Recensione The Book of Unwritten Tales 2

Un ottimo sequel per l'avventura di KING Art

Versione analizzata: PC
recensione The Book of Unwritten Tales 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

THE BOOK OF UNWRITTEN TALES 2

Per una volta possiamo predisporci a disegnare un bel sorriso sui nostri visi di videogiocatori, adombrati troppo spesso da storie cupe che, con la scusa di voler essere reputate “mature” a tutti i costi, ci inondano con sequenze dai toni disperati e drammatici. Quella di The Book of Unwritten Tales 2, sequel dalla sorprendente avventura grafica punta e clicca uscita nel 2012, è invece una storia immaginifica, che travolge le barriere dell’età per narrarci una favola divertente e leggera, ma che possiede talmente tanti gradi di lettura da rivelarsi a un occhio attento molto più profonda e intensa di quanto possa apparire superficialmente. Ciò che il team tedesco KING Art ci regala di nuovo, dopo l’exploit del primo capitolo, è proprio il piacere stesso dell’avventura, il gusto di immergerci in mondi che pescano a piene mani dal fantasy antico e moderno, capace di rimescolare amabilmente i vari cliché di genere per delineare una personalità allo stesso tempo familiare e sconosciuta. Mettiamoci quindi comodi e sfogliamo insieme le pagine di questo libro virtuale: sarà come riabbracciare la piacevolezza di quelle atmosfere favolistiche che ci cullavano l’infanzia.

LA STORIA INFINITA

Chi ha avuto il piacere di giocare al primo The Book of Unwritten Tales si sentirà immediatamente a casa: questo secondo capitolo è diretto seguito del predecessore, da cui riprende i protagonisti e alcune ambientazioni, popolate da spassosi comprimari vecchi e nuovi. Ritroviamo così il buon Capitano Nate, avventuriero col vizio di cacciarsi sempre nelle situazioni più intricate ma capace di cavarsela con un la giusta dose di boria e spocchia; e avremo il piacere di ammirare nuovamente la bellissima principessa elfica Ivo, la quale, dopo gli eventi del primo episodio, decide di rivolgersi all’Arcimago Alastair, sua (e nostra) vecchia conoscenza, per scoprire i motivi di una presunta “malattia” che l’ha inspiegabilmente colpita. S’imbatterà però in un torbido intrigo di cui sarà capro espiatorio il dolce gnomo Wilbur, ora professore di magia alla scuola di Seastone, accusato ingiustamente di aver assassinato il suo amico e mentore Alastair. I tre protagonisti incroceranno quindi i rispettivi cammini per riuscire sia a risolvere le loro questioni personali sia a salvare nuovamente il mondo da terribili forze oscure che operano nell’ombra. Anche quei giocatori che non hanno avuto modo di apprezzare il precedente capitolo, in ogni caso, non tarderanno a prendere confidenza con tutti i personaggi che affollano il mondo di gioco, grazie ad una caratterizzazione sopraffina che non impiega molto tempo a tratteggiare in modo impeccabile le personalità dei nostri eroi. La storia fluisce con grazia rara, permeata anche da un’aura d’intelligente umorismo citazionista, che prende di mira la cultura letteraria e cinematografica, ironizzando altresì sui luoghi comuni dei diversi generi del panorama videoludico. Sotto questa coltre d’ironia e leggiadria favolistica, tuttavia, si celano riflessioni su tematiche decisamente più “adulte”, rendendo quindi l’ovattata atmosfera più una cornice scanzonata che la cifra stilistica predominante dei risvolti narrativi.

