Tempest Recensione

Tempest è un open world dalla discreta fattura che ci cala nei panni di un novello capitano di ventura nelle turbolente acque caraibiche.

Versione analizzata: PC
recensione Tempest
Articolo a cura di
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  • Pc
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

In questi ultimi anni l'affascinante genere piratesco ha visto un florilegio di opere della più svariata specie giungere al grande pubblico. Film, libri e serie televisive (Black Sails non lo dovete assolutamente perdere) hanno tutti contribuito a ristabilire la popolarità di corsari e filibustieri dopo un ingiusto oblio provocato dai flop made in Hollywood della metà degli anni novanta. Persino il medium ludico si accodò al trend, fomentando questa damnatio memoriae. Tra quelli che provarono ad avventurarsi in acque ignote, all'epoca, si salvarono solo pochi, coraggiosi, esponenti dalla qualità comunque piuttosto altalenante.
Dopo qualche titubanza iniziale e il deciso rilancio operato da Disney grazie alla saga di Pirati dei Caraibi nei primi anni del 2000 (a proposito della serie, gustatevi il nostro speciale in attesa del quinto capitolo), il genere sembra aver definitivamente raggiunto una dignità tutta propria e ciò ha aperto la via alle produzioni più disparate come GDR, gestionali e chi più ne ha più ne metta. Uno degli ultimi titoli a tema piratesco a giungere sugli store digitali è Tempest che, sulla falsa riga di molti altri predecessori - su tutti ovviamente l'indimenticato Sid Meier's Pirates! -, offre al giocatore la libertà di avventurarsi per i sette mari in cerca di fortuna.

Su e giù per i mar, io voglio andar

Se vogliamo riassumere l'offerta ludica propostaci dal team russo Lion's Shade, possiamo dire che Tempest ci mette di fronte a una struttura open world piuttosto stilizzata e fissata nei classicismi del genere, in cui vengono calate alcune feature tradizionali come esplorazione libera, commercio, primitiva diplomazia "piratesca" a suon di cannonate, incontri casuali e personalizzazione del proprio vascello. Il tutto, poi, viene tenuto insieme da una trama impalpabile, utile solo in un primo momento per orientarsi e comprendere le meccaniche di gioco, e da una pletora incalcolabile di missioni secondarie (che tenderanno a ripetersi spesso) attivabili nei porti in cui faremo scalo.

Queste ultime variano dal trasporto di un determinato quantitativo di merce all'assalto di avamposti ostili, dalla caccia ai pirati in alto mare fino alla ricerca di potenti artefatti e al combattimento con esseri soprannaturali come il Kraken o altri demoni di varia natura. Nonostante il setting appaia come il classico contesto caraibico della seconda metà del diciottesimo secolo, la componente "fantasy" si fa sentire e, forse, è stata inserita per vivacizzare un po' l'esperienza di gioco, altrimenti parca di grossi spunti originali. Il punto focale del titolo, infatti, rimane sostanzialmente incentrato sugli scontri in alto mare e ciò inevitabilmente relega l'esplorazione e le operazioni eseguite nei vari porti a una semplice funzione servente e subordinata. Procediamo con ordine.
A ogni scalo sulla terraferma è possibile depositare la propria merce in un magazzino sicuro, comprare e vendere parte del carico, reclutare nuovi membri dell'equipaggio, accettare nuove missioni e acquistare migliorie per la propria nave che comprendono nuovi tipi di vele, bocche da fuoco, scafi rinforzati e così via. Il sistema di gestione, però, in questo caso risulta poco user friendly "abbandonando" l'utente che si trova costretto a procedere per tentativi cercando di capire il funzionamento delle schermate, carenti di informazioni e decisamente poco incisive, che si affastellano sullo schermo. Lo stesso discorso, poi, può essere affrontato relativamente alla fase di navigazione in cui l'assenza di informazioni non consente di capire come portare a termine una quest o, più banalmente, la direzione per completarla.

Ai vostri posti, ciurmaglia! Si salpa!

