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Recensione StarDrive 2

Torna lo strategico 4X di Zero Sum Games: razze improbabili, una personalizzazione totale delle partite e tante opzioni diplomatiche. Ma ancora qualche problema sul fronte delle battaglie spaziali

Versione analizzata: PC
recensione StarDrive 2
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  • Pc
Carlo Cicalese Carlo Cicalese respira, mangia e sogna mondi videoludici dal 1995, aspira a diventare uno dei migliori comunicatori italiani del settore e migliorare la percezione del medium videoludico nel grande pubblico. É un fanboy di Warhammer 40.000, quindi lanciategli un "For the Emperor!" su Facebook e Twitter per farvelo amico.

Il primo capitolo della serie StarDrive, uscito nel 2013, non passerà certo alla storia per la qualità tecnica del prodotto, sofferente per via di alcuni bug mai effettivamente corretti dallo sviluppatore Zero Sum Games.
Va detto, comunque, che il creatore non ha ignorato le rimostranze degli utenti per semplice sciatteria: piuttosto, ha sfruttato questi feedback nello sviluppo del seguito StarDrive 2, uscito in queste settimane, che effettivamente rappresenta una versione riveduta e corretta del concept di base, con alcuni raffinamenti come una migliore interfaccia utente, che permette di tenere sotto controllo tutte le informazioni importanti da quasi ogni schermata.
Questo non implica che il titolo sia perfetto, anzi: le meccaniche legate alle battaglie spaziali sono ancora troppo semplici, facilmente annullabili con tattiche barbine, mentre le missioni "a terra" risultano tuttora una versione molto indebolita degli strategici a turni simil-XCOM. Eppure, qualche freccia nel suo arco, questo nuovo StarDrive ce l'ha.

Idee interessanti...

Per chi non avesse familiarità con la serie, StarDrive 2 è uno Strategico a Turni 4X ad ambientazione spaziale, che richiama le meccaniche di titoli più o meno famosi come Master of Orion, Galactic Civilization e Endless Space. L'obiettivo, insomma, è quello di creare ed espandere il proprio impero stellare, colonizzando e sfruttando i pianeti disseminati nella mappa di gioco.
Le civiltà attualmente disponibili sono nove e includono sia la classica Federazione Umana che razze più curiose come la Teocrazia Ralyeh, composta da esseri con la faccia da polipo ossessionati con la morte (un chiaro riferimento al Culto di Cthulhu), o l'Alveare Opteris, ovvero un gigantesco organismo cibernetico che agisce come una sorta di Skynet galattico. Ci sono pure i Kulrathi, popolo di orsi bipedi fortemente ispirato al Giappone Feudale. Nonostante ogni razza abbia un proprio set di attributi positivi e negativi, questi possono essere sostituiti con quelli di un'altra razza oppure personalizzati in un apposito menu, una scelta mirata ad aggiungere un po' di varietà dopo numerose partite. L'unica impostazione effettivamente immutabile è l'aspetto dei soldati di terra e delle astronavi schierabili, il cui design cambia sostanzialmente da una razza all'altra e che comprende classiche navi massicce e altre più dinamiche.
Caratteristica ereditata dal primo StarDrive è la possibilità di personalizzare l'equipaggiamento delle navi della propria flotta. Grazie alla pratica sezione Cantiere, infatti, è possibile creare nuove unità partendo dalle strutture di base, o chassis: questi corrispondono a classi diverse di navi come Fregate, Incrociatori e Navi da Battaglia, su cui vanno sistemati moduli difensivi (sezioni di corazza, generatori di scudi), offensivi (cannoni, armi a raggi e razzi di varia natura e stazza, dalle microscopiche point defense alle versioni massive per Battleship e Titani) e utilità di sistema (generatori di energia, motori, jammer elettromagnetici). Nonostante il primo pensiero, di fronte a tale apparente libertà di assemblaggio, sia quello di creare navi piene di laser e razzi, il sistema di personalizzazione di StarDrive 2 impone dei paletti di buon senso, rappresentati dalla necessità di equipaggiare le munizioni giuste per le armi selezionate (scatole di proiettili fisici o accumulatori energetici per quelle a raggi) e in quantità adeguata per evitare di rimanere inermi nel corso della battaglia, nonché da una checklist di componenti obbligatori per poter "salpare", come motori e reattori.
Come in ogni buon strategico 4X, anche StarDrive 2 la Ricerca ricopre un ruolo importante nell'avanzamento della civiltà, con lo sblocco di edifici vitali, avanzamenti tecnologici e classi avanzate di astronavi.
Divisa in sei categorie, tra le quali spiccano "Sviluppo Socio-Economico", "Scienze Bio-Chimiche" e "Ricerche Sperimentali", la Ricerca permette di avanzare in un ambito alla volta e, per ogni livello, in una soltanto solo delle tre tecnologie a disposizione. Queste restrizioni impongono un'attenta e preventiva pianificazione del percorso scientifico che si intende affrontare nel corso della partita, soprattutto alla luce dei crescenti costi in termini di Punti Ricerca e dei malus derivanti dall'espansione coloniale. Per fortuna la progettazione del piano di battaglia viene aiutata dalla possibilità di consultare liberamente i vari tech tree completi.

