recensione StarCraft II

Il ritorno del Re

StarCraft II

Videorecensione
StarCraft II
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 Enrico Spadavecchia Enrico Spadavecchia è un avido collezionista ed esagitato videogiocatore dai tempi del Commodore 64 e delle sue righe colorate. Ex giocatore accanito di Counter Strike, in giovane età ha compiuto la stupidissima impresa di completare Quake II a livello hard senza scendere mai sotto i 100 punti ferita. Ostinato retrogamer e sostenitore delle produzioni indipendenti, non disdegna le offerte del mercato attuale, soprattutto FPS e avventure grafiche. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Mezzanotte del 27 luglio 2010, circa un milione di videogiocatori nel mondo ha già prenotato una copia del gioco, alcuni di loro si trovano accalcati nei negozi in occasione dei launch party, per ritirare lo scatolone della limited edition, alcuni effettuano il download del client da battle.net; i più fortunati, che, con metodi più o meno leciti sono riusciti ad avere già per le mani la confezione cartonata del gioco, fissano la barra di progresso dell’installazione. I dodici anni di attesa sono terminati, ancora qualche minuto ed eccola lì, la prima schermata di gioco, in tutto il suo splendore. È così che la maggior parte dei fan di starcraft ha affrontato il dayone del secondo titolo della serie, per tutti gli altri sarà bene tornare un po’ indietro nel tempo.

La nascita dell’hype

Correva l’anno 1998, il mercato degli RTS contava già un discreto numero di titoli di rilievo e gli standard delle meccaniche di gioco erano ben consolidati, quando la casa produttrice californiana più amata dai nerds di tutto il mondo, la Blizzard, lanciava il suo primo RTS sci-fi, reduce del successo dei primi due Warcraft. Il gioco narrava le vicende riguardanti i conflitti spaziali fra le forze militari terrestri e quelle di due razze aliene, gli Zerg e i Protoss; non rappresentava una grande innovazione sul piano tecnico né sulle meccaniche di gioco, già presenti in tutti i titoli di strategia in tempo reale già in commercio, ma grazie all’incredibile equilibrio fra le unità a disposizione delle tre fazioni e all’appoggio della piattaforma Battle.net, Starcraft sarebbe diventato di lì a qualche anno l’RTS più giocato online da utenti sparsi in tutto il mondo, nonché uno dei titoli per pc più venduti della storia, con 11 milioni di copie vendute nel solo anno di debutto. Con l’uscita dell’espansione Brood War, Starcraft entrò a far parte delle ‘discipline’ delle WCG, le olimpiadi dei videogiochi, e per molti anni contò un numero spropositato di appassionati, soprattutto in Corea del Sud, dove si toccarono picchi imprevedibili di fanatismo, fino allo svolgersi di tornei televisivi con tanto di telecronaca e tifo da stadio.

