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Recensione Stellaris

Galassie, pianeti, razze aliene, diplomazia e scienza. Entrare nel mondo di Stellaris e non uscirne più è un rischio che ogni amante degli strategici Paradox non ha certo paura di prendersi.

Versione analizzata: PC
recensione Stellaris
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  • Pc

Non staremo a rievocare nel dettaglio tutti i trionfali successi degli strategici targati Paradox, e nemmeno a elencare quelli che, dagli albori dei videogiochi, sono stati i titoli più importanti quando si parla di strategia spaziale. Anche chi non segue questo filone, del resto, avrà comunque sentito parlare almeno una volta dei vari Sins of a Solar Empire, Master of Orion 2 e Space Empires, mentre quando si parla di giochi come Europa Universalis e Hearts of Iron, basta dire che sono proprio questi i prodotti che hanno contribuito a fare di Paradox quel gigante che oggi è nell'ambito dellla strategia videoludica. Abbiamo intrecciato epopee spaziali e strategici a sfondo storico perché il team svedese è da poco giunto sul mercato con Stellaris, un titolo che recupera alcune delle meccaniche dei suoi Grand Strategy e le inserisce di prepotenza in un contesto sci-fi. Questa nuova fatica sta già riscuotendo un grande successo di vendita, ed ha già messo in moto la community di modder a pochi giorni dallo sbarco su Steam, dove il titolo si può trovare a 39,99 euro (purtroppo solo solo in inglese). Vediamo esattamente quali sono le ragioni per cui il titolo ha conquistato il pubblico.

Un viaggio infinito tra le stelle

Se siete abituati agli strategici 4X - a quelli più complessi, longevi, variegati e sfaccettati - saprete già che descrivere in una recensione tutti gli elementi che un titolo di questo genere riesce ad offrire è sostanzialmente impossibile. E lo stesso vale per Stellaris, esempio mastodontico di come coniugare esplorazione spaziale, ricerca scientifica, battaglie degne di Battlestar Galactica, diplomazia e mille altre sfaccettature. Anche solo per questa varietà a tratti soverchiante il prodotto è destinato principalmente ad una nicchia ben delineata di appassionati, ma proprio per allargare il suo bacino di utenza Paradox ha cercato di rendere il prodotto attraente anche per i meno avvezzi al genere. Si veda ad esempio l'interfaccia, che nelle fasi avanzate mostra qualche mancanza (soprattutto per chi è abituato a Europa Universalis), ma che è stata semplificata notevolmente. Nonostante sia comunque necessario un po' di tempo per familiarizzare con le varie schermate, l'organizzazione complessiva ci è sembrata intelligente, sicuramente meno complessa rispetto a quella degli ultimi Hearts of Iron. All'esigenza di abbassare la soglia d'ingresso risponde anche la riscrittura del tutorial classico, sostituito nelle fasi di gioco iniziali da un più efficace sistema di consigli e spiegazioni, che si presenta ogni volta che si scopre qualche nuovo elemento di gameplay. Insomma, un nuovo approccio per Paradox, un passo in avanti in direzione dell'accessibilità, compiuto senza limitare assolutamente la profondità o la struttura di gioco. Non abbiate paura, quindi, se dei titoli prodotti dalla casa Svedese amate soprattutto l'estensione. Tutto, in Stellaris, trasuda possibilità, grandezza e vastità.

