Recensione Splinter Cell: Conviction

Il ritorno dello zio Sam

Splinter Cell: Conviction

Videorecensione
Splinter Cell: Conviction
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • iPhone
  • iPad
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

E’ una lunga assenza quella di cui vogliamo parlare oggi; l’assenza di Sam Fisher, icona Microsoft quasi alla pari di Solid Snake per la rivale Sony.
L’agente segreto meglio attrezzato dell’intero panorama videoludico, infatti, non calcava il terreno Next Gen dal 2006, quando debuttò in alta definizione con l’ottimo Double Agent.
Da allora Ubisoft ha tentato di dare al buon vecchio Sam dei contorni totalmente nuovi, incappando, ad oltre metà dell’opera, in un profilo troppo simile a quello di Altair che ha costretto il team a ricominciare, donandoci, con un pò di ritardo, quello che ormai tutti conosciamo come Splinter Cell: Convinction.
Il titolo verrà distribuito nei negozi il 15 Aprile nella versione Xbox 360 ed il 29 nella versione PC.

Il passato che ritorna

Dopo aver giustiziato Lambert, suo miglior amico nonchè vertice di Third Echelon, Sam Fisher decide di chiudere definitivamente con l’agenzia, facendo perdere le proprie tracce.
Finchè, attirato dall’ennesima pista riguardo alla misteriosa morte della figlia Sarah, non si ritrova alla Valletta (Malta) dove, comodamente seduto ad un caffè, viene contattato telefonicamente da Anna Grimsdott, conosciuta come Grim: la coordinatrice delle operazioni di Third Echelon.
Inizialmente restio il nostro beniamino si trova ben presto forzato a seguire le indicazioni della collega di vecchia data che prima lo salva da un’imboscata e poi lo conduce direttamente verso la pista che stava cercando.
Ma i guai, per il buon Sam, sono appena cominciati: il governo lo rivuole infatti sul campo, da solo e tra le linee nemiche, per sventare la più pericolosa delle minacce, proveniente, non bastasse, direttamente dall’interno.
Ancora una volta il vecchio Fisher è costretto gioco-forza ad imbarcarsi in quella che si rivelerà la più pericolosa delle avventure, durante la quale si troverà a scavare nel suo passato e scoprire, una volta per tutte, la verità.
Dal punto di vista narrativo siamo di fronte ad un intreccio sufficientemente interessante seppur per nulla fondamentale nel bilancio della produzione; non c’è da stupirsi, dunque, se la vicenda è spesso priva di mordente o se tecniche narrative più semplicistiche sostituiscono arzigogolati intrecci.
Le 6/8 ore utili al completamento della campagna si rivelano, in ogni caso, godibili.

