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Recensione Star Ocean: Integrity and Faithlessness

Star Ocean Integrity and Faithlessness arriva in Europa, in esclusiva su PlayStation 4: abbiamo provato il quinto episodio della saga targata tri-Ace.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Star Ocean: Integrity and Faithlessness
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PS4
Antonello "Kirito" Bello è un Monster Hunter di professione, nonché accumulatore seriale di videogiochi di produzione rigorosamente giapponese. Pare si sia autoesiliato in una dimensione alternativa in cui le personificazioni di SQUARE ENIX, BANDAI NAMCO Entertainment e CyberConnect2 sono sue compagne d’arme nella sanguinosa lotta contro l'odiato dio degli FPS e gli infedeli al suo seguito. È inoltre nemico giurato di DLC e digital delivery. Per qualche strana ragione, ha un’evidente ossessione per le spade e sogna di governare Gamindustri. Purché non sia completamente infognato con qualche JRPG, potete contattarlo via Facebook.

Era il lontano 1996 quando i ragazzi dell'appena fondata tri-Ace, già creatori di Tales of Phantasia, pubblicarono in collaborazione con Square Enix il primo episodio di Star Ocean, titolo innovativo per Super Nintendo, ricordato come uno dei primissimi giochi con clip vocali durante le battaglie e nell'introduzione. Dopo tre capitoli molto apprezzati dagli appassionati del genere JRPG, la serie ha subito un brusco arresto con Star Ocean: The Last Hope, penalizzato principalmente da una caratterizzazione dei personaggi non proprio esemplare e da una storia troppo ricca di cliché. A distanza di sette anni dall'arrivo del titolo che a suo tempo spaccò in due la critica, il connubio nipponico ritenta il colpaccio con Star Ocean: Integrity and Faithlessness, interessante titolo cui tocca il gravoso compito di riportare in auge la serie che proprio quest'anno festeggia il proprio ventennale. Proposto in Giappone su PlayStation 3 e PlayStation 4, il titolo è finalmente approdato anche in Occidente, in esclusiva per l'attuale ammiraglia di casa Sony. Dopo un'attenta analisi, siamo pronti a darvi il nostro parere su questo attesissimo Star Ocean 5.

Eroi senza verve

Cronologicamente collocato fra il secondo ed il terzo episodio della serie, le vicende di Star Ocean: Integrity and Faithlessness hanno luogo su Faycreed, pianeta sottosviluppato e lontano oltre 6000 anni luce dalla Terra. Protagonista di tutta la vicenda è Fidel Camuze, spadaccino ventitreenne dedito alla protezione del proprio villaggio natale, Stahr, situato ai confini del Regno di Resulia. Suo padre, Daril Camuze, è il fondatore della più prestigiosa scuola di scherma di tutta la nazione, e il ragazzo, dopo averne ereditato il talento, si è fatto carico del mantenimento dell'ordine pubblico, sostituendo di fatto il genitore impegnato in guerra e un sindaco eccessivamente disfattista. Già nei primi minuti di gioco, il villaggio portuale subisce un improvviso quanto scontato attacco notturno e solo il provvidenziale intervento di Fidel e dei suoi amici permette agli abitanti di respingere i banditi Eitalon. Sventato un primo assalto e conscio di non poter ripetere l'impresa coi pochi uomini a disposizione, lo spadaccino decide di raggiungere la capitale del regno e chiedere rinforzi a suo padre, influente ufficiale dell'esercito di Resulia. Accompagnato da Miki Sauvester, graziosa guaritrice cresciuta assieme a Fidel, il protagonista lascia dunque il suo villaggio, imbattendosi lungo il viaggio in una misteriosa bambina dotata di poteri sbalorditivi e dal passato avvolto nel mistero. Se la protezione di Stahr funge solo da preambolo, la ricerca delle origini della piccola Relia e la rimozione dell'alone di mistero che circonda gli individui intenzionati a rapirla, rappresentano il nocciolo del canovaccio narrativo, caratterizzato da continue imboscate da parte di organizzazioni provenienti dallo spazio e una lunga serie di cliché tipici del genere. Nonostante la presenza di spunti piuttosto interessanti, la trama di Star Ocean: Integrity and Faithlessness manca purtroppo di mordente e, complice anche una narrazione debole, povera di cutscene cinematografiche e sequenze animate, fallisce nel fondamentale compito di stimolare la curiosità del giocatore; la narrazione risulta affidata quasi esclusivamente a fastidiosi dialoghi che hanno luogo durante i vagabondaggi del party, penalizzati ulteriormente da una telecamera in terza persona che, seppur liberamente controllabile, non consente di ammirare le espressioni facciali dei personaggi. La situazione rimane pressoché invariata persino durante le scene clou.

