recensione Tales of Symphonia Dawn of the New World

Sulle orme del primo, indimenticabile capitolo, un Action PRG piuttosto incolore

Versione analizzata: Nintendo Wii
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  • Wii

Il Gamecube è stata una console che ha avuto di sicuro una vita difficile in Europa, schiacciata dal peso della concorrenza e del poco supporto di Terze Parti (ma ormai Nintendo ha avuto il suo riscatto commerciale). Eppure, nel corso della sua vita, il “cubo” ha regalato vere e proprie pietre miliari di certo non dimenticate da una buona fetta di utenti. Fra le altre, citiamo il celebre e fortunato Tales Of Symphonia. Oggi, a distanza di ben sei anni dall'esordio della saga Tales Of, e dopo qualche spin-off su altre console, il brand Namco Bandai ritorna sull'ammiraglia di casa Nintendo, con un sequel del primo indimenticabile capitolo della serie. Il gioco, Tales of Symphonia Dawn of the New World, approda con un notevole ritardo sugli scaffali dei negozi del vecchio continente per i soliti tempi biblici legati alla localizzazione. Tanta attesa sarà finalmente ripagata da un prodotto all’altezza delle aspettative?

Plot

Il primo capitolo di questa saga si concludeva con l’epica riunificazione dei mondi dei Sylvarant e dei Tethe’alla, ad opera di Lloyd Irving e dei suoi compagni. In questo sequel lo scenario che si presenta ai nostri occhi dopo solo pochi anni dalla riunificazione dei mondi è di nuovo turbolento: il mondo è sconvolto da episodi climatici estremi, e dalla rivalità tra le due popolazioni, che serpeggia nonostante l'unione. I Sylvarant temono infatti la potenza militare e le grandi conoscenze in campo tecnologico dei Tethe’alla, che a loro volta deridono e scherniscono come rozzi e primitivi gli usi e i costumi dei Sylvarant. La situazione è davvero molto tesa, tanto che i Sylvarant formano un esercito speciale, i Vanguard, per contrastare con azioni di guerriglia il potere della Chiesa di Martel e dei Tethe’alla. In questo scenario non proprio roseo si svolgono le vicende di Dawn of the new World. Il protagonista dell’avventura è un giovane e timido Sylvarant di nome Emil Castagnier, che vede uccidere i suoi genitori e devastare la sua città niente poco di meno che da Lloyd Irving, l’onesto ed impavido eroe del primo episodio. Dopo la morte dei genitori Emil si trasferisce dai suoi zii in una città dei Tethe’lla, dove viene schernito, deriso ed allontanato da tutti. Dopo diversi mesi in questa situazione, il giovane, timido e vessato, fa uno strano incontro con un uomo chiamato Richter, e subito dopo sente un richiamo provenire da una zona vicino la sua città. Emil si reca sul posto e qui incontra Marta Lualdi, co-protagonista della nostra avventura. In breve il protagonista scopre che gli sconvolgimenti climatici sono dovuti a delle sfere chiamate “nuclei dei centurioni”, che servono per risvegliare lo spirito del potente Ratatosk. Entro breve, Emil decide di diventare cavaliere di Ratatosk e di unirsi con Marta alla ricerca dei nuclei, per fermare l'apocalisse.
La trama del gioco è abbastanza ricca, sono presenti numerosi colpi di scena e i fan della serie saranno contenti di rincontrare praticamente tutti o quasi i personaggi del primo capitolo della saga. Doveroso è però mettere in rilevo come alle volte il plot sia un po’ monotono, prolisso e, a tratti, forse un po’ snervante (basta pensare alla patetica storia d’amore tra Marta ed Emil). La sceneggiatura paga poi lo scotto di una localizzazione non proprio perfetta: alcuni passaggi non sono molto chiari altri invece appaiono fin troppo infantili. A tratti davvero patetici i dialoghi di Marta con il suo amore Emil (tra l’altro tremendamente impacciato quando si tocca l’argomento). Comunque il comparto narrativo appare imponente e tutto sommato di buona fattura, anche se di sicuro il gioco rende molto meglio in lingua originale.

