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Recensione Splinter Cell Trilogy HD

La trilogia di Sam Fisher torna in alta definizione!

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Marcello Marcello "Pavo" Paolillo è videogiocatore da sempre, e da anni critico del settore; ha scritto e scrive attualmente su diverse testate online dedicate ai videogames e al cinema, passando anche per i fumetti. Pavo non è il suo nome anagrafico; ma è sicuramente il suo nome vero. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Introduzione

All’epoca della sua uscita, ossia nell’ormai lontanissimo 2002, il primo Splinter Cell fu un piccolo evento videoludico. Nato originariamente come esclusiva assoluta della prima ed indimenticata console a 128 bit targata Microsoft, ovvero l’Xbox, Sam Fisher (questo il nome del protagonista) venne subito identificato dagli addetti ai lavori come l’anti-Solid Snake, ossia il personaggio che più di ogni altri aveva incarnato su console l’essenza dell’agente segreto senza macchia e senza paura, tipico di numerosi film del genere spionistico sin dalla nascita di James Bond 007. A ciò andava aggiunto che il gioco era stato prodotto da una società del vecchio continente, ossia Ubisoft, che dopo Rayman aveva capito come farsi notare dal grande pubblico. Il successo di Splinter Cell fu presto detto, tanto che dopo numerosi porting e conversioni (il gioco apparve infatti anche su PlayStation 2, Windows PC, Telefonia cellulare, GameCube, Mac OS X, Game Boy Advance ed addirittura N-Gage) la serie ricevette ben due sequel, sempre modestamente apprezzati da critica e pubblico. Oggi, però, anno del Signore 2011, Sam Fisher non è più l’agente segreto di un tempo e la sua stella si è parzialmente oscurata, complice anche la spietata concorrenza. Ciononostante, Ubisoft ci da modo di riscoprire le origini del personaggio nato dalla mente di Tom Clancy, grazie ad una compilation nuova di zecca (per ora scaricabile esclusivamente dal PlayStation Store) che ci ripropone nello splendore dell’alta definizione (e del 3-D stereoscopico e dei Trofei sbloccabili) i primi tre capitoli della serie, ossia Splinter Cell, Splinter Cell: Pandora Tomorrow e Splinter Cell: Chaos Theory: bentornati, quindi, nella divisione segreta chiamata "Third Echelon".

First Mission

Andiamo quindi per ordine, presentando quello che è stato il debutto di Sam Fisher nel mondo dei videogiochi, vale a dire il primo Splinter Cell. Partiamo dalla trama: anno 2004. La CIA invia nel Caucaso gli agenti Madison e Blaustein, impegnati a svelare (ed eventualmente sventare) i piani dell'ex Repubblica Sovietica della Georgia, la quale sembra stia perpetrando qualche losca trama ai danni degli USA. Sfortunatamente, i due agenti vengono presto catturati e la CIA, ormai con le spalle al muro, chiede all'NSA (National Security Agency) di inviare qualcuno per andarli a recuperare. Viene scelto l’agente segreto Sam Fisher, il quale dovrà trovare i due agenti scomparsi e allo stesso tempo sventare i piani non proprio amichevoli dei russi.
A differenza di quello che inizialmente può essere etichettato come un clone di Metal Gear, il primo Splinter Cell è paragonabile maggiormente ad un capitolo alla serie Thief, con il nostro eroe nascosto tra le ombre per sfuggire agli occhi delle guardie nemiche. Il protagonista è ad ogni modo dotato di un visore notturno decisamente sofisticato, capace di mostrare su schermo gli oggetti e gli avversari, anche se totalmente immersi nel buio. Fisher è altresì equipaggiato con una pistola silenziata ed un fucile, oltre ad una modesta gamma di dispositivi non letali (come per esempio, proiettili di gomma e granate fumogene, passando per emettitori di rumore). Infine, il nostro Sam ha anche la capacità di strisciare dietro il nemico per afferrarlo e interrogarlo.
Nonostante una cura notevole per quanto riguarda ambientazione, stile e (sicuramente) timbro narrativo, il primo Splinter Cell è un titolo lineare, linearissimo, quasi alla stregua di un laser game: ogniqualvolta si farà scattare un allarme, la missione sarà da considerarsi fallita, visto che il gioco ci obbligherà a procedere in maniera estremamente stealth, salvo rari casi straordinari. La libertà d’azione non ci concederà quindi una panoramica chissà quanto ampia di soluzioni ludiche, dandoci più volte l'impressione di trovarvi di fronte ad un gioco su binari. Di convesso, un comparto tecnico di prim’ordine, impreziosito dall’alta definizione di questa versione PS3, così come il sonoro (parlato incluso), gratificano il giocatore con ottimi effetti di luce (vero e proprio vanto nel lontano 2002) ed animazioni dei personaggi realmente riuscite. Peccato solo che, oltre all’involucro, manchi un apparato ludico realmente degno di nota.

