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Recensione Star Hammer: The Vanguard Prophecy

A dispetto di una presentazione priva di particolari orpelli estetici, questo titolo presenta delle idee interessanti ed alcuni spunti di carattere, che gli consentono di emergere dal fitto sottobosco di produzioni simili.

Versione analizzata: PC
recensione Star Hammer: The Vanguard Prophecy
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  • Pc
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Slitherine Software Ltd. è un nome forse poco conosciuto dal grande pubblico. Gli appassionati del genere tattico-strategico, al contrario, sanno già cosa aspettarsi dal publisher/developer anglosassone, il quale vanta un bagaglio di esperienza ultradecennale nello sviluppo e nella distribuzione di ogni sorta di strategico, dall'ambiente PC a quello console, toccando persino l'ambito mobile. Va detto, peraltro, con alcuni lavori di discreta fattura come Frontline e Battle Academy, l'ottimo Order of Battle: Pacific, nonché alcuni episodi della serie - dalla qualità non esattamente irresistibile - che batte bandiera "History Channel". Ora, dopo aver calcato le scene dei maggiori teatri bellici della storia, Slitherine ci catapulta letteralmente nello spazio più profondo, facendosi carico di patrocinare l'interessante Star Hammer: The Vanguard Prophecy, prima fatica di Black Lab Games. Non fatevi ingannare dal nome altisonante; la nuova IP del piccolo team di sviluppo australiano è la massima espressione di un rigido minimalismo fatto videogame. A dispetto di una presentazione scevra da qualunque, invitante, orpello estetico, il progetto presenta delle idee interessanti ed alcuni spunti di carattere, che gli consentono di emergere dal fitto sottobosco di produzioni simili; segno che non sempre l'apparenza riesce ad avere la meglio sulla sostanza.

Si vis pacem...

Le premesse narrative da cui prende piede la campagna single player di Star Hammer: The Vanguard Prophecy costituiscono, assieme al comparto stilistico di cui vi parleremo in chiusura, i pilastri meno solidi su cui poggia l'intera esperienza di gioco. La cornice narrativa, infatti, è abbastanza scontata e va ad adagiarsi placidamente nell'alveo di quella lunga tradizione fantascientifica che vede, in un XXII Secolo non del tutto improbabile, il povero globo terracqueo ridotto oramai in un luogo inadatto ad ospitare la vita, ed i superstiti della razza umana prendere la via dello spazio profondo, alla ricerca di qualche altro luogo da rovinare. Le cose, stranamente, non vanno mai secondo i piani ed ecco giungere una "svolta" abbastanza prevedibile. Dopo aver trovato una nuova casa e fondato alcune colonie destinate ad un florido e pacifico futuro, bussa con violenza alla porta dei poveri terrestri la solita minaccia sconosciuta, infastidita dalla presenza di questa nuova forma di vita e fermamente intenzionata a far piazza pulita di qualunque essere vivente presente nel sistema stellare. Vinta con fatica la prima guerra contro gli alieni, stranamente somiglianti alle mutazioni biologiche zerg appartenenti all'universo di Starcraft, i soliti terrestri si adagiano sui proverbiali allori, prestando ingenuamente il fianco ad una nuova invasione, conosciuta come Second Contact War. Ed è qui che entriamo in scena. Fortunatamente, il titolo possiede altre qualità, che permettono di soprassedere al comparto narrativo dimenticabile sia sotto il profilo della sceneggiatura, sia sotto quello della caratterizzazione sin troppo stereotipata di quest, eventi e personaggi.

Vivo la mia vita un quarto di turno per volta

Dimenticate i Grand Strategy 4X a tema spaziale, come Galactic Civilization o Endless Space. Nessuna quadriga grammaticale con la filastrocca eXplore, eXpand, eXploit, eXterminate. In Star Hammer non ci sono sistemi stellari da esplorare e conquistare, o pianeti da gestire. Solo navi da guerra (sei classi in tutto), alieni arrabbiati e l'immenso spazio profondo, unico teatro delle nostre imprese. A far da contraltare ad una ovvia ripetitività di fondo degli scenari, ci pensa un gameplay all'apparenza molto semplice ma in realtà vario, ben studiato e ricco di sfaccettature, che ci obbliga a pensare "quadridimensionalmente", come insegna il buon Doc di Ritorno al Futuro. L'ossatura di Star Hammer: The Vanguard Prophecy è pur sempre quella di uno strategico turn based, con l'aggiunta di alcune interessanti variazioni sul tema che contribuiscono ad aggiungere un po' di pepe alla formula di gioco.

