Recensione Tetris Ultimate

La saga eterna

Versione analizzata: Nintendo 3DS
recensione Tetris Ultimate
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
  • PSVita
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Correva l’anno 1984, l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche si stava lentamente dissolvendo, incapace di adattarsi al mutato corso della storia, che di lì a poco avrebbe disgregato in un ultimo sussulto il vecchio asset mondiale, in costante precario equilibrio, sulla Cortina di Ferro. Quante volte avrete letto, seppur a grandi linee, la medesima introduzione ad articoli o notizie relative a quel fenomeno che il mondo conosce come Tetris? Ebbene, la nostra softeca si è recentemente arricchita di un “nuovo” capitolo dell’eterna saga dei tetramini iniziata, appunto, nel lontanissimo 1984 grazie alla tanto semplice, quanto geniale idea di Aleksej Pažitnov, programmatore all’Accademia delle Scienze dell’URSS. Da allora son passati ben trent'anni e nessun dispositivo elettronico può definirsi tale se prima non ha ospitato almeno una versione del videogioco più famoso e conosciuto al mondo. Definirlo solo “videogioco” però potrebbe comunque esser riduttivo. Dal comunismo decadente degli anni ’80 del secolo scorso, l’opera immortale di Pažitnov ha attraversato i decenni, accompagnando l’evoluzione tecnologica, senza mai perdere fascino e smalto ma, soprattutto, travalicando ogni barriera socio-culturale; divenendo fenomeno di costume, protagonista di mode, di innumerevoli citazioni ed espressioni entrati nel linguaggio comune, passando poi per studi scientifici di ogni sorta e dando addirittura il nome ad una patologia associata al subconscio “procedurale” denominata, appunto, Tetris Syndrome. In realtà, già nel 2011 la stereoscopia tridimensionale made in Nintendo ospitò un episodio della saga dei tetramini; l’ultimo a portare la firma della defunta Hudson Soft., subito dopo assorbita da Konami. L’episodio in questione, titolato semplicemente “Tetris”, risultò esser un’ottima aggiunta all’allora ancora scarso parco titoli per un 3DS che aveva smarrito la retta via e ciò grazie ad una pletora di modalità differenti (alcune mutuate dal vecchio Tetris Party Deluxe), ad una presentazione grafica e tecnica dinamica e curata e all’utilizzo della (mai sfruttata) Realtà Aumentata. Il trentennale appena festeggiato è stato foriero di nuove succose collaborazioni tra The Tetris Company ed i diversi publisher, tra cui spunta Ubisoft, la quale ancora ad inizio 2014 annunciava la stipulazione di un accordo con The Tetris Company per traghettare i mai domi tetramini nella current gen e per curare l’arrivo di un nuovo episodio tridimensionale che, a dispetto della denominazione altisonante di Tetris Ultimate, giunge privo di mordente e scevro di contenuti di peso.