Gli stessi personaggi, curatissimi sotto l'aspetto artistico, non sono che piatte versioni dei più comuni stereotipi nipponici, per giunta già proposti nei precedenti episodi della serie, come l'immancabile spadaccino ligio al dovere e votato alla patria, o l'abile strega dotata di ineguagliabile sex appeal. Gli unici accenni di caratterizzazione vanno dunque ricercati nelle Private Action, eventi secondari completamente opzionali a cui il giocatore può assistere in ogni città visitata. Mentre le missioni secondarie si limitano alla banale raccolta di oggetti o all'uccisione di determinate creature, una gradita novità chiamata "Cattedrale dell'Oblio" permette al giocatore di accedere, a suo rischio e pericolo, a speciali rift dimensionali che presentano mostri molto forti e in grado di annientare avventurieri poco dediti al grinding. Se la vittoria garantisce oggetti esclusivi dalla dubbia utilità, la sconfitta porta inevitabilmente al game over. Con una campagna principale che richiede poco più di venti ore per il suo completamento, il titolo si è rivelato il più breve episodio di tutta la serie, soprattutto se paragonato a Star Ocean: The Last Hope e alle sue quaranta ore di longevità.

A ciascuno il proprio ruolo

Se la trama del titolo risulta troppo piatta, lo stesso non si può dire del gameplay e della crescita dei personaggi. Procediamo però con ordine e con una piccola premessa non proprio incoraggiante: diversamente da quanto ci si potrebbe aspettare da una produzione così in vista, Star Ocean 5 non è open world e il suo unico (...) pianeta non risulta particolarmente vasto. Le varie "stanze", fra cui città e dungeon, non sono che lunghi e blandi corridoi collegati fra loro, nei quali è possibile imbattersi in NPC, punti di raccolta e immancabili mostri. Questi ultimi, affrontabili direttamente sulla mappa dopo essergli andati addosso, possono essere evitati o addirittura anticipati, in maniera simile a quanto accade in un qualunque episodio della serie Tales of. Assalendo un nemico prima ancora che si accorga della nostra presenza, è possibile lanciare attacchi preventivi e godere di momentanei boost fisici e magici; qualora sia invece il nemico a lanciare un attacco a sorpresa ai nostri danni, l'intero party alleato è costretto a combattere con la difesa fisica momentaneamente ridotta. Sebbene il titolo attinga ad alcune meccaniche da JRPG di stampo classico, il combat system proposto dal nuovo Star Ocean è votato al dinamismo e si affida a una curiosa morra cinese: gli attacchi deboli, eseguibili attraverso la pressione del tasto croce, possono interrompere attacchi di potenza superiore; gli attacchi potenti, eseguibili col tasto cerchio, permettono di infrangere la difesa avversaria; la parata, affidata al tasto quadrato, consente di bloccare il nemico e, se eseguita col giusto tempismo, offre la possibilità di lanciare rapidi contrattacchi.

