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Recensione Solarix

Il team Pulsetense Games si muove sulle orme di System Shock, con un survival horror ambientato nello spazio. Un pizzico di System Shock, una punta di Dead Space, una spruzzata di Thief: ma il gioco convince solo in parte.

Versione analizzata: PC
recensione Solarix
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Sarà il nome che ricorda uno dei miei film preferiti (Solaris), sarà che ho amato Alien Isolation, sarà lo stile da Looking Glass Studios che fa tanto anni '90, ma io mi aspettavo molto da questo Solarix. Un survival horror psicologico, come lo definiscono i cretori di Pulsetense Games, dove nei panni dell'unico sopravvissuto a un esperimento genetico andato molto male, dovremo cercare di sopravvivere in una colonia dominata da una I.A. impazzita e piena di zombi fantascientifici pronti a massacrarci al primo errore. In mezzo, una trama contorta raccontata attraverso registrazioni audio e mail sui terminali, intervallata da strane visioni orrifiche: insomma, un bel miscuglio tra 2001 Odissea nello Spazio e Event Horizon. Certo, i mezzi a disposizione di questo piccolo team indipendente erano limitati, ma le idee sembravano quelle giuste. Purtroppo, anche le idee migliori non servono a nulla se non vengono compiute come si deve. Solarix, purtroppo, soffre di questo problema.

Shock to the System

Solarix inizia con Walter, il protagonista, che si sveglia apparentemente senza memoria nella sua piccola stanzetta: un letto, una scrivania, gli armadietti di metallo che fanno troppo sci-fi e una doccia. È buio e l'unica voce ad accompagnarci nell'oscurità è quella di una misteriosa fanciulla che ci da subito il primo compito: dobbiamo raggiungere i generatori e ripristinare la luce. Bastano pochi secondi, qualche attimo per prendere confidenza con i controlli, per sentirsi subito invecchiati di una ventina d'anni. Non perché il gioco sia brutto tecnicamente, ma perché lo stile e l'impostazione sono quelli degli sparatutto anni '90, di grandi classici come System Shock e Thief. Nell'arco delle circa sei ore che servono per completare l'avventura, dovrete risolvere semplici enigmi, che di solito consistono nel trovare l'oggetto giusto per aprire una porta o far partire un macchinario. Dovrete leggere decine di mail e ascoltare log audio per scoprire tutti i dettagli di una trama comunque abbastanza semplice e prevedibile (il colpo di scena, o presunto tale, lo si intuisce dopo mezz'ora). Dovrete cercare di mettere a frutto tutta la vostra esperienza di giocatori incalliti per affrontare le lunghe sezioni stealth, che sono il piatto forte di Solarix. E sì, ogni tanto dovrete anche combattere, ma considerando che anche a livello facile di armi ne avrete una sola e con pochissime munizioni, capirete presto che l'uso della forza è da limitare solo in quei casi in cui è davvero indispensabile per sopravvivere.
Solarix non è un titolo che brilla per originalità, anzi: le citazioni ai titoli di Looking Glass sono molteplici e volute, così come quell'atmosfera da vecchio titolo PC dove il gioco tende a lasciare il giocatore da solo, senza particolari aiuti. Ad esempio, certi obiettivi sono spiegati in maniera molto sommaria e saremo noi a dover capire esattamente cosa fare. C'è una mappa ma nessun sistema di navigazione, dovremo orientarci da soli. Infine non c'è alcuna sequenza "premi X per uccidere lo zombi": anche negli attacchi ravvicinati alle spalle, dovremo prendere la mira e sparare e, se sbagliamo, la morte sarà estremamente probabile. A proposito di morte, preparatevi a soccombere molto spesso. Solarix è un gioco impegnativo, che tende a punirvi al minimo errore. Il che non sarebbe affatto un male, l'idea di un gioco scomodo e punitivo in stile Alien Isolation funziona. Il problema, nel caso del titolo sviluppato da Pulsetense, è che a volte si muore senza motivo o, peggio ancora, per un fastidioso bug o errore di programmazione.

Scusi, per l'uscita?

