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Recensione Skate 3

Da San Van a Port Carverton. Skate, in quello che appare un aggiornamento annuale sottotono

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Skate 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3

Qualche anno fa, armata di buone intenzioni, Electronic Arts decise di dare una sonora sferzata ai suoi brand sportivi. Ristrutturandoli uno ad uno, fece in modo che progressivamente abbandonassero l'approccio semplicistico tipico degli arcade, abbracciando una simulatività senza pari. Di questo processo ha beneficiato, ad esempio, FIFA, che nell'arco di un paio d'anni ha ribaltato le carte in tavola imponendosi come miglior simulatore calcistico sul mercato, e persino NBA Live ha accorciato la distanza con l'ancora inarrivabile 2K. In quel periodo è (ri)nato Fight Night, il cui terzo volume rappresenta senza ombra di dubbio il più completo ed appagante titolo dedicato alla Boxe. Si colloca nell'ambito di questo processo anche la nascita di Skate. Lanciato in un mercato in cui l'unico concorrente di rilievo arrancava vistosamente, il titolo si impose fin da subito come nuovo re delle simulazioni di Skateboard, esibendo un sistema di controllo profondo quanto mai. La nuova IP ebbe, soprattutto in terra d'America, un successo incisivo, che convinse il team a portare il brand anche su Wii e a non attendere molto per il rilascio di un secondo titolo. Se il sequel diretto servì come conferma della qualità strutturale, tuttavia, con il rilascio del terzo episodio -avvenuto da una settimana- l'intera community si sarebbe aspettata modifiche sostanziali ad un impianto che, già in partenza, pareva sentire il peso di uno sfruttamento intensivo. Sfortunatamente, così non è stato. Skate 3, al colpo d'occhio ed alla prova con mano, appare troppo simile al suo predecessore, proponendosi come un'iterazione annuale valida, ma un po' fiacca.

