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Recensione Terraria

Molto più che un clone di Minecraft in 2D

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione Terraria
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • 3DS
  • PSVita
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Terraria è pura antropologia.
Battezzarlo come un Minecraft in 2D, quasi come se fosse una versione ridotta del sandbox di Notch, non è solo riduttivo: è un grave errore concettuale.
Per comprendere la portata filosofica del gioco partorito dalla mente di Andrew "Redigit" Spinks, che qualcosa deve effettivamente alla produzione di Markus Persson, bisogna fare uno sforzo d’immaginazione.
Pensate, per esempio, ad un ipotetico "Adamo videoludico", intento a nominare le cose mentre le vede per la prima volta, cercando di capirne funzionamento e utilità. Ecco, in Terraria il videogiocatore ha un mondo virtuale davanti a sé, generato casualmente, in cui deve spingersi animato da una curiosità quasi primordiale. Non ci sono quest, né obbiettivi o pedanti NPC con pressanti e futili richieste. Solo voi e l'innata, umana sete di conscenza. Certo, per difendersi dai mostri più coriacei vi servirà una casa e per squarciare le tenebre sarà meglio dotarsi di qualche torcia, ma anche questo rientra perfettamente nell'idea su cui si erge Terraria: ogni avventura, come la vita dell’Uomo sulla Terra, ha i suoi ostacoli. Sta all’ingegno, alla pazienza, al coraggio sopperire ad ogni necessità del caso.
Più che Minecraft, Terraria -che oggi raggiunge la PS Vita a due anni dall’originaria release su PC- nasconde al suo interno il senso del viaggio della nostra specie alla conquista del pianeta che abita. Scavando pixel dopo pixel, giungerete al centro del mondo solo per riscoprire quella determinazione che ci ha permesso di dominare la natura, inventare il motore a scoppio e sbarcare sulla Luna: un impulso che prende le forme della capacità d’adattamento, della voglia di superare i confini, della curiosità più infantile e quindi pura.
Ed è proprio questa essenza simulativa -di una simulazione, però, con l’iniziale maiuscola- a conferire al gioco una sbiadita ma sempre avvertibile tensione antropologica.

Un mondo da scoprire e costruire

Per iniziare a giocare a Terraria bastano pochi secondi: giusto il tempo di scegliere le dimensioni del mondo casuale che verrà generato e di creare l’avatar attraverso un rudimentalissimo editor.
Per iniziare a divertirsi, al contrario, sarà necessaria ben più che una semplice manciata di minuti.
All’inizio è tutto difficile, quasi frustrante. Gli attrezzi già presenti nell’inventario vi permetteranno di tagliare qualche albero, scavare tra l’argilla e la terra, sconfiggere le prime forme di vita ostili, ma vi renderete subito conto (basta il sopraggiungere della prima notte) che così non potete certo sperare di sopravvivere.
Vi toccherà dunque costruire una casa. Abbattendo qualche arbusto si ottiene legna: perfetta per un paio di porte. Con la pietra estratta da sottoterra si possono erigere mura poco spesse ma sufficientemente robuste. Una sedia per riposare, un paio di torce per illuminare la modesta abitazione e il gioco è fatto: i mostri restano fuori e voi, creando un letto, potrete persino stabilire un comodo e sicuro punto di respawn.
Se non siete videogiocatori pazienti o desiderosi di crearvi autonomamente l’avventura da vivere, è probabile che abbandonerete il gioco qui, maledicendo ogni euro dei quindici che avete dovuto sacrificare sul PSN.
Al contrario, sarà proprio da questo momento che inizierete il viaggio, l’esplorazione di questo mondo virtuale tanto ostile, quanto chiaramente declinabile e modificabile a seconda dei vostri gusti e necessità.
Un’isola galleggiante è facilmente raggiungibile creando una scala con il legname raccolto. Un lago, ostacolo potenzialmente mortale per il vostro avatar incapace di nuotare, può essere attraversato costruendo un ponte. Una piccola vallata può diventare il rifugio ideale scavando le fondamenta e allargandone le dimensioni abbattendo un rilievo a furia di picconate.

