un prodotto vario e ben sviluppato.

7.6

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