Da San Van a Port Carverton

Dismettendo la conturbante San Vanelona, Skate 3 si ambienta interamente a Port Carverton. La variazione è alla base di quelle che sono le più grandi differenze di Skate 3 rispetto al suo predecessore. Il fulcro centrale di un titolo del genere è, infatti, il rapporto fra utente ed ambiente, lo sfruttamento creativo delle strutture architettoniche, indispensabile per compiere acrobazie ed evoluzioni sempre più complesse, intriganti, curiose. Il setting di questo terzo capitolo appare lievemente più “stilizzato” rispetto a quello del prequel. Nella divisione in macro-aree riecheggiano i clichè tipici della grande metropoli moderna, e mentre si passa dalla zona industriale a quella residenziale, ci si accorge che questa “semplificazione” (mai eccessiva, comunque), interessa anche la disposizione degli elementi architettonici e scenici. E' evidente che Skate 3 nasca con un intento concettualmente diverso rispetto al suo predecessore: se San Vanelona era una riproduzione meticolosa e realistica di una città con ampi spazi ed infinitamente ricca di spunti, Carverton è invece un luogo fittizio pensato a misura di Skater. Le rampe, le ringhiere, gli avvallamenti naturali e artificiali, sono posti in bella vista, tutti disposti a farsi solcare dalle ruote in gomma del vostro skateboard. Girovagando per San Van era necessario avere spirito d'iniziativa, buon colpo d'occhio e molta fantasia: saper cogliere le imbeccate dei game designer era compito arduo, ma decisamente remunerativo in fatto di soddisfazioni personali. San Vanelona, insomma, doveva essere in qualche modo “letta”, interpretata: con un processo mentale che poi è quello dello skater in carne ed ossa: trasformare una città reale in un parco giochi incline a soddisfare la voglia di adrenalina. Port Carverton, di contro, nasce già strutturato come uno spazio per il grind ed i salti, uno spazio propriamente e principalmente “ludico”. Alcuni utenti, ne siamo certi, vedranno questo cambio di direzione come un parziale tradimento. Di fatto, si tratta invece di un approccio diverso, parallelo, che elimina le fasi in cui si deve “sondare il terreno” per concedere un videogioco “pronto all'uso”.
Dopo un po' di tempo passato sull'asfalto virtuale di Port Carverton, comunque, ci pare che questa soluzione sia decisamente meno incisiva: Skate 3 si prefigura come un titolo più immediato rispetto al predecessore, che non richiede -soprattutto per chi è pratico con il sistema di controllo- troppa dedizione e concentrazione. Poco a poco, si smorzano anche le soddisfazioni virtuali, e l'esperienza di Skate 3 si riduce ad un'esibizione di abilità digitale, coi polpastrelli che fremono sugli stick analogici per far eseguire al proprio alter ego i trick più complessi.
Il gameplay alla base di Skate 3, difatti, non è cambiato di una virgola rispetto al suo predecessore, e sfrutta in maniera più che buona il collaudato sistema Flick It. Il meccanismo prevede che la gestione dei trick e dei movimenti sia interamente affidata agli stick analogici: grazie ad essi è possibile spostare il peso dello skater sulla tavola, eseguendo ollie e nollie. Sfruttando questo sistema si impara ben presto a divertirsi con flip trick, grind e slide, mentre aggiungendo pressioni combinate dei tasti dorsali si effettuano i grab. Come ogni sportivo che si rispetti, Skate 3 necessita di una buona dose di pratica per essere padroneggiato al meglio. Chi è abituato però alle vecchie incarnazioni, si troverà subito a suo agio: per gli esperti conoscitori del brand, l'amore per Skate 3 si esaurirà probabilmente assieme all'entusiasmo per la nuova location: una volta esplorati tutti i passaggi di Port Carverton, imparata a menadito la conformazione degli Hot Spot, rimarrà nelle mani dell'utente un titolo che si prefigura come l'iterazione piuttosto meccanica di una formula di successo, che pagherà lo scotto della serializzazione a tutti i costi. Discorso esattamente opposto per coloro che non hanno avuto modo di giocare ai vecchi capitoli. Per i neofiti Skate 3 è senza ombra di dubbio il capitolo migliore per avvicinarsi alla serie: rimosse le imperfezioni del primo capitolo, i novellini troveranno appunto una città creata appositamente per il divertimento. Dovranno venire a patti con il sistema di controllo inizialmente ostico, ma dedicando energie all'apprendimento delle combinazioni più complesse, scopriranno un sistema capace di stimolare la fantasia e regalare soddisfazioni. Nel caso in cui rientriate in questa categoria di utenti, lo premettiamo, potete aumentare di qualche punto la valutazione finale: la meraviglia di scoprire un gameplay tecnico, che a suo tempo spazzò via l'approccio semplicistico e banale di Tony Hawk's Skateboarding, sarà la stessa oggi come allora. Dal canto nostro, non possiamo però premiare un titolo che si erge sulle conquiste del predecessore dal punto di vista ludico e -come vedremo- tecnico, senza presentare in questi campi novità di rilievo. L'introduzione di una nuova inquadratura, fortemente voluta dalla comunità dei fan, non basta per rimuovere totalmente le brutte sensazioni legate ad un'iterazione smodata. Qualche nuovo trick nella lista (fra cui le "slide", ovvero dei grind eseguiti con il dorso dello skate) rientrano placidamente nell'alveo delle aggiunte necessarie per un sequel-standard.

Groups

Oltre alla conformazione strutturale di Port Carverton, le più importanti novità di Skate 3 riguardano l'impostazione della “campagna principale” e l'attenzione meticolosa per la community dimostrata dal comparto online. Diversamente da quanto accadeva nel secondo capitolo, i progressi del giocatore saranno quantificati sulla base del successo del proprio marchio: un brand che, all'inizio del gioco, saremo chiamati a creare assieme al proprio alter ego virtuale. Il superamento delle sfide proposte farà guadagnare al nostro beniamino una discreta dose di fama, indicata dal numero di tavole da Skate vendute dopo ogni performance. A livello pratico, questi accorgimenti non influiscono sull'esperienza di gioco, che resta modellata come una sorta di Free Roaming sportivo, in cui dovremo muoverci da un punto d'interesse all'altro, cavalcando la nostra tavola oppure a piedi. Interessante il fatto che per ogni competizione proposta siano presenti due livelli di completamento, il secondo dei quali -piuttosto impegnativo- richiederà di superare di molto gli standard di punteggio previsti per il semplice superamento: anche questo accorgimento rende più morbida la curva d'apprendimento di Skate 3, addolcendo il compito ai novellini. Solitamente le richieste per superare il primo "livello" di una sfida sono abbordabili, e sarà davvero difficile restare bloccati di fronte ad ostacoli insormontabili.
Totalmente rivista, invece, l'interazione con gli altri giocatori nell'online mode. Connettendosi ai server di EA sarà possibile creare una squadra di Skater (fino a 12 persone), con cui potremo affrontare altri gruppi in sfide abbastanza varie ed appassionanti. Il passaggio dall'online mode all'offline è abbastanza indolore, in quanto dopo la disconnessione si mantengono comunque attivi gli altri membri del gruppo, controllati però dall'IA della CPU. Che le due esperienze si sostituiscano una all'altra senza soluzione di continuità, dipende però dal fatto che il gioco di gruppo non influisce più di tanto sulla qualità e sul coinvolgimento. E' particolarmente efficace la soluzione proposta dal team di sviluppo per la creazione di una vera e propria community di Skater virtuali, ma l'influenza di questa possibilità dipende soprattutto dal senso di appartenenza che si sente nei confronti di una precisa cultura underground, piuttosto che dal reale incremento d'interesse garantito dal gioco in rete. Online o Offline che sia, insomma, l'offerta di Skate 3 resta sempre la medesima. E se è vero che si trova qualche spunto di originalità nella gamma di opzioni disponibili per le sfide fra “bande”, questo “Social Network” videoludico non influisce più di tanto sulla qualità globale dell'offerta.
Garantisce però -si deve ammettere- la possibilità di accedere ad una mole di contenuti davvero notevole, in quanto Skate 3 include un discreto editor per la creazione di parchi e setting urbani. Nonostante il pad non sia lo strumento più comodo per lavorare, il posizionamento di rampe e blocchi è abbastanza semplice, e con un po' di impegno si possono creare (e successivamente condividere) scorci urbani di pregevole fattura. Navigando sui server si trovano già "user generated content" piuttosto interessanti, che possono in parte sopperire ai demeriti della pianificazione urbana di Port Carverton.

