Recensione StarCraft 2: il Debito dei Diavoli

La Battaglia tra Terran, Protoss e Zerg infuria, cosa farà Jim Raynor?

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Starcraft è senza ombra di dubbio una tappa fondamentale nella storia dei videogiochi. Non si ricorda solo perchè è uno strategico in tempo reale praticamente perfetto, o per il bilanciamento da manuale, ma anche per la curatissima storia che univa le missioni della campagna, per il fascino degli alieni che popolavano l'ambientazione, e per il carisma di personaggi come Jim Raynor, Sarah Korrigan, Tassadar e molti altri. Il seguito, Wings of Liberty, continua, dopo anni, sulla stessa lunghezza d'onda, fornendo un rifinitissimo videogioco senza dimenticare una narrativa all'altezza. E' piuttosto triste quindi, vedere personaggi tanto amati -nel nostro caso Jim Raynor- non ricevere un trattamento all'altezza da parte degli autori dei libri ispirati all'opera Blizzard. Starcraft II: Il Debito dei Diavoli narra le gesta del nostro sceriffo di frontiera preferito anni prima dell'inizio del primo videogioco, quando Raynor, veterano della compagnia di marine d'élite dei Diavoli del Paradiso, tira avanti vivendo come un ladro, truffatore, contrabbandiere e ubriacone in compagnia del suo ex commilitone, ora compagno di malefatte, Tychus Findlay. Il libro ci accompagna mentre fugge dal braccio armato della legge e dalle spietate bande rivali, mentre indugia in facile e autodistruttiva decadenza nei peggiori locali del settore Koprulu e nel suo scontro con un antico e pericoloso nemico e, infine, nella scoperta del suo lato morale, che lo condurrà al prevedibile ravvedimento, fino all'arrivo nella colonia di Mar Sara dove lo troviamo nel videogioco in qualità di sceriffo.

Purtroppo, Il Debito dei Diavoli non è un buon libro. Non fraintendeteci, è una lettura ragionevolmente piacevole, leggera, e se amate Starcraft e Jim Raynor potreste volergli dare un'occhiata, se non altro per completezza. L'autrice, Christie Golden, ha messo insieme un'opera di mestiere scritta, alla meglio, in maniera molto poco ispirata. La trama, per quanto ci prova, non riesce ad essere più interessante dello stretto indispensabile per evitare di abbandonare il libro a metà: non vi troverete a smaniare per sapere cosa succede, non proverete alcun desiderio di leggere un'altra pagina, anche perchè la storia è talmente scontata e prevedibile che è molto probabile che avrete già capito cosa starà per succedere parecchio prima di leggerlo. Soprattutto, viene totalmente sprecata la ricchezza dell'ambientazione di Starcraft che lodavamo all'inizio. Se non fosse che di quando in quando si nominano astronavi e raggi laser, ci si potrebbe facilmente dimenticare che l'anno è il 2494: i personaggi, le situazioni, le tematiche e gli stereotipi (e su questo torneremo fra un attimo) sono tutti pesantemente presi in prestito dal genere western, e non immaginatevi qualche piacevole ibrido come Firefly o Cowboy Bebop, in cui elementi fantascientifici si miscelano con elementi western per creare qualcosa di nuovo.

Perfino astronavi e raggi laser qui svolgono la funzione di carrozze e fucili, senza alcun vero valore aggiunto: la stessa identica vicenda si sarebbe potuta svolgere nel Far West americano di un paio di secoli fa, senza dover sacrificare assolutamente nulla. Per essere corretti, aggiungiamo che tutto questo è probabilmente voluto: in copertina giganteggia la Colt di Raynor, un'antica pistola che spara proiettili che è una sorta di suo feticcio e che incoerentemente si trasforma nel simbolo della sua crescita interiore. Se anche fosse davvero una scelta consapevole dell'autrice, non ci sembra una buona idea. Dicevamo degli stereotipi. Già, probabilmente questo è il difetto più evidente e fastidioso. La Golden non sembra essere in grado di concepire personaggi non stereotipati. Lo sceriffo è un severo e orgoglioso tutore della legge che sovrintende alla sua periferica giurisdizione con pugno di ferro, che sviluppa un rapporto di sfida quasi cavalleresca con Raynor e Findlay. Questi sono inevitabilmente delinquenti che si godono la vita, non uccidono quando non necessario e vedono nello sceriffo un divertente diversivo nelle loro altrimenti noiose scorribande. La taverna (il Wicked Wayne, le cui ultime due lettere dell'insegna sono bruciate, creando il prevedibilissimo nomignolo di "Wicked Way") è tutto quello che vi aspettereste di trovare in un saloon del Far West, dall'oste che dispensa consigli di vita ai tavoli di poker, alle prostitute furbe, capaci di cavarsela in ogni situazione e sempre più dalla parte dei fuorilegge che dello sceriffo, e così via. Sarebbe piacevole se fosse un gioco dell'autrice, se fosse una parodia.

Purtroppo non lo è, e il tutto risulta un tentativo goffo, forse anche patetico, di creare pathos e senso di epicità che fallisce fragorosamente. Il tutto è reso ancora più tragicomico dai dialoghi, artificiosamente pompati al punto di risultare del tutto inverosimili. Ve ne citiamo uno, giusto per darvi un'idea: "E' nostro dovere, diavolo, la nostra vocazione liberare quei crediti in modo che possano fare qualcosa di davvero importante". "Come permetterci di pagare bistecche, drink e donne." "Tanto per cominciare!" "Hai un cuore d'oro, Tychus. Non ho mai incontrato uno tanto altruista in vita mia. Dannazione, ho le lacrime agli occhi." "E' uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo." L'idea è che il lettore prenda sul serio questo genere di fraseggio che si ripropone sempre, nelle scene d'azione e nei momenti tranquilli, quando i personaggi sono allegri o quando sono tristi, chiunque sia l'interlocutore e qualunque sia la situazione.

StarCraft: il Debito dei Diavoli Insomma: Il Debito dei Diavoli è un libro che è scritto abbastanza bene da permettervi di arrivare fino all'ovvia conclusione, ma dopo la lettura vi troverete senza una sola cosa che vi abbia davvero colpito, perlomeno in positivo. Viceversa, aspettatevi di rimanere con un bel po' di amaro in bocca se amate Starcraft: Christie Golden non riesce assolutamente a rendere giustizia al vibrante universo di Blizzard. E' un libro che solo un fan sfegatato potrebbe apprezzare.

5.5

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