Recensione Star Raiders

Recensito il Live Arcade che recupera l'arcade di trent'anni fa

Versione analizzata: Xbox 360
recensione Star Raiders
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

L’immensità dello spazio affascina l’uomo da millenni. Esplorarlo a bordo di velocissime navette ulteratecnologiche utilizzando armi avveniristiche per difendere l’umanità da feroci conquistatori alieni è un topos ormai classico che ha da lungi perso la sua vena innovativa, ma che riesce spesso a mantenere una certa visionaria dignità, al cinema come nei videogames. I modi per abbattere anche questa dignità, però, non mancano.
Nel 1979 Atari rilasciava un videogioco molto ambizioso per la sua epoca. Star Raiders proponeva piuttosto complesse meccaniche di localizzazione e di avvicinamento alle navicelle avversarie, e diverse variabili di fuoco ad influenzare l’esito dei combattimenti, riprodotti su schermo da una embrionale grafica 3D ad 8 bit che oggi ci farebbe sorridere ma che in quegli anni bastava ai giovani eroi per immaginarsi sul serio al timone di potenti astronavi cosparse di pulsanti luminosi.

Facendo seguito al trend iniziato con Haunted House e Yar’s revenge, Atari continua a spulciare la sua mitica soffitta in cerca di titoli da rinverdire ed immettere sul mercato digitale. Oggi come trent’anni fa, il popolo spaziale dei Zylons volge alla conquista della Terra e spetterà ad un gruppo di giovani piloti di bella presenza salvare la situazione. Questa versione 2011 di Star Raiders renderà giustizia ai meriti dell’originale? La risposta è piuttosto impietosa.

Battlestar

Un’intera flotta aliena e solo noi a poterla contrastare. Questa reinterpretazione di Star Raiders ci propone un classico space shooter tridimensionale con visualizzazione in terza persona della nostra navetta. Una caratteristica del velivolo che avremo modo di comandare è che può assumere tre diversi assetti da battaglia: la modalità più leggera ha una capacità di fuoco non certo distruttiva ma è agile nei movimenti e può anche attivare un utile boost della velocità di volo; quella mediana sarà ovviamente più bilanciata e quella più pesante sacrifica totalmente il movimento, non per nulla è chiamata “Torretta”, in favore di proiettili dalla potenza notevole.
La gradita possibilità di cambiare in ogni momento tipologia di fuoco a seconda delle necessità è l’elemento più riuscito di questa produzione, che però non ha molte altre frecce al suo arco.

Le buone intenzioni del team di sviluppo Incinerator sono vanificate da una resa alquanto discutibile dell’inutilmente complicato sistema di controllo, che non è mai spiegato al giocatore in profondità se non cartelli e schermate praticamente incomprensibili: le azioni basilari come il muoversi e il fuoco primario sono abbastanza intuitive (levetta analogica - grilletto destro), ma un lock-on sul bersaglio più molesto che utile, un bug che dimentica a momenti alterni l’assegnazione delle tre modalità di trasformazione ai relativi tasti del pad ed una confusa interfaccia utente con tanto di navigatore impreciso contribuiscono a creare un ambiente ostile anche al giocatore con le migliori intenzioni.
A parte questo, però, sarà proprio la fondamentale ripetitività del gioco ad emergere prepotentemente con lo scorrere dei livelli: tutto ciò che ai nostri piloti è chiesto di fare è in effetti di sparare senza sosta alle unità nemiche, abbattendo obiettivi più o meno grandi e vistosi. Il gioco tenta timidamente in alcune occasioni di lenire questa nefasta sensazione proponendo obiettivi in apparenza più variegati, come lo scortare una fregata lungo il suo tragitto, ma che in concreto si traducono ancora una volta nella solita invariata caccia al nemico: la noia è l’arma più pericolosa in mano agli Zylon, e da questa non avremo scampo.
Tutto ciò accade ad un ritmo blando e pesante, che non comunica assolutamente il senso di velocità che si suppone sia proprio di navicelle interstellari: la negazione ontologica di WipeOut.
Rincara la dose un elemento ulteriormente tragico, che annulla ogni senso di sfida che potremmo trarre dal gameplay di Sta Raiders, che per gli amanti di questo genere di combattimenti spaziali è per ora una scelta quasi obbligata data la penuria di alternative: non esiste alcuna intenzione di difficoltà, dato che, se dovessimo perdere gli scudi e tutta la nostra energia sotto i colpi degli avversari, non subiremo nessuna penalità né dovremo ripetere il livello in corso, che sia dall’inizio o da un checkpoint; semplicemente ricompariremo entro pochi secondi nel punto in cui siamo stati abbattuti, in piena salute e con le armi al massimo come nulla fosse accaduto, liberi di proseguire con la missione senza perdere i progressi già ottenuti. Questa circostanza in fin dei conti vanifica anche la ragion d’essere delle tre modalità di fuoco di cui abbiamo parlato, e farà probabilmente inorridire i giocatori più abili che fossero stati disposti a passare alle difficoltà sollevate dal farraginoso sistema di controllo e dalla poca ispirazione del level design.

