Recensione The Elder Scrolls: Anthology

I cinque episodi della serie, per la prima volta racchiusi in un unico cofanetto.

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Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il fantasy non passa mai di moda. Anzi, grazie al cinema e alla televisione, sembra incontrare sempre più il gusto del grande pubblico, appassionato di videogiochi e non. In quanto medium interattivo, il videogioco si presta incredibilmente bene per raccontare l'universo fantastico, un mondo costellato da eroi impavidi, malvagi stregoni e feroci draghi sputafuoco, nel quale il giocatore veste i panni di un misterioso avventuriero vivendo storie di combattimento e magia. Per molti gamer, questo genere si riassume in tre parole: The Elder Scrolls. A quasi vent'anni dal suo esordio, la serie ad opera di Bethesda Softworks giunge sugli scaffali con un'edizione davvero esclusiva, un'antologia che comprende i cinque episodi della serie e relative espansioni. In un articolo dedicato a tutti i curiosi che ancora non hanno osato l'acquisto, ecco che cosa contiene la The Elder Scrolls: Anthology da poco disponibile in tutti i negozi.

CONTENUTI E PACKAGING

Come per ogni collector's degna di tale nome, il packaging e l'aspetto estetico giocano un ruolo fondamentale, esattamente quanto i contenuti presenti all'interno. L'Antologia della saga fantasy di Elder Scrolls si presenta come un box scuro dalle dimensioni decisamente contenute, almeno rispetto a quelle di tante altre edizioni speciali, occupando così nella nostra libreria lo spazio di 3 normali DVD circa. La custodia in plastica trasparente rivela una scatola di cartone: sopra di essa, delle eleganti scritte in argento elencano i giochi ivi contenuti. Piegando il box su un lato ne fuoriesce un libro in finta pelle, molto simile a quelli che siamo abituati a vedere sulle polverose librerie dell'Accademia di Winterhold o sulla mensola sopra il caminetto della nostra abitazione di Whiterun. Ad ogni pagina del tomo corrisponde un titolo della serie: in esse sono racchiusi i vari dischi d'installazione ed è arricchita con screenshot e immagini prese direttamente dal gioco relativo. Naturalmente i capitoli Morrowind, Oblivion e Skyrim, sono comprensivi di relative espansioni, per un'antologia davvero completa e a cui non manca proprio nulla. Gli ultimi tre episodi sono indissolubilmente legati alla piattaforma Steam, ecco perchè troviamo un codice per poter aggiungere i titoli alla nostra libreria del retailer digitale. Il pesante tomo si chiude con un piccolo vano contenente le 5 mappe del continente e Impero di Tamriel, una per ogni titolo della serie. Si tratta di piccoli poster (53x40cm) che raccontano in maniera sommaria la geografia dei regni in cui si ambientano le vicende dei giochi. E' doveroso precisare che i manuali sono presenti in sola versione digitale su disco, seguendo le politiche ecologiche recentemente adottate da gran parte dei publisher.

ARENA E DAGGERFALL

Se siete giocatori PC di vecchia data, non potete non ricordare The Elder Scrolls Arena e il suo diretto seguito Daggerfall. Ambientati in un mondo oscuro e tenebroso, popolato da mostri e creature fantasy d'ogni sorta, i giochi sviluppati da una quasi sconosciuta Bethesda Softworks aprirono le porte ad una nuova era dell'RPG videoludico. Chi scrive non può dire di aver goduto appieno i primi due capitoli di The Elder Scrolls, ma sicuramente li ricorda bene: giochi dal grande fascino e carisma, il cui gameplay complesso e poco accessibile trasformò in breve tempo due semplici RPG in delle vere leggende del videogame. Grazie al gameplay per veri hardcore gamers e ad un design sopra le righe, i primi episodi del franchise riuscirono incredibilmente a farsi largo tra una agguerritissima concorrenza, in particolar modo tra i fantasy prodotti dalla compianta SSI (Strategic Simulations Inc.), software house molto attiva nel millennio scorso, per altro in possesso di un brand potente come quello di Dungeons & Dragons. I giochi della serie The Elder Scrolls erano caratterizzati da mappe gargantuesche: il solo Daggerfall vantava 487 mila chilometri quadrati circa di terreno esplorabile, generato casualmente da un algoritmo studiato ad hoc dal dev team capitanato da Ted Peterson.
Si parla di software graficamente bello per i tempi, soprattutto se pensiamo che il 3D iniziava a dare i suoi primi frutti proprio all'inizio degli anni '90, periodo che ricordiamo avere anche dato i natali di titoli quali Wolfenstein e Doom.

"Ambientati in un mondo oscuro e tenebroso, popolato da mostri e creature fantasy d'ogni sorta, i giochi sviluppati da una quasi sconosciuta Bethesda Softworks, aprirono le porte ad una nuova era dell'RPG videoludico."

