Recensione Street Fighter x Mega Man

Megaman festeggia i 25 anni sfidando i lottatori di Street Fighter

Versione analizzata: PC
recensione Street Fighter x Mega Man
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Street Fighter X Megaman nasce dall'atto d'amore di un fan, Seow Zong Hui di Singapore. Ed è una cosa importantissima sopratutto per Capcom, che sul futuro del robottino blu ha le idee parecchio confuse. Nel 2012, infatti, cade il venticinquesimo anniversario di Megaman, che segue il medesimo anniversario di Street Fighter, che volge ormai a conclusione. Creato nel Dicembre 1987 da Keiji Inafune, il celebre androide negli ultimi anni non ha goduto di buona salute sul mercato e l'ultima memoria legata allo storico franchise sono i due progetti cancellati lo scorso anno: il MMORPG Megaman Universe era infatti francamente assurdo, mentre molti credevano ancora fortemente in Megaman Legends 3 per Nintendo 3DS.
Street Fighter X Megaman è forse più un'operazione nostalgia, che un videogioco vero e proprio. Coniuga due serie amatissime, ma il protagonista assoluto è il robottino in blu che salta e spara come se si trovasse ancora nella circuiteria 8 bit del NES.
E come quasi tutti gli ultimi prodotti Capcom, ha prodotto reazioni contrastanti, in pubblico e critica. Anche all'interno della nostra redazione c'è chi l'ha apprezzato e chi ne avrebbe fatto volentieri a meno. Per offrirvi un punto di vista più variegato, dunque, abbiamo pensato di proporvi un articolo scritto a quattro mani.

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Al torneo picchiaduristico americano per eccellenza (l'EVO 2012), Seow Zong Hui approcciò il vicepresidente di Capcom USA, Christian Svensson, con un paio di livelli del futuro Street Fighter X Megaman. Il titolo è stato poi completato grazie al supporto di Capcom così da rilasciarlo in forma gratuita liberamente su PC.

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Robot Master (by Nicolò Pellegatta)

Nel 2008 e 2010 Capcom diede una continuazione alla serie classica di Megaman pubblicando sui circuiti digitali Megaman 9 e 10. Tutto strizzava l'occhio ai primi episodi pubblicati su NES, dal 2d essenziale ai minimi frame d'animazione, senza dimenticare le parche opzioni di salto e di attacco. Simili operazioni, usualmente bollate come "vintage", hanno un ridotto appeal: meglio di un remake senza dubbio, ma perchè rinunciare alle conquiste grafiche e tecnologiche dei successivi capitoli su SNES e Playstation?
Street Fighter X Megaman non è differente: tuttavia anzichè essere il risultato di una precisa direzione aziendale, è il frutto del lavoro di un fan solitario, volenteroso di ricordare le origini di Megaman e al contempo omaggiare il più celebre dei picchiaduro bidimensionali.
Il gameplay è un omaggio a tutto tondo al robottino blu. Ciascuno dei livelli di gioco vede ritornare i nemici di un tempo, la disposizione delle piattaforme di un tempo; c'è poco spazio per personalissime introduzioni, ma ciò non toglie che il level design sappia stupire in più d'una occasione. Diversi stage vantano strade alternative, alcuni nemici attaccano in formazioni inedite e a velocità maggiorate.
Chi non cambia (purtroppo) è Megaman. Gli sprite che compongono l'armatura sono i medesimi di 25 anni fa, stesso discorso per le animazioni scattose e frammentate ai limiti del sopportabile. La serie ZX su Nintendo DS ci ha abituati ad un Megaman agilissimo che corre e salta alla velocità della luce. Inutile ripetere che l'intento è quello di omaggiare in tutto e per tutto i platform dell'era 8 bit, ma ha senso al giorno d'oggi proporre ancora uno scrolling dei livelli frammentato a imitazioni delle scarse risorse hardware di un tempo?

