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Recensione Song of the Deep

Dopo Ratchet & Clank, Insomniac Games torna con Song of the Deep, primo progetto pubblicato da GameStop, ora disponibile su PC, PS4 e Xbox One.

Song of the Deep

Videorecensione
Song of the Deep
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Il periodo estivo nel mondo dei videogiochi riserva sempre piccole sorprese. Le grosse produzioni sono ormai alle spalle e il mercato lascia spazio a piccoli gioielli che aiutano ad affrontare il caldo torrido. Song of The Deep sembra il gioco perfetto a riguardo: un Metroidvania ad ambientazione marina che arriva giusto in tempo per stemperare le calde giornate di Luglio. In questo caso definire la produzione piccola è un eufemismo. Dietro la prima pubblicazione firmata GameStop, con lo pseudonimo di GameTrust Games, troviamo i ragazzi di Insomniac Games, alle prese con una produzione più intima e limitata negli intenti ma non nei valori produttivi.

In fondo al mar

L'oceano dipinto con maestria da Insomniac ha i tratti morbidi e colorati di una fiaba moderna e fa da sfondo alle avventure di Merryn, una coraggiosa ragazzina alla ricerca del padre disperso in mare. Song of the Deep pone fortemente l'accento sull'esplorazione e non fa nulla per nasconderlo. I combattimenti con la limitata fauna ostile occupano una minima porzione nell'esperienza e vengono risolti grazie a un paio di gadget dedicati: una pinza - utile anche per altre mansioni - e dei siluri, con varie tipologie di fuoco che potremo migliorare acquistando power up da un simpatico vendor crostaceo. Il sistema di auto-lock dei nemici aiuta a raccapezzarsi con una fisica di gioco che prende presto il sopravvento. Sia nei numerosi enigmi da risolvere, sia nei combattimenti più concitati, la gravità e l'inerzia sono quasi sempre al centro dell'esperienza marina di Song of the Deep. Ogni buon Metroidvania si riconosce dalla conformazione della sua mappa e Song of The Deep non fa eccezione: ogni sezione, area e gadget acquisito aprirà la strada a una serie di sfide costruite intorno a piccole variazioni di enigmi fisici e non. Qui lo stile e il know-how dei creatori di Spyro e Ratchet & Clank emerge a pieno, dando vita a un'avventura che non lesina sulla varietà. A partire dalle bombe che vanno trasportate facendo attenzione a non toccare le pareti, fino a meccanismi da attivare a tempo, ce n'è per tutti i gusti. Il gioco trova sempre il momento giusto per riproporre le meccaniche introdotte gradualmente in precedenza, dando un senso di freschezza all'intera durata della campagna. Dieci ore o più - se si setaccia a dovere la mappa - per scoprire anfratti segreti o risolvere enigmi opzionali. Questi ultimi sono leggermente più complessi di quelli obbligati dalla storia, ma utili per mettere le mani su preziose monete da spendere per migliorare il nostro sottomarino e le nostre abilità. Queste sono circoscritte a una non troppo vasta serie di gadget, legati ovviamente al mezzo subacqueo, ma supportate da un ottimo design. Non fatevi ingannare dallo scenario. Anche se il gioco si svolge interamente sott'acqua non mancheranno delle sezioni quasi platform, enigmi ambientali e alcune stanze-rompicapo che metteranno alla prova tanto i riflessi quanto le capacità di problem-solving del giocatore. Il gioco sembra a volte spingere troppo su questi momenti puzzle, a tratti decisamente intricati anche se mai frustranti. Una scelta di design precisa e che porta direttamente l'esperienza nel campo dell'action-adventure vecchio stile. Potremmo quasi azzardare a dire in pieno stile Insomniac. Se l'ambientazione marina dona al gioco un fascino tutto suo, richiamando le morbide e colorate atmosfere del vecchio Aquaria, l'esplorazione a 360 gradi cambia radicalmente alcune meccaniche tipiche dei Metroidvania. La presenza di alcune entità meccaniche all'interno del pantheon di creature che abitano gli abissi permette agli sviluppatori di dare vita a sezioni che poco hanno in comune con l'ambientazione marina.