Tecnicamente

Il comparto tecnico di Skate 3 è senza dubbio uno dei punti deboli della produzione. Il motore grafico è ereditato quasi integralmente dal secondo capitolo, e le poche revisioni interessano soprattutto il parco animazioni, che si arricchisce e diventa un poco più preciso e puntuale nella riproduzione dei movimenti. Eliminati quasi del tutto i problemi legati alla rilevazione delle collisioni, si attenua notevolmente lo stupore per la realizzazione delle ambientazioni. Texture e Shader superficiali, che qualche anno fa potevano sembrare al top, oggi non stupiscono, mentre i difetti legati alla permanenza dell'aliasing ed alla resa un po' banale dell'illuminazione appaiono sempre più difficili da digerire. In generale l'impatto è positivo, soprattutto per la realizzazione dei modelli poligonali degli atleti, ma il peso degli anni comincia a farsi sentire. Inconcepibile, nonostante la grande mole poligonale degli scenari, il tentennamento costante del framerate: scatti abbastanza vistosi infastidiscono a più riprese, fortunamente senza rovinare troppo l'esperienza globale, adagiata su di un ritmo non certo frenetico.
Di ottima fattura invece il comparto sonoro (completamente in inglese con sottotitoli in italiano), che si avvale di veri e propri doppiatori per le voci, di una colonna sonora varia, orecchiabile e mai invasiva. La selezione di tracce, anzi, sembra adattissima a fare da controcanto alla filosofia “suburbana” spesso abbracciata dagli skater in erba.

Skate 3 Skate comincia ad invecchiare. Questo terzo capitolo appare oggi, agli occhi degli esperti della serie, come un aggiornamento della precedente release, in grado di variare solo marginalmente l'esperienza di gioco. Skate 3 propone infatti una location “a misura di Skater”, ed amplia l'offerta solo per la sua focalizzazione sulla dimensione Sociale del gioco in rete. Siamo sicuri che quest'ultima introduzione, ovvero la rivisitazione dell'online, sarà sufficiente per fare in modo che i fan sfegatati apprezzino la terza iterazione del franchise. A guardarlo con occhio imparziale, però, Skate 3 offre davvero poco in più rispetto ai suoi predecessori, sia dal punto di vista ludico che da quello tecnico. Resta dunque una perfetta simulazione, piacevolissima da scoprire nel caso in cui non abbiate mai girovagato per le strade di “San Van”, ma rinunciabile nel caso in cui vi siate saziati con l'abbondante piatto dei primi due episodi. Forse, Skate 3, con le sue architetture più morbide e facili da interpretare, con la sua smodata attenzione per la community, è un elegante sistema per aprire la strada della simulazione a nuovi adepti, mantenendo allo stesso tempo l'apprezzamento dei fan storici. Tutto in vista di un quarto capitolo che, lo speriamo vivamente, segni un nuovo inizio, abbracciando tecnologie finalmente fresche.

7.8

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