Una volta salpati dall'approdo sicuro si apriranno essenzialmente due strade: quella della navigazione automatica e quella manuale. Con la prima, basta tracciare una rotta su una mappa e la nave seguirà il tracciato prefissato arrivando sino a destinazione lasciando a noi la decisione se fermarci per affrontare gli incontri casuali che appariranno. La seconda via, invece, è quella più lunga (nonché la più noiosa), dato che si naviga in tempo reale solcando lunghi tratti di mare senza incontrare anima viva perdendosi, al massimo, a recuperare carichi alla deriva o ad ammirare dei tramonti infuocati.

Il sistema di navigazione è estremamente semplice e ricorda da vicino quello visto, ad esempio, in Black Flag. Una percentuale, positiva o negativa, ci avviserà quando saremo sopra (o sotto) vento, mentre i tasti direzionali ci consentono di virare e regolare la lunghezza delle vele. Durante i combattimenti, per colpire una nave avversaria basta farla entrare nel raggio d'azione dei cannoni e fare fuoco con la barra spaziatrice. A seconda della qualità dell'equipaggio imbarcato e delle bocche da fuoco varierà la loro precisione e la velocità di ricarica, oltre che la loro efficacia.
È possibile, inoltre, abbordare le navi nemiche dopo aver reso inoffensiva l'artiglieria e partire all'arrembaggio. Lo scontro corpo a corpo (e con i moschetti) dipende sostanzialmente da quanti uomini abbiamo adibito al compito nonché dalle loro statistiche. Anche in questo caso il titolo si mantiene parco di informazioni, mettendoci in difficoltà in più di un'occasione. Solitamente, una volta conclusa la battaglia e recuperato il bottino, equipaggio e capitano guadagnano punti esperienza da spendere per aumentare caratteristiche e abilità, al pari di qualsiasi altro GDR in circolazione.
Tempest, inoltre, soffre di un problema che in potenza può porre delle enormi barriere all'entrata per i neofiti: il bilanciamento. Come abbiamo anticipato all'inizio della nostra disamina, girovagando per i sette mari è possibile imbattersi in svariati tipi di scontri o in altre attività come il recupero di artefatti magici, detriti galleggianti e così via. Così, capita spesso che, decidendo di metterci direttamente al timone del nostro vascello per scorrazzare in libertà, veniamo letteralmente circondati da nugoli di navi nemiche ben più attrezzate di noi. Le conseguenze sono ovviamente prevedibili e dall'affondamento della nave derivano tutta una serie di penalità, compresa la perdita di buona parte del carico. Inoltre, il titolo non consente alcun salvataggio manuale, quindi si è costretti a perpetrare il circolo vizioso che ci vede - soprattutto durante le prime ore di gioco - costantemente in debito di fondi e mezzi.
Il titolo firmato da Lion's Shade, infine, nonostante sia godibile, si presenta deboluccio sotto il profilo stilistico. Shader e modellazione poligonale non fanno certo gridare al miracolo; la draw distance e gli agenti atmosferici, che dovrebbero caricare di atmosfera e incertezza il viaggio lungo immense distese d'acqua, non regalano scorci particolarmente evocativi, mentre i vari porti in cui facciamo tappa non possiedono alcuna peculiarità di rilievo. La "leggerezza" tecnica, molto probabilmente, è dovuta anche al fatto che l'avventura può essere affrontata nella sua interezza non solo in single player, ma anche in multiplayer; il team di sviluppo, quindi, può aver puntato maggiormente sulla fluidità e fruibilità rispetto alle performance o all'aspetto estetico del titolo.

Tempest Tempest è un titolo open world dalla discreta fattura che ci cala nei panni di un novello capitano di ventura in cerca di fortuna nelle turbolente acque caraibiche del diciottesimo secolo. Rilasciato verso la fine di agosto, nel corso di questi mesi è decisamente migliorato grazie al feedback della community e al costante impegno del team di sviluppo. Nonostante si tratti dell'ennesima declinazione piratesca, il titolo non si fregia dell'aderenza storica, preferendo veleggiare verso i lidi della fantasia "speziando" l'esperienza di gioco con artefatti magici, fantasmi, Kraken e così via. Il titolo, pur funzionando nel suo complesso pur senza mai stupire, soffre ancora di numerose spigolature che dovrebbero essere assolutamente smussate per migliorare l'esperienza complessiva e rendere il titolo meno cattivo e più accessibile nelle fasi iniziali, altrimenti la potenziale utenza potrebbe perdere interesse molto velocemente.

6.5

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