Recensione Teslagrad

L’opera silente di Rain Games approda finalmente sulle home console di casa Sony.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Teslagrad
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

C’è un momento, a circa metà dell’avventura in oggetto, in cui il piccolo protagonista, ormai temprato da un incessante crescendo di sfide al fulmicotone, raggiunge finalmente la vetta dell’eminente torre che ne ha ospitato le gesta. Figura solitaria sullo sfondo di un cielo dorato, il cui bagliore ne carezza dolcemente il viso, il ragazzo impugna l’arma che gli consentirà di affrontare le nuove forze del male, per poi volgere lo sguardo verso il basso, pronto a scendere da quel temporaneo piedistallo al fine di tornare alla base della costruzione e donare definitiva libertà al proprio regno. Nel pensiero di chi vi scrive, vuoi per deformazione professionale, vuoi per probabile disagio psicologico, quanto appena descritto si configura come una bellissima metafora dello sforzo compiuto dal team norvegese Rain Games nel portare Teslagrad, sua primissima fatica videoludica, sotto i riflettori dell’intrattenimento digitale. Dopo due anni di sviluppo alquanto travagliato, la software house si è affacciata al mercato con la timidezza tipica di uno studio giovane, e al tempo stesso con la consapevolezza di aver qualcosa da dire grazie a un prodotto realizzato con grande passione e criterio. Valori che, motori di ricerca alla mano, la critica specializzata ha premiato alla quasi unanimità, permettendo al progetto di guadagnarsi una nomea di tutto rispetto all’interno di un sottosuolo - quello del circuito indie - dove svettare diventa sempre più complesso a causa dell’opulenza dei titoli proposti giorno dopo giorno. Tuttavia, proprio come nella sopracitata parabola del giovane prescelto, crogiolarsi nell’autocompiacimento non è sufficiente per giungere al traguardo, ma è necessario scendere in platea e confrontarsi con il giudice più severo: il grande pubblico. A ormai un anno dall’essersi mostrato su Steam, e dopo un recente transito su Nintendo Wii U, il processo di accettazione muove un ulteriore passo in avanti, poiché è di pochi giorni fa il rilascio dell’opera nelle versioni PS3 e PS4. Nello specifico, è proprio di quest’ultima che ci occuperemo, con la gioia nel riscoprire - ed eventualmente farvi scoprire - un lavoro indubbiamente meritevole di considerazione sotto parecchi punti di vista.

MAGNETICHE (IN)CERTEZZE

Per chi proprio fosse a digiuno d’informazioni a riguardo, è bene ricordare come Teslagrad s’inserisca senza troppi fraintendimenti tra le fila del genere metroidvania, per cui il giocatore ha il compito di percorrere quadri contigui che, se considerati nel loro insieme, formano un’unica ambientazione piuttosto vasta da scandagliare. Sebbene vi sia in effetti una certa continuità stilistica tra un piano della Tesla Tower e il successivo, il gioco non è però suddiviso formalmente in stage; piuttosto, ci si trova di fronte a una serie di stanze collegate in modo coerente tra loro. Carburante per il proseguo dell’esperienza è costituito in prima battuta dalla risoluzione dei numerosi puzzle ambientali di cui ogni location è pregna, che il protagonista, un ragazzino dallo sguardo serioso, deve superare con l’ausilio degli strumenti ottenuti con l’incedere della narrazione. Infatti, sebbene dotato soltanto di salto nelle fasi iniziali, il nostro avatar otterrà col tempo nuovi oggetti e abilità quali speciali guanti magnetici, un teletrasporto orizzontale a mo’ di dash, un’aura dalla duplice polarità e un fucile laser a scariche elettrostatiche “simil Heart of Darkness”.

Da questa rapida premessa - e, non dubitiamo, da quello stesso “Tesla” che compone il titolo - avrete certamente compreso come tutto, all’interno di quest’avventura, sia assoggettato alle leggi dell’elettromagnetismo. Senza l’aiuto di tutorial espliciti, l’opera Rain richiede all’utente di assimilare velocemente il funzionamento delle due cariche inverse - positiva, di colore azzurro, e negativa, cromaticamente rossa - e di sperimentarne gli effetti sull’ambiente. Per fare alcuni esempi, magnetizzare due blocchi di ferro con cariche antitetiche servirà ad avvicinarli, laddove, in caso contrario, schizzeranno in direzioni opposte; caricare positivamente il personaggio nei pressi di un pavimento rosso - e viceversa - gli farà spiccare un poderoso balzo verso l’alto, mentre avvicinandolo con la stessa carica a un soffitto di ugual polarità gli consentirà di aggrapparcisi; infine, solcare vortici elettrostatici con un’aura del medesimo colore farà letteralmente volare il ragazzino fino all’apice del fascio. Le dinamiche alla base di Teslagrad trovano terreno fertile in un puzzle design studiato con intelligenza, decisamente vario nelle situazioni e nella messinscena nonché capace d’intrigare il giocatore a più riprese. A onor del vero, va detto che le potenzialità di alcuni rompicapo vengono smorzate da un platforming non proprio eccelso, servo di un control system a volte approssimativo, soprattutto nel momento in cui si debbano effettuare azioni di estrema precisione quali cambi repentini di polarità o dash in velocità da calcolare al millimetro.