Questo accade soltanto sulla carta, infatti durante la nostra prova non abbiamo potuto fare a meno di notare come la parata dei vari eroi risulti poco efficace. Non solo i nemici riescono a superare facilmente la nostra guardia, ma fanno uso e abuso di frustranti attacchi in grado di atterrare il personaggio controllato. Dal momento che il combat system consente di fermare gli assalti nemici attraverso un continuo concatenamento di combo, mai come in questo caso la miglior difesa è risultata appunto l'attacco, soprattutto se affiancato da una solida strategia. Una pressione prolungata dei tasti frontali permette inoltre di scatenare abilità speciali, e le skill a disposizione dei personaggi variano a seconda dei ruoli associati a ciascun eroe. Proprio i ruoli sono la prima, significativa novità introdotta da Star Ocean: Integrity and Faithlessness. Diversamente da quanto accade negli altri JRPG, i membri del cast non hanno ruoli fissi e ben definiti; al contrario, sta al giocatore decidere quale "job" assegnare a ciascun personaggio: una scelta, questa, che influenza non solo le abilità selezionabili, ma anche i bonus ai parametri e soprattutto il comportamento in battaglia dei compagni. Per esempio, il guaritore ha accesso a incantesimi curativi, dispone di tanti MP e naturalmente si dedica soprattutto al ripristino degli HP dell'intero party; al contrario, le classi guerriere vedono migliorati i valori di attacco o resistenza, dispongono di più HP e possono ricorrere a skill molto potenti; altri ruoli ancora aumentano addirittura i danni inflitti a particolari tipologie di nemici (umanoidi, uccelli, piante, ecc). Ad ogni personaggio possono essere assegnati quattro ruoli al massimo, e ciascuno di essi può essere utilizzato da un solo eroe per volta; di conseguenza, solo un personaggio del party può dispensare cure o godere di determinati bonus. È sottinteso che alcuni ruoli risultino più indicati per un personaggio o per un altro, di conseguenza una selezione accurata, magari effettuata in base ai valori originali di ciascun combattente, non può che ottimizzarne le prestazioni. La percentuale di padronanza di ciascun ruolo aumenta vincendo le battaglia, cosa che non solo consente di accrescerne il livello, ma permette anche di sbloccare nuove classi; è opportuno precisare che la maestria e i livelli dei ruoli assegnati ai personaggi non variano da eroe a eroe, favorendo così continui rimescolamenti di job e opportuni cambi di strategia. Sebbene all'inizio possa sembrare un po' macchinoso e confusionario, il role system diventa chiaro già dopo qualche ora di gioco ed il suo corretto utilizzo compensa l'altrimenti scarsa IA del party. Altra novità degna di nota è senza dubbio la barra Riserva collocata sul lato destro dello schermo: questa si ricarica vincendo la morra cinese (quindi colpendo il nemico, interrompendo le sue azioni o eseguendo contrattacchi) e permette di accumulare fino a cinque barre utili per scatenare devastanti e spettacolari attacchi denominati "Reserve Rush". Simili alle cosiddette Arti Mistiche che caratterizzano il combat system della serie Tales of, i Reserve Rush variano da personaggio a personaggio, sono anticipati da pregevoli cutscene animate e possono ribaltare le sorti di uno scontro. La potenza del suddetto attacco, tuttavia, non è predefinita e varia in base al numero di barre Riserva sacrificate al momento dell'attivazione. Il totale riempimento della barra Riserva, infine, può addirittura quadruplicare i punti esperienza, il denaro e gli SP ottenuti al termine di ciascuna battaglia; se da una parte questa meccanica favorisce i non avvezzi al grinding serrato richiesto dalla serie Star Ocean, dall'altra permette di raggiungere livelli esagerati in poco tempo, abbassando magari involontariamente il livello di sfida del gioco.

A proposito di sfida, segnaliamo che Star Ocean 5 può essere affrontato con quattro diversi livelli di difficoltà (anche se due sono disponibili solo a partire dal "Nuovo Gioco+"), una scelta molto interessante che bilancia a dovere gli scontri; anche perché, per la prima volta nella serie, il giocatore può schierare in campo fino a sette personaggi diversi e assumerne il controllo in qualunque momento attraverso le frecce direzionali. Fra le funzioni di ritorno dai passati capitoli della serie, è necessario menzionare quantomeno le utilissime "specialità", vere e proprie abilità da campo, quindi non associate alla battaglia, che consentono di pescare, estrarre materiali dai punti di raccolta disseminati per il mondo, creare oggetti curativi o addirittura equipaggiamenti. Peccato però che buona parte di queste abilità vengano sbloccate solo nella seconda metà della già breve campagna principale...

