Recensione The Dishwasher: Vampire Smile

Il ritorno del lavapiatti più letale del mondo

The Dishwasher: Vampire Smile

Videorecensione
The Dishwasher: Vampire Smile
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il ritorno del Lavapiatti

The Dishwasher: Dead Samurai, un hack’n’slash a scorrimento bidimensionale, irruppe nel catalogo di Xbox Live Arcade nell’ambito del concorso Dream Built Play. Al di là di un corposo montepremi, veniva per l’appunto data la possibilità, agli sviluppatori indipendenti, di poter inserire nello store online di Microsoft la propria creazione. La critica internazionale, così come fece anche Everyeye, promosse il titolo grazie a uno stile sopra le righe e un gameplay accurato e sufficientemente profondo.
A distanza di qualche anno giunge sempre su XBLA il seguito, denominato The Dishwasher: Vampire Smile.
Vista la bontà del predecessore, la domanda da porsi è solo una: la magia si è ripetuta?

La follia del Lavapiatti e di sua sorella

The Dishwasher: Vampire Smile non è un gioco per tutti. Il PEGI lo ha giustamente bollato come un gioco fruibile solo da un pubblico maggiorenne e mai come in questo caso si tratta di un consiglio da seguire, perché nessun bambino deve in alcun modo approcciarsi a un titolo del genere.
La premessa è dovuta, visto che bastano i pochi secondi di incipit per ritrovarsi in un’atmosfera malata, corrotta, ottenebrata e persino perversa, tanto da far sembrare Dead Samurai la versione pomeridiana di ciò che il brand è diventato in questo seguito.
La trama è nuovamente condotta tramite brevi filmati che utilizzano strip a fumetti con didascalie e balloon che intasano via via la schermata. Se in passato avevate seguito le vicende del Lavapiatti in cerca della sorella Yuki, questa volta dovrete sciogliere ben due nodi narrativi, uno per ogni protagonista, che continueranno a inseguirsi e intersecarsi per tutta la durata dell’avventura. In generale però la trama resta ermetica e ampiamente oscura almeno quanto lo era quella di Dead Samurai. Un difetto? In un videogioco normale sicuramente sì, ma non in Vampire Smile, dove l’impianto narrativo ne risulta ulteriormente potenziato, visto che ogni omissione aumenta la fascinazione nei riguardi del mondo malato e allo sbando appena tratteggiato dai ragazzi di Ska Studios. Tutto viene nominato, ma resta in sottofondo rispetto al massacro che il Lavapiatti e Yuki manderanno in scena. I cyborg, la Terra abbandonata, la Luna nuova patria già contaminata, i giochi di potere e persino la progressiva trasformazione della protagonista e la ricerca del Lavapiatti di sua sorella, sono tematiche che pur essendo presenti e discusse nei vari video, non vengono mai presentate nel dettaglio, mai esplicate fino in fondo. Nasce allora un gioco di congetture e di domande senza risposta, che esaspera ulteriormente l’ansietà e la morbosità che il titolo emana da ogni poro.
La trama è insomma un elemento di contorno, ma contestualizza alla perfezione The Dishwasher: Vampire Smile. Inoltre introduce più che degnamente i toni del gameplay.

La sanguinosa via della vendetta

A conti fatti le novità del gameplay rispetto all’originale sono pressoché inesistenti, a partire dal genere di riferimento: quello degli hack’s’slash bidimensionali. Come già anticipato l’avventura principale vi proporrà due distinti percorsi da vivere, ora impersonando Yuki, ora il Lavapiatti. Tuttavia la scelta del personaggio non apporterà grossi cambiamenti al combat system. Questo fortunatamente, pur nella sua sostanziale immobilità, mantiene inalterate tutte le buone qualità apprezzate nel predecessore.
L’ingrediente principale è insomma ancora quello: il gore più atroce e scabroso che possiate immaginare. Ogni battaglia, anche ai livelli di difficoltà più bassi, è un impegnativo duello dove prima di tutto bisogna trovare la tattica migliore per abbattere le difese dell’avversario, per poi ucciderlo con una finisher particolarmente cruenta. Membra staccate, schizzi di sangue, morsi al collo: tutto è permesso e il sangue scorrerà copioso imbrattando ogni stanza in cui vi darete da fare. Come se non bastasse il design dei nemici acutizza la morbosità del gioco: gigantesche falene dotate di lame sulla coda, esseri muniti di motoseghe al posto delle braccia, soldati speciali che non perderanno occasione di suicidarsi con un colpo alla testa non appena se la vedranno troppo brutta.
Tuttavia il combat system sarebbe piuttosto canonico se non fosse per una feature molto particolare. Sì, perché al di là dell’attacco primario, di quello più potente e della classica presa, potrete attivare una magia o sparare qualche colpo con la vostra mitragliatrice portatile. Le mosse a disposizione non sono certo poche insomma, soprattutto considerando che ogni arma che otterrete è caratterizzata da pattern d’attacco e capacità offensive proprie, ma a conti fatti non c’è nulla che non sia già visto in decine e decine di altri hack’s’slash. La reale novità, che arricchisce incredibilmente il gameplay, è la capacità dei due protagonisti di effettuare una sorta di schivata in tutte le direzioni, ripetibile in rapida successione senza alcuna limitazione. Ciò non significa soltanto che potrete scorrere a piacimento da destra a sinistra senza subire danni, ma che potrete persino librarvi in volo per un tempo indefinito se sarete abbastanza bravi con il pad. Ecco allora la marcia in più di Vampire Smile, che già fu di Dead Samurai. Consumarsi i pollici a furia di combo diventa una pratica comune, mentre ci si accorge che per battere i boss di fine livello è necessario aspettare fino all’ultimo secondo, prima di schivare l’attacco e apportare la propria controffensiva.
Si entra così in un tunnel di violenza, terribili smembramenti e mosse sempre più lunghe e complesse. Tutto ciò non sarebbe naturalmente possibile senza un sistema di controllo preciso al millesimo, ma per fortuna Ska Studios sa fare il suo lavoro e ipnotizza il videogiocatore, concentrato e assoggettato alla macabra danza di spade e piombo del duo Yuki-Lavapiatti.
Poco male allora se le differenze con il predecessore quasi non si notano: un more of the same, per una volta, è cosa più che gradita vista la costanza dei risultati raggiunti.

