Recensione Strania The Stella Machina

Arriva sul Marketplace il nuovo shooter di G Rev.

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  • Xbox 360

Vi dice nulla il nome G-Revolution? La softwarehouse nipponica è soprattutto nota per i suoi apprezzati shooter di stampo arcade, tanto che è anche stata dietro a titoli iconici come Gradius V ed Ikaruga.
L’approdo alla piattaforma arcade per eccellenza, il Marketplace di Xbox Live, ci consegna oggi un nuovo prodotto: Seisou Kouki Strania, localizzato dalle nostre parti come Strania: The Stella Machina.

Insert Coin

Di questi tempi, da una produzione giapponese con che tratta di combattimenti a bordo di enormi mech potremmo anche aspettarci una trama di grande spessore. Gundam, Xenogears, Evangelion hanno ormai fatto scuola... Ma l’approccio di G-Rev non si fa influenzare da questi futili stereotipi e ci propone nulla più che un canovaccio essenziale: noi siamo i buoni, loro sono i cattivi, sono tanti e devono essere abbattuti. Facile, no? Per la verità c’è una trama di base, esplicata però dagli sviluppatori solo in occasione di alcuni trailers, mai in seno al gioco vero e proprio: il conflitto imperversa ormai da tempo tra gli abitanti del pianeta Strania ed il popolo ostile dei Vowers, e toccherà naturalmente a noi portare a termine la missione decisiva per la salvezza dell’umanità calandoci nei panni di un giovane pilota per distruggere le ondate di avversari robotici che intendono annientarci. Sapremo mettere a frutto le devastanti armi della nostra cerulea macchina da guerra umanoide?
Una serie di livelli ci metterà dinanzi al più classico degli sparatutto 2D a scorrimento verticale che ci vedrà intenti nel distruggere i nemici ed evitare ostacoli lungo il percorso verso il goal a bordo della nostra navicella. Avremo modo di raccogliere una quantità notevole di diverse armi e potenziamenti da usare col tasto A del pad, mentre il riempimento di un’apposita barra ci consentirà di giovare per breve tempo di una speciale modalità di sicurezza, attivabile in automatico oppure previa la pressione del tasto X.

Se la portata innovativa di un videogame appartenente all’antichissimo genere shump è per forza di cose limitata, è proprio il sistema delle armi a dare un tocco di originalità a Strania. Il nostro mech può equipaggiarne fino a tre contemporaneamente, una per ogni braccio più una centrale, potendo passare velocemente dall’una all’altra premendo B. Proiettili di energia rimbalzanti, laser ad ampia gittata, missili a ricerca, alabarde spaziali da utilizzare a cortissimo raggio e molto altro: l’arsenale è ampio, probabilmente troppo, ed in continua sostituzione, poiché lungo i livelli reperiremo spessissimo nuovi power up liberamente fluttuanti nell’aria, chiusi in speciali casse che andranno distrutte oppure lasciati indietro dai nemici abbattuti. Basterà avvicinarci con il mech all’arma per raccoglierla e sostituirla, se diversa, all’equipaggiamento precedentemente posto sul lato destro o sinistro del robot. Una evidente freccia colorata ci informerà in quale dei tre slot andremo ad alloggiare i nuovo pezzo, e quindi a quale dei precedenti stiamo per rinunciare. Se invece la vecchia e la nuova arma coincidono, guadagneremo un bonus potenza.
Nella frenesia delle missioni questa scelta si dimostra interessante ma a volte imprecisa e poco funzionale, visto che nei momenti più adrenalinici non sarà sempre comodo destreggiarsi tra le molte armi e unità nemiche presenti su schermo; scegliere un set di armi errato per una certa area potrà compromettere l’intero livello, poiché sono frequenti sezioni - per non parlare delle boss fight - palesemente pensate per essere affrontate con determinati strumenti bellici. Rischiamo spesso di equipaggiare, non volendo, un’arma molesta sovrascrivendo la precedente che magari avevamo potenziato a dovere o che abbiamo appurato essere indispensabile per superare lo stage in corso. Sarebbe bastato pochissimo agli sviluppatori per appianare questo difetto, associando ad esempio la pressione di un pulsante dorsale all’equipaggiamento di una nuova arma: né la difficoltà del gioco né la sua natura di prova-fallisci-riprova ne avrebbero risentito, ma si sarebbe evitato al giocatore di doversi allontanare con terrore da un power up non voluto.