Un clamoroso passo indietro

Dal punto di vista tecnico, Star Ocean: Integrity and Faithlessness ci ha convinti solo per metà. Se il character design di Akira Yasuda (Turn A Gundam, Darkstalkers 3) è sempre ineccepibile -con modelli poligonali dei personaggi di ottima fattura e dai costumi originali e variopinti- le animazioni legnose e le carenti ambientazioni, prive del benché minimo movimento, tradiscono la natura cross-gen del titolo tri-Ace. Complice anche l'elevato numero di compagni al seguito di Fidel (sempre visibili alle spalle dello spadaccino), il framerate del titolo è spesso instabile, in particolare quando si entra nelle città con più NPC e col party al completo. Come da tradizione, la colonna sonora porta la firma del sommo Motoi Sakuraba (noto per aver composto, fra le altre, le OST di vari Tales of e della trilogia di Dark Souls), il quale ci regala brani sempre magnifici, ma che in qualche occasione cozzano con situazioni non all'altezza dell'accompagnamento melodico. Per quanto riguarda il doppiaggio, il titolo presenta due tracce audio: una in inglese, l'altra in giapponese. Mentre la prima non è per nulla efficace e risulta totalmente priva di espressività, l'ottima traccia originale vanta un cast sensazionale che farà di certo la gioia dei puristi; fra i vari doppiatori, tutti molto noti per aver prestato le voci a personaggi di spicco in recenti serie di animazione giapponese, segnaliamo in particolare la presenza di Kaito Ishikawa (Harutora Tsuchimikado in Tokyo Ravens, Logix Fiscario in Atelier Escha & Logy), Nao Toyama (Chitoge Kirisaki in Nisekoi) e Yuichi Nakamura (Graham Aker in Gundam 00, Gray Fullbuster in Fairy Tail).

Il nuovo episodio di casa tri-Ace, infine, esordisce sul mercato nostrano con una mancanza che ha dell'incredibile: la localizzazione in lingua italiana è assente. I sottotitoli sono purtroppo disponibili solo in inglese e francese, un clamoroso passo indietro se si tiene presente che il precedente episodio, Star Ocean: The Last Hope, vantava ottimi testi in italiano. Come se non bastasse, non solo la traduzione in inglese risulta poco accurata, addirittura i sottotitoli utilizzano un font privo di traccia, tendono a perdersi in mezzo ai dettagli grafici e in più occasioni la loro transizione sullo schermo è sin troppo breve. Troppo spesso, quindi, si fatica a leggere i testi o non se ne ha proprio il tempo. Oltre al danno, aggiungiamo la beffa.

Star Ocean: Integrity and Faithlessness Da grande fan della serie, dare un giudizio a Star Ocean: Integrity and Faithlessness non è stato affatto semplice. I quattordici mesi di attesa dall’annuncio del titolo sono stati ripagati solo in parte da un gameplay parecchio divertente che, pur non eguagliandone il dinamismo, somiglia sempre più a quello della serie Tales of. È difficile non apprezzare l’introduzione dell’originale role system, che non solo offre un godibile livello di strategia, ma permette anche la totale personalizzazione del party (quantomeno per quanto riguarda lo sviluppo dei personaggi giocabili). D’altro canto, la trama e la caratterizzazione dei cast, indiscussi pilastri del genere JRPG, si sono rivelati piuttosto banali, talvolta solo abbozzati, e solo una ristretta cerchia di appassionati potrà apprezzarli appieno. La mancata localizzazione in italiano rappresenta il proverbiale colpo di grazia, accentuando una preoccupante e incontenibile tendenza che ormai non dovrebbe stupire, ma che di fatto lascia ancora l’amaro in bocca. Consigliamo l’immediato acquisto del titolo solo a chi nutra una forte passione per la serie; gli altri interessati farebbero meglio a recuperarlo successivamente, magari a buon mercato, anche perché la longevità ridotta all’osso non giustifica assolutamente l’investimento richiesto.

6.8

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