Starcraft oggi


12 anni dopo, rieccoci nello spazio, fra vecchie conoscenze e nuovi loschi figuri, ad affrontare la campagna dei ribelli Terran. Starcraft II, infatti, come già annunciato nel 2008, vedrà la luce in 3 corposi episodi, ognuno dedicato alla campagna singleplayer di ciascuna fazione. Questa scelta, seppur discutibile dal punto di vista prettamente monetario (l’intera esperienza di gioco costerà ai giocatori circa 180€), ha permesso a Blizzard di sviluppare campagne singleplayer composte da una trentina di missioni, l’equivalente del totale delle missioni presenti nel primo capitolo. Wings of Liberty quindi seguirà le vicende dell’ex sceriffo Jim Raynor, che dopo un restyling grafico non indifferente, sembra aver perso il monociglio e la pelata in favore di un look molto più aggressivo e adatto alla figura del leader dei ribelli.
Il primo impatto col gioco, grazie anche all’elevata qualità dei full motion video alla quale Blizzard ci ha abituati da sempre, è a dir poco esaltante. L’ottima direzione artistica, la cura maniacale per il dettaglio e l’altissima qualità dello storytelling spiegano immediatamente gli oltre 100 milioni di dollari spesi per la realizzazione del gioco. Davvero inaspettato, quindi, che un gioco ormai da anni famoso solo per la componente multiplayer, potesse offrire una campagna singleplayer così curata ed accattivante, ottimamente realizzata sotto tutti gli aspetti, al punto da rimandare, in alcuni casi, il feroce impulso di lanciarsi in sfide online appena installato il gioco.
La modalità di gioco è rimasta pressoché invariata rispetto al primo Starcraft e le azioni di base restano le stesse; quello che fermerà i più dall’abbandonare la campagna singleplayer, oltre che l’interesse per l’evolversi delle vicende di Raynor e soci, è l’impressionante varietà fra le missioni da affrontare. Non ci capiterà mai, infatti, di imbatterci in missioni simili fra loro; le minacce saranno sempre varie ed imprevedibili, a volte date dall’instabilità del territorio sul quale attraccherà la nostra astronave madre, a volte date dalla scoperta graduale delle nuove risorse a disposizione dei nostri nemici.
Ogni missione sarà intervallata da delle soste sul ponte della nostra nave spaziale, in cui potremo assistere a sfiziose scenette fra i componenti dell’equipaggio; non si tratta di un espediente creato soltanto per sfoggiare la nuova aria western di Jim Raynor: dal ponte di comando sarà infatti possibile accedere a tutta una serie di potenziamenti essenziali per lo sviluppo della propria strategia di gioco. I potenziamenti variano dall’utilizzo di tecnologie ‘rubate’ ai Protoss e agli Zerg, all’incremento delle qualità difensive e offensive delle singole unità a disposizione. Inoltre sarà possibile reclutare squadre di mercenari, utilissimi rinforzi da chiamare in soccorso nei momenti di difficoltà.
Discrete aggiunte sono state apportate alla schiera di unità a disposizione delle tre fazioni, si tratta del 40% in più oltre a quelle già aggiunte da Brood War, e alcune delle unità preesistenti sono state aggiornate con nuove caratteristiche e abilità; saranno assenti, invece, le unità ‘eroiche’ che avevano caratterizzato, e in qualche modo monopolizzato, il gameplay di Warcraft 3.
Per rendere più completa l’esperienza di gioco è stata implementata la modalità sfida, oltre che l’ormai immancabile sistema di achievements, qui ribattezzati come “imprese”. Gli achievements spingeranno molto spesso a rigiocare ogni missione e alcuni di essi, soprattutto quelli conquistati nella modalità sfida, sbloccheranno degli elementi da sfoggiare nel proprio profilo utente, come emblemi e ritratti del giocatore.
L’esperienza singleplayer di Starcraft 2 si rivela quindi solida ed appagante, un trionfo inaspettato per chi aveva già etichettato il gioco come multiplayer oriented; portata a termine la campagna terran non vedremo l’ora di mettere le mani sui successivi episodi della trilogia, Heart of the Swarm e Legacy of the Void, un po’ per la curiosità riguardo gli eventi narrati, un po’ per scoprire quali trovate narrative Blizzard riuscirà a tirar fuori per caratterizzare personaggi ‘difficili’ come gli Zerg. Nell’anno (o più) di attesa però non resteremo di certo a fissare sconfitti il menù di gioco, senza notare l’imponente pulsante “Multigiocatore”.