Il cross-over con Street Fighter è la novità più piacevole di Street Fighter X Megaman. La collisione tra le due saghe dona freschezza tanto al platform quanto al picchiaduro: il primo può fregiarsi di nuove ambientazioni (distanti da quelle fantascientifiche dell'anno 20XX) e micidiali scontri con i boss, mentre il secondo gode di una prospettiva 8 bit sicuramente più dignitosa di quella apprezzata (?) in Street Fighter 2010 per NES.
All'avvio il giocatore può selezionare 8 stage, ciascuno caratterizzato da un lottatore peculiare (ci sono i principali di Street Fighter II, più Urien di Street Fighter III, Rolento di Street Fighter Alpha e Crimson Viper di Street Fighter IV), il suo corrispettivo tema musicale e un level design ispirato ad esso. Ad esempio Blanka ci proietta nella giungla brasiliana, dove tra liane e acquitrini affronteremo una lunga sezione subacquea; Ryu ci costringe a una scalata verticale sino al tetto del tempio shintoista; Chun Li ci attende di fronte a un cartellone con la scritta Capcom, ma prima dovremmo superare i risciò e le biciclette di un viale trafficato.
Street Fighter X Megaman è riuscito a catturare lo spirito dei lottatori di Street Fighter II anche quando li presenta direttamente come boss di fine livello. Se già la difficoltà delle sequenze platform è elevatissima (in linea con gli standard della saga, ma alquanto indigesta per i giocatori d'oggi), quella dei faccia a faccia contro i combattenti del picchiaduro Capcom supera ogni aspettativa. La sfida è ardua, spesso e volentieri consumerete in pochi round tutte le vite che avete precedentemente accumulato: tali boss dispongono delle loro mosse tipiche come hadoken, yoga fire e così via, cui si aggiunge una mossa speciale che eseguiranno prontamente non appena l'apposita barra si sarà riempita. C'è da dire che tali scontri sono alquanto sbilanciati dal momento che Megaman può contare solo sul braccio cannone e la frustrazione crescerà di tentativo in tentativo; se, però, riuscirete a batterli vi impadronirete del loro potere speciale che infligge danno extra ad un altro boss nel gioco.
Non è l'unico easter egg presente in Street Fighter X Megaman, vi invitiamo a scovare tutti gli altri suddivisi tra frivole combinazioni di tasti per sbloccare elementi scenografici e ardue sfide a suon di high score per sbloccare il vero boss del gioco!

In finale, Street Fighter X Megaman è di gran lunga meglio di un remake o collection celebrativa. Certo recupera un Megaman demodé e non sempre onesto nei confronti del giocatore (la velocità inusitata degli attacchi nemici sta lì a dimostrarlo), ma gli fa incontrare per la prima volta i lottatori di Street Fighter in un'operazione nostalgia azzeccata.
I difetti sono tutti imputabili alla testardaggine nel riproporre il gameplay degli episodi per NES, incluse le limitazioni tecnologiche allo scrolling e ai frame di animazione che oggi non hanno alcun motivo di esistere.
Un appunto finale: il gioco potete scaricarlo gratuitamente in versione PC. I requisiti minimi sono alla portata di qualsiasi computer (chi scrive lo ha giocato dignitosamente su un portatile vecchiotto), così come qualsiasi controller sarà immediatamente riconosciuto e pronto all'uso dopo una ri-mappatura dei tasti.

Duro e Puro (by Marco Lucio Papaleo )

Open world gaming, cut scene hollywoodiane, barre d'energia invisibili che si rigenerano: di questi tempi, un videogiocatore “vecchia scuola” si adatta o muore, videoludicamente parlando. O, forse, si rigenera con le riedizioni dei vecchi classici, se proprio non riesce a mandar giù la piega multiforme che ha preso il suo passatempo preferito. Da un lato produzioni complesse, sfaccettate, ma in fondo abbastanza guidate e alla portata di qualunque giocatore di medio livello, in termini di difficoltà: giochi enormemente vasti e oltremodo lunghi da “platinare” ma che, in fin dei conti, attirano i giocatori con l'atmosfera e l'appeal grafico; dall'altro, una pletora di titoli casual per tutti i gusti: divertenti, sì, ma ancor meno appaganti. Sono in molti a subire una certa nostalgia per i “bei tempi andati” degli 8 e 16 bit, quando i giochi erano brevi e scarni ma densissimi e, soprattutto, assai difficili da padroneggiare. Per chi brama il ritorno ai “bei vecchi giochi di una volta” arriva un titolo gratuito quasi rassicurante nel suo essere quello che cercano: ma come si suol dire, bisogna fare attenzione a quel che si desidera, perché nel momento in cui il sogno si realizza, non è detto che tutto vada come agognato...

