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Recensione The Banner Saga

Uno dei giochi indipendenti più apprezzati degli ultimi anni arriva finalmente su PlayStation 4. L'ottima grafica, l'incedere drammatico e la straordinaria colonna sonora basteranno ancora una volta?

Versione analizzata: Playstation 4
recensione The Banner Saga
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Serino Francesco Serino ha videogiocato tanto e a tutto, posseduto due diversi Tamagotchi e abbandonato un Furby in autostrada. Mentre cresceva i pixel rimpicciolivano, mentre leggeva ha iniziato a scrivere. E ora eccolo qua, dopo un salto nello spaziotempo atterra su Everyeye, ma già da tempo è su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

The Banner Saga, in fondo, è uno strategico a turni molto semplice. Le regole che fanno da sfondo alle battaglie sono ridotte all'osso, ci vuole pochissimo per apprenderle tutte anche se l'interfaccia utente ci mette del suo a rendere le cose meno intuitive di quanto in realtà siano. Ogni unità è caratterizzata da un ruolo e da sei diversi valore numerici, di cui i più importanti sono la difesa e la forza. La funzione della forza è duplice: esprime sia la capacità d'attacco di un'unità che i suoi punti ferita. La difesa non è niente di più che l'armatura, e potrà essere attaccata individualmente, in modo da rendere i colpi successivi molto più efficaci. Le battaglie avvengono in basilari mappe suddivise in quadrati, le classiche caselle su cui muoversi, attaccare e riposare. Sono presenti anche una manciata di modificatori da tenere d'occhio, e eventuali punti volontà che potranno essere spesi per aumentare la forza di attacco, o per rendere più efficaci i colpi speciali su cui ogni unità potrà contare. Eccetto qualche dettaglio, il sistema è tutto qua: un mix tra Fire Emblem e Final Fantasy Tactics, ma in versione semplificata. Ma The Banner Saga non è solo questo. Gli sviluppatori hanno infatti racchiuso questo cuore strategico in un straordinario corpo, costruito per rendere speciale ogni attimo di gioco.

Vichingamente

The Banner Saga, in fondo, sarà anche uno strategico molto semplice, ma c'è qualcosa di più in questo gioco, qualcosa che lo rende molto speciale. The Banner Saga è un viaggio biblico, una grafica senza paragoni, una colonna sonora straordinaria. The Banner Saga è atmosfera, stanchezza, freddo. The Banner Saga è un'esperienza che non si dimentica facilmente. Le battaglie, infatti, rappresentano solo una piccola parte del gioco, incentrato quasi completamente sul disperato viaggio di umani e varl (dei giganti alti il doppio di noi, e dotati di lunghe corna). Le due razze, dopo essere stati per lungo tempo in guerra, devono vedersela ora con un nemico comune: i Dredge, che le leggende descrivono come una sorta di arma creata dalle divinità, un essere perfetto che intervenga per ristabilire l'ordine nel caso i due schieramenti si combattano di nuovo. Ma c'è un problema nel problema: gli dei sono morti, o almeno così sembra, e i Dredge hanno attaccato uomini e varl senza un motivo apparente. Cosa sta accadendo, e perché dal cielo una gigantesca ombra sembra seguire da vicino tutti i nostri spostamenti? Minacciati da più fronti, i nostri eroi iniziano così a camminare, alla ricerca di una spiegazione ancor prima della salvezza. Con loro un popolo di disperati: uomini, donne, bambini, che hanno visto i loro villaggi bruciare o ancora peggio, completamente rasi al suolo, dalle spade dei Dredge, ma anche dalle montagne che all'orizzonte sembrano improvvisamente liquefarsi. Un viaggio duplice, visto che inizialmente i gruppi di cui seguiremo le gesta sono due, ma destinati a incontrarsi. Durante il cammino (che avviene automaticamente), il gioco ci spingerà a tenere costantemente d'occhio la quantità di cibo, il numero di combattenti, varl e persone semplici all'interno della carovana, e per metà gioco tutto questo vi sembrerà anche tremendamente importante. Ma queste informazioni si riveleranno presto quasi del tutto ininfluenti ai fini del gioco, visto che la loro presenza ha un solo obiettivo: sottolineare la drammaticità di quei giorni, la difficoltà e l'estrema fragilità delle persone, nell'attraversare in lungo e in largo un intero continente sconvolto da una guerra che i saggi già chiamano fine del mondo. Durante il viaggio, o meglio, quando non sarete coinvolti in qualche battaglia, per il gameplay The Banner Saga prende spunto da uno dei videogiochi più famosi degli Anni'70, quel The Oregon Trail che negli Stati Uniti ha fatto la sua comparsa persino nelle scuole, e che rappresenta di fatto il primo vero gioco "rogue like" della storia.