Struttura nuova di zecca

Dal punto di vista del gameplay Splinter Cell: Convinction eredita dai suoi predecessori soltanto l’ossatura di base, aggiungendo elementi totalmente nuovi per la serie che concorrono a sostenere un ritmo di gioco molto elevato rispetto al passato.
Giunto in posizione di copertura il nostro Sam potrà, questa volta e con la pressione di un solo tasto, spostarsi velocemente verso il riparo più vicino, proseguendo nella sua azione furtiva finchè gli ostacoli dietro ai quali ripararsi non saranno esauriti, o troppo distanti.
I veloci spostamenti permetteranno di aggirare il nemico più agevolmente, eliminandolo alle spalle o prendendolo in ostaggio come scudo umano; esistono, come da tradizione, tutte le varianti del caso, che consentono al nostro attempato eroe di eliminare il nemico saltandogli addosso da un cornicione o trascinandolo oltre un balcone o una ringhiera.
Ci verrà conteggiato, in ciascuno dei casi, un bonus per il corpo a corpo furtivo che consentirà l’attivazione di una delle feature più criticate di Convinction.
Si tratta della possibilità di marcare un determinato numero di bersagli (a seconda dell’arma impugnata) per eliminarli, quando a portata di tiro, in pochi secondi e senza rischio di fallimento, in “siparietti” che ricordano da vicino alcune delle scene più spettacolari della trilogia di Jason Bourne.
Sebbene di primo acchito questa possibilità sembri snaturare la struttura stealth del titolo, a conti fatti risulta davvero azzeccata e, soprattutto, preziosa nel preservare uno spettro di possibilità d’azione estremamente vario.
L’intelligente e curatissimo level design, unito ad un’intelligenza artificiale -specie a livello “Realistico”- un gradino sopra la media, obbligheranno il giocatore a pianificare accuratamente ogni mossa, utilizzando al meglio tutte le abilità e l’intero arsenale di Fisher.
Ed è proprio nei frangenti più ostici che ci accorgeremo della duttilità del suddetto sistema (che permette, ad esempio, di marcare i bersagli prima di ottenere il bonus e farli fuori “al volo” una volta ottenuto, magari scendendo dall’altro su un’ignara guardia) e della fondamentale importanza di una rinnovata fluidità di manovra.
Come accennato poco fa il buon Sam avrà dalla sua anche un discreto arsenale, composto dai classi gadget (in parte rinnovati) e da una nutrita schiera di armi da fuoco, che spazieranno dalle semplici pistole ai più sofisticati fucili automatici, per finire ai devastanti fucili a pompa.
Ognuno degli accessori sarà poi personalizzabile acquistando piccoli upgrade per tre diverse categorie (gittata, precisione e danno), che modificheranno l’arma sia dal punto di vista funzionale sia da quello puramente estetico.
I punti necessari per questi potenziamenti deriveranno dal completamento di alcune sfide legate alle abilità del nostro eroe: servirà, ad esempio, concatenare dieci eliminazioni furtive senza essere scoperti, sfondare una porta utilizzando una guardia, uccidere quindici nemici senza mai ricaricare l’arma e via discorrendo.
L’esperienza di gioco, come spesso accade in questa generazione, non si ferma al single player ma continua, in maniera totalmente omogenea (leggasi, portandosi dietro tutti i progressi) anche online.
Il comparto multiplayer di Splinter Cell: Convinction presenta diverse modalità di gioco, sia cooperative che competitive.
Troviamo, in primis, la possibilità di affrontare un prologo alla trama principale (altre 6/8 ore di gioco) con un amico, combinando due cervelli umani per affrontare una CPU molto più numerosa ed agguerrita e risolvere una serie di “quadri” decisamente più vasti ed articolati rispetto alla campagna single player.
L’esperienza risulta dunque molto appagante e, a tratti, addirittura superiore alla main quest dato che, anche in questo caso, l’azione sarà sostenuta da un minimo di trama che non sfigura affatto di fronte alle gesta dello zio Sam.
Ad affiancare questa seconda campagna troviamo modalità di gioco più classiche, che ci riportano con piacere alle radici dello stealth game.
In primis “Cacciatore” (la nostra preferita, lo ammettiamo), nella quale saremo chiamati ad affrontare le stesse aree del prologo ciascuna divisa in cinque settori; ognuno di essi conterrà dieci avversari da eliminare senza farsi scoprire, pena il drastico aumento degli stessi.
Troviamo poi “Ultimo uomo”, una modalità che metterà alla prova la resistenza piuttosto che l’abilità e la prontezza.
Ci troveremo a dover difendere per un certo intervallo di tempo un ordigno EMP (da disinnescare) mentre giungeranno, nel tentativo di metterci i bastoni tra le ruote, innumerevoli nemici, nel più classico degli assalti.
L’adrenalina, in questo caso, è ai massimi storici e, nonostante le apparenze, la collaborazione con un compagno preparato può risultare ancor più fondamentale ed appagante rispetto alla caccia descritta qualche riga fa,
Ultimo e decisamente meno importante il faccia a faccia tra due giocatori, ognuno “aiutato” da una schiera di guardie che disturberanno (e tenteranno di eliminare) l’avversario.
Trattandosi sostanzialmente di un 1 vs. 1 lo spirito principe del brand viene a scemare lasciando un retrogusto piuttosto insipido alla vittoria.
In multiplayer come in single player avremo la possibilità di proseguire nel completamento delle sfide e nell’upgrade della dotazione bellica; si aggiungerà, in questa sezione, la possibilità di customizzare anche l’estetica del nostro alter-ego, acquistando nuove mimetiche e diversi accessori per le stesse, dalle tasche per contenere più munizioni alla colorazione tattica, passando per l’imbottitura anti-proiettile.
Tirando le somme il comparto ludico di Convinction risulta decisamente soddisfacente; l’unica pecca riscontrata nelle varie ore di gioco riguarda un sistema di controllo di tanto in tanto impreciso, sia nel mirare sia nello spostarsi di copertura in copertura, che porta il giocatore a fallimenti anche frustranti.

