Recensione Storie Straordinarie Per Vite Ordinarie

Il primo concorso letterario dedicato ai videogiochi diventa un libro

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Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Storie Straordinarie Per Vite Ordinarie è il risultato finale di un concorso letterario online, indetto da Multiplayer.it Edizioni, svoltosi tra il giugno e l’ottobre del 2012. Si tratta a tutti gli effetti di una raccolta di racconti che si compone di tre sezioni. Nella prima trovano posto le storie create da autori già affermati, spesso al loro primo contatto con il mondo videoludico. La seconda è sede di tutti i testi degli scrittori emergenti scelti dalla giuria ufficiale del concorso, mentre nell’ultima sono stati inseriti quelli premiati, tramite i vari social network, dagli utenti della rete. Ai 33 racconti, si aggiunge un’introduzione scritta da Luca Crovi, esperto saggista di gialli e romanzi fantasy, che riassume brevemente l’intento fondante del tomo (parliamo di oltre seicento pagine!): dimostrare empiricamente come i videogiochi, oltre che il cinema, sono pronti a infettare anche la letteratura.
Dopo i numerosi romanzi tratti dalle saghe più in voga del momento e i numerosi saggi che studiano il nostro hobby preferito da molteplici punti di vista, un’opera interamente made in Italy è pronta a trasportarci in mondi fatti di pixel e poligoni senza alcun bisogno di console e joystick.
Varrà la pena vivere queste storie straordinarie?

Manifesto o propaganda?

Quel che salta all’occhio, letta l’ultima pagina di questa mastodontica raccolta, è la cristallina percezione di una convergenza tecnologica ormai prossima, esibita e scandita, non senza un certo dichiarato timore, dalla maggior parte degli autori che hanno prestato penna e parte della propria fantasia a questo progetto. Pur non mancando storie liberamente (e più serenamente) ispirate a personaggi e ambientazioni di famosissime saghe (da Super Mario a Red Dead Redemption), per la maggior parte del tempo si respira l’atmosfera di una claustrofobica distopia fantascientifica in cui la tecnologia ha preso irreversibilmente il sopravvento. La sensazione è tanto maggiore, quanto meno ci si rifà a un futuro remoto e le distanze si accorciano. Tutto diventa maledettamente fastidioso (e familiare) nel leggere di social network che fagocitano la vita reale, giochi di ruolo che mettono a repentaglio la vita dei partecipanti e digressioni filosofiche che dai meccanismi degli MMO finiscono a prendere in mezzo persino il DNA umano. Il videogioco in metastasi dunque, la tecnologia come veleno del mondo e dell’Umanità, visioni del futuro fortemente influenzate dal temibile Skynet, unico Cavaliere dell’Apocalisse nella saga di Terminator.
Più che il manifesto della definitiva emancipazione del videogioco in campo artistico, sembra di stringere tra le mani la brochure propagandistica di chi, al contrario, si impegna giorno dopo giorno per demonizzare gli atti violenti figli del GTA di turno.
Eppure la sensazione è assolutamente illusoria e passeggera. La realtà dei fatti parla di autori, noti e meno noti, che ci restituiscono con grande abilità (e forse un pizzico di inconsapevolezza) lo spaccato dei tempi che viviamo, così pesantemente incerti, filtrati con maestria e creatività attraverso la grande lente dei videogiochi. Si legge anche in queste opere la chiara intenzione di spingere la discussione antropologica, ontologica ed estetica ben al di là della semplice volontà di creare mondi credibili in cui ambientare le gesta di un eroe intento a salvare una principessa o un regno in pericolo. Un percorso sempre più evidente e facilmente riscontrabile sopratutto in quei titoli ai quali i racconti si ispirano.
Come già detto, non mancano naturalmente storie più leggere, scritte con la semplice volontà di ricondurre i videogiocatori nelle stesse terre già esplorare con il pad in mano. Eppure anche in questo Storie Straordinarie Per Vite Ordinarie mette in luce un altro suo grande pregio: la varietà di linguaggi, stili e tematiche affrontate. Nonostante innegabilmente ci sia qualche racconto meno riuscito degli altri, il quadro generale ci parla di una raccolta ben amalgamata, eterogenea e persino coraggiosa. Abbonda il turpiloquio e non vengono fatti sconti nella descrizione di scene crude e sessualmente esplicite.
Se sugli autori emergenti non possiamo ovviamente sbilanciarci, voi come noi dovrete scoprirli leggendone gli ottimi componimenti; i nomi di quelli già affermati valgono come mezza assicurazione sulla qualità finale. Tra gli altri ci sentiamo di citare Tullio Avoledo, giornalista e parte attiva del progetto Metro 2033 Universe per cui ha scritto il romanzo Le Radici del Cielo, Roberto Recchioni, noto a tutti coloro che masticano fumetti, e Paolo Roversi, scrittore, giornalista e sceneggiatore piuttosto famoso.

Storie Straordinarie Per Vite Ordinarie Storie Straordinarie Per Vite Ordinarie è un’eccellente raccolta di racconti. Sarebbe tuttavia sbagliato dire che si ispirano liberamente ad una serie di videogiochi. Sebbene non manchino diretti riferimenti alle più disparate saghe ben note a tutti, per lo più avrete a che fare con storie che dal rapporto con i videogiochi e la tecnologia dipingono mondi distopici in cui vivere è tutt’altro che facile e piacevole. Preparatevi insomma a vivere un viaggio sì fantasioso ed emozionante, ma sopratutto tumultuoso e spiazzante. Più che con mondi virtuali avrete a che fare con filosofia e antropologia filtrata attraverso le suggestioni e le visioni stimolate da quell’hobby sempre più artistico e socialmente impattante che chiamiamo “videogiochi”.

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