Recensione Tactics Ogre: Let Us Cling Together

Recensito l'eccellente Remake di un RPG tattico da Antologia

Versione analizzata: PSP
recensione Tactics Ogre: Let Us Cling Together
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Un tempo occasione di prezioso recupero storico, quello del remake è divenuto al giorno d’oggi una mera operazione commerciale sovente priva d’onore alcuno. Questo è particolarmente vero quando si parla del ciclo vitale, che ormai volge al termine, del portatile Sony. 
PSP, grazie alla sua potenza, ha subito un abuso da parte di numerose software house che si sono limitate a proporre resurrezioni a buon mercato di titoli nemmeno troppo vecchi, probabilmente appartenuti all’era PS1 o addirittura PS2, pure privi di migliorie significative o espansioni di sorta, talvolta addirittura inferiori al materiale originale.  
Avvicinarsi ad un remake di questi tempi è divenuto per queste ragioni difficile senza contrarre il volto in una smorfia diffidente, in special modo quando il titolo in questione veste il marchio Square-Enix ed altri non è che il progenitore di Final Fantasy Tactics.
Proprio quel Final Fantasy Tactics il cui remake ha lasciato molti con l’amaro in bocca.
Che a Tactics Ogre: Let us cling together tocchi lo stesso destino del titolo appena menzionato è un dubbio lecito. Una conversione claudicante non intaccherebbe la grande fama del titolo, una vera e propria leggenda tra gli amanti del genere, un must per chi non ha mai avuto la fortuna di giocarlo su Super Nes, Saturn o PS1.
Basterebbero nomi quali Matsuno, Sakimoto e Yoshida a venderlo a prezzo pieno agli appassionati.
Ed è forse un bene partire così prevenuti, poichè questo Tactics Ogre, dall’alto della sua veneranda età, è capace di ridefinire non solo gli standard degli strategici contemporanei, ma anche il livello qualitativo ed il ruolo dei cosiddetti remake.

Il mondo

A chi credere quando si è l’ago della bilancia in un conflitto in grado di decidere le sorti del mondo intero? Alla sete di vendetta che graffia la gola per la vita rapita di un padre? A politicanti disposti a sacrificare il proprio popolo spegnendo le fiamme della guerra con un fiume di sangue innocente? Ai sogni tinti di utopico egoismo dell’unica persona in grado di amarci? La vita è fatta di decisioni, e Pavel Daenam lo scoprirà ben presto nel mezzo di una guerra in cui i giusti sono solo i vincitori e i malvagi i vinti, in cui ognuno può solo perseguire il bene di se stesso, mascherandolo per bene del popolo.
Tactics Ogre: Let us cling together è forse una delle opere più significative sceneggiate da Yasumi Matsuno, quel tanto chiacchierato “Proto-Final Fantasy Tactics” di cui in tanti non han potuto godere a causa prima di una mancata localizzazione su Super Nintendo, poi per una pessima conversione su PS1 e Saturn.
Per chi già ne aveva ai tempi decantato le lodi, ritrovare questo capolavoro su PSP sarà come reincontrare, dopo tanti anni -1995 è quello della sua prima uscita- un caro amico.
Quel ricordo di tanti pomeriggi spesi assieme, sfocato e fatto di dolci dettagli intangibili, diventa un potente diretto allo stomaco. 
La nostalgia lascia il posto ad una presenza di scena talmente potente da spazzare via qualunque certezza il genere abbia conquistato arroccandosi e poi fossilizzandosi su piedistalli ormai erosi dal tempo.

Tactics Ogre propone una trama intricata, non solo scritta in modo encomiabile, ma ricca di percorsi alternativi che ci vedranno, grazie alle nostre scelte, cambiare costamente nemici e alleati attraverso un percorso drammatico e sempre ricco di colpi di scena. La partecipazione attiva del giocatore è un elemento troppo spesso sottovalutato in questo genere di giochi, che in Tactics Ogre assume una nuova connotazione grazie all’inedita funzione dell’arcano del mondo inclusa nel remake.
“The World”, sbloccabile portando a termine la storia, permette di ritornare ad uno dei numerosi bivi della storia e di scegliere un percorso alternativo, esplorando nuovi lati del conflitto e comprendendo quanto grandiosa sia l’epopea sceneggiata da Matsuno. Vien da se che una simile geniale intuizione è da sola capace di moltiplicare esponenzialmente il già enorme monte ore garantito dal solo story mode del titolo.

