Recensione The Fight

Recensito il primo Fighting Game per Playstation Move

Versione analizzata: Playstation 3
recensione The Fight
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

L'idea che avendo a disposizione un Motion Control discretamente preciso si possa in qualche modo sviluppare un buon Fighting Game, dovrebbe probabilmente essere estirpata dalla mente degli esuberanti sviluppatori intenti a lavorare su Kinect, sul Playstation Move, e su gli ultimi esiti della filosofia Nintendo. Perchè il problema fondamentale alla base di The Fight (come del recente Fighters Uncaged) è che a voler ricondurre il combattimento al suo aspetto motorio, c'è da considerare non solo l'estrema libertà di ogni disciplina in cui si devono menar le mani, ma anche la necessità di offrire un sistema in grado di riconoscere movimenti veloci e scattosi, e capace di restituire una certa fisicità. La tecnologia attualmente a disposizione non ha affatto queste caratteristiche. Inciampando a più riprese se i colpi non sono mimati lentamente, si adagia su prodotti goffi ed impacciati, per nulla rispettosi dell'esaltazione fisica della lotta. Nel caso di The Fight: Senza Regole, alle orrende disposizioni del sistema di controllo si aggiunge anche una struttura globale poverissima e trita.

Senza Regole?

Il gioco parte con il botto. Ad accogliervi nelle prime schermate di presentazione, troverete niente meno che Danny Trejo, una delle facce più conosciute di Hollywood. Il suo volto sciupato e rude vi sbraiterà contro, per mettere in chiaro le cose. Non siete nessuno, la feccia più insignificante del ghetto, ma con un po' di allenamento potreste persino farvi un nome nel circuito dei combattimenti clandestini. Ancora incuriositi dalla qualità della regia e della fotografia, rimarrete davvero infastiditi quando l'introduzione filmata, idealmente perfetta per creare la giusta atmosfera, si trasformerà in un imbarazzante tutorial esteso, in cui Trejo agita i controller e vi chiede di rimanere in posizione per non confondere il Playstation Eye. La lunga mezz'ora necessaria per prendere confidenza con il sistema di controllo si divide fra il surreale ed il trash più spinto, con il vostro mentore che agita a caso le sfere luminose del Playstation Move per cercare di convincervi che davvero in The Fight avete grande libertà di movimento.
Sbrigate le tediose pratiche di calibrazione (anche se alcuni rilevamenti andranno ripetuti, ossessivamente, prima di ogni incontro), farete dunque la conoscenza dell'impacciato sistema di controllo. Prima di tutto, sottolineiamo che The Fight può essere giocato anche con un solo “Glowing Stick”, in combinazione con un Dualshock o con un Navigation Controller. Ovviamente questa opportunità, oltre ad essere abbastanza scomoda nel caso abbiate a disposizione solo il Pad, banalizza oltre misura il sistema di gioco, rendendolo di fatto poco immediato e per nulla divertente. L'acquisto di The Fight è dunque subordinato al possesso di due Move Controller (ma anche in questo caso, vedremo, l'esborso di denaro andrà ponderato con attenzione).
Impugnate le due sfere luminose, il control scheme prevede la possibilità di gestire il movimento dell'atleta tenendo premuto il tasto “Move”, ed inclinando leggermente il controller. La soluzione è abbastanza immediata ed anche elegante, in quanto non richiede movimenti esagerati e permette di restare in guardia anche durante gli spostamenti. I veri problemi arrivano però al momento di portare i colpi. Idealmente, The Fight dovrebbe riconoscere tutti i tipi di pugno sferrati dal giocatore: ganci, diretti, montanti. La verità è che il riconoscimento motorio è impacciato come non mai. I diretti non arrivano quasi mai a bersaglio, risultando troppo obliqui o sferrati all'altezza del petto. I ganci devono essere portati molto lentamente, se non si vuole che l'interpretazione degli input barcolli vistosamente, fino ad intrecciare le mani dell'alter ego virtuale. La rilevazione dei montanti resta avvolta nel mistero più totale: i colpi vengono interpretati in maniera corretta, ma non vanno quasi mai a segno. Soltanto la posizione di guardia viene interpretata in maniera sempre corretta. La gestione delle schivate, poi, è solitamente affidata al movimento della testa: sfortunatamente l'Head Tracking, affidandosi alle doti non eccelse del Playstation Eye, è molto condizionata dalle condizioni di luce e dallo sfondo, e di fatto risulta quasi inutilizzabile. Tanto che è possibile disattivarla: in questo caso, il giocatore potrà comunque sporgersi a destra ed a sinistra per schivare i colpi, oppure potrà premere lo scomodo tasto X sul Motion Controller per abbassarsi e colpire, eventualmente, all'addome. Se già nelle fasi di allenamento il sistema appare impacciato, scesi nell'arena rivela tutte le sue clamorose mancanze. Il tanto sbandierato rilevamento “1:1” è lontano anni luce dalla realtà di The Fight, il cui rilevamento motorio è invece poco reattivo, poco preciso, e totalmente incapace di restituire una buona sensazione di fisicità.

