Recensione State of Decay Year One Survival Edition

Il survival adventure di Undead Labs arriva su Xbox One dopo aver riscosso un buon successo su 360 e PC: ma nonostante il fascino dell'ambientazione, i numerosi problemi tecnici finiscono per rovinare in parte l'esperienza di gioco.

State of Decay Year One Survival Edition

Videorecensione
State of Decay Year One Survival Edition
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox One
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Al momento della sua uscita su 360 e PC, State of Decay è stato un fulmine a ciel sereno. Il titolo di Undead Labs ha saputo imporsi in un mercato difficile e affollato come quello dei survival horror grazie a dinamiche di gioco fuori dagli schemi, una profondità non indifferente e la presenza di un sistema di gestione delle risorse unico nel suo genere. Al netto di un comparto tecnico francamente poco esaltante, la produzione ha saputo mettere in campo idee "nuove", espandendo e rivisitando con grande ambizione uno dei generi più stantii del mondo videoludico. Di città minacciate da zombie poligonali se ne sono viste tantissime, nel corso degli anni, ma quella proposta dal titolo targato Undead Labs è sicuramente una di quelle che più ci hanno colpito.
Dopo circa due anni dall'uscita originale abbiamo finalmente tra le mani la versione riveduta e corretta del titolo, il cui annuncio ci aveva incuriosito non poco. In fin dei conti il punto debole del prodotto era proprio il comparto tecnico, e con l'aiuto dell'hardware della nuova ammiraglia di Microsoft speravamo che qualcosa fosse cambiato, che i frequenti cali di framerate tanto odiati nell'originale fossero spariti, spazzati via dalla maggiore frequenza di clock della CPU di Xbox One e da un chip grafico nettamente più performante. Purtroppo, però, non tutto sembra essere andato secondo i piani, e sebbene l'impatto visivo sia nettamente migliorato grazie alla risoluzione maggiore (1080p nativi) e ad una palette cromatica capace di far impallidire quella dell'edizione 360, il risultato finale ci ha lasciati abbastanza sconcertati e delusi. A tentare di giustificare l'esistenza di questa versione aggiornata del gioco ci pensa comunque l'ottima quantità di contenuti: il pacchetto comprende infatti entrambe le espansioni a pagamento pubblicate finora: Breakdown e Lifeline.

L'ENNESIMA APOCALISSE ZOMBIE?

State of Decay è sempre stato un survival fuori dagli schemi. Per quanto conservi nel proprio DNA l'attitudine al combattimento feroce ed altre caratteristiche tipiche di molti esponenti del genere, tali aspetti restano quasi sempre ai margini del suo impianto ludico, che - solitamente - sconsiglia caldamente questo tipo di approccio in favore di strategie volte ad evitare quanto più possibile gli scontri diretti con gli infetti. Il titolo di Undead Labs non è un horror nel senso stretto del termine: ci sono gli zombie, certo, ma non è sicuramente quello a rendere il tutto così interessante. Anzi, i non-morti in questo caso sembrano avere come unico compito quello di minacciare costantemente il giocatore per costringerlo ad utilizzare un approccio più difensivo, accentuando a dismisura la sensazione di impotenza che respireremo durante le nostre escursioni in cerca di cibo e medicine. Il vero fulcro del gameplay risiede proprio nelle dinamiche di gestione di tali risorse, dei nascondigli e dei suoi "inquilini". Ed il gioco, da questo punto di vista, talvolta riesce davvero ad essere spietato. Ogni giorno consumeremo un certo numero di risorse, necessarie per cibare e curare i nostri compagni. E dovremo anche cercare di accumulare abbastanza materiali per espandare le varie parti della casa, in modo tale da poter reclutare nuovi sopravvissuti o costruire torri di guardia con cui avvistare eventuali orde di invasori. Non mancheranno inoltre il classico ciclo giorno-notte e vari "status alterati": tutti i personaggi possono ammalarsi oppure affaticarsi, riducendo conseguentemente la durata della loro "stamina". In linea di massima, State Of Decay ricorda una versione potenziata dei vari survival MMO alla DayZ, con una timida cornice narrativa (è presente una flebile trama a fare da collante tra un'attività e l'altra).
Anche in questa riedizione, però, State of Decay non presenta alcun tipo di modalità online: la produzione di Undead Labs si presenta al giocatore come un sandbox single player intelligente, ben progettato e ambientato in una mappa dalle dimensioni abbastanza generose (non aspettatevi un'estensione "alla GTA", ovviamente). Sebbene l'ambientazione risulti a tratti un po' spoglia e poco varia, il mondo di State of Decay resta piuttosto convincente, perfettamente capace di dipingere su schermo l'angosciante senso di solitudine che un mondo post-apocalittico può e deve trasmettere.