Capcom si è spesso trovata in bilico, nel tentativo di accontentare tutto il suo variegato pubblico: da un lato rinnova completamente il gameplay di alcune serie (delle quali non c'è nemmeno bisogno di citare i titoli), dall'altra reitera alcuni stilemi, pur con le dovute migliorie tecniche odierne, in altre saghe a loro modo comunque storiche. Tra queste quella dello sfortunato Megaman, apparentemente bistrattato da tutti tranne che dallo zoccolo duro dei fan storici, che non solo han visto sfumare i progetti per nuovi capitoli moderni della saga ma hanno addirittura visto svanire il Dr. Light dal roaster dei “cattivi” presenti in Ralph Spaccatutto.
Per dar spazio alle valide idee di Seow Zong Hui e offrire una sorta di “calumet della pace” ai fan delusi e arrabbiati del nostro piccolo cyborg blu, Capcom ha avuto l'ottima idea di dare il via libera ad un progetto originale volto ad omaggiare sia la saga che i suoi giocatori, avvicinando, tra l'altro, anche gli aficionados del loro picchiaduro di punta. Un trait d'union tra le due saghe e i due venticinquennali, con tutti i pro e i contro che un omaggio artigianale (per quanto ufficiale) può offrire. Eh sì, perché con Street Fighter x Mega Man torniamo davvero ai primi anni '80, quando un gioco era programmato da una persona sola, o al massimo da un team assai ristretto di persone, come in questo caso. La maggior parte del lavoro è difatti opera di Zong Hui, coadiuvato in alcuni aspetti da George Papapetrou e Luke Esquivel, accostando agli ormai obsoleti sprite e fondali dell'epoca 8-bit altri disegnati ad hoc. E se quelli nuovi sono assolutamente godibili, con anche alcuni tocchi di classe, quelli originali, per quanto “filologici”, fanno effettivamente un po' tristezza.


Il gioco si impone di essere quanto più simile ad un vero gioco del NES, glitch e collisioni a volte approssimative comprese. E qui arrivano i primi improperi. Il gioco è difficile. Come tutti i giochi “di una volta”. Buttarsi a capofitto nell'azione non produrrà risultati concreti se non il lancio del pad contro il muro più vicino (si può giocare anche con la tastiera, naturalmente, ma è una soluzione impraticabile). Il trial & error al giorno d'oggi è oramai un ricordo, che qui torna vivido come il Fantasma del Natale Passato. Addirittura, non è previsto il salvataggio della partita, neanche via password. I casual abbandoneranno il titolo quasi subito, e anche molti hardcore gamer faticheranno a riabituarsi al concetto, se non vivono di solo pane e retrogaming. In tal caso, potranno scoprire un gioco denso di chicche e anche assai vario nei suoi livelli, grazie a diverse trovate caratteristiche che variano sensibilmente il gameplay, spesso anche negli scontri coi boss (soprattutto quelli finali).
Alcune sono semplicemente funzionali (la sezione sparatutto in groppa a Rush) altre fanno quasi scappare una lacrimuccia (l'imboscata à la Final Fight sull'ascensore nel quadro di Rolento) e denotano una certa attenzione al level design. Certo, non è tutto rose e fiori, e non tutti gli attacchi recuperabili dai boss sconfitti sono egualmente utili: viene anche da chiedersi, in verità, il senso di tutto il gioco, dato che tra i boss non sono annoverati solo i villain classici della saga ma anche diversi “buoni” come Ryu e Chun Li, e anche la selezione lascia a desiderare... ma alla fin fine dobbiamo ricordarci che si tratta di un prodotto gratuito, da scaricare in un attimo addirittura senza alcuna iscrizione ad alcunché. Un sentito omaggio, forse troppo settoriale e che certamente non attirerà nuovi fan al personaggio, ma che andrebbe apprezzato per quello che è, se si ha la pazienza di affrontarlo con lo spirito giusto, visti anche i diversi extra sbloccabili.

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