Nuova alba, vecchio Gameplay


Uno dei punti di forza del gameplay di Tales Of Symphonia fu senza dubbio il sistema di combattimento in tempo reale. In questo sequel il battle system non è stato affatto rinnovato, e presenta le stesse caratteristiche del passato. Innanzitutto sullo schermo vedremo i gruppi di nemici muoversi per i dungeon, starà a noi affrontarli ed approcciarci al combattimento nella maniera migliore, cercando di prenderli eventualmente alle spalle. Una volta proiettati nelle zone di combattimento, si deve prendere familiarità con un gameplay abbastanza classico per il genere dell'action Rpg. Le meccaniche di combattimento sfruttano in maniera marginalissima le potenzialità del Wiimote, e quasi tutte le azioni sono affidate ai tasti classici. Premendo A e contemporaneamente una direzione della leva analogica del Nunchuk eseguiremo un attacco con la nostra arma da mischia; gli attacchi fisici di questo genere possono ovviamente essere legati in combo tra loro. Il tasto B ci permetterà invece di usare le Arti, mosse speciali di varia natura: ad alcune prettamente offensive si affiancano le Arti di cura, oppure quelle in grado di motivare e potenziare le statistiche dei membri del nostro gruppo. Potremo utilizzare alcune Arti per concludere efficacemente una combo con attacchi da mischia normali. Il tasto Z del nunchuk serve per difenderci e per muoverci attorno al bersaglio schivando i suoi colpi. Durante il combattimento si attiverà un sistema di autolock sul bersaglio più vicino, ma sarà possibile cambiare avversario inquadrato premendo il tasto meno. Insomma, niente di nuovo sotto il sole, per i conoscitori della saga. Una delle poche novità introdotte riguarda l'attacco all'unisono. Attaccando o subendo colpi, infatti, potremo caricare l'apposita barra, da sfruttare per un colpo combinato di più personaggi, eseguito alla pressione del tasto C. Per il resto, tutto rimane fedelissimo a standard collaudati, compresa la possibilità di richiamare un piccolo menù che ci consentirà di utilizzare oggetti, cambiare equipaggiamento o darsi alla fuga.
Il sistema di progressione prevede il potenziamento dei personaggi grazie alla conquista di apposite abilità. Visto il numero ridotto di skill che un singolo personaggio potrà apprendere, sarà bene pianificare con cura i settori in cui specializzare i membri del party: per alcuni sarà bene dedicarsi al potenziamento delle arti, così da trasformarli in perfetti personaggi di supporto. Altri potrebbero fungere invece da teste d'ariete, dopo che si saranno migliorati attacchi in mischia e combo.
Concludendo la disamina ludica, si deve rendere conto al prodotto Namco Bandai di proporre all'utente moderno un sistema comunque intelligente e divertente, senza però sconvolgere pattern ludici generalmente già sperimentati.
L'unica vampa di novità arriva dalla possibilità di stringere patti con alcuni dei mostri sconfitti, per fare in modo che entrino nel proprio party e accompagnino il protagonista nelle sue avventure. Una volta convinti ad incrementare le fila del proprio esercito, i mostri vengono impiegati in combattimento ed acquisiscono esperienza e abilità proprio come i comprimari umani. Il sistema di crescita è però finemente integrato, in questo caso, con una serie di quest secondarie che potremo trovare nelle varie città: i membri della gilda dei Katz (dei bambini vestiti da gatto), ci daranno missioni opzionali e ci permetteranno di preparare gustose ricette con cui nutrirli. Scovando in giro per il mondo degli chef nascosti nei posti più impensabili e recuperando ingredienti segreti potremo preparare manicaretti prelibati. Ogni mostro avrà le sue preferenze, e dopo aver mangiato la pietanza giusta ogni bestiolina accrescerà la sua fiducia verso di noi e potrà addirittura evolversi. In generale, più che un'aggiunta in termini qualitativi, questa opportunità incrementa la quantità di cose da fare, senza però rinfrescare più di tanto il comparto ludico di Dawn of the New World. Diventare un buon allevatore è un passatempo gradevole (ma neppure necessario per procedere con tranquillità), e avrebbe potuto diventare un impegno sostanzioso soltanto con molta più attenzione dedicata alle variabile tattiche. Allo stato attuale dei fatti, il peso di questo fattore nell'economia degli scontri e nell'ampliamento delle possibilità strategiche è davvero ridotto.
Prima di passare oltre, accenniamo alla longevità del titolo, che si attesta sulle 25-30 ore. Dawn of the New World offre inoltre la possibilità di giocare in quattro, almeno durante le fasi di combattimento. Una trovata interessante, anche se è davvero difficile trovare tre compagni d'avventura disposti ad intervenire solo “ad intervalli regolari”. Forse il genere ruolistico non è proprio quello adatto per il multiplayer. In questa versione Pal è stata aggiunta una gallery mode con gli sketches originali del gioco e altro materiale inedito, di qualche interesse solo per i fan più accaniti.