Se la questione è tollerabile nelle fasi di puzzle solving più votate alla riflessione, diventa invece un po’ più molesta durante le boss fight, basate perlopiù su tempismo e analisi dei pattern avversari. L’intero titolo vive infatti di una logica punitiva “one shot, one kill”, per cui al primo danno è necessario ricominciare il quadro dall’ultimo salvataggio. In questo senso, gli scontri con i villain - in particolare nelle fasi di gioco più avanzate - risultano essere parecchio ostici, spesse volte sulla linea di confine tra l’impegnativo e il frustrante. Più in generale, il trial & error è fortemente radicato nell’esperienza, ma per fortuna viene attenuato dai numerosi checkpoint dispensati dal software durante il tragitto, quasi fossero piccoli rattoppi a una giocabilità che, pur lontana dall’essere disprezzabile, avrebbe certamente beneficiato di qualche accorgimento tecnico in più.

LA VOCE DEL SILENZIO

Ciò che realmente ammalia lungo le sei o sette ore utili a sviscerare l’opera Rain da cima a fondo è la maestria con la quale i developer hanno modellato un contesto tanto solido quanto stratificato. Una maestria che, in buona sostanza, gli sviluppatori di Bergen hanno dimostrato su due fronti che si compenetrano continuamente. Parliamo anzitutto del comparto diegetico, senza troppi dubbi la componente di Teslagrad più peculiare. Scevra da dialoghi sia scritti che doppiati, l’avventura si dipana nell’assoluta mancanza di parole, laddove sono le azioni dei personaggi a essere molto più esaustive di qualsivoglia spiegazione. Senza addentrarci troppo nei contenuti, possiamo affermare di trovarci di fronte a un racconto piuttosto archetipico: un bambino come tanti si trova costretto a fuggire dal proprio focolare domestico per affrontare una sfida apparentemente insormontabile, fino a scoprirsi prescelto e acquisire le competenze necessarie per combattere un re malvagio che sta diffondendo paura e morte tra gli abitanti del villaggio. La vicenda principale, se presa a se stante, non sarebbe meritevole di particolare menzione; questo se, a contorno di essa, non vi fosse una “lore” così attentamente - e cripticamente - rappresentata, costruita attorno a una narrativa ambientale assai appassionante. La storia di questo mondo, le sue regole e i caratteri dei suoi anonimi personaggi vengono a galla in maniera graduale, foraggiati quasi esclusivamente dalla forza delle immagini raffigurate lungo il percorso di gioco. Ce ne sono di diversi tipi, da quelle statiche, incorniciate sulle pareti della torre sotto forma di dipinti e arazzi, a quelle in movimento, messe in scena con l’escamotage del teatro delle marionette, le cui sequenze si presentano come tessere di un mosaico dal significato tutt’altro che univoco o incontrovertibile, volutamente sottoposto alla libera interpretazione dell’utente. Anche la raccolta dei collectibles vira in tale direzione, poiché ognuno di essi porta in dote una pergamena contribuente ad approfondire quanto presentato durante l’ascesa del protagonista. È questo uno stratagemma molto azzeccato per spingere il fruitore all’esplorazione e al backtracking, specie perché, scovandole tutte negli anfratti più impensabili della torre, è possibile sbloccare un secondo finale d’avventura, per la verità molto più articolato rispetto a quello canonico.

A impreziosire il contesto di Teslagrad vi è poi l’affascinante risultato ottenuto da Rain Games sotto il profilo specificamente audiovisivo. Gli screenshot che avrete certamente sfogliato attraverso il web non possono esprimere minimamente la raffinatezza che la produzione è capace di donare una volta entrati nell’in-game. Parliamo di un universo di puro artigianato videoludico, fatto di disegni animati di chiara matrice franco-belga, e in più valorizzato dal potente hardware Sony di nuova generazione. Sono soprattutto le scenografie a rendere ogni location viva e vibrante, al tempo stesso riconoscibile e parte di un insieme assai più vasto grazie al comun denominatore di scelte cromatiche che virano in prevalenza verso tonalità fredde e desaturate. Più volte ci è capitato di fermare la nostra avanzata per ammirare i saloni ricolmi di pericoli della Tesla Tower, le vetrate variopinte e le statue mastodontiche del palazzo del re, l’alternarsi dei fenomeni climatici al di là delle gigantesche finestre, peraltro tutti elementi che, se rapportati alla minuscola figura del nostro avatar, ben si prestano a restituire un senso di profonda inadeguatezza, che solo la determinazione di chi gioca potrà dissipare. Allo stesso modo, la colonna sonora contribuisce a ricreare con estrema efficacia un’atmosfera dai tratti cupi e melanconici; i brani che la compongono non sono tantissimi, ma tutti di pregevole fattura, drammatici al punto giusto grazie a un uso preponderante di strumenti ad arco. A sottolineare come la via dell’eloquio, per raccontare una bella storia, non è sempre la sola strada percorribile.

Teslagrad Come nell’assaporare un dolcetto prelibato, Teslagrad è un’esperienza breve da gustare attimo dopo attimo, senza eccessiva foga. Complice un comparto artistico d’eccezione, i ragazzi di Rain Games hanno saputo orchestrare una storia dalle tinte sì classiche, eppur arricchite da modalità di messinscena certamente originali, dove il racconto iconico soverchia con decisione qualsiasi altra forma di comunicazione verbale. Benché il prodotto sia lontano dal rappresentare una rivoluzione per il genere, la sua formula ludica risulta apprezzabile grazie a una serie di enigmi ambientali realmente stimolanti e molto variegati, il cui level design beneficia in ogni sua sfumatura di uno studio certosino da parte del team di sviluppo. Foriero di sfide via via sempre più complesse, il gioco ha l’unica pecca di un sistema di controllo non sempre all’altezza della situazione, che rischia di restituire un po’ di frustrazione nei momenti più concitati. Ciò detto, ammettiamo che l’attrazione provata nel giocare a Teslagrad non si sia ancora del tutto dissipata. E no, non è certo a causa del magnetismo.

8

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