Battle.net galactica


Con oltre 12 milioni di utenti attivi, Battle.net è il servizio gratuito di gioco online più frequentato al mondo; da circa un anno ha subito un’opera di svecchiamento da parte degli sviluppatori, i quali hanno introdotto, oltre alla totale localizzazione nelle più comuni lingue europee, la possibilità di riunire in un solo account le informazioni riguardanti tutti i giochi supportati, e riunire i contatti in un’unica lista amici, come già visto su altre piattaforme come Steam, per citarne uno. Da qualche mese, inoltre, è stata implementata l’interazione con Facebook; questa nuova feature, che capeggia nel menu principale, ci consentirà di aggiungere alla buddy list di battle.net i nostri amici, direttamente dal social network, e viceversa.
Il coinvolgimento nell’azione di gioco multiplayer è rimasto pressoché invariato rispetto al primo Starcraft, come evinto dalle sessioni di gioco in beta testing; ogni razza resta contraddistinta da caratteristiche peculiari e richiede un approccio strategico completamente differente dalle altre, così diverse e allo stesso tempo equilibrate. L’aggiunta delle nuove unità, quindi, sembra non aver intaccato in nessun modo quell’equilibrio, se non in maniera infinitesimale (non dimentichiamo che la perfezione raggiunta dal primo Starcraft è merito di quasi un decennio di continue revisioni e correzioni, patch dopo patch).
Il successo nelle partite multiplayer di Starcraft 2, come accadeva nel suo predecessore, è strettamente legato allo speed-clicking e alla padronanza dell’uso degli shortcuts, oltre che alla pianificazione anche a livello teorico, è proprio il caso di dirlo, delle strategie di attacco e difesa; si consiglia, pertanto, ai novellini, di fare pratica il più possibile in modalità singleplayer o skirmish, per evitare di incorrere in una lunga serie di umilianti sconfitte, alle quali, a dirla tutta, non saranno immuni neanche i giocatori un po’ più esperti.
Starcraft online resta infatti un’esperienza di gioco strettamente legata alla skill del giocatore, ma grazie all’implemento di un sistema di raggruppamento dei giocatori in base all’abilità, molto simile a quello adottato da Quake Live, ci si troverà, il più delle volte, ad affrontare avversari alla nostra portata.
I server di gioco brulicano già di gente da tutto il mondo, e trovare un avversario per una partita veloce è semplice ed immediato e la lag è minima nonostante il traffico massiccio di utenti in questi giorni; le mappe più inflazionate restano quelle già viste nella beta, ma grazie all’editor incluso nel gioco, la rete sarà presto invasa da un numero sempre crescente di mappe create dai giocatori.
Battle.net rappresenta un solido supporto allo svolgimento delle partite online, tuttavia il login obbligatorio ai server di gioco determina la totale impossibilità di organizzare partite in LAN, una limitazione che in determinate circostanze potrebbe risultare davvero fastidiosa.

Analisi tecnica


Il nuovo nato in casa Blizzard vanta un comparto tecnico di tutto rispetto, appoggiato da un engine altamente scalabile, in grado di girare con un’ottima resa anche su macchine di fascia media. Le mappe sono ottimamente realizzate e dotate di una discreta varietà, così come le unità, molto ben caratterizzate e animate in modo molto convincente. La cura per i dettagli è a dir poco maniacale e i modelli 3D delle singole unità sono frutto di una lavorazione artistica tale da far dimenticare un conteggio poligonale non propriamente all’altezza dei titoli per PC di questa generazione.
Ottimo anche il comparto effetti particellari capace di dar letteralmente vita alle battaglie con effetti specieli degni di questa generazione.
Il comparto sonoro ci regala momenti di assoluta estasi adrenalinica, quando necessario, e ci sollazza nei momenti più tranquilli a bordo della ‘vecchia signora’ con una colonna sonora degna del budget investito per la realizzazione. Decisamente curato anche il doppiaggio, completamente in italiano, di ogni dialogo.
Niente da dire riguardo i controlli, semplici e intuitivi, supportati da una vasta gamma di scorciatoie, già ampiamente collaudati e sviluppati per essere più vicini possibile a quelli dell’originale Starcraft.

StarCraft II Checché gli haters ne dicano, Wings of Liberty non rappresenta un mero rifacimento del primo capitolo della saga in alta definizione. Abbiamo di fronte il glorioso ritorno di un mito indiscusso, un solidissimo ed equilibrato RTS moderno, forte si del nome che porta, ma anche di una realizzazione praticamente impeccabile. Lo consigliamo anche ai non amanti del genere, che, con la giusta dose di pratica, potranno entrare a far parte dell’esperienza singleplayer e multiplayer più completa e soddisfacente per quanto riguarda gli strategici in tempo reale.

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