Sistema di controllo

Guidare un sommergibile non deve essere facile. Peggio ancora se si decide di farlo senza un pad. Lo strano sistema di puntamento di Song of the Deep - basato sulla direzione dello stick sinistro, lo stesso usato per il movimento - fa sì che giocare con mouse e tastiera risulti se non impossibile estremamente difficoltoso. Col tasto W si accellera mentre al mouse è legata la rotazione del nostro mezzo. Il sistema si dimostra presto contro-intuitivo e frustrante, soprattutto nelle sezioni che mettono alla prova tempismo e abilità del giocatore. Utenti avvisati, dunque: se decidete di immergervi nell'oceano del gioco è altamente consigliabile farlo con un pad alla mano.

Mi riferisco alla presenza di una civiltà meccanica che diventa un pretesto per inserire meccanismi astrusi e trappole mortali presenti in maggior numero nella seconda parte del gioco, quella più smaccatamente dedita al puzzle-solving. L'introduzione di questi elementi che poco si legano a scogli e oceani sono il prezzo da pagare per avere una serie di meccaniche più variegate e soddisfacenti con cui giocare. Immancabili alcune boss-fight, poche in realtà e legate anche queste più alla risoluzione di piccoli pattern che non alla forza bruta. Deludente invece lo scontro finale, il cui epilogo molto sbrigativo taglia fuori le storie secondarie dei simpatici e validi aiutanti incontrati da Merryn. Il difetto maggiore dell'intera struttura sta nella sua perfetta oliatura. Tutto scorre come previsto, e tolti pochissimi intoppi (penso a un paio di enigmi dalla soluzione controinuitiva) il gioco scorre solidamente ma senza saper mai proporre un vero guizzo creativo. Per chi è abituato al genere sarà difficile sorprendersi di fronte a soluzioni, visive e di gameplay, che arrichiscono sicuramente l'esperienza e vengono dispiegate con la giusta maestria del caso, ma di certo non brillano per originalità. Poco male, perché al resto ci pensa il fantastico oceano animato da Insomniac. Un ibrido molto curato tra 2d e 3d che ricorda i prodotti fatti con l' UbiArt Framework e anima ambientazioni affascinanti, siano queste fondali sabbiosi invasi da relitti, cupe caverne rocciose o rigogliose foreste marine. Girare per un oceano così ricco di dettagli e sfumature è sempre una gioia per gli occhi, anche negli immancabili momenti di backtracking mitigati da alcune shortcut ben posizionate. Inspiegabili i continui fenomeni di stuttering, visibili soprattutto quando il piccolo sottomarino sfreccia a tutta velocità spinto dalle correnti marine.

Nulla che metta comunque a repentaglio l'esperienza di gioco e che non possa essere risolto con qualche patch dedicata. A questo si aggiunge un gameplay rodato ma con qualche caduta di stile nell'abuso della meccanica del "trova tre oggetti", disposti sistematicamente nei punti più estremi della mappa. Non nascondiamo che, in questi frangenti, qualche punto di teletrasporto in più ci avrebbe sicuramente fatto piacere.

Song of the Deep Song of the Deep è esattamente quello che ci si aspettava: un Metroidvania quasi interamente fondato sulla esplorazione e sulla risoluzione di enigmi ambientali, con una stile morbido e caldo e una giocabilità solida che mostra tutta l’esperienza accumulata da Insomniac Games nel corso degli anni. Questo pregio diventa anche il suo difetto nel momento in cui, vuoi per l’ambientazione o per le meccaniche chiamate in causa, ci si poteva aspettare un guizzo creativo in più, capace di alzare l’asticella del genere o almeno di saper dare maggiore coesione al tema subacqueo che a volte sembra diventare quasi un ostacolo per la lo sviluppo di alcune idee di gameplay. Anche senza troppe sorprese gli amanti del genere troveranno comunque un prodotto capace di "annegare" la loro voglia di Metroidvania e accompagnarli durante le afose giornate che ci separano dalla prossima ondata di titoli invernali.

8

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