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Recensione Spelunky

Di nuovo a caccia di tesori, questa volta sulla piccola di casa Sony

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PSVita
  • Pc
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

A poco più di un anno di distanza dalla sua pubblicazione su PC e Xbox 360, lo splendido Spelunky si dà una bella spolverata e riemerge dalla grotta in cui si era cacciato, sicuramente in cerca di qualche tesoro, nuovamente pronto a rendere un incubo la vita di ogni videogiocatore che si rispetti. Un incubo meraviglioso fatto di sprite, ripetuti game over e livelli che hanno il brutto vizio di cambiare conformazione ad ogni partita.
Partorito dalla perversa mente di Derek Yu, game designer sempre più famoso nella scena indie, questo porting per PS Vita rappresenta una versione riveduta, corretta e potenziata dell’omonimo titolo freeware rilasciato nel 2008. Allo stesso tempo tuttavia, non presenta alcun sostanziale cambiamento rispetto a quella per Xbox 360. L’unico vero valore aggiunto, se così vogliamo chiamarlo, consiste nel pieno supporto al Cross-Buy: acquistando il gioco su PS Vita, potrete comodamente scaricarlo gratuitamente su PS3 o viceversa.
Siete pronti a calarvi in questa grotta senza fondo?

La dura vita dell’esploratore

Spelunky non è altro che un platform 2D di stampo piuttosto classico. Vestiti i panni di un aspirante Indiana Jones, scoprirete in fretta un gameplay fondato su due elementi cardine: un livello di difficoltà fuori scala e la generazione assolutamente casuale dei livelli. Muovendovi in scenari sviluppati più verticalmente che orizzontalmente, avrete come unico scopo quello di raggiungere sani e salvi il traguardo, situato in un punto non specificato della mappa, preoccupandovi opzionalmente di raccogliere tutte le gemme preziose e i lingotti d’oro che riuscirete ad arraffare.
Tra il dire e il fare tuttavia, il perfido Derek Yu ha piazzato una lunghissima lista di insidie pronte a spegnere sul nascere le speranze dell’avatar di giungere ai piani più bassi della grotta. Bestie di ogni genere, da serpenti velenosi a zombie affamati di cervelli popolano ogni piano e non perderanno occasione per lanciarsi all’attacco. Trappole di ogni sorta sono pronte a scattare non appena sarete alla distanza ottimale. Rinfrescanti laghetti possono nascondere piranha e pesci carnivori di ogni specie. Rimuovere una statua in oro massiccio dal suo piedistallo farà rotolare verso di voi un gigantesco masso. Gli esempi si sprecano e starà a voi, di volta in volta, scoprire in quali guai vi state per cacciare in un continuo trial and error che riesce nell’impresa di non risultare mai frustrante. Grazie al pratico diario, che si aggiornerà di volta in volta, imparerete a conoscere nemici e insidie. Lentamente, ma progressivamente, saprete cavarvela sempre meglio, riuscendo a spingervi un po’ più in là nell’esplorazione della caverna. I sassi sono ideali per disinnescare i meccanismi che lanciano frecce mortali. Guardare sempre il soffitto è un ottimo modo per prevenire la caduta di un ragno. Scovare e trarre in salvo una povera donzella (finita lì chissà come) vi regalerà una vita extra. Utilizzare con furbizia bombe e corde, uniche dotazioni in possesso dell’esploratore, vi aiuterà ad uscire illesi da una miriade di situazioni disperate. Scoprirsi sempre più abili e in gamba regala immense soddisfazioni e rappresenta il cuore pulsante del prodotto.

