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Recensione Steel Diver

Mancato l'appuntamento con il mercato PAL, il sottomarino Nintendo stuzzica gli utenti americani

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sono state spese molte critiche verso la line-up di lancio del 3DS di Nintendo, un console a suo modo rivoluzionaria, supportata solo in parte dalla casa madre con titoli di grande richiamo disponibili dal primo giorno.
Se gli early adopter europei hanno avuto la possibilità di lanciarsi nei cieli di Pilotwings e dedicarsi nuovamente alla cura dei cuccioli di Nintendogs, i corrispondenti statunitensi hanno ottenuto in gioco in più prodotto da Nintendo stessa: Steel Diver non è infatti arrivato in Europa in tempo per il lancio del nuovo portatile. Molti giocatori si sono chiesti se questo prodotto fosse proprio il titolo mancante, in grado innalzare la qualità media dei primi giochi disponibili, ma le recensioni della stampa d'oltre oceano hanno in parte frenato gli entusiasmi, accogliendo Steeldiver molto tiepidamente. Fortunatamente il gioco è arrivato da poco sugli scaffali italiani, e quindi tutti i giocatori possono farsi un'idea in autonomia. Magari scoprendo, come spesso accade, una di quelle perle nascoste bollate con l'etichetta di Sleeper Hit.

Da prototipo a gioco completo

L’idea alla base di Steel Diver arriva da lontano, in particolare da un prototipo di gioco per DS risalente al 2004, probabilmente ispirato a In The Hunt, shooter a scorrimento orizzontale in seguito ripubblicato anche su Sega Saturn e per la prima Playstation.
Rispetto a In The Hunt, però, il gameplay è profondamente differente: lo stile che avrebbe poi portato a Metal Slug dello shoot’em up di Irem è stato modificato per ottenere un titolo decisamente più lento e riflessivo, nel quale il movimento del sottomarino avviene agendo direttamente sui comandi rappresentati all’interno del touch screen della console.
Steel Diver rappresenta quindi un ibrido particolare, che unisce esplorazione dei fondali, combattimento contro altri sottomarini e navi da guerra, e uno spirito di fondo che lo accomuna a quello di molti puzzle game.

Tre Gusti diversi

Il gameplay di Steel Diver si articola in tre differenti tipologie di gioco, visualizzabili nei menu come tre opzioni ma che poi, all’interno dell’esperienza globale, vengono spesso collegate tra loro.
La prima e predominante è proprio quella basata sullo scorrimento orizzontale dello scenario, da destra verso sinistra: in ogni missione, tra le sette disponibili, dovremo attraversare un mare pieno di insidie, sia naturali, come l’eruzione di un vulcano sottomarino, sia di altro tipo, tra aerei che cercheranno di affondarci lanciando bombe di profondità dal pelo dell’acqua e altri sottomarini che cercheranno di bloccare la nostra avanzata verso la base nemica.
I mezzi da scegliere sono tre ed ognuno ha le sue particolarità: i controlli di base prevedono uno slider orizzontale per far aumentare la velocità dei motori, tanto in avanti quanto indietro invertendone la rotazione, e un secondo verticale per salire verso la superficie o scendere in profondità.
I controlli in comune si fermano qui, in quanto il primo mezzo, più agile degli altri, non permette alcuna rotazione sul suo asse: può però lanciare siluri dai boccaporti anteriori a da quelli superiori, andando a mirare verso la superficie del mare per affondare le navi di passaggio. Il secondo sottomarino ha una valvola centrale che gli permette di inclinarsi orizzontalmente, in modo da poter orientare correttamente il lancio dei siluri, possibile solamente dalla parte anteriore del mezzo. La rotazione non è però libera ma avviene su più scatti, sia in un senso che nell’altro; è invece a completa discrezione dell’utente per l’ultimo mezzo, il più difficile da gestire.
I vari tipi di sottomarino, quindi, rappresentano indirettamente anche i livelli di difficoltà proposti dal gioco, con un primo mezzo semplice da usare e in grado di debellare rapidamente le minacce provenienti da più direzioni, fino all’ultimo, che richiede una sensibilità notevole e interventi rapidi per poter essere gestito al meglio.
Proprio nei controlli si nota il grande lavoro svolto in fase di ottimizzazione: essendo immersi nell’acqua le correzioni effettuare alla rotta e alla potenza dei motori non si manifesteranno immediatamente ma con un certo ritardo, dovuto all’inerzia che il mezzo ha accumulato nei movimenti precedenti.
Bisogna quindi iniziare a giocare d’anticipo, impostante le manovre per tempo, soprattutto quando si dovrà evitare la collisione con il soffitto di una grotta naturale o schivare un siluro nemico, magari attivando nel contempo le contromisure elettroniche utili a guadagnare qualche secondo prezioso.
La seconda modalità di gioco cambia completamente il punto di vista, proponendo una visuale dal periscopio, per scandagliare la superficie del mare in cerca di bersagli. La rotazione della visuale è completamente gestita tramite il giroscopio integrato nella console, con il risultato che bisognerà girare su se stessi per potersi guardare intorno, esattamente come su un sottomarino vero. Sempre al touch screen sono deputati i restanti controlli, come lo zoom dell’ottica e la gestione del timone, in modo da andare in immersione rapida per evitare di essere colpiti.
Infine è presente un minigioco strategico intitolato Steel Commander, basato su un tabellone a griglia e giocabile sia contro l’intelligenza artificiale del gioco che contro un amico dotato di 3DS, anche se sprovvisto della cartuccia grazie al supporto del Download Play.
Lo stile ricorda una battaglia navale con una dose aggiuntiva di strategia, in quanto le navi si possono muovere per cercare il sottomarino nemico all’attacco dei nostri mercantili, cercando di affondarlo prima che riesca a decimare la nostra armata.
Le varie modalità di gioco sono interconnesse tra loro in quanto alla fine di ogni missione bidimensionale è presente una breve fase di caccia con il periscopio, utile per sbloccare delle decalcomanie da poter applicare sul sottomarino nelle missioni successive.
Anche durante i turni di Steel Commander la fazione all’attacco avrà alcuni secondi di battaglia dal periscopio per poter mettere a segno i propri colpi.