L’ennesimo Unreal Engine surrogate

Per quel che concerne il comparto tecnico Splinter Cell: Convinction si colloca in una fascia medio alta rispetto alle produzioni action di questo periodo, senza tuttavia stupire in nessun frangente particolare.
La modellazione poligonale è, in primo luogo, leggermente altalenante: Sam è, senza dubbio, l’apice di questo reparto, presentando una dovizia di particolari davvero sbalorditiva, soprattutto per quanto riguarda le espressioni facciali; non si può dire lo stesso, purtroppo, dei comprimari -decisamente inferiori- e ancor meno delle semplici “comparse” (vedi pattuglie), realizzate sin troppo spesso con lo stampino.
Molto buone senza alcuna riserva, invece, le animazioni, che si presentano in quantità e tutte estremamente fluide e credibili.
Di buon livello anche modellazione e texturizzazione ambientale, che sono tuttavia circoscritte -specie in single player- ad ambientazioni molto contenute, poco illuminate e prive, eccezzion fatta per porte, finestre e poco altro, di elementi interattivi.
Data la dominanza dell’oscurità, spesso voluta (qualora si decida di danneggiare le fonti d’illuminazione), la produzione non dona particolari spunti artistici alla vista, ne tantomeno scorci paesaggistici di rilievo.
La concretezza ed il pregnante realismo di fondo sono veicolati soprattutto da una sapiente gestione delle fonti d’illuminazione, che contribuiscono alla costruzione di un’atmosfera calzante.
Una lode va poi spesa nei confronti del level design, come detto davvero molto vario e funzionale, che contribuisce grazie a tutta una serie di elementi architettonici a donare al giocatore, in ciascun istante, due o tre soluzioni differenti ed altrettanto efficaci.
Da segnalare, infine, qualche sporadico episodio di tearing che, comunque, non mina assolutamente la fruibilità del titolo.
Dal punto di vista sonoro abbiamo potuto apprezzare campionature di alto livello accompagnate da una colonna sonora capace, pur senza restare impressa, di sottolineare con cura certosina ogni diverso istante di gioco.
Meno soddisfacente il doppiaggio italiano che vede Luca Ward abbandonare i panni di Sam Fisher rendendo il burbero eroe molto meno credibile; molto sottotono anche i comprimari, con tonalità vocali spesso poco inerenti al contesto.
Generalmente il timbro vocale, pur disponendo di un impianto audio di alto livello, risulta “inscatolato” e non presente quanto si converrebbe nella scena.

Splinter Cell: Conviction Sam Fisher è tornato e, a dispetto dell’età anagrafica, si dimostra più in forma che mai. Quella di Convinction, a nostro modo di vedere, è la naturale evoluzione del brand che lo colloca perfettamente al passo con i tempi pur senza sacrificare la purezza dello stealth gaming che Ubisoft, con questa produzione, ci ha fatto ri-apprezzare. Le novità, come abbiamo visto, riescono infatti a mescolarsi perfettamente con un’ossatura pregressa, rendendo semplicemente più fresca e dinamica un’intelaiatura che col tempo si era arrugginita. Una struttura ludica molto varia, appagante e convincente, supportata da una longevità più che discreta (se teniamo conto dell’ampio spettro di possibilità offerto da un multiplayer curato in ogni minima parte) e da un comparto tecnico di buon livello, caratterizzano uno dei titoli più riusciti del momento, assolutamente immancabile nella ludoteca di qualsiasi possessore di Xbox 360.

7.7

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