La regola di base recita che più si scava in profondità, maggiori sono le possibilità di imbattersi in materiali preziosi: fondamentali per la costruzione degli item più efficienti e pregiati. Ne viene fuori un circolo virtuoso (o vizioso) in cui per proseguire nell’esplorazione sotterranea necessiterete di utensili migliori, armi e armature potenti, così da poter combattere le mostruosità assortite che vi si opporranno. Tutto ruota attorno al crafting: per costruire un certo oggetto serve un materiale specifico, reperibile ovviamente assemblando altri oggetti. Se sulla carta sembra un mantra piuttosto abusato e da cui è facile stancarsi, PS Vita alla mano vi accorgerete come è facile iniziare a giocare e ritrovarsi letteralmente imbrigliati nel reperimento risorse.
Il punto di forza di Terraria, in questo senso, è il ritmo di gioco, estremamente più snello e veloce del diretto concorrente Minecraft, e l’atmosfera da adventure game che permea ogni pixel. Certe situazioni vi faranno tornare in mente alcuni scorci di The Legend Of Zelda (strano a dirsi ma è così), senza dimenticare Spelunky: altro capolavoro della scena indie giunto sul portatile Sony non troppo tempo addietro.
Naturalmente non si vive solo di materiali e crafting. Giusto per inspessire l’offerta e ampliare il potenziale audience, gli sviluppatori non hanno dimenticato di inserire dungeon, e diversi “boss” da evocare costruendo speciali item. Prima di buttarsi a capofitto in queste imprese sarà vitale accertarsi di essere nelle condizioni ideali. Pur non essendoci una componente ruolistica nel senso più canonico del termine (niente punti o livelli d’esperienza) potrete comunque forgiare armi e armature più potenti, aumentare l’ampiezza della barra di salute e apprendere particolari tecniche speciali.
Serve un po’ di pazienza e capacità progettuale, ma non ci vuole poi molto per costruire una lunga serie di item e erigere un castello in cui risiedere e accogliere i propri amici.

Terraria infatti non dimentica neanche di inserire una modalità multiplayer. Purtroppo anche quest’edizione per PS Vita soffre dello stesso difetto già evidenziato ai tempi della recensione di quella per PC: è possibile ospitare o essere ospitati in mondi altrui solo a patto che si rimanga connessi alla rete. Se da una parte la cosa può avere senso, sarebbe terrificante se il lavoro di una vita venisse messo a repentaglio da qualche cyber-bullo in nostra assenza, dall’altra rappresenta pur sempre un limite piuttosto seccante. Ciononostante giocare con un amico regala immense soddisfazioni e spesso si rivela imprescindibile per sconfiggere qualche nemico particolarmente potente.
Ottime impressioni anche dal sistema di controllo: costretto naturalmente a rinunciare all’affiatatissima accoppiata tastiera-mouse. Il touch-screen si dimostra ideale per navigare tra i vari menù, mentre all’analogico destro è lasciato il compito di selezionare il pixel (o il mostro) su cui effettuare l’azione di turno. Il sistema è sicuramente più macchinoso che su PC, ma funziona egregiamente, mostrando il fianco a qualche timida critica solo quando si è costretti ad agire velocemente.
Come se non bastasse quest’edizione guadagna la portabilità. Se già in altri lidi il gioco era assuefacente, ora il rischio è ancora maggiore. Concedersi una breve sessione, complici i risicati tempi di caricamento, è una tentazione a cui cederete spesso e volentieri.
Immutato il comparto grafico che si affida a un art-design rigorosamente 16-bit. Dominano i pixel, le campiture uniformi, le animazioni legnose. Bisogna apprezzare lo stile, ovviamente, ma anche in assenza di effetti speciali l’aspetto estetico risponde perfettamente alle necessità ludiche.
Striminzito il sonoro: solo due tracce, fortunatamente gradevoli all’ascolto, e pochi effetti sonori. In questo senso si poteva fare sicuramente di più.

Terraria Terraria su PS Vita non guadagna né perde nulla rispetto all’originale. Ancora una volta si tratta di guidare l’avatar alla scoperta di un mondo potenzialmente ostile, ma in realtà ricchissimo di risorse e avventure. Proprio per questo l’attrattiva di quest’edizione è relativa all’averci già giocato in altri lidi o meno, ma i neofiti non dovrebbero lasciarsi scappare la ghiotta occasione di avere il gioco in formato portatile. Persino chi non ha apprezzato Minecraft dovrebbe dare una chance al gioco di Andrew "Redigit" Spinks. Il ritmo sensibilmente più sostenuto e un maggior semplicità dovuta al 2D non solo rendono ogni operazione più snella e diretta, ma permettono al videogiocatore una maggior libertà di azione. Al di là del gameplay, che pur potrebbe incontrare le antipatie di una certa frangia di videogiocatori, Terraria è un’avventura sull’attività umana e sulla necessità della nostra specie di superare continuamente limiti e difficoltà. Forse le prime giornate nel nuovo mondo virtuale vi causeranno qualche grattacapo, ma se mostrerete sufficiente coraggio e vi doterete della pazienza necessaria trarrete immense gioie e soddisfazioni da uno dei migliori giochi attualmente disponibili su PS Vita.

8.5

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