Inizieremo a giocare nei panni di Marcus, ma la vicenda non ha un vero e proprio protagonista. Tutti i personaggi potranno morire, e saremo in grado di passare da un superstite all'altro in qualunque momento, tramite l'apposita funzione del menu gioco. E logicamente ciascun personaggio avrà le proprie caratteristiche specifiche: alcuni saranno più forti, altri più veloci e agili. Le missioni, invece, saranno generalmente molto simili tra loro, e spesso e volentieri si limiteranno a spedirci all'interno di una determinata area infestata dai non-morti, da liberare affrontando a viso aperto i numerosi nemici che le abitano. Queste missioni, complici anche una pessima gestione delle collisioni e un sistema di combattimento davvero molto rudimentale e mal calibrato, si sono confermate anche in questa riedizione come alcune delle parti meno riuscite del titolo. Decisamente più interessanti, invece, quelle in cui ci troveremo a resistere per un determinato periodo di tempo a varie ondate di mostri, sebbene il sistema di combattimento continui, anche in questi frangenti, a fare di tutto per metterci i bastoni tra le ruote. In particolar modo, abbiamo apprezzato la possibilità di costruire barriere per proteggere - almeno temporaneamente - le finestre delle abitazioni e barricarsi all'interno. Ci è capitato più di una volta di riuscire a fermare un'orda di zombie barricandoci in un edificio per poi scappare dal retro, e sono proprio queste le situazioni in cui il gioco si fa apprezzare maggiormente. L'unico modo per godere appieno di tutti gli aspetti positivi di State of Decay, in pratica, è cercare di combattere il meno possibile, perché l'imprecisione e la natura confusionaria degli scontri, a lungo andare, tendono a diventare davvero insopportabili.
In State of Decay: Year One Survival Edition potremo accedere fin da subito - selezionandole direttamente dal menu principale - ad entrambe le espansioni pubblicate per il gioco originale. Breakdown onestamente non ci ha convinto più di tanto, mentre Lifeline si è rivelato un DLC degno di nota, capace di aggiungere diversi contenuti interessanti. La prima si limita fondamentalmente ad introdurre gli "eroi", personaggi sbloccabili dotati di abilità particolari o armi speciali. Si tratta di un DLC completamente privo di storia, che ci lascerà in balia dei nostri cari amici zombie in un'eterna lotta per la sopravvivenza con livelli di difficoltà crescenti. Lifeline, invece, è esattamente l'opposto: un DLC story-based che ci metterà nei panni di una squadra di militari, con tutte le conseguenze del caso. Le nostre abilità con le armi da fuoco saranno quindi potenziate al massimo fin da subito, ed il nostro arsenale straripante di armi automatiche e semi-automatiche di ogni tipo. Le dinamiche di gioco non cambiano più di tanto (l'unica aggiunta degna di nota, da questo punto di vista, è la possibilità di caricare le risorse nel portabagagli della macchina per trasportarle più comodamente), ma l'idea di vivere l'intera vicenda da un punto di vista completamente diverso ci è piaciuta molto.

ZOMBIE (POCO) NEXT-GEN

Come abbiamo già accennato più volte durante l'articolo, tecnicamente il titolo si è dimostrato ancora una volta ben al di sotto della sufficienza. Il comparto tecnico di State of Decay, anche in questa versione rimasterizzata (che sarà disponibile per Xbox One e PC), continua su console a soffrire degli stessi problemi che avevano "rovinato" la versione per Xbox 360. Le animazioni sono pessime, e nei combattimenti sfiorano spesso e volentieri il grottesco; anche il framerate è altamente instabile, con visibilissimi cali che, quando ci troveremo a muoverci rapidamente da una parte all'altra della mappa a bordo di un'auto, non mancheranno di raggiungere valori a dir poco raccapriccianti. In Lifeline il numero di fotogrammi al secondo sembra leggermente più stabile, ma non è certo merito di una migliore ottimizzazione: bastano pochi passi nei dintorni del nostro quartier generale per notare come la draw distance sia ridotta, con strade che spariscono dopo pochi metri in una fitta nebbia bianca degna della Silent Hill dei tempi d'oro.

A completare il disastroso comparto tecnico del titolo troviamo inoltre bug che persistono nonostante le numerose patch, collisioni dubbie e compenetrazioni a profusione. Delle texture e della mole poligonale preferiamo non parlarne neanche, perché sono perlopiù rimaste invariate rispetto alla versione Xbox 360. All'epoca forse molti di questi difetti erano anche accettabili: ora decisamente no, neanche in un titolo in digital delivery a basso costo. Mentre li colpite, provate ad osservare attentamente le animazioni degli zombie senza scoppiare a ridere, se ci riuscite.

State of Decay Year One Survival Edition State of Decay: Year One Survival Edition è un prodotto molto ambizioso, forse anche troppo. Dal punto di vista del gameplay, il titolo di Undead Labs se la cava tutto sommato abbastanza bene, riproponendo tutto quello che di buono avevamo potuto sperimentare nella versione originale del gioco uscita due anni fa (e niente di più). I problemi vengono a galla soprattutto quando si vanno ad analizzare il comparto tecnico e il modo in cui vengono gestite le sezioni di combattimento. E non parliamo di mera qualità grafica (quella ha un ruolo marginale in un prodotto di questo tipo), bensì di performance decisamente insufficienti - con cali di framerate frequenti, animazioni a dir poco spartane ed altre problematiche che penalizzano sensibilmente l'esperienza di gioco. Al netto di queste - gravi - magagne, comunque, State of Decay continua ad essere un titolo divertente e, tutto sommato, abbastanza piacevole da giocare. Le meccaniche gestionali, che nell'impianto ludico della creazione Undead Labs hanno da sempre ricoperto un ruolo fondamentale, restano il vero punto forte del gioco; quindi se cercate un'avventura adrenalinica, con tanta azione e zeppa di combattimenti esaltanti, però, forse dovreste rivolgere altrove la vostra attenzione.

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