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Recensione Tharsis

Un mix tra uno strategico a turni ed un board game, che ci guiderà in una missione spaziale diretta su Marte letteralmente flagellata da avarie, crisi di panico e... cannibalismo. Peccato solo che il bilanciamento non sia sempre impeccabile.

Versione analizzata: PC
recensione Tharsis
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sognato di imbarcarci su un incrociatore stellare e fare rotta per una galassia lontana lontana. C'è anche chi, invece, ad una crociera interstellare avvolta nella meraviglia della scoperta, preferisce un'avventura tra gli astri dipinta con tonalità fosche ed opprimenti, raccontata servendosi di stilemi che appartengono più all'horror che alla fantascienza. Tra questi figura certamente Mike Roush, il creatore di Tharsis che, andando ben oltre il catastrofismo dei recenti Gravity e The Martian, si è immaginato una missione spaziale diretta verso Marte letteralmente flagellata da una serie innumerevole di avarie, crisi di panico e cannibalismi, lasciando naturalmente a noi lo spiacevole compito di salvare i pochi sopravvissuti rimasti a bordo: il tutto affidandoci alla subdola, e spesso implacabile meccanica del lancio dei dadi.

Quel che resta dell'Iktomi

Non ci si può addentrare nell'analisi di questo titolo senza prima porre una premessa fondamentale: Tharsis è un videogioco dannatamente ostico. Sulla carta viene spacciato come un ibrido tra uno strategico a turni ed un board game, ovvero quella categoria di videogiochi in cui la vittoria si trova sempre sul filo del rasoio, alimentata in buona parte dalle nostre mosse strategiche ma anche dall'imprevedibile capriccio del caso. Eppure, in Tharsis troppo spesso si giunge ad un punto in cui si viene improvvisamente massacrati da un game design eccessivamente punitivo, che ci vomita addosso situazioni al limite dell'impossibile, annientando tutte le mosse ben oculate effettuate nei turni precedenti. Ed è un vero peccato: perché, come scopriremo in seguito, Tharsis è un titolo a tratti brillante, con un intreccio di dinamiche strategiche davvero molto interessanti ed efficaci. Un indie che sarebbe potuto diventare una piccola perla, ma che per colpa di qualche svista di troppo sul fronte del bilanciamento finisce per risultare più tedioso e difficile da metabolizzare di quanto avrebbe voluto. Ma cerchiamo di scoprire insieme quali sono i motivi del nostro parziale disappunto.
Ogni partita di Tharsis avrà inizio con il medesimo "turning point": a dieci settimane dall'arrivo su Marte, la missione spaziale dell'Iktomi, una nave dotata di alcune delle più incredibili tecnologie aerospaziali, naufraga bruscamente a causa della collisione con un asteroide, che manda in tilt tutti i sistemi di sicurezza e uccide due membri dell'equipaggio. Con la nave compromessa e le risorse ridotte al lumicino sarebbe da pazzi fare dietrofront verso la Terra, mentre sarebbe certamente più saggio cercare di arrivare a destinazione. Ed è proprio qui che le redini del gioco vengono lasciate nelle nostre mani, con l'onere di riuscire a portare su Marte i sopravvisuti. Il viaggio durerà ben dieci turni, inframezzati da brevi cutscene realizzate con degli artwork commentati dalla voce del comandante della nave, che ci forniranno alcuni sfuggenti retroscena sull'umore che si respira a bordo dell'Iktomi. La schermata principale, come fosse il banco di un gioco da tavola, ci permetterà di visualizzare il vascello dell'Iktomi in tutta la sua bellezza sfiorita, con gli otto moduli che la compongono. Nel margine superiore dello schermo, invece, avremo la barra dell'integrità, con tanti piccoli segmenti verticali a rappresentare i punti vita rimanenti della nave. All'inizio di ogni turno, due o tre moduli verranno colpiti da un'avaria casuale, che potrebbe causare danno all'integrità della nave, ferire gli astronauti sopravvissuti, distruggere le razioni di cibo, oppure disattivare le capacità del modulo danneggiato. Starà a noi scegliere di quali eventi occuparci: con lo scopo ultimo di non fare scendere a zero l'integrità della nave e di tenere in vita almeno uno dei membri dell'equipaggio. Per farlo, dovremo innanzitutto spostare uno dei quattro astronauti nel modulo danneggiato. Successivamente, con la visuale che si sposterà all'interno del modulo, dovremo lanciare i suoi dadi (ogni astronauta ne avrà al massimo cinque), poi posizionarli in degli appositi slot e ridurre il valore totale da riparare di quello specifico modulo. Portandolo a zero l'anomalia svanirà immediatamente, dandoci così modo di impiegare gli altri tre astronauti nelle riparazioni delle restanti avarie. Non riuscendo a completare al primo colpo la riparazione, invece, saremo costretti a fare intervenire nello stesso modulo un secondo astronauta, privandoci quindi dei suoi dadi in altre zone della nave. È proprio per questo che dovremo essere abili a scegliere il giusto astronauta, evitando magari di mandarne uno ben fornito di dadi a riparare un'avaria con un valore relativamente basso. Ma non è certamente finita qui: ogni evento porterà con sé alcune penalità associate ai numeri che potrebbero uscire con il lancio dei dadi, rendendo così la riparazione di determinati settori una potenziale trappola mortale. Ci saranno principalmente tre penalità: la stasi, che ci impedirà di lanciare nuovamente un dado dado; il vuoto, che eliminerà all'istante il dado; e l'infortunio, che sottrarrà immediatamente all'astronauta un punto vita. Basterà quindi anche un solo lancio sfortunato per ritrovarvi con tutti i dadi bloccati o distrutti, oppure, nel peggiore dei casi, con il vostro astronauta morto.


