Recensione Spectrobes: Le Origini

L'ennesimo, mediocre, clone dei Pokémon

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    Disponibile per:
  • Wii

In molti hanno tentato di riprodurre lo schema di successo dei Pokémon, coniugando a una campagna di marketing condotta su più media una serie videoludica di successo, o su portatile o su console casalinga. L'idea di catturare mostriciattoli ed allevarli è stata una delle idee più interessanti della storia recente degli RPG, al di là del classico Nintendo (di cui, fra l'altro, sta per uscire l'ennesimo episodio su DS), molte altre aziende hanno lanciato le loro personalissime mascotte: i Digimon Bandai, la serie di Monster Hunter, Monster Rancher fino addirittura a The Eye of Judgement per Playstation 3. Ora è la volta di Jupiter che, con Disney Interactive come pubblisher occidentale, ci presenta questo Spectrobes, in esclusiva per Wii.

Gameplay

Siamo in un lontano futuro e il nostro sistema stellare è minacciato dai misteriosi Krawl, alieni mutaforma che possono essere combattuti solo da alcune persone molto particolari, i Maestri Spectrobe i quali hanno la capacità di evocare delle creature leggendarie in grado di aiutarli nelle battaglie. Ogni Maestro deve però cercare i propri "animaletti" all'interno di stranissime pietre fossili che ne contengono l'anima. Una volta trovate queste rocce è poi necessario procedere a una delicata operazione di risveglio, per poter, infine, usufruire del nostro Spectrobe. In Spectrobes - Le Origini interpreteremo Rallen, un giovanissimo Maestro della flotta stellare che, dopo una missione, si ritrova, insieme alla sua navigatrice Jeena, in un sistema sconosciuto, non segnato su alcuna mappa cosmica. Dopo essere atterrati sull'unico pianeta abitato, i due, scoprono che la popolazione è assediata dai Krawl e toccherà loro aiutarli.
Il gioco di Jupiter vorrebbe essere un Action - RPG di nuova generazione, in cui l'allevamento e la cura degli spectrobe dovrebbero essere i punti cardine del gameplay. In realtà gli sviluppatori, forse tentati dal target medio - basso cui si rivolge il gioco, hanno costruito un'esperienza ludica estremamente derivativa che riassume il peggio dei giochi di ruolo usciti negli ultimi vent'anni. Sequenze di dialogo infinite e poco interessanti, filmati di una piattezza disarmante, una vicenda che più banale non si può, sono tutti elementi che possono tranquillamente allontanare il giocatore medio dopo appena poche ore. Chi decide di continuare si trova davanti a un gioco che non permette la benché minima deviazione dal percorso preimpostato dagli sviluppatori: per esempio, se sappiamo di dover andare a parlare con qualcuno in una determinata città non potremo uscire dall'agglomerato urbano, né tantomeno entrare in alcun edificio diverso da quello previsto, l'unica divagazione concessa è un inutile e ridondante girare a vuoto per le strade, senza avere la possibilità di interagire con nessun NPC tranne che per qualche piccolo scambio di battute totalmente inutile ai fini del gioco. I combattimenti sono di una noia mortale, prima di tutto gli amati - odiati incontri casuali sono presenti in sovrabbondante quantità. Ci capiterà così di camminare e trovarci improvvisamente circondati da cinque alieni tutti uguali fra loro che ci attaccano. Per contrattaccare potremo usare la nostra arma (l'inventario si compone di una spada, un guanto corazzato, uno scudo e un paio di altre armi energetiche) premendo forsennatamente il tasto A, senza la possibilità di fare nessun tipo di combo, mossa speciale o quant'altro, oppure evocare lo Spectrobe, controllabile con le gestures del Wiimote. Scuotendo il pad in avanti il mostro attacca il nemico più vicino, mentre roteandolo in orizzontale richiamiamo a noi la creatura. Inutile dire che in nove casi su dieci i movimenti non sono riconosciuti correttamente e le lotte diventeranno dei caotici scontri all'arma in cui l'unica discriminante sarà la velocità nel premere il tasto per dare le spadate, fregandocene altamente del comportamento dello Spectrobe. Neppure l'intelligenza artificiale sorprende in positivo, anzi, in arene piccolissime, sia i nemici che la nostra creatura si incastreranno in ogni minimo anfratto, fra rocce, alberi, case e via discorrendo.
Naturalmente, come in ogni gioco di mostriciattoli che si rispetti, anche gli Spectrobe possono evolversi e, infatti, ogni essere catturabile ha tre stadi; il primo, in cui è un cucciolo, non è adatto al combattimento e potremo usarlo solo come ricognitore per trovare tesori nascosti sottoterra o nuovi fossili da aprire, il secondo e il terzo, rispettivamente adulto ed evoluto, invece ci permettono di usare lo Spectrobe in combattimento anche se le differenze fra le varie tipologie di mostri sono talmente risibili da non giustificare nemmeno il processo di power leveling necessario per l'evoluzione. Al di la della fase action, Spectrobes - Le origini, non mostra neppure una sezione esplorativa - di narrazione, particolarmente interessante. Sostanzialmente lo schema che si ripete è sempre questo: arrivo nella nuova area, discussione con il vecchio saggio, scoperta del fossile, apertura del fossile, cattivi da sterminare, partenza per la zona successiva. Insomma, niente che non fosse già stato superato vent'anni fa con Zelda.

Tecnicamente

Parlare di grafica e comparto tecnico su Wii è sempre impegnativo, certo, siamo consapevoli che la console Nintendo non ha le stesse potenzialità della concorrenza ma, dopo aver visto Twilight Princess e, soprattutto, Mario Galaxy, abbiamo altresì la convinzione che la maggior parte degli sviluppatori non si dia molto da fare in fase di ottimizzazione. Spectrobes mostra una grafica da spavento, che non sarebbe stata attuale nemmeno agli esordi della Ps2, probabilmente addirittura Dark Cloud o Final Fantasy IX sono tecnicamente più avanti di questo gioco. Texture in bassissima risoluzione, compenetrazioni, un orizzonte visivo ridicolo, pop up degli scenari e addirittura dei personaggi, tutto nel gioco sembra essere stato programmato con in testa le capacità di un Super Nintendo più che di una Console degli anni 2000. Addirittura i loghi di Disney Interactive e di Jupiter sono in bassa risoluzione! Il sonoro, allo stesso modo, ci delizia con improbabili MIDI da sottoproduzione anni '80, presi paro paro da qualche versione troppo vecchia di Rpg Maker, mentre la logenvità, per chi avrà la forza di finire il gioco, non va molto oltre le 8 - 10 ore. Certo c'è la possibilità di cercare nuovi fossili e far evolvere gli Spectrobe che magari avevamo lasciato da parte, ma più che di espedienti per aumentare le ore di gioco preferiremmo parlare di allungabrodo freddo e insipido.

Spectrobes: Le Origini Spectrobes - Le Origini è un prodotto mediocre sotto tutti i punti di vista, realizzato con superficialità tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello ludico. Il tentativo, mal riuscito, di copiare la formula dei Pokémon fallisce miseramente davanti a un gameplay rozzo e per nulla appagante. La componente RPG si limita a un minimo accenno, ripreso pari pari da concept vecchi e stravisti, totalmente incapaci di restare al passo con gli standard odierni, mentre preferiamo stendere un velo pietoso sul comparto grafico che avrebbe sollevato critiche anche ai tempi gloriosi del 32 bit.

5

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