CELO... CELO... MANCA

Volenti o nolenti ci si ritrova ad operare un confronto con quanto già si era visto in precedenza e la sensazione è quella di avere tra le mani solo l’ennesima, semplice, versione di Tetris priva di quel brio necessario per avere la canonica marcia in più. Cerchiamo di spiegare meglio, a scanso d’equivoci, la nostra affermazione. Tetris è pur sempre Tetris. I tetramini cadono sempre allo stesso modo, possono esser ruotati ed incastrati nel solito, incredibilmente soddisfacente, modo compulsivo. La formula che l’ha reso immortale, insomma, non è cambiata di una virgola. Ad esser mutata è risultata esser la quantità e la qualità dell’offerta proposta all'utenza, decretando un deciso ritorno alle origini se non un marcato ridimensionamento delle ambizioni dopo l’esagerazione vista col capitolo precedente. Della ventina di modalità previste e presenti nel capitolo antecedente, solo alcune (e con alcune varianti) sono sopravvissute. Non che Ubisoft non abbia cercato di dare carattere alla propria creatura, grazie anche all'innesto di qualche piccola novità, questo sia chiaro; purtroppo però la sensazione, navigando per le schermate, è che vi sia poca “varietà”. Vediamo dunque cosa si presenta al giocatore impaziente di incastrare nel modo più preciso possibile i blocchi colorati.
Come di consueto l’offerta si suddivide in single player e multiplayer, due macro “contenitori” che al loro interno si ramificano ulteriormente nelle tipiche modalità di gioco. Per quanto attiene alla modalità in singolo, alle classiche Maratona, Sprint ed alla modalità infinita, vanno ad affiancarsi una modalità denominata Ultra (tre minuti concessi, in cui si deve portare a casa il maggior punteggio possibile), Battaglia e Battaglia Definitiva, queste ultime non sono altro che due varianti contro lo spietato Tetrabot ed in cui vi è la presenza, rispetto alla formula base, di poteri ed abilità speciali da utilizzare a proprio vantaggio o solo per mettere i bastoni tra le ruote all’IA.
Torna anche l’esperienza in multiplayer, sia in locale, con i propri fidati amici, oppure online, con la possibilità di sfidare altri sette avversari provenienti da tutto il mondo e dare uno sguardo alle classifiche sempre aggiornate, nonché creare il proprio gruppo oppure iscriversi ad uno già esistente il quale poi funzionerà come una sorta di matchmaking. Nulla di particolare, comunque. Il comparto online funziona molto bene e non abbiamo mai avuto alcun problema né durante l’attesa, né tantomeno durante le sfide vere e proprie. Purtroppo però, lungo la giornata può capitare che i server dedicati siano praticamente deserti e diventa di una difficoltà immane attendere una partita. Interessante invece l’utilizzo che si è voluto proporre per ciò che concerne i replay delle sessioni di gioco. Ogni prestazione viene infatti salvata e può esser successivamente inviata e caricata online, in modo da renderla disponibile non solo per la “consultazione”, ma anche per esser letteralmente sfidata da chiunque abbia voglia di testare le proprie abilità paragonandole al contempo a quelle di altri avversari umani. In questo modo, mentre in uno schermo vi sarà la vostra sessione, nell’altro scorrerà il replay dell’avversario. La vera novità viene però dall’introduzione della macro modalità denominata “Sfida”, in cui le vostre abilità saranno pesantemente messe alla prova attraverso quattro diverse e difficili varianti della formula originale (sbloccabili solo dopo aver guadagnato una determinata quantità di achievement) come, ad esempio, la sfida in cui la rotazione dei tetramini viene bloccata, o ancora quando i blocchi scompaiono improvvisamente, oppure gestire una escalation di tetramini che potrebbe farvi impazzire. Nulla però che possa invogliare ad investire impegno e costanza per padroneggiare queste modalità.

THE TETRIS EFFECT

Sotto il profilo tecnico non v’è poi molto da segnalare. La cura e la personalizzazione grafica viste nel precedente episodio hanno ceduto il passo ad uno stile decisamente più sobrio e minimal, caratterizzato dalla palette cromatica pigra, spenta e monocorde (se si eccettuano, ovviamente i diversi colori dei tetramini). Scordatevi dunque di rivedere il vostro Mii che si dimena a tempo della mai dimenticata Korobeiniki nella parte inferiore del 3DS, così come potete scordarvi background personalizzati, curati e dai toni accesi. L’utilizzo della terza dimensione, in precedenza sfruttata grazie alla modalità “Incastro” nella quale i tetramini cadevano orizzontalmente verso il giocatore, ora sembra esser stata declassata ad una funzione meramente opzionale, dato che la qualità generale dell’esperienza di gioco non cambia. Altra mancanza che abbiamo potuto rilevare con un certo rammarico è quella della Realtà Aumentata; caratteristica dell’handheld stereoscopico Nintendo mai presa in grande considerazione dalla maggior parte degli sviluppatori ed invece sperimentata con discreti risultati proprio dal predecessore di Ultimate. Infine, l’analisi di Tetris non può dirsi completa se non si fa almeno un accenno al comparto sonoro, composto da simpatiche e martellanti melodie sovietiche tardo imperiali-comuniste come “Lago dei Cigni”, “La danza del Volga” e il “Valzer dei fiori” che vi troverete a canticchiare e a fischiettare in ogni dove già dopo pochissime partite, perpetrando così il Tetris Effect.

Tetris Ultimate Tetris Ultimate, a dispetto del nome che porta, non si presenta come tale, ossia come quella che dovrebbe essere l'esperienza definitiva nel magico mondo dei tetramini ormai trentenni. L'importante traguardo raggiunto dal videogioco più conosciuto ed amato al mondo non ha portato in dote un titolo indimenticabile o, perlomeno, sopra le righe. Certo, Tetris Ultimate non cambia una virgola della formula originale, la quale ovviamente non ha perso brillantezza e carattere, risultando sempre piacevole e dannatamente divertente per gli anni a venire. Le poche aggiunte e la desertificazione dei server però non riescono purtroppo a dare personalità, spinta e mordente al titolo che, in definitiva, si attesta su una aurea mediocritas di latina memoria, da intendersi, sia chiaro, non come "mediocrità", bensì come una giusta via di mezzo; un gioco che sa accontentarsi, guardando molto al passato e solo timidamente al futuro, lungi dal proporre rischiose novità che possano creare scompiglio e sconcerto. Peccato. Una cosa resta comunque da dire: buon compleanno Tetris.

7

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