Una trappola sofisticata

Per nostra fortuna, la Iktomi è una nave davvero meravigliosa e sofisticata, con un equipaggio altamente specializzato e tanti piccoli sistemi di bordo pronti a salvarci la pelle nei momenti di maggiore difficoltà. A cominciare dagli "assist", ovvero delle contromisure (ne avremo massimo tre) che interverranno autonomamente per annullare la penalità di un singolo dado. Per cui, se dovessimo, ad esempio, incappare in un lancio con ben cinque dadi affetti da penalità, tre di questi verranno "protetti" (secondo l'ordine di priorità infortunio, vuoto e infine stasi), mentre dovremo necessariamente subire il malus dei due dadi rimanenti. Come se non bastasse, ogni modulo della nave sarà dotato di alcuni slot speciali: se invece che procedere alla riparazione investiremo in questi slot un tiro fortunato, potremo ottenere delle ghiotte ricompense. Nell'infermeria, ad esempio, con un cinque potremo riportare al massimo i punti vita dell'astronauta, mentre nella sala macchine con due o tre dadi uguali otterremo immediatamente fino a tre punti integrità per la nave.
Anche gli astronauti avranno delle abilità uniche. Si va dall'abilità del capitano in grado di rigenerare un dado ad ogni membro dell'equipaggio presente nel suo stesso modulo, fino al tecnico capace di riportare al massimo gli assist della nave. Inoltre, essi saranno dotati di una barra speciale che ne rappresenterà la stabilità psichica, che aumenterà ogni qual volta i loro dadi subiranno una o più penalità durante un lancio, oppure quando si nutriranno dei resti dei loro compagni morti (si, avete capito bene, ci è data la possibilità di cannibalizzare gli astronauti deceduti nei turni precedenti). Mantenere il livello di stress sotto una certa soglia sarà fondamentale per l'intera durata della partita, dato che all'inizio di ogni turno dovremo necessariamente appoggiare uno dei piani strategici che ci verranno proposti proprio dal nostro equipaggio (in coppie o singolarmente), la cui bontà sarà determinata dai livelli di stress raggiunti. Per cui, con astronauti perennemente in crisi finiremo per ricevere proposte poco efficaci, capaci di causarci più danni che benefici (come, ad esempio, causare due danni a tutti i membri in cambio di un misero punticino integrità per la nave). Per sopravvivere in Tharsis, insomma, sarà necessario saper sfruttare intelligentemente le capacità degli astronauti e dei vari moduli dell'Iktomi, sacrificando magari una riparazione per ottenere un vantaggio più significativo altrove. Persino evitare di riparare un evento di bassa entità, come quelli che causeranno un solo danno all'integrità della nave alla fine del turno o quelli che disabilitano temporaneamente l'abilità di un modulo, sarà una strategia potenzialmente efficace, soprattutto perché ad un modulo già danneggiato non verranno mai applicate nuove anomalie. Inoltre, durante l'intera durata della partita potremo investire i dadi in appositi slot speciali (che non verranno resettati all'inizio del turno, come avviene invece per gli slot delle abilità) in cambio di punti ricerca, da spendere nelle situazioni più disperate per salvarci da un game over apparentemente inevitabile. Ad esempio, potremo spenderli per riparare fino a 28 unità di un'anomalia, oppure per fornire ad un membro dell'equipaggio tre nuovi dadi. Insomma, in Tharsis l'intreccio strategico è davvero articolato e ben studiato, con tante piccole scelte da sostenere nel corso di ogni singolo turno.

Purtroppo però, come accennato all'inizio della nostra analisi, in troppe partite ci è capitato che ad un certo punto venissero applicate alla Iktomi delle avarie davvero devastanti, con valori da riparare altissimi e penalità "d'infortunio" e "vuoto" ai numeri quattro, cinque e sei (quelli più importanti per riparare gli eventi e sfruttare le abilità dei moduli e dell'equipaggio). È proprio in questi momenti che Tharsis sbanda e diventa una roulette russa, trasformando un'esperienza di gioco potenzialmente appagante ed intelligente in un calderone di imprecazioni e insoddisfazioni. Con questo, non stiamo dicendo che Tharsis sia un titolo impossibile da completare. Anzi, delle partite in cui il bilanciamento è molto più efficace ci sono e il divertimento è assicurato. Ma può persino capitare che la partita si porti a termine in scioltezza, facilitata da avarie spicciole e che non mettono quasi mai in difficoltà. Ecco, anche questo è il sintomo di un bilanciamento poco rifinito globalmente. E dispiace anche perchè il titolo è supportato da un'estetica minimale e funzionale, efficace nel donare alla scena la giusta dose di drammaticità e pathos.

Tharsis Tharsis poteva essere un piccolo capolavoro di strategia. La sua struttura apparentemente minimale si rivelerà in verità complessa ed intricata, grazie a dinamiche interessanti e capaci di fondere abilmente macro e micro management. Peccato solo che il bilanciamento tra l'importanza delle nostre mosse e l'abbondante dose di casualità portata dal lancio dei dadi non sia stato stato supportato nel migliore dei modi. Anzi, sono davvero troppe le partite di Tharsis che sfuggono dalle mani all'improvviso, lasciandoci impotenti per colpa di una serie di eventi davvero troppo, troppo punitivi. Al netto di questa pecca evidente, Tharsis riesce comunque a conservare una sua dignità, con una personalità decisa e tante trovate interessanti in grado certamente di divertire gli appassionati di strategia a caccia di un titolo veloce (una partita a Tharsis dura meno di una mezz'oretta) ma sostenuto da una struttura intrigante. Quando non si rompe.

Steam

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: I5-3570K
  • RAM: 8 GB
  • GPU: AMD R9 280X
7

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