Cominciamo dal primo problema, quello meno grave: il sistema di salvataggio. Solarix utilizza un sistema di checkpoint. Niente salvataggi manuali. Qui, come in Alien Isolation, bisogna raggiungere certi punti della mappa per attivare il checkpoint e salvare la partita. Fin qui nulla di strano, in fondo è un sistema per costringere il giocatore a stare più attento, a evitare lo scontro se non strettamente necessario. Il problema è che alcuni di questi checkpoint sono posizionati in maniera davvero omicida. Ad esempio, in un certo punto c'è un checkpoint sistemato vicino allo scontro con una sorta di boss. Peccato che per ucciderlo bisogna prima attivare un oggetto che si trova dall'altra parte della mappa. Morire (e state tranquilli che succederà) significa ogni volta doversi rifare il viaggio, una cosa che alla lunga può diventare frustrante. Quello che però rovina, almeno in parte, l'esperienza di gioco è la I.A. dei nemici. In generale gli avversari, di solito ex personale della base infetto e trasformato in zombi, vagano senza apparente meta per i corridoi e le stanze della base. Sono attirati dal rumore e soprattutto dalla luce: per questo, esattamente come in Thief, è importante spegnere tutte le fonti luminose che trovate, e soprattutto usare la torcia con la massima attenzione. Il problema è che certe volte questi poveri nemici si incastrano, si bloccano, girano su se stessi. Capita ad esempio che si fermino su una porta dove voi dovete per forza passare, oppure che si blocchino su una cassa o altri oggetti che voi potete spostare. Altre ancora girano in tondo senza motivo. Inoltre, a volte capita di essere visti a un chilometro di distanza e altre volte si passa inosservati anche a venti centimetri dal naso dei non-morti. Insomma, se in generale il livello di sfida di Solarix è molto buono, capita che l'atmosfera e il coinvolgimento vengano rovinati da situazioni simili. Un vero peccato.
Il gioco purtroppo manca anche un po' di varietà. Quello che dovrete fare, fondamentalmente, è stare accucciati, fare meno rumore possibile, sgattaiolare alle spalle dei nemici e spegnere qualche luce. Ogni tanto dovrete combattere, e ogni tanto dovrete affrontare sezioni più aperte e vedervela con nemici più minacciosi del solito infetti. Ci sono alcune sequenze all'aperto che spezzano bene il ritmo, peccato che in questi casi il gioco soffra di qualche calo di frame rate di troppo. Strano, perché il gioco usa l'affidabilissimo Unreal Engine 3 e gira senza particolari problemi anche su pc più "anziani" (il nostro era un intel i5 con 16gb di ram e Geforce 760).

Solarix Un pizzico di System Shock, una punta di Dead Space, una spruzzata di Thief con un’ambientazione che sembra uscita da Event Horizon: la ricetta di Solarix sembra davvero perfetta. Come un piatto della cucina tradizionale, non stupirà il vostro palato ma senza dubbio lo soddisferà in pieno. O meglio, lo soddisferebbe se non fosse che il cuoco in questo caso si è dimenticato di mettere il sale. Solarix non è un piatto cattivo, ma non è abbastanza saporito. È un po’ prevedibile, già visto e il suo gameplay ogni tanto soffre a causa di qualche errore di troppo. Un peccato, perché come produzione indipendente Solarix fa la voce grossa: è grande, dura diverse ore, ha un doppiaggio curatissimo (purtroppo solo in inglese) e ottimi effetti sonori. Però non convince del tutto. Piacerà sicuramente a chi ha un po’ di nostalgia dei vecchi sparatutto degli anni ’90. Ma il vero problema di Solarix è che oggi è possibile trovare titoli che sono decisamente migliori, allo stesso prezzo. In altre parole, perché giocare il cugino un po’ sfigato quando potete provare l’originale, acquistando System Shock 2 su Steam a soli 10 euro? Oppure potreste, se non lo avete ancora fatto, dedicarvi ad Alien Isolation o al primo Dead Space. Insomma, le alternative non mancano, con la conseguenza che Solarix è destinato ad essere apprezzato solo dai fan più accaniti di questo genere. Se fate parte del club, dategli una possibilità, ma non aspettatevi miracoli.

6.5

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