Guai però ad abbassare la guardia. Ogni game over, come già detto, comporta il totale riassetto dei livelli. Ogni partita sarà dunque avvolta dalla stessa coltre di tensione e ansia che avete imparato ad amare (e odiare) sin dal primo tentativo di raggiungere il fondo della grotta.
Insicuri, eppure accecati dall’insano desiderio di vedere cosa c’è dopo, verrete presto inghiottiti in una spirale di assuefazione. Complice un ritmo di gioco piuttosto elevato e ideale per veloci partite con cui riempire i rari tempi morti della vita moderna, di fronte alla schermata di game over difficilmente riuscirete a resistere all’impulso di concedervi un altro tentativo.
L’abilità con cui Derek Yu è riuscito a comporre la sua avventura è tale che Spelunky non lascia nulla al caso: neanche il modo con cui decidere di approcciarvi all’esplorazione. Se state pensando di eludere ogni trappola procedendo con estrema calma e valutando attentamente la situazione passo dopo passo, siete fuori strada. Sebbene prendere alcune precauzioni sarà spesso l’unico modo per sopravvivere, sprecare troppo tempo all’interno dello stesso scenario si tradurrà nella comparsa di un malefico fantasma che non avrà altro obiettivo se non quello di strapparvi l’anima dalle carni.
Il risultato è un’avventura mai banale, costantemente ravvivata da nuovi elementi che complicheranno ulteriormente la vita del povero esploratore, per un roguelike fra i più riusciti degli ultimi tempi.
A rendere il tutto ancora più convincente ci pensa anche un sistema di controllo all’altezza delle aspettative. Pur lamentando, in rarissime occasioni, una certa pigrizia del software nel tradurre il comando del salto, l’intelligente distribuzione dei pulsanti e gli eccelsi tempi di reazione permettono a qualsiasi videogiocatore di direzionare al meglio l’impavido (suo malgrado) avatar.

Gioco di squadra e gioco alla guerra

Ma non finisce qui. Esattamente come accadeva per la versione Xbox 360, anche sulle console Sony è presente il multiplayer. Fino a quattro giocatori, obbligatoriamente ed esclusivamente in locale, potranno scegliere tra due diverse modalità con cui intrattenersi. La prima è il classico co-op. Aiutati dalla presenza di alleati su cui contare, Spelunky diventa (solo un pochino) più semplice. Con il giusto grado di affiatamento e coordinazione, raggiungere l’agognata meta finale diventa un compito più abbordabile, pur senza rinunciare a un grammo della qualità e del divertimento elargito dal titolo.
Optando invece per il Deathmatch, selezionerete l’arena di scontro, e non vi resterà altro da fare se non darvela di santa ragione sino a quando un solo esploratore rimarrà in piedi. Oltre a dover fare i conti con le immancabili trappole, dovrete preoccuparvi di colpire gli avversari con l’inseparabile frusta, lanciando bombe o sfruttando fucili, boomerang e un’altra mezza infinità di gadget custoditi nelle casse sparse per l’ambientazione. Nonostante si debba far fronte spesso e volentieri a un caos eccessivo, il multiplayer competitivo riesce a regalare grasse risate e a innescare vendette a ripetizione da consumare il più presto possibile.

Dal punto di vista grafico, Spelunky soprattutto su PS Vita brilla di luce propria. La grafica, rigorosamente in 2D, mette in mostra meravigliose animazioni, discreti effetti speciali e un ottimo livello di definizione.
Straordinario anche il sonoro che si affida a brani che faranno andare in brodo di giuggiole gli amanti dell’era 8 e 16-bit.
Incalcolabile la longevità. Prima di raggiungere il tesoro nascosto sul fondo della caverna sprecherete innumerevoli imprecazioni e molti pomeriggi. Gli amanti degli highscore inoltre, si lasceranno fagocitare dalla voglia di battere tempi e punteggi degli amici. Come se non bastasse il multiplayer potrebbe rivelarsi una vera e propria droga con gli amici giusti.

Spelunky Il nostro giudizio su Spelunky, anche in versione PS Vita e PS3, resta immutato rispetto a quello già pronunciato un anno fa su Xbox 360. Un platform 2D da amare e odiare senza mezzi termini, che fonda la sua fortuna su un gameplay preciso come un orologio svizzero, su un sistema di controllo impeccabile e su un comparto grafico che farà sognare i tanti amanti del retrogaming e non solo. Se detestate i frequenti game over e l'approccio roguelike, lasciate perdere la piccola perla partorita dal cinico genio di Derek Yu. Per tutti gli altri vale un solo consiglio: acquistatelo ad occhi chiusi a meno che non abbiate già avuto il (dis)piacere di morire mezzo milione di volte sulla console Microsoft: questa edizione infatti, non aggiunge assolutamente nulla a quella già pubblicata un anno fa su Xbox Live.

8.5

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