Recensione SteamWorld Dig

Torna l'avventura 2D ambientata in una strana Steampunk del selvaggio West

Versione analizzata: Playstation 4
recensione SteamWorld Dig
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Lo scorso agosto, un po' in sordina, è uscito sull'eShop del 3DS SteamWorld Dig, terzo titolo della software house svedese Image & Form.
Si è trattato del progetto più riuscito del team, che ha recuperato un setting particolarmente interessante dal suo primo (e poco brillante) Tower Defence, e l'ha utilizzato come scenario per un'avventura bidimensionale ben studiata. Le meccaniche di gioco ricordano da vicino quelle di Motherload, invitandoci a scavare nelle profondità della terra, alla ricerca di preziosi minerali con cui potenziare le caratteristiche del nostro personaggio. E visto che proprio Motherload si è “evoluto” ed è arrivato su Ps4 nella sua versione “Super”, perchè non tentare l'assalto al PSN? Ecco quindi che SteamWorld Dig: A Fistful of Dirt raggiunge la piattaforma Next-Gen di Sony, in un'edizione che -saranno felici anche i possessori di PsVita- supporta il Cross-Buy. Niente aggiunte contenutistiche o troppe rifiniture tecniche, se non l'aumento vertiginoso della risoluzione: anche su Ps4 SteamWorld Dig è quello di sempre. E per fortuna.

Scavando più a fondo

Rusty vaga da diverso tempo sotto il sole nel bel mezzo di un deserto che sembra non avere fine. Si sta dirigendo a Tumbleton, città natale di un suo vecchio zio, proprietario di una miniera e personaggio piuttosto noto ai suoi pochi concittadini. Il motivo di un tale viaggio è purtroppo infausto: il suo parente è stato infatti trovato in rottami pochi metri sotto terra. In rottami. Sì, perché il mondo di SteamWorld Dig è molto diverso da quello in cui viviamo. Il genere umano si è estinto nel corso del diciannovesimo secolo e la nuova specie regnante sulla Terra è composta da esseri come Rusty: robot assemblati da pezzi metallici e dall’energia derivata dal vapore.
La polverosa Tumbleton sembra in tutto e per tutto un piccolo villaggio dell’epoca dei cowboy, con un Saloon ed un Emprio d'altri tempi, e balle di fieno che si rincorrono sospinte dal vento. Ad accogliere Rusty ci pensa l’affabile Dorothy, che dopo avergli confermato la scomparsa dello zio, lo motiva a perseguire l’obbiettivo di riportare Tumbleton ai fasti di un tempo, scavando nella grotta di sua proprietà e recuperando tutti i tesori in essa contenuti.
Sono le strambe, ma simpatiche premesse di un’avventura che sembra avere come destinazione finale il centro della Terra. Inizialmente armato di un piccone arrugginito, il nostro avrà vita difficile. Rompere i blocchi, creare il primo tunnel e raggiungere le pietre preziose ben visibili nello scenario è un’operazione piuttosto lunga e persino noiosa. I mostriciattoli che di tanto in tanto vi sbarreranno la strada sono difficili da abbattere e la lanterna consumerà in fretta il petrolio costringendovi a risalire in superficie piuttosto spesso per ricaricarla.
Fortunatamente, superato l’impatto iniziale, SteamWorld Dig inizia a regalare gioie a profusione. Rivendendo i materiali raccolti a Dorothy, Tumbleton si ripopola progressivamente sia di facce nuove che di negozi in cui acquistare oggetti assai utili allacausa. Trivelle in miniatura spaccano la roccia con incredibile facilità. Un inventario più ampio vi permetterà di raccogliere un numero maggiore di pietre preziose. Prolungare la barra della salute renderà gli scontri con i vari mostri meno complessi da gestire.

Farsi prendere dalla smania di scavare ogni zolla di terra è un attimo, ma SteamWorld Dig è anche un gioco che pretende un certo grado di attenzione e progettualità. Tanto per cominciare potrà capitarvi di fare errori di valutazione e restare inesorabilmente bloccati sul fondo di qualche tunnel. Se è vero che teletrasporti istantanei e scale possono venirvi in aiuto, spesso dovrete abbracciare l’idea di utilizzare l’opzione per far saltare in aria l’avatar e ritrovarvi, privati di ogni tesoro raccolto, nel centro città. Inoltre vi capiterà di imbattervi in veri e propri livelli a parte, accessibili tramite specifici pertugi, dove l’uso del piccone è subordinato a salti millimetrici e piccoli enigmi da superare con l’uso del cervello. Questi stage, che riescono a dare una buona varietà all’avventura, nascondo al loro interno tesori particolarmente preziosi o nuove abilità che permetteranno a Rusty di scavare ancora più in profondità. Si tratta della possibilità di correre più velocemente del solito, per esempio, o di esibirsi in salti esorbitanti consumando parte dell’acqua che potrete accumulare sostando negli stagni presenti nel sottosuolo.

Il risultato è un’avventura che non tarda a diventare assuefacente e ben ritmata dopo. La frenesia di aprirsi un varco in ogni dove, deve fare i conti con la necessità di non scavarsi la tomba da soli. La progressione è insomma mai noiosa, vivacizzata dalla velocità con cui entrerete in possesso di nuovi power-up necessari per spingervi sempre più in fondo. Il tutto, inoltre, è ben supportato da un sistema di controllo preciso e per nulla confusionario, ben adattato ai tasti del DualShock.
Peccato, ma solo relativamente, per la durata dell’epopea sotterranea di Rusty: sei ore sono più che sufficienti per vedersela con il boss finale in uno degli scontri più noiosi e poco ispirati della storia dei videogiochi. Fortunatamente SteamWorld Dig è galvanizzato da un forte replay value, palesato da tutta una serie di tesori e potenziamenti acciuffabili e acquisibili anche dopo i titoli di coda.
Se il comparto tecnico non mostra chissà quali spettacoli tecnologici, nonostante il passaggio alla risoluzione Full HD di questa edizione Next-Gen , l’art design supera ampiamente la prova: tonalità calde e personaggi ben caratterizzati dipingono uno strano Far West robotico.
Non entusiasmante il sonoro: le musiche sono molto ispirate ma troppo poche, mentre gli effetti rappresentano forse il punto più debole della produzione.

SteamWorld Dig SteamWorld Dig recupera un po' di elementi da Spelunky e Terraria, ma sacrifica sia l'impostazione Roguelike che quella Sandbox, per costruire un'avventura in cui a guidare i ritmi di gioco c'è una precisa progressione ruolistica. Collocato in quel filone di action adventure 2D che sta riscuotendo sempre più successo, il titolo del team Image & Form riesce a brillare anche nel (poco affollato) store digitale di PlayStation 4. Grazie ad un art design molto curato, ad una struttura di gioco ben ponderata e stimolante, e ad un replay value che in parte mette una pezza sulla longevità non eccezionale, A Fistful of Dirt è sinceramente consigliato a chi cerca un buon titolo da alternare alle scorribande su Infamous.

8

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