Vuoto Cosmico

La presentazione è un altro campo in cui Star Raiders lascia piuttosto a desiderare. Oltre alle premesse della banale trama raccontata da immagini statiche in stile fumetto dal design non particolarmente ispirato, fin dall’inizio colpiscono negativamente le minuscole dimensioni del carattere, inadatto ad un qualsiasi TV widescreen, con cui sono redatti i sottotitoli delle brevi scene recitate: la lettura dei messaggi, per quanto sia in questo caso un esercizio totalmente superfluo, è difficoltosa e genera un certo senso di fastidio.
Solo leggermente migliore la visualizzazione della mappatura dei controlli sul pad: il problema è che dovremo per forza di cose sforzarci di non ignorarla ed anzi assimilarla e memorizzarla nonostante le difficoltà visive, e lo stesso vale per i ragguagli sulla missione in corso lunghi anche molti paragrafi: saltandoli a piè pari potremo ritrovarci a giocare parecchio spiazzati e non pienamente coscienti delle possibilità di fuoco e di movimento della nostra navicella. Non che questo, come già sottolineato in precedenza, sia un grosso problema data la nostra immortalità.
Passando per dei menu di sistema confusionari e caotici, le fasi giocate vere e proprie ci accolgono finalmente con stages cosmici discretamente ampi, in cui però alla buona definizione della grafica non si affianca né un livello di cura per il dettaglio che vada oltre la sufficienza né un ritmo particolarmente veloce ed incalzante che ci permetta di soprassedere sulla povertà del colpo d’occhio.
Possiamo fare un’eccezione per il generalmente accettabile design delle astronavi, di cui sarebbe in fin dei conti cinico troppo rimarcare il non eccezionale polycount o l’esiguo numero delle tipologie presenti; accontentandoci del minimo sindacale potremmo persino riuscire a non lamentarci eccessivamente del comparto sonoro del titolo, che ci propone tracce vintage da cabinato, effetti sonori fastidiosi e non troppo diversificati ed una recitazione degli intermezzi narrativi da dimenticare.

Star Raiders Atari persevera nel riproporre al pubblico vecchie glorie in versione riveduta e corretta per il pubblico del 2011. Se è pur vero che titoli come Star Raiders difficilmente possono oggi godere della stessa importanza e della portata innovativa dei tempi passati, questo non giustifica una serie di evidenti sviste concettuali e di design che denotano forse incuria della programmazione, o più banalmente una release troppo affrettata. A voler ben guardare, non è del tutto assente un certo potenziale, ma il ménage geneticamente ripetitivo, una presentazione che ha quasi del masochistico e la totale mancanza di senso di sfida non perdonano: Star Raiders è un prodotto a conti fatti incompleto veramente arduo da consigliare.

4.5

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