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Tethered Recensione

Tethered è adesso giocabile anche senza PlayStation VR: lo abbiamo provato in versione standard e in realtà virtuale, ecco le nostre impressioni.

Versione analizzata: Playstation 4
recensione Tethered
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • PS4
Andrea Dresseno Andrea Dresseno ha iniziato a giocare alle elementari, prima a scrocco, poi si è reso autonomo. Scrive di videogiochi da quasi vent'anni, ma nel mezzo ci sono state alcune pause di riflessione: durante una di queste ha dato vita all'Archivio Videoludico, per cui ora si dedica anche alla conservazione del medium. Si dice sia nintendaro, ma non esistono prove. Lo trovate su Facebook.

Nel volume Dentro lo schermo. Immersione e interattività nei god games, Agata Meneghelli si sofferma sulle protesi digitali, ovvero sui simulacri del giocatore all'interno del mondo virtuale, porte d'accesso che permettono di prendere parte all'azione. Si parla allora di protesi personaggio (Lara Croft, per esempio), oppure di protesi maschera (la soggettiva di DOOM), o ancora di protesi auto (l'auto di Out Run). Nei god game lo sguardo del giocatore è una protesi maschera, contemporaneamente oggettiva irreale e soggettiva di un dio. Non si chiamano god game a caso. Dall'alba dei tempi, uno dei tanti piaceri degli strategici-gestionali è stato proprio quello di osservare il mondo dall'alto, come fossimo una vera e propria divinità. Il senso d'onnipotenza garantito da questa visuale che tutto coglie e tutto abbraccia è impareggiabile. L'apoteosi del voyeurismo funzionale, perché è l'unica visuale in grado di renderci al contempo spioni e supervisori.
Ci voleva però la realtà virtuale per dare un senso ai god game: indossato il visore, si diventa finalmente quel dio che per anni i monitor non ci hanno permesso di essere del tutto. Il monoteismo lascia spazio al politeismo: un visore per ogni dio, tante divinità quanti i visori PSVR. Da pochi giorni Tethered è giocabile anche senza visore. La meraviglia e l'onnipotenza lasciano spazio alla frustrazione. Non perché il gioco diventi tutto d'un tratto orribile, bensì perchè va a perdersi quell'unicità, quel valore aggiunto che rendeva l'esperienza di gioco realmente immersiva.

Legami

Tethered non è un god game memorabile, di quelli che aggiungono qualcosa di nuovo e imperdibile al genere di appartenenza.

È però un titolo assai godibile, perché svolge il compitino con competenza e brio. I Peep sono piccole e dolci creature che ricordano i mogwai (prima dello spuntino di mezzanotte) e che vivono sereni su isole fluttuanti. Nascono da ovetti azzurri che piombano dal cielo e che hanno bisogno della luce del sole per schiudersi, oppure di un altro Peep che li covi. La società dei Peep cresce un pochino alla volta, un ovetto alla volta. I Peep venerano un totem che rappresenta la divinità (noi) e che dobbiamo alimentare con energia spirituale per completare ogni livello. L'energia spirituale si genera sia portando a termine specifiche attività, sia eliminando i nemici notturni che puntualmente attaccano i Peep. È importante mantenere in salute sia i Peep, che le scorte di cibo, legna, metalli e roccia. Solo attraverso l'utilizzo delle risorse è possibile far progredire il villaggio, costruendo per esempio nuove caserme (in base al numero di caserme alcuni Peep possono trasformarsi in Peep-guerrieri), laboratori o taverne (quando i Peep sono tristi o feriti non c'è niente di meglio di una buona birra per rimettersi in sesto). Le nuove costruzioni devono essere però prima apprese attraverso libri che compaiono sull'isola e che vanno studiati dal Peep incaricato. Le risorse si esauriscono, ma basta un raggio di sole o una nuvola carica di pioggia per rimpinguare rispettivamente i campi coltivati e i boschi. Se si organizza male il lavoro e le scorte di cibo finiscono, non ci vorrà molto prima di vedere i Peep deprimersi e gettarsi, letteralmente, dal dirupo. Se la struttura di Tethered appare abbastanza classica - ma ciò nonostante piacevole - è la realtà virtuale a fare la differenza.

Tethered in VR

Il visore trasforma il giocatore in un dio. Un dio che osserva tutto dall'alto e il cui sguardo amorevole è ricambiato dai piccoli Peep. Basta selezionare con lo sguardo - nel caso si utilizzi il controller - o col Move il Peep di proprio interesse e, tenendo premuto il tasto X, collegarlo all'oggetto con cui lo si vuole fare interagire, sia esso un nemico, un campo, una miniera, una risorsa abbandonata lungo la strada.

Ci sono vari punti da cui osservare l'azione e che coincidono con alcune nuvole che circondano le isole. Quando si usa il controller si tratta dell'unico modo per cambiare punto di vista, fermo restando la libertà di muovere lo sguardo: basterà osservare e cliccare sulla nuvola di proprio interesse. Con il Move le cose si fanno più intricate, perché all'uso delle nuvole si aggiunge la possibilità di ruotare la visuale, allargarla o restringerla con scomodi movimenti dei due Move. Sì, avete capito bene, scomodi. Personalmente, pur avendo utilizzato il Move, ho preferito quasi subito utilizzare solo le nuvole per cambiare punto di vista. Per un gioco che in certi momenti richiede reattività, le rotazioni via Move risultano troppo macchinose, mentre spostarsi da una nuvola all'altra garantisce una supervisione veloce di tutta l'isola. Che si giochi col controller o col Move, che si punti i Peep con lo sguardo o con le mani, Tethered in VR è la dimostrazione che la realtà virtuale sembra concepita proprio per i god game.

Tethered senza VR

Dovendo però giudicare anche il nuovo Tethered senza VR, ho scollegato a malincuore il visore e mi sono messo di fronte al televisore col controller. Ho rilevato immediatamente due limiti, uno di natura teorica e uno di natura pratica.
Teorico. Quando provi un god game in VR non torni più indietro. Mi sentivo triste perché lontano dalle mie creaturine; i metri che mi separavano dal televisore sembravano chilometri. Io e i Peep non potevamo più essere intimi come una volta. Capirete che essendo il loro dio, un po' ci sono rimasto male.

Pratico. Ci sono due configurazioni per il controller: una che sfrutta i sensori di movimento sulla falsariga del Move, una che non li usa. Partiamo subito dalla seconda dicendo che probabilmente è quella meno performante, visto che l'uso dello stick destro per muovere cursore e sguardo rende tutto più lento. Coi sensori di movimento la situazione migliora molto, perché puntare col pad è abbastanza intuitivo e agile, però cursore e sguardo rimangono legati. E in ogni caso si torna al limite teorico di poco fa: la distanza tra voi e le creature, senza visore, risulta incolmabile.

Tethered Con Tethered senza VR, come direbbe una celebre pubblicità, si gode solo a metà. Sebbene il titolo di Secret Sorcery non offra nulla di sostanzialmente nuovo - si limita infatti a svolgere con cura il compitino e difetta forse un po' in varietà - siamo di fronte alla dimostrazione lampante che la realtà virtuale può dare molto ai god game. Lo sguardo del dio coincide finalmente con lo sguardo del giocatore, calato all'interno del mondo finzionale. Ne nasce un legame quasi empatico con i propri “sudditi”, un legame che se ci pensate dovrebbe stare alla base di qualsiasi rapporto di collaborazione/gestione. Tethered senza VR perde un po' di mordente, risulta meno incisivo nonostante le numerose chicche che gli sviluppatori hanno disseminato lungo il percorso.

7.6

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