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Recensione Table Top Racing

A corsa tra la cucina e il salotto

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Table Top Racing
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • iPhone
  • iPad
  • PSVita
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Forse oggi sono cadute nel dimenticatoio, ma tra la metà degli anni Ottanta e i primi Novanta le Micro Machines spopolavano tra i più giovani. Modellini di automobili dalle dimensioni lillipuziane, riproduzioni spesso fedeli di quei bolidi che da piccini si potevano solo sognare. L'obiettivo era collezionarle tutte, riempire le mensole della propria cameretta o lasciarle sparpagliate sui pavimenti di casa. In alcuni casi se ne perdeva qualcuna, ma poi nove volte su dieci la ritrovavi sotto al divano. Dato il successo, ci volle poco a fare il salto digitale. Nel 1991 Codemasters realizzò l'omonimo videogioco, primo di una breve ma fortunata serie. Nel mondo virtuale di Micro Machines quegli stessi scenari casalinghi, che facevano da sfondo alle sessioni di gioco dei giovani collezionisti di allora, diventarono ambientazioni perfette in cui inserire tracciati, curve, salti e l'immancabile traguardo. Una visuale dall'alto e uno scrolling multidirezionale consentiva di tener d'occhio la gara e via, a sfrecciare tra succhi di frutta, padelle, matite, gomme, oppure all'aperto, tra secchielli e palette abbandonate. Cosa c'entra Micro Machines con Table Top Racing? Fondamentalmente sono la stessa cosa.

ATTENZIONE AL TRAMEZZINO IN CURVA

Table Top Racing riprende in tutto e per tutto la formula dell'onorato capostipite. Se è vero che al titolo manca inventiva, e anche una buona dose di personalità, non si può dire che l'operazione difetti dal punto di vista del gameplay. Il gioco arriva ora su PS Vita dopo l'esordio per il mercato mobile (iOS e Android), e qualche sentore di questo passaggio si avverte, in particolare nella possibilità di fare acquisti in-game. Ma andiamo con ordine.
Anche qui, come in Micro Machines, ci ritroviamo alla guida di modellini di automobili di varia natura all'interno di scenari domestici. Si tratta il più delle volte di tavoli imbanditi che faranno la gioia di qualsiasi goloso. Tra tramezzini, bistecche e ciotole di riso, prendono vita tracciati in cui sei avversari devono sfidarsi per giungere alla vittoria. In realtà il gioco ha dalla sua una varietà di sfide di tutto rispetto. Sebbene i trofei della modalità Carriera si concludano sempre con il classico torneo su tre circuiti, per arrivarci è necessario superare tutta una serie di sfide singole di diversa natura. In alcune si gareggia senza l'ausilio di power-up, in altre si tratta di sfidare il cronometro in solitaria, in altre ancora di raggiungere e agganciare la macchina rivale nel minor tempo possibile. Ogni sfida viene valutata con una o tre stelle, e in base alla valutazione si ricevono soldi virtuali da spendere nel garage per potenziare o sbloccare nuovi modellini. È nel garage che si scopre l'anima capitalista del gioco. Se non si ha la pazienza di gareggiare per ottenere denaro da investire, si può acquistare denaro virtuale semplicemente pagando.

Così facendo si possono potenziare in men che non si dica i propri modellini, o acquistarne di nuovi. Va detto che il gioco non spinge a farlo, e che anzi il piacere della progressione sta proprio in questo continuo andirivieni tra sfide e garage per potenziare un po' alla volta i propri bolidi e testarne poi l'efficacia in pista. I potenziamenti fanno realmente la differenza quando ci si trova sui circuiti, e il piacere della progressione - che è in effetti ben calibrata - è il punto forte del gioco. Alcune auto, inoltre, si possono sbloccare solo completando delle sfide. Insomma, si può investire qualche euro per pigrizia e per facilitarsi un po' le cose all'inizio, ma il titolo non invita a farlo e la discreta varietà di sfide proposte mantiene alta la spinta agonistica e il desiderio di sbloccare tutto facendo affidamento solo sulle proprie capacità.

L'EMULO ANONIMO

Table Top Racing offre parecchie opzioni di gioco. Alla modalità Carriera si affiancano gli eventi speciali, singole sfide divise per livello di difficoltà che, una volta completate, regalano ulteriore denaro da spendere nel garage. Oppure ancora gli eventi in derapata, che possono essere affrontati, così come alcuni di quelli speciali, solo selezionando precise automobili. Se poi si volesse sfidare qualche amico non manca l'opzione multiplayer in locale e persino online. In quest'ultimo caso si può creare una partita o unirsi a una gara già in corso.

Il titolo Playrise Digital, è giusto sottolinearlo, predilige un approccio totalmente arcade, per cui non aspettatevi alcuna raffinatezza simulativa. Consci di questo, vi troverete comunque di fronte a un gioco che fa il suo dovere, che intrattiene e soprattutto riesce a mantenere alto l'interesse, forte di un sistema di sfida-ricompensa ben strutturato. A limitarlo solo una “confezione” anonima, e una generale mancanza di identità. La natura derivativa del titolo è evidente, così come è evidente che dal punto di vista tecnico si è fatto il minimo sindacale. Gli scenari sono sì dettagliati, ma fin troppo statici (per chi non ama la visuale dall’alto c’è anche la possibilità di posizionare la camera virtuale alle spalle del veicolo, in puro stile Mario Kart). L'uso del touchpad posteriore, che nelle intenzioni serve ad attivare la visuale sul retro, si rivela assai scomodo, perché si finisce spesso per attivarla anche quando non si vorrebbe. L'accompagnamento sonoro, infine, è puramente accessorio e privo di mordente. Table Top Racing porta a casa la pagnotta, ma i giochi che si fanno davvero ricordare sono altrove.

Table Top Racing Table Top Racing ha dalla sua un prezzo allettante e un sistema di sfida-ricompensa ben strutturato che contribuisce a mantenere desto l'interesse del giocatore. Tuttavia, non si può sorvolare sulla natura derivativa del titolo Playrise Digital, un aspetto non negativo di per sé, ma che in questo caso emerge prepotentemente a fronte di una “confezione” anonima. L'impressione generale è di trovarsi dinnanzi a un titolo cui manca una vera e propria identità, che emula pedissequamente la sua fonte di ispirazione (Micro Machines) senza mai spiccare in alcun comparto. Table Top Racing è il tipico allievo diligente che si applica il giusto ma potrebbe fare di più. Il gioco, in altre parole, fa il suo dovere, ma sospeso in questo limbo tra secchioni e caproni corre il rischio di passare inosservato.

6.5

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