Le tecnologie tralasciate dai nostri ricercatori non sono definitivamente perse, fortunatamente, ma possono essere recuperate attraverso accordi diplomatici più o meno vessatori con i capi delle civilizzazioni concorrenti.
Oltre ai classici patti di non aggressione, scambi commerciali e cessioni di risorse strategiche e insediamenti (o meglio, pianeti), infatti, la componente politica dello strategico di Zero Sum Games permette di scambiare anche le conoscenze tecnologiche acquisite, in cambio di controparti di almeno lo stesso valore. Ad aggiungere profondità a questo sistema, altrimenti indistinguibile dai concorrenti, troviamo un sistema di Tolleranza, che misura l'approvazione dei nostri sudditi nei confronti delle nostre azioni diplomatiche e diminuisce in base all'importanza delle transazioni proposte, e alcuni tratti razziali, che impongono limiti e condizioni agli scambi (i Cordrazine, per esempio, non accettano proposte su cui non possano vantare un vantaggio di almeno il 25% del valore complessivo, mentre i Pollop danno un valore superiore del 50% ai pianeti e ai crediti, sia loro che nostri, messi sul tavolo delle trattative).

... esecuzione maldestra

Come già accennato nell'introduzione, la gestione dei combattimenti è uno degli aspetti meno convincenti di StarDrive 2.
Nonostante la grande varietà di moduli sbloccati con il passare dei turni, le battaglie in tempo reale tra flotte astrali si risolvono spesso e volentieri in scontri ravvicinati, in cui le navi dell'IA -dai semplici pirati fino alle navi pesanti delle altre civiltà militariste- dotate quasi sempre di scudi, aggirano qualsiasi sistema difensivo bombardando costantemente le nostre unità con siluri elettromagnetici, disattivandole e lasciandole come grosse mucche spaziali da abbattere senza pietà. Questa capacità di imporre uno stunlock (vocabolo che prendiamo in prestito dal lessico degli MMORPG) sugli avversari, la cui durata, per assurdo, aumenta con il numero di attacchi subiti, sbilancia profondamente un sistema che, invece di sfruttare la varietà di equipaggiamenti e accoppiate possibili, favorisce un approccio quasi esclusivamente dedicato all'interdizione perpetua dell'avversario.
Le cose non migliorano con il combattimento terrestre, ovvero quello tra fanti normali e meccanizzati che, a un primo sguardo, ricorderebbe l'impostazione a turni della serie XCOM. Con poche ambientazioni disponibili e un numero esiguo di animazioni dei modelli appiedati, queste sezioni mettono a nudo i limiti di un engine grafico che, seppure in grado di renderizzare dignitosamente la superficie dei pianeti e delle astronavi durante i combattimenti, non viene usato alla stessa maniera per i dettagli che potremmo considerare "secondari", come l'arredamento degli scenari e i modelli dei soldati. Sembra quasi che questi ultimi elementi siano stati realizzati all'ultimo momento.
A dispetto di queste mancanze, StarDrive 2 offre diversi spunti interessanti, come gli eventi casuali disseminati per la mappa.
Accanto alla "semplice" scoperta di relitti, da esplorare con le truppe di terra, gli eventi più interessanti sono senza dubbio la scoperta di anomalie, sia sui pianeti che nello spazio, che vanno studiate nella sezione Ricerca, sotto forma di "progetti speciali" cui stanziare parte dei Punti Ricerca ottenuti a ogni turno. I risultati di queste scoperte sono generalmente bonus passivi per la propria razza ma, in alcuni casi, è possibile decidere di trasformarli in armi da utilizzare, con effetti devastanti, sui nemici.
Un altro automatismo che abbiamo apprezzato nelle nostre prove riguarda la condivisione del cibo fra le colonie del proprio impero. Spesso e volentieri, il generatore casuale di scenari creerà pianeti incapaci di produrre cibo che, purtroppo, saremo costretti a colonizzare, anche solo per preservare i nostri confini dalle ambizioni espansioniste di alcune civiltà come i Pollop. Per aiutare la crescita e il mantenimento della popolazione di questi insediamenti, le colonie che generano un surplus di risorse invieranno automaticamente aiuti con il primo cargo libero disponibile. Una piccola comodità nell'ambito di un sistema di management già di per sé complesso da gestire efficientemente.

StarDrive 2 StarDrive 2 è un buon esponente del genere Strategico 4X, che riesce a sopperire l’assenza di modalità multiplayer con un ampio sistema di personalizzazione dei parametri della partita: dalla dimensione della mappa alla quantità di pianeti presenti per sistema solare, dai tratti caratteristici della propria razza all’equipaggiamento di navi e fanteria. Il mancato bilanciamento di alcune tipologie di armi rende purtroppo inutile gran parte delle tattiche ipotizzabili, a favore del classico approccio del “mucchio selvaggio”, mentre le battaglie terrestri mancano di complessità e sembrano un’idea pensata e realizzata all’ultimo momento. La gestione multidisciplinare della Ricerca scientifica e la necessità di appianare i divari tecnologici con gli scambi diplomatici rappresentano comunque un’interessante alternativa alla solita gestione delle relazioni con le altre civiltà, che mira a ritardare il più possibile l’apertura delle ostilità. Insomma, fra alti e bassi la proposta di Zero Sum Games riesce comunque a distinguersi, risultando interessante per gli appassionati, con un suo proprio carattere, anche se meno brillante di altri congeneri.

7

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