Strania è inoltre un gioco veramente breve, che conta solo sei livelli della durata di appena una manciata di minuti ciascuno. Certo, questo al netto dei molti tentativi che occorreranno prima di riuscire a completarli in serenità: la difficoltà del gioco lungo gli stages non è altissima di per se stessa, quantomeno questa è la subdola impressione iniziale prima che il gioco riveli la sua natura più maligna e spietata, ma ben presto il crudele sistema di respawn complicherà le vostre partite costringendovi spesse volte a ripetere più e più volte sessioni già affrontate per giungere nuovamente dal boss che continuerà ad avere la meglio su di voi almeno finchè non imparerete a prevederne il pattern d’attacco. Avremo a disposizione, si, un numero di coins, o se preferite “vite”, che viene incrementato progressivamente in base al superamento dei livelli, ma una volta esauriti i tentativi a nostra disposizione non ci resterà che iniziare l’avventura dall’inizio.
La questione è che, insomma, Strania non vuole affatto essere un titolo adatto ai meno avvezzi allo shoot ‘em up, i quali potrebbero venire ben meglio instradati al genere da altri titoli; ci si rivolge invece ad un tipo di giocatore ben conscio dei suoi gusti e delle sue abilità, quello che in epoche ormai remote era disposto a spendere somme importanti, gettone dopo gettone, monopolizzando il cabinato e attirando con abilità un attonito pubblico di curiosi.
Oggi il nostalgico può prolungare la sua esperienza di gioco sfidando amici vicini e lontani in multiplayer ed ampliando la altrimenti scarna campagna offline acquistando i contenuti extra a pagamento. Davvero un peccato non potere godere subito dell’intero pacchetto, che quindi si rivela meno allettante per il portafoglio di quanto non ci farebbe pensare il prezzo relativamente contenuto di 800 Microsoft Points.

The Stella Machina

In epoca di poligoni ed alta risoluzione, alcuni shoot em up optano per un’estetica minimalista; altri per una sobria essenzialità che punta su effetti di luce e colori sgargianti.
Strania adotta una grafica tutta in 3D al servizio di un gameplay rigorosamente bidimensionale upscrolling: gli elementi visualizzati a schermo non sono poi molti ma svolgono bene il loro dovere. Il nostro mech, le frotte di unità avversarie, i forsennati raggi di energia, le esplosioni infuocate e i fondali scorrono via a velocità frenetica riuscendo a mantenere una buona definizione. Nel corso degli stages un vivace gioco di telecamera andrà saltuariamente a variare la vetusta visuale isometrica proponendoci tra l’altro riprese di tre quarti e movimenti audaci che riescono a comunicare un buon compromesso tra classicità arcade e una più moderna spettacolarizzazione un po’ kitsch dello stile tipicamente anime proposto da design ed ambientazione.
Il mero conteggio poligonale di navette e scenari avrebbe senz’altro potuto osare qualcosa in più, ma il difetto è relativo, e mitigato dalla velocità di scorrimento lungo il livello; le esplosioni dei nemici e soprattutto dei grossi boss di fine missione sono poi ben fatte e coinvolgenti, un bel tocco di classe che impreziosisce non poco il colpo d’occhio, già allietato dalla granitica fluidità di tutto l’insieme anche nei momenti più confusionari.
Il level design un po’ anonimo dei primi minuti di gioco migliora sensibilmente col procedere delle missioni: all’aumentare del livello di difficoltà si accompagnano locations via via più ispirate, inaspettate, improbabili e dagli ostacoli creativi.

Se l’estetica delle fasi giocate è insomma più che soddisfacente, la presentazione all’utente si rivela davvero povera e poco curata: il menù principale che ci accoglie è spoglio e l’intera interfaccia è fallata da un certo disinteresse degli sviluppatori, basti pensare che non è stato ritenuto neanche importante tradurre in inglese la descrizione degli achievements nella Xbox dashboard, che vi resteranno ignoti a meno che siate pratici dell’idioma nipponico. A volte la linea di demarcazione tra essenziale gusto retrò ed incuria è parecchio sottile.
Anche il il comparto audio è pensato per riportare alla mente i temi classici e convulsi udibili nelle sale giochi degli anni ’90: i brani proposti da Strania sono coinvolgenti ed orecchiabili, techno-vintage, mentre gli effetti sonori scatenati variano, e questa è un bella nota di stile, in ragione dell’arma utilizzata di momento in momento.

Strania The Stella Machina Strania si candida a costituire una portata appositamente concepita per il palato degli appassionati del genere shump. I più navigati che amano cimentarsi con nuove sfide probabilmente vorranno cogliere l’occasione per decollare e battere ogni punteggio collezionando con accortezza tutti gli armamenti disponibili per dimostrare al mondo il proprio valore. I neofiti farebbero invece meglio a dedicarsi ad alternative più docili a meno che non amino farsi mettere in riga senza pietà da un videogame veloce e intuitivo, nipponicamente sopra le righe ma a tratti raffazzonato e decisamente frustrante per i meno abili: The Stella Machina difficilmente sarà il gioco che convertirà i più casual alla parrocchia degli shoot ‘em up, anche se palesemente non è mai stato questo l’intento del navigato team G-Rev. Siamo di fronte ad un prodotto ben confezionato, che gli smanettoni in astinenza vorranno provare in attesa della nuova edizione di Radiant Silvergun.

7

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