Varietà al comando

In Stellaris si inizia con la scelta della razza da impersonare tra le sei disponibili, che a loro volta si suddividono in numerose sottospecie (volendo possiamo poi crearne una da zero). Successivamente è possibile selezionare il tipo di etica, di società e di governo: si tratta di opzioni importantissime, che determineranno l'intero sviluppo del gioco e che ad esempio ci porterà a intraprendere un cammino trionfale nei panni di una razza ultra militarista, oppure in una più adatta al misticismo e alla ricerca scientifica. Il processo iniziale del gioco tiene poi conto del pianeta su cui iniziamo (e anche qui le possibilità sono tantissime) e dei tipi di propulsioni delle navi spaziali. Si va da quelli a curvatura alle hyperlanes passando per i wormholes, ognuno con punti di forza e di debolezza che modificheranno in maniera sensibile l'approccio alle partite. Sbrigate le formalità iniziali, Stellaris si aprirà al giocatore come un classico strategico 4X e quattro saranno anche i valori principali da gestire nel gioco, quelli che attesteranno la crescita della nostra civiltà. La ricerca scientifica, i minerali con cui costruire navi ed edifici (ma non solo), l'energia e infine l'influenza: una "risorsa" con cui portare avanti un'espansione politica, fatta di alleanze , di scambi, e di una colonizzazione più "subdola" e meno visibile.

Al di là delle fasi preliminari di scelta e personalizzazione della propria civiltà, le prime ore di una partita sono quelle sicuramente più dense e impegnative. Stellaris ci mette di fronte ad una galassia generata proceduralmente, piena di insidie ed abbastanza spietata. Può succedere che i primi pianeti a cui ci si avvicini siano degli inutili crostoni, e che le scoperte non proprio entusiasmanti rendano l'avvio della nostra espansione troppo lento e compassato. Bisogna insomma avere un po' di fortuna, per iniziare ad estrarre risorse e organizzare linee di comando per la flotta e le altre strutture politiche e militari. Nonostante gli interventi per rendere il prodotto più facile da avvicinare e la riduzione della complessità di certi elementi (come quelli legati alla gestione dei commerci), Stellaris si rivela un prodotto spinoso per chi non ha pazienza, tornando a collocarsi in quella (bellissima) nicchia all'interno della quale Paradox regna incontrastata.

Guerre spaziali

Tra edifici e nave spaziali da costruire, potenziare e modificare Stellaris non lascia niente al caso e le cose si complicano ancora di più con le circa 300 tecnologie a disposizione rese possibili dagli avanzamenti nella ricerca. Tra ingegneria, società e fisica le tecnologie da sviluppare coprono tantissimi aspetti ma, a differenza del solito, non troviamo il classico albero tecnologico con le varie voci da sbloccare. Al suo posto Paradox ha preferito proporre scoperte e nuove tecnologie con l'avanzare del gioco e la loro varietà (e originalità) lascia davvero a bocca aperta, soprattutto quando si va a vedere la bizzarria di certe scoperte belliche. A tal proposito, i combattimenti in Stellaris non sono "passivi" come da tradizione per i suoi Grand Strategy, e la fase di preparazione diventa molto più importante. In altri titoli della software house svedese ci si limita a pianificare la produzione di unità e la composizione degli eserciti prima di entrare in battaglia, e le opzioni restano a quel punto molto limitate (è possibile darsela a gamba prima di soccombere). In Stellaris, invece, è fondamentale preparare una flotta all'altezza, in una fase di costruzione e personalizzazione che risulta davvero fondamentale per la vittoria. Tra scudi, armature, scafi e armi, i fattori da considerare non sono pochi.