Dungeon ed Enigmi

Un aspetto molto importante dell'esperienza ludica di qualsiasi RPG che si rispetti riguarda la componente esplorativa. In questo sequel visiteremo spesso luoghi già visti nel primo capitolo, e affronteremo enigmi molto simili a quelli già affrontati sul cubo. Il level design appare piuttosto piatto, nessun ambiente è vasto o labirintico, e i puzzle ambientali, anche se non sempre di facile risoluzione, sono comunque molto meccanici (tanto da risultare ripetitivi). Meritano però un piccolo approfondimento, visto che i frangenti più elucubrativi saranno fra i pochi in cui sfrutteremo le caratteristiche del Wiimote. Saremo spesso chiamati ad utilizzare il cosiddetto “anello dello stregone”, il cui potere ci permetterà di attivare pulsanti ed interruttori, grazie al sistema di puntamento del telecomando. Altri casi in cui motion sensor e puntatore vengono utilizzati sono solo da citare a margine: si tratta di minigiochi così basilari da risultare noiosi e poco divertenti.

Un sequel Old-Gen

Il comparto tecnico di Tales of Symphonia Dawn of The New World appare davvero molto datato. I modelli poligonali sono palesemente indietro di una generazione, e anche se le animazioni sono ben realizzate e convincenti non si può certo chiudere un occhio sullo scarso dettaglio e sulla grafica povera di poligoni. Le texture ambientali sono molto piatte, in particolar modo all’interno dei dungeon. Gli effetti particellari non sono male, ma per nulla paragonabili a quelli di un titolo Wii di buon livello. La quasi totalità delle cut-scene è realizzata con la grafica in-game del gioco, in questo modo i difetti sopraelencati appaiono ancora più evidenti e vengono messi in risalto continuamente.
Sfortunatamente non possiamo esprimere un parere positivo neanche per quanto riguardo il comparto sonoro: se è vero che gli effetti sono sufficientemente curati, le musiche sono davvero brutte, e alle volte stonano completamente con la situazione di gioco. Senza giri di parole possiamo affermare che questo titolo sarebbe stato apprezzato e premiato a pieni voti dal punto di vista tecnico solo se fosse uscito sulla vecchia console Nintendo.

Tales of Symphonia : Dawn of the New World Le attese dei fan nostrani per questo titolo sono ovviamente enormi, e in molti nutrono ancora speranze che il gioco non sia male come l’hanno dipinto i giornalisti e i colleghi d'oltreoceano ormai più di un anno fa. Sfortunatamente bisogna ridimensionare le aspettative di tutti: Tales Of Symphonia Dawn of The New World è un gioco molto datato e poco innovativo sotto tutti i punti di vista. Cullandosi col successo ottenuto dal primo indimenticabile episodio e dal buon esperimento su console Microsoft, Namco Bandai ha realizzato un titolo di mediocre spessore artistico e assolutamente deludente dal punto di vista tecnico. A fronte di una trama tutto sommato buona (anche se molto prolissa) riscontriamo una localizzazione poco precisa ed una qualità della sceneggiatura piuttosto bassa. Dal punto di vista del gameplay poco o niente cambia rispetto al passato: il nucleo forte del gioco rimane il sistema di combattimento in tempo reale, che non si riinnova quasi per nulla e non sfrutta minimamente le mille risorse del sistema di controllo del Wii. Tirando le somme Tales Of Symphonia Dawn Of The New World è un titolo sviluppato con poco impegno, senza la volontà di creare qualcosa di nuovo ed entusiasmante, ma anzi con l’obiettivo assolutamente riuscito di ricalcare il percorso tracciato sei anni fa dal suo predecessore.

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