Diversamente dalle serie Baldur's Gate, Icewind Dale e dagli altri classici di Black Isle Studios con visuale isometrica, i primi titoli del franchise The Elder Scrolls (caratterizzati invece da un approggio in soggettiva), accusano i circa vent'anni d'età che hanno sulle spalle, soprattutto a causa di un gameplay sì difficile, ma anche lento e scevro di particolari tatticismi. Arena, primo e indimenticabile episodio, ci introduce all'avventura con una serie di domande che ci aiutano a scegliere il personaggio più adatto alla nostra indole e al nostro modo di vivere le situazioni in gioco: prima di vestire i panni del nostro eroe però, è consigliata la lettura del racconto introduttivo presente sul manuale di gioco. Il punto di forza di Arena e Daggerfall è, diversamente da quel che si può credere, proprio la componente narrativa, contestualizzata ad un setting fantasy di stampo classico. È infatti interessante notare come gli RPG di un tempo fossero molto più "descrittivi" rispetto agli attuali, e mentre oggi la narrazione è ridotta ai minimi termini e l'azione prevale su tutto il resto, un tempo leggere il testo a schermo era la componente principale di ogni roleplaying game che si rispettasse, un genere ancora fortemente influenzato dal gioco pen & paper. I primi due capitoli di questa Anthology non sono dei porting, ma girano su base del codice originale grazie al software DOSBox, un emulatore di ambiente MS-DOS molto comunue in ambito videoludico, per altro adottato dal team di Good Old Games per molti titoli del loro catalogo. Una volta installato sul nostro disco fisso, due icone ci permettono di avviare il gioco in finestra - rispettivamente con risoluzione di 960x600 e 640x400 - oppure a tutto schermo. Ricordiamo inoltre che Arena e Daggerfall sono scaricabili gratuitamente dal sito ufficiale di The Elder Scrolls.

L'AVVENTO DEL POLIGONALE: MORROWIND

Con l'arrivo di The Elder Scrolls III: Morrowind nel 2002, Bethesda Softwork offre finalmente ai già numerosissimi fan della serie un esperienza di gioco del tutto rinnovata, fresca, originale, ma soprattutto completamente tridimensionale, grazie alle evoluzioni dell'engine grafico Gamebyro 1.2 approntato per l'occasione. La peculiarità della terza incarnazione del famoso ciclo videoludico era la totale libertà del giocatore all'interno del mondo virtuale, in termini di personalizzazione dell'alter ego, esplorazione, combattimento e interazione con l'ambiente circostante, per quello che molti oggi considerano il primo vero sandbox della storia del videogame. Ma la qualità tecnica non si limitava al mero aspetto grafico, quanto all'intelligenza artificiale e agli eventi casuali che la mappa di gioco metteva a disposizione del giocatore. Il titolo, realizzato per PC e console Xbox, fu naturalmente subito un successo, tanto da convincere Bethesda a realizzare due add-on, Tribunal e Bloodmoon. Sul piano grafico il gioco mostra qualche ruga, ma in fin dei conti l'esperienza e ancora godibile.

VERSO IL PERFEZIONAMENTO DEL FRANCHISE

La software house con sede a Rockville capì immediatamente che la serie doveva proseguire, in virtù di un miglioramento grafico ma soprattutto approcciando un pubblico ancor più vasto. La cosa era possibile solo con un gameplay ancora più immediato e accessibile, così da attirare un'utenza meno avvezza ai crismi e ai canoni del gioco di ruolo classico. Con uno sviluppo durato quasi quattro anni, The Elder Scrolls IV: Oblivion arrivò sugli scaffali di tutta Europa il 24 marzo 2006, in versione PC e Xbox 360 (solo un anno dopo per la piattaforma Sony). Il titolo fu un esercizio di virtuosismo tecnico per gli hardware dell'epoca, tanto da costringere alcuni PC gamer ad un upgrade del proprio gaming rig.

"Ma il punto di forza del quarto e del quinto capitolo del brand è la customizzazione del codice, che si riassumono in migliaia di mod realizzate dagli utenti appassionati e creativi."

Il successo fu globale, e nonostante la pesantezza del codice e qualche fastidioso bug, la serie venne ufficialmente consacrata quale miglior esponente di un genere sempre più amato. La mappa di gioco si fece più contenuta, ma il gameplay molto più ricco di sfumature. Il recente The Elder Scrolls V: Skyrim, uscito nel 2011, è la naturale evoluzione della serie: cambiando ancora una volta ambientazione - i precedenti episodi erano infatti ambientati a Morrowind e Cyrodill - il giocatore viene catapultato nella regione omonima, la più antica dell'Impero di Tamriel, per un'avventura profonda e appagante. Inutile dire che la qui presente antologia comprende tutti gli expansion pack realizzati per la serie, inclusi i recenti Dawnguard, Heartfire e Dragonborn di Skyrim. Ma il punto di forza del quarto e del quinto capitolo del brand è la customizzazione del codice, che si riassume in migliaia di mod realizzate dagli utenti appassionati e creativi..
Il futuro del franchise? In parte è scritto dal MMORPG in dirittura d'arrivo, ma in un mondo videoludico in continuo fermento, è difficile capire la strada che imboccherà Bethesda.

The Elder Scrolls: Anthology In un mondo PC ormai dominato dal mercato digitale, Bethesda propone un'esclusiva antologia dedicata ai veri amanti della serie Elder Scrolls e a tutti coloro desiderano giocare a tutti gli episodi della serie, dagli epici Arena e Daggerfall, al leggendario Oblivion passando per l'innovativo Morrowind - spartiacque della serie - per giungere infine al recente Skyrim. Non possiamo però negare che, da fanatici del franchise, ci saremmo aspettati qualche contenuto in più, come una collezione con le migliori tracce musicali, la misconosciuta avventura grafica Redguard, e magari l'accesso alla Beta in arrivo per The Elder Scrolls Online. Dettagli a parte, se siete amanti del fantasy e la vostra collezione manca anche solo di uno o due di questi preziosi titoli, l'Anthology di The Elder Scrolls è l'acquisto che fa per voi, una raccolta completa che non può mancare sugli scaffali di un vero amante del role playing videogame. I primi tre episodi Arena, Daggerfall e Morrowind sono in sola lingua inglese; Oblivion dispone di sottotitoli in italiano, mentre Skyim e relative espansioni godono di una localizzazione comprensiva di un ottimo doppiaggio.

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