Sul fronte della struttura ludica, The Book of Unwritten Tales 2 si adagia invece su meccaniche di gioco ampiamente rodate e collaudate nel corso degli anni, caratterizzato com’è da un gameplay improntato su un profondo classicismo: con il mouse possiamo muovere il nostro personaggio, e tramite il cursore interagiamo sia con l’ambiente sia con gli elementi che lo costituiscono, raccogliendo utili oggetti da riporre in un comodo inventario situato nel margine basso dello schermo. L’immedesimarsi e il lasciarsi coinvolgere dal fantasioso setting partorito dal team tedesco è fondamentale non solo per godere del titolo al massimo delle sue potenzialità espressive, ma anche per riuscire a districarsi tra gli innumerevoli enigmi presenti in ogni scenario del gioco. La vera grande novità dell’opera KING Art consiste proprio nell’essere stata in grado di creare una propria, personale mitologia: la progressione è costellata di una serie di enigmi dotati di una peculiare logica interna, e ne consegue che per riuscire a sciogliere un determinato puzzle ambientale dovremo, alle volte, prendere confidenza con alcune assurde regole che contraddistinguono questo nuovo universo fantasy. A titolo d’esempio, basti citare che, nella cittadina di Seastone, un po’ di disgustoso muco di Troll si rivelerà un utilissimo collante per la rilegatura di alcuni libri magici. Se si rimane bloccati dinanzi all’impossibilità di completare un rompicapo, il cliccare in modo forsennato su tutti gli elementi dello scenario nello spasmodico tentativo di proseguire a tentoni non risulterà comunque mai davvero utile. Questo perché il nostro avatar, prima di poter compiere un’azione o raccogliere un oggetto, dovrà innanzitutto comprendere il procedimento logico di utilizzo degli strumenti a sua disposizione, analizzando l’ambiente (con l’aiuto della barra spaziatrice che evidenzia gli hot spot) e sbloccando tutte le linee di dialogo. Simile caratteristica contestualizza perfettamente ogni puzzle, e rende la progressione coesa e coerente. A venirci incontro ci sono anche le sempre spassose riflessioni dei protagonisti (attivabili analizzando specifici punti chiave nelle zone esplorabili) che ci forniranno le giuste indicazioni per comprendere come combinare al meglio i vari oggetti. Quando un’opzione si renderà disponibile il cursore del mouse cambierà colore, fornendo un valido sussidio alla nostra capacità intuitiva, messa spesse volte a dura prova dalla presenza di un numero spropositato di rompicapo, distillati sapientemente lungo i tanti luoghi che visiteremo. Il pur necessario (e prepotente) backtracking non appare mai realmente forzato e noioso, mentre a contribuire alla varietà dell’avanzamento ci pensano anche sparuti mini giochi e persino alcune side-quest particolarmente ispirate.

L’insieme poi diviene ancor più complesso e cervellotico quando ci troveremo a dover controllare contemporaneamente due o tre personaggi a schermo, ognuno dei quali avrà uno specifico ruolo e influenzerà le possibilità d’interazione con le ambientazioni e lo sblocco di nuovi dialoghi con i NPC. A questi ultimi è riservato l’arduo compito non solo di portare avanti la narrativa in modo sempre fresco e dinamico, ma anche di suggerire prove indiziarie necessarie a sbrogliare gli enigmi. È quindi la sceneggiatura l’aspetto più riuscito di questa magica avventura, con una fiumana di divertentissime linee di testo in grado di raccontare un mondo sfaccettato e completo, e che, grazie alla sua fine ironia, allevia la spiacevole frustrazione che potrebbe assalire più di un giocatore dinanzi a situazioni molto ingarbugliate e di astrusa risoluzione. La difficoltà del titolo è, inoltre, direttamente proporzionale alla sua longevità: per completare la storyline potrebbero occorrevi più di 15 ore, suddivise nell’arco di 5 capitoli. Il freddo dato numerico ha il pregio, raro al giorno d’oggi, di ripagare ampiamente l’acquirente della spesa effettuata, e di riuscire a mantenere costantemente alto il ritmo dell’avventura nonostante la lunghezza delle vicende narrate. Se è vero che è scampato il pericolo di un progressivo insipidirsi della storia, bisogna ammettere che non mancano, soprattutto verso la fine, alcuni momenti di stanca causati da soluzioni di design meno brillanti, confluenti in un epilogo che, come nel più classico dei cliffhanger, si rivela solo falsamente autoconclusivo, lasciando aperti forse un po’ troppi quesiti irrisolti. Ne deriva che, se ci si è affezionati alle vicissitudini dei protagonisti, il senso di appagamento potrebbe essere sostituito dall’amaro desiderio di voler al più presto mettere le mani sull’implicitamente annunciato terzo capitolo della serie.

THE BOOK OF UNWRITTEN LANGUAGE

Su Steam The Book of Unwritten Tales 2 è disponibile soltanto nella lingua di Goethe e in quella di Shakespeare. Benché l’inglese in cui è scritto non sia troppo complesso e quindi la storia nel suo insieme possa esser compresa anche per sommi capi, se non avete molta dimestichezza con uno dei suddetti idiomi, cogliere le strabordanti citazioni e trovare la giusta soluzione per i difficili puzzle del gioco potrebbero causare qualche grattacapo di troppo e svilire l’appeal umoristico di cui si fregia il titolo.