Second Mission

Proseguiamo la nostra missione con il secondo capitolo delle avventure di Sam Fisher, ossia Splinter Cell: Pandora Tomorrow, uscito originariamente nel 2004 su console Xbox, PlayStation 2, Microsoft Windows PC, GameCube e Telefonia mobile. La trama di Pandora Tomorrow ci immerge stavolta nell’inospitale Indonesia, due anni dopo le vicende del primo Splinter Cell. Gli U.S. hanno stabilito una presenza militare nella nuova nazione indipendente Timor Est, al fine di trascinare le forze militari di questo paese contro la milizia guerrigliera anti-separatista Indonesiana, comandata dal perfido Suhadi Sadono. Ben presto, però, Sadono inizia il proprio attacco all'ambasciata degli U.S., catturando contempo anche Douglas Shetland, vecchio amico di Sam Fisher. Il nostro eroe viene quindi mandato dalla C.I.A. ad infiltrarsi nell'ambasciata per recuperare Shetland e sventare i piani del perfido terrorista Sadono, il quale si scopre però in possesso di una potentissima arma batteriologica con cui minaccerà ben presto l’occidente.
A conti fatti, il gameplay di Splinter Cell Pandora Tomorrow non si discosta troppo dal primo capitolo della serie, sebbene la varietà di gioco abbia subìto sicuramente un notevole incremento dell’offerta ludica (niente più missioni linerari e scriptate, ma una discreta libertà decisionale). Non solo: il gioco ha, dove possibile, ricevuto anche un upgrade grafico non indifferente, mentre a livello di azioni eseguibili il nostro Sam può ora aprire le porte trascinando un corpo di una guardia stordita o uccisa, girarsi ed arrampicarsi su di un lato quando fa la spaccata su un muro (azione, questa, sicuramente più coreografica che altro). E, sempre come nel primo Splinter Cell, saremo collegati con la nostra base operativa, pronta a darci utili consigli sul come portare avanti la nostra missione di infiltrazione.
Ma il cambiamento maggiore (in negativo) di questa versione ‘remastered in high definition’ di Pandora Tomorrow, è l'omissione pressoché totale della modalità multiplayer online che ha fatto la fortuna del gioco sulla prima Xbox (e che consisteva in tre modalità ben distinte, Neutralizzazione, Estrazione e Sabotaggi). Ci vien da dire: pazienza.

Third Mission

Ma eccoci all’episodio della maturità, ossia il capitolo che più di ogni altro è stato apprezzato dai fan e non della serie targata Ubisoft. Stiamo ovviamente parlando di Splinter Cell: Chaos Theory, uscito originariamente nel 2005 su Xbox, PlayStation 2, Microsoft Windows PC, telefonia cellulare, Nintendo DS, N-Gage e GameCube. La trama ci catapulta stavolta nell’Asia orientale del 2007, mentre Cina, Nord Corea e Giappone sono sull’orlo di una guerra nucleare che vede protagonisti anche gli U.S. e Third Echelon. L’agente segreto Sam Fisher viene mandato in Perù a localizzare Bruce Morgenholt, noto programmatore di computer scomparso, che lavorava alla decifrazione di alcuni algoritmi che hanno portato alla costruzione di una super arma informatica. Il compito di Fisher è quello di salvare il programmatore, prima che riveli le informazioni segrete al nemico. Ma poco sorprendentemente, la situazione sfuggirà presto di mano a Sam in men che non si dica.
Come scritto poche righe più in alto, Splinter Cell: Chaos Theory segna una svolta per la saga sia relativamente ai cambiamenti estetici che per quelli legati al gameplay. Difatti, ora, oltre alla barra della luminosità, troviamo anche quella del rumore, utile a Fisher per capire quando si sta per superare la soglia critica. I vari livelli di allarme, sempre attivabili facendosi scoprire più volte, non implicano il Game Over, bensì un aumento progressivo e costante della resistenza nemica (più avversari, più difficoltà). Sam ha ora in dotazione anche un utile coltello da combattimento che, quando si afferra un nemico, potrà essere utilizzato per minacciarlo durante un interrogatorio. Nuove mosse, come la capacità di afferrare le guardie mentre ci si trova in acqua o rompere il collo degli avversari quando ci si trova aggrappati ad un palo, andranno di pari passo col nuovo fucile SC-20K, il quale potrà essere ora modificato per rassomigliare ad un risolutivo fucile a pompa o ad un più discreto fucile da cecchino a grosso calibro. Inoltre, Sam avrà a disposizione anche l'OCP, ossia un dispositivo che permette di disabilitare temporaneamente la maggior parte dei sistemi elettronici, il quale andrà a braccetto con un nuovo visore elettromagnetico, che ci permetterà di identificare le apparecchiature ad alto voltaggio con maggior precisione.
Insomma, Splinter Cell: Chaos Theory è il passo avanti che la serie aspettava sin dagli albori, un terzo capitolo eccellente sotto ogni punto di vista, compreso ovviamente il comparto tecnico, ai massimi vertici per l’epoca ed ora impreziosito anche dall’alta definizione.

Splinter Cell Trilogy HD In definitiva, la Splinter Cell HD Trilogy Collection va ad accostarsi alla precedente compilation targata Ubisoft, ossia quella dedicata all’atletico Principe di Persia: un primo capitolo arcaico, incapace purtroppo di reggere il peso del tempo, seguito da un secondo episodio (Pandora Tomorrow) decisamente migliore ma pur sempre vittima dell’età, e da un terzo (Chaos Theory) che rende forse giustizia all’intero pacchetto, grazie ad un game design realmente riuscito e ad un comparto tecnico ancor oggi più che dignitoso. Ragion per cui, rivestire i panni dell’agente segreto Sam Fisher sarà una ghiottoneria soprattutto per i più nostalgici, o magari solo per coloro che sono rimasti seriamente delusi dagli ultimi due capitoli della serie (ossia i recenti Splinter Cell: Double Agent e Splinter Cell: Conviction). Poiché, dopotutto, muoversi furtivamente nell’ombra è il nostro mestiere; ed oggi, potremmo farlo tre volte al prezzo di uno.

7

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