Musicisti killer

Esattamente come nel predecessore, di tanto in tanto vi capiterà di trovare delle casse audio nei livelli. Avvicinandovi avvierete un minigioco nel quale dovrete premere i pulsanti richiesti con il giusto tempismo. Si tratta di un simpatico extra fine a sé stesso, ma comunque utile per spezzare lievemente il ritmo dell’azione.

Un lungo massacro

Ma The Dishwasher: Vampire Smile non si accontenta di una trama tanto abbozzata quanto fascinosa, né di un gameplay assuefacente e malato. Ska Studios, dopo Dead Samurai, ha ulteriormente spinto l’acceleratore sull’aspetto grafico-sonoro. Se tecnicamente va registrata l’eliminazione del fastidioso tearing che tormentava il predecessore, è stilisticamente che si denota un’ulteriore maturazione. Anche in questo ambito infatti, Dead Samurai sembra la versione pomeridiana Vampire Smile. Ancora più oscuro, ancora più monocromatico, ancora più desolante e deprimente. La Luna, setting dell’intera avventura, è un mondo quasi totalmente bianco e nero. Quasi, perché qua e là compare un tocco di verde, un pelo di rosa e tanto, tantissimo rosso sangue. Il Lavapiatti, così come Yuki e i nemici che affolleranno lo schermo, sono mostri tra i mostri. Un susseguirsi di esperimenti mal condotti mossi da animazioni credibili e splendidamente disegnati. Delude, ma solo leggermente, il level design. Se non ci si lamenta sulla varietà di ambienti da esplorare, tra grotte, lussuosi palazzi e basi militarizzate; desta qualche perplessità la fin troppo calcolata successione di corridoi e ampie stanze rettangolari nelle quali sbarazzarsi degli avversari. Sicuramente questo è l’aspetto che più solleva qualche critica, ma quasi non ce ne si accorge, così presi dalla vendetta che perseguono i due protagonisti della vicenda.
Anche il sonoro non delude affatto. Se gli effetti non fanno certo gridare al miracolo, le musiche non fanno altro che aumentare a dismisura ora l’enfasi nel tagliuzzare tutto ciò che vi capiterà a tiro, ora nel ricondurvi in quella pozza malata e perversa sulla quale l’intero videogioco si appoggia.
Infine una nota, lunghissima, sulla longevità. Credevate che The Dishwasher: Vampire Smile cadesse rovinosamente almeno su questo aspetto? Avevate fatto male i conti. La modalità principale, divisa nei due personaggi, conta di una ventina di livelli, completabili nel giro di cinque/sei ore. A seguire l’Arcade vi proporrà altri 50 e passa stage, ciascuno dalla durata più contenuta, ma capaci di farvi sudare sette camice per essere superati. Chiude il single player la Sfida Piatti: poco a sorpresa si tratta di una maratona di resistenza dove uccidere più nemici possibile prima di finire al tappeto. Naturalmente il vostro punteggio sarà poi inserito nella classifica mondiale. Finito? Quasi. Sì, perché non poteva neppure mancare il multiplayer. Sarà infatti possibile affrontare una sorta di campagna in co-op sia in locale che via Live. I livelli saranno quelli già visti nella modalità principale, ma quanto meno gli sviluppatori si sono preoccupati di contestualizzarli a livello narrativo, pur con tutti i limiti del caso. Sommando dunque tutte le ore che ogni modalità può offrire, e tenendo a mente che stiamo pur sempre parlando di un titolo digitale, anche dal punto di vista della longevità non ci si può proprio lamentare.

Dishwasher: Vampire Smile C’è poco da fare: The Dishwasher: Vampire Smile sarà pure un more of the same, ma quando la qualità è così alta e quando si è giunti solo al secondo episodio (perché se già fosse il quarto si potrebbe avere qualche riserbo in più), perché lamentarsi tanto? Il prodotto di Ska Studios è un videogioco malato, perverso, assuefacente, artistico e dannatamente divertente. Le uniche perplessità sono legate a un level design non sempre all’altezza della situazione e nella mancata differenziazione tra il combat system di Yuki e quello del Lavapiatti, ma per il resto, The Dishwasher: Vampire Smile, è un titolo da comprare quasi ad occhi chiusi se si ama il genere e il gore.

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