Il Carro

In che modo Square-Enix ha saputo migliorare un gameplay all’apparenza già perfetto oltre 10 anni or sono?
Semplicemente, adattando il titolo alla sua nuova piattaforma d’appartenenza, facendo tesoro delle sagaci intuizioni della concorrenza e trasformando questo episodio di Tactics Ogre in quello che con ben pochi dubbi è un’esperienza ora definitiva per il genere, in special modo tra la concorrenza portatile.
Il cambiamento più evidente riguarda il sistema di gestione delle truppe e un bilanciamento sensazionale della difficoltà. 
Le truppe ora aumentano di livello non più singolarmente, ma come gruppi di classi, in modo analogo a quanto visto nella serie Valkyria Chronicles. Questo implica che raramente sarà necessario perdere tempo con tediose sessioni di “grinding” per portare un nuovo personaggio a livello competitivo. Che si tratti di un combattente appena reclutato o di un veterano del nostro party, ogni guerriero della stessa classe partirà sempre allo stesso livello.
Ciò nondimeno ogni unità sarà ben diversa dalle altre, e questo non solo grazie ad una gran quantità di equipaggiamenti disponibili (per di più potenziabili grazie ad una forgia che si sbloccherà dopo qualche ora di gioco), ma anche al rinnovato sistema di skill, che strizza in parte l’occhio proprio a Final Fantasy Tactics.
Soltanto i partecipanti alle battaglie, difatti, guadagneranno punti abilità da spendere nell’apposito skill tree, da cui accedere a numerosi bonus alle statistiche, abilità passive e comandi di battaglia.
La profondità di questo sistema di personalizzazione è quasi senza limiti, e spetterà a noi creare un party ben bilanciato selezionando le combinazioni di classi migliori e portando in campo i giusti combattenti (fino a 12 unità possono scendere in battaglia). 
Grande oculatezza e capacità gestionale da parte del giocatore sono ovviamente doti richieste, ma non temano i meno avvezzi al genere: la curva d’apprendimento assolutamente accogliente di Tactics Ogre trasformerà anche chi è a digiuno di tattici in uno stratega di prima classe.

Una volta esaurite le scelte nella fase di preparazione del party, è il momento di scendere in battaglia. 
Il combattimento si svolge a turni determinati dalla velocità delle unità e dal tipo di azione intrapresa nel turno precedente. 
Lo scorrere del gioco è semplicemente identico a quello di Final Fantasy Tactics. Le truppe potranno muovere ed eseguire un azione tra quelle che gli avremo assegnato. 
Il design delle mappe è intelligente e permette diversi approcci strategici, tanto che spesso il gioco ci porterà a rivisitare le medesime location facendoci sperimentare nuove situazioni. Un castello assediato diventerà una fortezza da difendere, un fiume da guadare un prezioso ostacolo per l’avanzamento delle forze nemiche.
Davanti alla perizia dimostrata dalla concepimento di ambienti così versatili occorre rispondere assimilando nozioni come la capacità di ostacoli naturali e alture di offrire vantaggi strategici importantissimi.
Tactics Ogre non premia il cosiddetto “power playing”, nemmeno ai livelli più alti. Ogni truppa sarà sempre vulnerabile individualmente e malgrado il livello di difficoltà sia tutto sommato stato ammansito rispetto all’originale, il titolo è sempre pronto a punire ogni distrazione del giocatore, talvolta in modo letale. Per evitare frustrazione e venire incontro a chi non riesce a digerire le meccaniche del genere, è stata inserita un’ulteriore funzione inedita, ovvero il tarocco del carro.
“The chariot” permette, in qualunque momento, di riavvolgere letteralmente il corso della battaglia di fino a 40 mosse, in modo da riparare sviste strategiche fondamentali e più generalmente di imparare dai propri errori.
Si potrebbe dire che una simile caratteristica renda troppo facile il gioco, ma per non rovinare l’esperienza dei veterani...semplicemente basta non usarla. Si tratta, in fatti, di una caratteristica opzionale, scoraggiata per di più dal titolo, che terrà conto della volta che la utizzeremo in fase di calcolo del punteggio finale.

La ruota della fortuna

Questa volta Square-Enix non si è limitata a proporre un porting raffazzonato aggiungendo filmati di ottima fattura e lasciandosi cullare dalla qualità del materiale originale.
Tactics Ogre: Let us cling together è stato ripulito, ritoccato, restaurato mantenendo la solenne nobiltà dello stile già sfoggiato ormai quindici anni fa.
Il gioco rimane totalmente bidimensionale. La risoluzione dei fondali è stata aumentata e poi impreziosita da effetti di illuminazione in tempo reale, sfocature di campo, mentre sprite ed animazioni dei personaggi sono i medesimi visti su Super NES. 
Totalmente rivista à invece la direzione artistica: le musiche, curate da Sakimoto e Iwata, sono rimasterizzate e riarrangiate (e affiancata da una manciata di nuove tracce),  mentre Yoshida ha ridisegnato tutte le illustrazioni ed i personaggi adottando uno stile quasi europeo, con matite tratteggiate e colori desaturati che ben si sposano con il look del gioco.
Sebbene non sia tecnicamente nulla di che, Tactics Ogre è il classico titolo che, innegabilmente, risulta una gioia per gli occhi grazie alla grande perizia del team artistico che ha svolto ancora una volta un ottimo lavoro.

Tactics Ogre: Let Us Cling Together Con Tactics Ogre: Let us cling together, Square Enix ha celebrato una leggenda del passato curandone per una volta il ritorno in modo encomiabile. La softco giapponese non si è limitata ad aggiungere qualche classe, missione aggiuntiva ed un divertente multiplayer. Non solo.  La creatura di Matsuno è stata restaurata e renterpretata per l’era moderna, è stata espansa non solo a livello meramente contenutistico, ma anche a livello infrastrutturale. La sua nuova ossatura si sposa alla perfezione con la sua essenza portatile e propone anche numerose idee  che d’ora in avanti il genere dovrebbe sempre tenere in considerazione, come “the world” o “the chariot”. Tactics Ogre: Let us cling together non è l’autocelebrazione di un classico. E’ il ritorno di una fenice che con rinnovata grazia e potenza è in grado di incenerire qualunque certezza credevate di poter contare in fatto di strategici. Lasciatevi tentare dall’elegante edizione da collezione, anche se non avete mai amato particolarmente il genere. Difficilmente ve ne pentirete.

9.5

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