Action o puzzle?

La modalità principale di Steel Diver ricorda davvero un puzzle game, grazie alla tipologia di gameplay che propone: nelle missioni iniziali basterà mettere al massimo i motori, avendo l’accortezza di variare la profondità di navigazione in modo da non scontrarsi con l’ambientazione naturale presente, tra zone rocciose, coste frastagliate e aree più aperte, con fondo sabbioso.
Rapidamente, però, la difficoltà inizierà a crescere, soprattutto con la presenza delle prime unità nemiche, in grado di utilizzare siluri e bombe di prossimità per fermare la nostra avanzata.
La sfida non è mai particolarmente alta ma la vera battaglia è contro il cronometro: finire una missione nell’intervallo temporale prefissato è quasi sempre abbastanza semplice; migliorare progressivamente, in modo da sfruttare tutte le correnti sottomarine presenti e senza perdere secondi preziosi negli scontri, è decisamente più arduo.
Un discorso a parte va fatto per i boss, dal classico calamaro gigante alla nave corazzata, che cambieranno sostanzialmente il gameplay, obbligando il giocatore a brusche manovre, spesso attivando i motori al contrario per arretrare.
Proprio questi scontri sottolineano la grande differenza nella guida delle tre tipologie di sottomarino, in quando l’uso dei siluri varia pesantemente tra un mezzo e l’altro.

Il mare in 3D

Sia nei livelli a scorrimento che in quelli dal periscopio l’aspetto grafico è decisamente ben confezionato: nel primo caso i fondali marini sono disseminati di dettagli, con banchi di pesci grossi solo pochi pixel che si muovono ritmicamente al nostro passaggio, microscopiche bolle che fuoriescono dal sottomarino in manovra e tante altre piccole chicche.
L’effetto finale è quello di simulare un grande acquario, con uno scenario differente in ogni missione, che sfrutta la profondità per rendere il tutto più bello ed appagante alla vista.
Giocare con l’effetto stereoscopico disabilitato, in questo caso, non offre la benché minima differenza a livello di gameplay, al contrario di alcune missioni di Pilotwings, dove la percezione della profondità può semplificare alcune manovre. E’ però un vero piacere notare dettagli come fiumi in lontananza che si gettano nel mare, creando delle piccole correnti, oppure la foresta che arricchisce la costa, con un arcobaleno che si estende sopra la baia in cui stiamo navigando.
L’idea di fondo è di non perseguire il realismo estremo, dando davvero l’impressione di un acquario gigantesco, con le rocce che si stagliano nettamente, con un effetto tale che lo schermo della console sembri il limite di un piccolo mondo. Le cose cambiano nelle missioni con il periscopio, nelle quali l’effetto 3D serve a percepire meglio le distanze con i mezzi nemici, permettendo di scegliere con il giusto tempismo il lancio di un siluro, in modo che vada a colpire esattamente nel mezzo una motovedetta di passaggio, affondandola in un sol colpo.
In questo caso si è scelto uno stile più realistico che ha il suo massimo nel livello ambientato nel mare in burrasca, con onde e cavalloni che continuano a far muovere in alto e in basso tutte le unità coinvolte, con un’animazione dell’acqua che riporta subito alla mente WaveRace, altro titolo Nintendo che meriterebbe un seguito confezionato a dovere per 3DS.
Per quanto riguarda il minigioco a turni si è optato per il minimalismo estremo, con la mappa ad esagoni e le unità rappresentate da piccole icone, sullo stile di un gioco da tavolo del passato.

Steel Diver Steel Diver non è sicuramente un titolo che farà vendere da solo la console. E’ però un’idea fresca che guarda più all’universo dei puzzle game rispetto a quello dei titoli d’azione. A livello puramente numerico i contenuti non sono molti ma la possibilità di affrontare le missioni con mezzi differenti, migliorare i propri punteggi nelle prove a tempo e sfidare un amico nella particolare versione di battaglia navale impegna e soddisfa, forse non a lungo ma il tempo necessario a raggiungere lo status di titolo di primo piano.

8

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