È un altro esempio del grande senso di libertà che il titolo vuole promuovere: liberato dalle "costrizioni" di un contesto storico che invece "imbriglia" Hearts of Iron e Europa Universalis, Stellaris insegue ed esalta l'idea di una personalizzazione totale, replicando nelle sue meccaniche l'immensa vastità del cosmo e la vertigine dell'esplorazione spaziale. Peccato solo che la risoluzione delle battaglie sia risolta con esiti molto "meccanici", senza possibilità di entrare nel vivo dello scontro, ma solo sulla base dei "freddi numeri". Sarebbe stato molto più interessante, in un contesto come questo, avere un po' di controllo e poter intervenire attivamente, ma questo avrebbe richiesto una riscrittura importante del motore e del concept, ed è forse un rischio che Paradox non può prendersi poer una nuova IP.
L'aspetto bellico non è comunque quello più importante in Stellaris, tanto che vi troverete presto a gestire molto più spesso quello diplomatico. E anche in questo caso la quantità di opzioni, dettagli e varianti è esorbitante. Relazioni, insulti, alleanze, accordi di scambio, dichiarazioni di guerra e di rivalità, vassallaggio di un nemico. Tra l'altro si possono formare anche federazioni e addirittura unire gli imperi sotto un unico presidente; l'unico scotto da pagare a livello diplomatico è una certa lentezza di fondo nello sviluppo di queste relazioni, e su tale versante Paradox poteva forte cercare di stringere i tempi. Un piccolo "difetto" che poco toglie ad un titolo smisurato, che si lascia scoprire poco a poco, rivelando di giorno in giorno e di partita in partita la sua complessità. Ecco: se c'è un settore in cui Stellaris non teme confronti, è proprio la varietà e di situazioni. Le anomalie spaziali, gli eventi casuali con cui dovremo imparare a rapportarci, gli editti che modificano i rapporti politici con una razza aliena, le personalità peculiari dei leader e le crisi improvvise: l'universo di Stellaris è imprevedibile e curioso, ed in esso si riscopre il senso di meraviglia che non dovrebbe mai mancare in una grande saga sci-fi.
Discreta cura anche per quel che riguarda glia spetti tecnici: nonostante sul fronte visivo non ci si possa aspettare meraviglie (il motore grafico è quello ormai ben conosciuto agli appassionati), la qualità del rendering resta efficace. Ma è il lavoro stilistico a stupire: l'attenzione degli artisti di Paradox per la riproduzione di pianeti, galassie, buchi neri, dimostra un amore per la fantascienza pari a quello che gli altri team interni hanno per i fatti storici. Mescolando una spicata verosimiglianza con il fascino dell'ignoto, Stellaris dipinge un cosmo strano e familiare, astronomicamente coerente e meraviglioso da esplorare. Letteralmente superbo l'accompagnamento sono di Jazzhole, pseudonimo di Andreas Waldetoft, compositore che ha creato le musiche per tanti altri prodotti Paradox. Stavolta le sonorità si fanno sintetiche e distanti, quasi intime, perfette per sottolineare il senso di rilassata solitudine che ci si immagina pensando all'enormità degli spazi dell'universo.

Stellaris Stellaris non è un gioco per tutti, come non lo sono gli strategici targati Paradox. Eppure, anche grazie a un evidente lavoro di semplificazione dell'interfaccia, questo immenso gestionale spaziale risulta più facile da avvicinare rispetto ad altri titoli della software house svedese. Dovete comunque sapere quello che vi aspetta: Stellaris è un titolo immenso, smisurato: di una vastità capace al contempo di lasciare a bocca aperta e di disorientare. Anche chi ha familiarità con le serie di punta del publisher (soprattutto con Europa Universalis) dovrà superare una prima fase di scoperta e adattamento, in cui capire come gestire le risorse e come costruire la flotta per evitare magre figure nei combattimenti spaziali. Si tratta di un'operazione a cui i fan di lungo corso si dedicheranno ben volentieri, contenti di accogliere una nuova IP costruita ad arte, e con un'attenzione meticolosa per tutti gli aspetti principali (persino quelli artistici). E' un peccato che il team di sviluppo non abbia voluto considerare una gestione più attiva dei combattimenti fra flotte di astronavi, e che i ritmi delle partite non siano sempre sostenuti: rotti a volta da una proceduralità che sembra remare contro il giocatore, o da una fase di gestione diplomatica un po' meno rapida rispetto alle altre opzioni. Ma si tratta di elementi davvero marginali: mescolare le atmosfere di un 4X con le dinamiche di un Grand Strategy non era un'impresa facile, e Paradox ci è riuscita nel migliore dei modi. Stellaris è un titolo pieno di dettagli, di curiosità, dinamico, bello da vedere e soprattutto bello da vivere in tutte le sue sfaccettature.

9

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