LA FANTASIA TINGERÀ LA VITA DI MAGIA

Possiamo considerare The Book of Unwritten Tales 2 come la versione videoludica dei mirabolanti libri pop up che hanno accompagnato la lettura delle favole quando eravamo bambini. Ogni quadro è saturo di sgargianti colori, gli sfondi sono dipinti con tocchi di rara maestria e il tratto tondeggiante e quasi caricaturale ispira immediata simpatia. La magia dell’atmosfera ci delizia spesso con soluzioni visive eleganti e graziose, mai stucchevoli né banali: viaggeremo nel lussureggiante regno elfico, riflesso nella tersità delle sorgenti e immerso tra fiori dai mille cromatismi; attraverseremo una magica cittadina trasformata in un enorme negozio di caramelle; sorvoleremo nuvole e ci perderemo tra tombe egizie; esploreremo un sottosuolo quasi di dickensiana memoria (non a caso uno topolini che popolano le fogne si chiama “Timmy”) e tremeremo in villaggi gotici con scelte estetiche degne della migliore animazione burtoniana. L’art design è quindi magistrale, con interni ed esterni particolareggiati in modo maniacale: ogni dettaglio racconta a suo modo una piccola porzione di storia e contribuisce a personalizzare al meglio l’universo in cui essa si ambienta. E anche se alcuni scenari e molti personaggi sono riciclati dal capitolo precedente, un restyling piuttosto marcato dei modelli dei protagonisti e degli sfondi allevia quella sensazione di déjà-vu che avrebbe potuto far scemare l’impatto visivo.

L’impegno sul fronte grafico non è esente comunque da lievi mancanze, tra tutte un comparto animazioni che soffre di poca fluidità, percepibile in particolar modo da uno sguardo ravvicinato durante le non troppo frequenti cut scene, mentre alcuni quadri realizzati con maggior svogliatezza e parsimonia di particolari rivelano anche qualche texture meno dettagliata. Non si riscontrano particolari bug che inficiano la godibilità dell’avventura, eccezion fatta per sporadici momenti in cui le voci dei doppiatori non sono mixate adeguatamente, con un suono trasmesso in modo ovattato e “distante”. È forse questo l’unico difetto di un comparto sonoro strepitoso, nobilitato da un accompagnamento musicale che ora allieta con note fiabesche, ora ci inquieta con toni incalzanti da favolette dell’orrore. E come lieto fine, non possiamo non lodare l’eccellente lavoro di doppiaggio: ogni personaggio ha la sua voce e il suo timbro, la sua personalità sopra le righe e la sua dirompente espressività.

The Book of Unwritten Tales 2 The Book of Unwritten Tales 2 ha lo stesso caldo, rassicurante afflato delle storie della buona notte. Ma è talmente intriso di avventura e divertimento da invitarci piuttosto a rimanere desti, vigili e desiderosi di conoscere il prosieguo del racconto. Ha però l’unico neo di non apportare nessuna reale e significativa innovazione al suo genere d’appartenenza, pur rappresentando senza dubbio la summa di quelle solide meccaniche di gameplay che hanno reso grandi le avventure grafiche di un tempo. La prolissità di alcune sequenze e la logica un po’ contorta dei molti enigmi che ci sbarreranno la strada potrebbero altresì rappresentare più di un ostacolo per il giocatore meno smaliziato e paziente, con conseguente deficit di appagamento, dovuto anche a un finale che lascia aperti troppi bivi narrativi e non ammalia come il resto della vicenda. Tuttavia, farsi travolgere dal prorompente umorismo, dall’atmosfera fantasiosa e magica, dall'eccezionale caratterizzazione dei personaggi, centrifugati in una progressione intelligentemente strutturata, corposa e longeva, permette di vivere una delle più belle avventure grafiche degli ultimi anni. Che in questo caso la realtà dei fatti si allontani dal titolo del gioco è dunque una fortuna: la storia di Nate, Ivo e Wilbur meritava davvero di essere scritta

8.7

Che voto dai a: The Book of Unwritten Tales 2

Media Voto Utenti
Voti totali: 5
8.4
nd