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Recensione The Age of Decadence

I suoi dialoghi interattivi vogliono fare la differenza, ma nel nuovo gioco di ruolo targato Iron Tower Studios, purtroppo, non tutto va per il verso giusto, come potrete scoprire nella nostra recensione.

Versione analizzata: PC
recensione The Age of Decadence
Articolo a cura di
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  • Pc
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Un gioco di ruolo dove si gioca davvero di ruolo e i testi sono potenti come spade? Struttura vecchio stile e difficoltà satanica con combattimenti a turni? Visuale dall'alto e strizzate d'occhio agli enormi classici del passato? Eccomi, non posso mancare! Dalla scoperta di Age of Decadence ne sono uscito con la convinzione assoluta che non me lo sarei perso per niente al mondo. Poi sono passati gli anni, tre, quattro (cinque, sei!), e questo gioco di ruolo senza compromessi scomparve nel nulla, per poi riapparire, e finalmente completo, questo stesso autunno. Me ne ero completamente dimenticato, ma la sorpresa non mi ha trovato impreparato: eccomi, eccomi insieme a The Age of Decedance, eccomi dopo essermi preso anche il mio bel tempo, dopo aver cercato forse inutilmente di decifrare il gioco degli Iron Tower Studios fino in fondo, per due lunghe settimane.

Cheap & Choc

Pensavo di essere pronto mentre facevo partire Steam e cercavo nella libreria il gioco appena installato. Pensavo di essere pronto ma non lo ero. Il primo choc è stato assolutamente grafico. Adoro la visuale dall'alto, e considero i miei occhi abituati ai limiti dei più rudimentali giochi indipendenti, quelli che cercano di sfruttare al massimo le poche risorse a disposizione, ma The Age of Decadence è di un'altra categoria. L'aspetto di questo gioco esprime al massimo il concetto di minimo: uno zero assoluto tridimensionale ricoperto da texture di qualità talmente bassa da non credere ai propri occhi. E malgrado tutto non si può certo considerare uno scivolone: The Age of Decadence non ci prova nemmeno, se ne sbatte delle nostre aspettative tecniche, e ai poligoni tagliati con l'accetta affianca una manciata di brani musicali assolutamente anonimi, che potrete velocemente sostituire con una roba a caso (tipo Better Than Raw degli Helloween) senza sentirvi in colpa. Il secondo choc ci fa entrare nel vivo del gameplay: essendo un gioco di ruolo incentrato sui dialoghi e i combattimenti mi aspettavo una miscela simile a quella vista e giocata in Divinity, e invece scopro che l'esplorazione è ridotta al minimo, e che alcuni passaggi si sviluppano esattamente come in un vetusto libro game, con l'immagine sullo schermo che si trasforma nella vignetta di una pergamena scritta in tempo reale con le nostre risposte. Radicale è dir poco, e lo adoro. È proprio questo il cuore del gioco, l'idea da cui nasce Age of Decadence. In questo gioco non saremo i soliti prescelti dal signore, ma delle persone quasi qualunque, che dovranno giocare di ruolo in situazione se vogliamo normali (per quanto può esserlo un mondo in cui l'apocalisse è arrivata all'apice dell'Impero Romano), dove se alzi i toni quando non dovresti sono guai. I dialoghi di Age of Decadence sono governati da una serie di arti oratorie che nel solito gioco sono tutte racchiuse nel generico "carisma", e che qui si dividono in quattro diverse categorie. Ma le cose sono persino più complesse di così, e a volte una risposta particolare potrà richiedere più tiri contemporaneamente: l'abilità del nostro personaggio nella persuasione potrà per esempio essere messa alla prova insieme alla sua forza, alla destrezza o all'intelligenza, proprio come accade quando si vuole sfidare qualcuno sul piano della furbizia. Un gioco incentrato su dialoghi e combattimenti, una verità ma anche un grande problema per Age of Decadence. Esattamente come il suo grossolano mondo 3D, anche la semplice struttura a turni delle battaglie di questo gioco appare subito di troppo, e ben al di sotto della qualità di quanto è invece possibile combinare "combattendo" con le parole. Per ogni arma impugnata avremo un buon numero di opzioni a disposizione, come colpi mirati al corpo piuttosto che agli arti, mosse che permettono di atterrare i nemici per qualche turno. Peccato che le regole draconiane del sistema mettano il giocatore spesso in situazioni paradossali, in cui non si manda a segno un colpo nemmeno in dieci tentativi, salvo poi morire per una veloce coltellata alle spalle. Tutto questo rende ogni scontro un fastidioso inconveniente, e mai un'opportunità di divertimento e di crescita, come al contrario avveniva nei primi due indimenticabili Fallout bidimensionali, tanto per citare due giochi presi spesso come esempio per "spiegare" Age of Decadence.

Fortunatamente, con le giuste abilità, potremo evitare praticamente il 90% dei combattimenti. Anche il crafting galleggia in una situazione simile, come anche ogni singolo elemento del gioco che non abbia a che fare con loro: i dialoghi, ovvero il solo motivo per cui Age of Decadence, un giorno, potrebbe apparire anche nella vostra collezione di giochi.

The Age of Decadence Il guaio è che si è cercato di fare troppo, e il risultato è che Age of Decadence può contare su una cosa ottima, i dialoghi, e un resto che rovina tutto. Se solo i combattimenti fossero stati all'altezza per me avrebbero potuto addirittura togliere il resto, per fare tutto a schermate fisse. Invece, per godere del buono di Age of Decadence si è in pratica costretti ad arrancare in un mare di mediocrità che rende tutto incredibilmente lento, addirittura noioso. Non aiuta nemmeno la sceneggiatura, buttata giù con uno stile monocorde che non prevede guizzi drammatici o comici. Un altro aspetto positivo di Age of Decadence è la rigiocabilità: due partite diverse avranno sicuramente dei punti comuni, ma il gioco non si fa nessun problema ad eliminare intere sezioni come conseguenza di una scelta fatta dal giocatore: sezioni che però potrebbero comparire durante il successivo playtrough, donandogli quel fattore novità capace di tenere alta l'attenzione. Non potete immaginarvi quanto avrei voluto trovarmi in quelle bellissime situazioni in cui devi sbracciarti, quando vuoi che tutti provino un gioco grandioso che rischia di essere snobbato, ma no, questo non è il caso di Age of Decadence. Se però trovate l'esperimento interessante, e senz'altro lo è, quando l'offerta si farà allettante pensateci...

6.9

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