The Banner Saga propone uno schema molto simile: il viaggio procede in automatico, ma di in tanto comparirà una finestra con un evento speciale in cui dovremo fare delle scelte. Banditi all'orizzonte, possibili scorciatoie, furti di cibo, litigi tra varl e umani: e la scelta di come affrontare tutti questi imprevisti, oltre a non essere mai facile, sarà completamente in mano nostra. Al contrario di Oregon Trail, in The Banner Saga non ci troveremo mai davanti a un improvviso game over, ma potremo comunque perdere uno dei nostri eroi all'improvviso. Gli eroi sono le uniche entità a cui dovremo interessarci: sono loro che comanderemo in battaglia, e sono loro gli unici a salire di livello. Gli eroi potranno essere perduti per colpa di una scelta sbagliata, o in alcuni casi in cui l'evento è già previsto dal gioco, ma al contrario di quanto si potrebbe pensare, la loro caduta in battaglia non gli impedirà mai di partecipare alla successiva, anche se fino a quando le loro ferite non si saranno completamente rimarginate avranno dei punteggi inferiori del normale. Il gioco va continuamente avanti, gli eventi si adattano senza problemi anche alle nostre possibili sconfitte, e questo ne limita in parte anche la difficoltà, mai altissima tranne alla fine, quando lo scontro finale ci metterà davanti a uno scoglio che per alcuni potrebbe anche rivelarsi insormontabile, soprattutto se non saranno stati utilizzati al meglio i punti fama (utilizzabili per far crescere le abilità degli eroi, ma anche per comprare oggetti e risorse).

Leganti Nordici

A legare perfettamente questa miscela di elementi ci pensa la grafica del gioco. The Banner Saga è costruito completamente su una straordinaria grafica bidimensionale, il cui stile non può che ricordare quello dei grandi classici statunitensi dei '70/'80; ma non quello dei pesi massimi Disney, piuttosto quello degli "underdog", dei meno famosi, come il lungometraggio d'animazione de Il Signore degli Anelli (se non lo avete mai visto, buttateci un occhio perché è straordinario!). E non possiamo negare che giocando a The Banner Saga, spesso abbiamo avuto anche la sensazione di trovarci davanti a un laser-game firmato Don Bluth, ma finalmente davvero interattivo. Dove non arriva la grafica ci pensa l'audio. Gli effetti sonori sono buoni, ma nulla che faccia urlare al miracolo come invece avviene grazie alla splendida colonna sonora (disponibile tra l'altro su Spotify), composta da numerosi brani strumentali e una manciata di straordinarie tracce cantate che con molta probabilità ascolterete con grande piacere anche fuori dal gioco.

The Banner Saga The Banner Saga ha un problema: gli elementi ludici che lo compongono, presi singolarmente, sono poco più che discreti, eppure insieme riescono a creare un'esperienza di gioco senza paragoni. Infatti, non è tanto la scoperta di quanto poco influiscano certe apparentemente importantissime meccaniche di gioco ad averci fatto storcere il naso, ma l'inconsistenza di alcune regole, che valgono in alcune circostanze ma non in altre. Non puoi far credere al giocatore che l'unica conseguenza a una sconfitta è qualche giorno di infermeria, e poi travolgerlo all'apice con un game over, o con la scomparsa improvvisa di un eroe a caso dopo una scelta a prima vista assolutamente secondaria. Non puoi far credere all'utente che cibo, combattenti e varl siano elementi fondamentali per andare avanti, spingerlo persino a spendere risorse per tenere il loro numero alto, quando poi non influiscono minimamente ai fini del gioco. Sono solo espedienti per rendere tutto più drammatico, ma quando la verità si rivela è difficile non restare un po' interdetti. The Banner Saga, in qualche momento, sembra un rogue like a tutti gli effetti che però, a metà sviluppo, ha cambiato idea e identità: e forse per questo motivo solo nel secondo capitolo raggiungerà una piena maturazione. Difficile anche sopportare la ripetitività delle mappe tattiche: ogni battaglia si svolge sempre in una sorta di scacchiera completamente piatta, priva di dislivelli, coperture, ostacoli: anche questo aspetto dovrà essere migliorato nel seguito. Nonostante tutto, comunque i soldi del biglietto sono assolutamente ben spesi: per merito dell'atmosfera, del colpo d'occhio, ma anche di un sistema strategico semplice e profondo, per almeno sette ore non giocherete altro, e ne sarete felicissimi.

8.2

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