Anzitutto, la risoluzione dei turni dei due contendenti avviene in simultanea. Ciò significa che il giocatore, essendo all'oscuro delle mosse dell'avversario, può studiare i risultati delle proprie azioni solo in un momento successivo, vedendo quindi aumentare la varietà di situazioni e strategie da poter adottare in modo dinamico e creativo. Nella fase di "preparazione", poi, le navi possiedono un ben determinato raggio d'azione (che varierà a seconda della classe d'appartenenza) entro il quale è possibile decidere la traiettoria e l'ampiezza delle virate. La particolarità, in questo caso, sta nel fatto che le navi possono non solo muoversi, per così dire, in orizzontale, ma anche lungo l'asse verticale, alzandosi oppure abbassandosi rispetto al nemico, sfruttando in questo modo punti di vantaggio o effettuando manovre in sicurezza. La conformazione "tridimensionale" della scacchiera risulta utile anche per evitare il problema delle collisioni, visto che queste ultime possono compromettere l'integrità ed arrecare danni non calcolati alle astronavi. Al contrario di altri titoli, Star Hammer non si perde nelle frivolezze della personalizzazione estetica fine a sé stessa, prediligendo un approccio più vecchio stile, con una flotta austera e un hud sempre ben visibile in primo piano. Come anticipato, le classi di navi a disposizione durante la campagna sono sei (mentre in modalità schermaglia potremo vestire anche i panni dei cattivi) e variano chiaramente per grandezza, portanza, armamenti ed affini. Durante la fase di preparazione l'intuitivo hud consente di scegliere, per ogni nave, tra un vasto ventaglio di azioni. È dunque possibile, ad esempio, cambiare formazione, rotta, arma da utilizzare, contromisure (come i diversivi) e la quantità d'energia da bilanciare di volta in volta in una "triforza" composta da scudi, motori ed armamenti. Per fare un esempio, se una nave si trova sotto un fitto fuoco di sbarramento, è possibile convogliare tutta l'energia verso gli scudi; al contrario, da una posizione di vantaggio è preferibile ripartirla tra gli armamenti e i motori, per favorire l'inseguimento. Infine, il team di sviluppo ha anche pensato di introdurre una sorta di personalizzazione della catena di comando, in modo da consentire al giocatore di variare le macro-statistiche della flotta. Assegnando i vari comprimari a determinate posizioni di rilievo vedremo quindi aumentare la potenza d'attacco delle navi più leggere o la velocità di manovra delle fregate, la resistenza degli scudi e così via, a seconda delle skill messe in campo da ogni comandante. Di certo una buona idea, anche se quest'ultima sembra esser stata implementata quasi per sbaglio, visto che si presenta nascosta e confusa. Le idee e l'impegno profusi dagli sviluppatori nel cercare di imbastire un gameplay fresco e ricco di opportunità strategiche, insomma, hanno risposto all'appello. Peccato che questo strida in modo alquanto evidente con tutto il resto.

Manca il carattere

A far da contraltare all'ottimo gameplay ci pensa, come abbiamo già anticipato, una presentazione generale superficiale e poco curata. L'esperienza di gioco si basa, essenzialmente su una campagna dalla trama semplice, scontata ed a tratti confusa, composta da missioni che, per farla breve, si risolvono tutte con l'annientamento totale della compagine nemica. Il senso di ripetitività, dunque, non emerge solo dalla particolare piattezza dei "campi di battaglia".

La stessa modalità Schermaglia, unica altra modalità presente oltre alla campagna, nel lungo periodo perde decisamente mordente, a causa della mancanza di varietà e di incentivi per il giocatore, che si potrebbe stancare ed abbandonare il titolo in fretta. Il design minimalista old style, al contrario di quello che si potrebbe pensare, non aiuta il titolo, anzi, lo penalizza sotto il profilo del carattere. Comparto grafico spartano, estrema ripetitività di navi e scenari (qualche asteroide in più pareva brutto metterlo?), assenza di orpelli estetici e grafici come banali effetti particellari e simili, costituiscono la firma in calce ad un biglietto da visita non proprio esaltante per il grande pubblico e ciò, inevitabilmente, va ad affossare le potenzialità espresse in maniera egregia dal gameplay.

Star Hammer: The Vanguard Prophecy Il primo titolo di Black Lab Games soffre di un bipolarismo poco confortante. Da un lato possiede tutte le caratteristiche necessarie per solleticare la curiosità degli appassionati della prima ora, grazie ad un gameplay ricco, molto curato e foriero di numerose possibilità. Dall'altro, invece, viene purtroppo menomato da una presentazione generale grigia, piatta e superficiale, che contrasta in tutto e per tutto con l'impegno profuso nella realizzazione delle meccaniche di gioco. La votazione che vedete in calce all'articolo non rappresenta altro che un bilanciamento di tutti questi fattori. Purtroppo Star Hammer: The Vanguard Prophecy, pur latore di idee interessanti, non può ambire a qualcosa di più. La prima fatica del piccolo team australiano è stata comunque promossa, nella speranza che questo serva come base d'appoggio per il futuro.

6.8

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