Carriera da Fallito

Preso atto delle grandi carenze del sistema di rilevamento (già evidenziate nel corso delle prime prove, ad onor di cronaca), decidiamo comunque di creare il nostro pugile (grazie ad un editor poverissimo) e di lanciarci in quella che è la modalità cardine dell'intera esperienza: la carriera.
Dopo aver assegnato un numero predefinito di punti nelle varie caratteristiche (Forza, Tecnica, Velocità, “Mento” e Cuore), è possibile affrontare i primi scontri, piuttosto facilotti. L'IA avversaria fa poco per infastidire il giocatore, lasciandosi massacrare con i ganci più vistosi ed opponendo una resistenza timidissima. Per i demeriti di cui sopra, in ogni caso, i combattimenti assomigliano tragicamente ad uno scomposto balletto dance. Superando una serie infinita di avversari nelle location più malfamate della città, si guadagna qualche soldo da investire negli allenamenti. L'apposita sezione permette di affrontare varie prove. Purtroppo, anche in questo caso The Fight fa davvero cadere le braccia. Mentre il “Sacco Pesante” può tenervi impegnati per cinque minuti a colpire a casaccio, le altre routine di potenziamento sono un turpe concentrato di inconsistenza ludica. Dal momento che il sistema di controllo è tutto tranne che preciso e reattivo, il Sacco Leggero e l'allenamento sui Colpitori vi faranno solamente perdere tempo, mentre il tedio vi assalirà se vorrete tentare la prova di resistenza, che vi chiede in pratica di stare in guardia per più tempo possibile, mentre una serie interminabile di avversari cercherà di massacrarvi gli zigomi. Basta un'ora in compagnia di The Fight, insomma, per odiare integralmente questa produzione, incapace di intrattenere e afflitta da problemi concettuali insormontabili. Nel proporvi una lista interminabile di avversari tutti uguali, The Fight sembra attentare alla vostra pazienza. La possibilità di vincere Perks e mosse speciali superando gli scontri più impegnativi non rallegra l'ambiente: mentre il rilevamento dei colpi scorretti (attivati con il grilletto T) è impreciso, la conquista di nuove abilità “passive” non influisce minimamente su di un'esperienza monocorde quanto mai.
Figuratevi poi quali possono essere i problemi del gioco online, o del multiplayer locale: avventuratevi a vostro rischio e pericolo nel regno del Lag.

Grigio

L'ultima beffa di The Fight è il comparto tecnico. Mentr ela complessità poligonale dei modelli è abbastanza buona, così come sono gradevolissime le texture che li ricoprono, il problema principale del titolo è una monocromia quasi ostentata. Se inizialmente il grigiore della scena potrebbe sembrare perfetto per rappresentare il contesto sporco e malfamato che il titolo vuole abbracciare, ben presto si capisce che una direzione artistica di tal fatta riesce a stancare con una rapidità impressionante. Arene povere di dettagli (tanto da risultare indistinguibili) e pochi modelli degli avversari vengono uniformati dal grigiume che imperversa in ogni inquadratura. L'unico guizzo del comparto tecnico si registra grazie alle animazioni predefinite dei colpi scorretti.
Anche l'accompagnamento musicale è monotono all'inverosimile. Pochissime tracce Hip Hop martellano coi loro bassi ossessivi tutte le situazioni di gioco.

The Fight: Senza Regole The Fight è un prodotto da evitare; E' l'esito meno piacevole della massiccia virata verso il Motion Control che il mercato ha fatto registrare. Dotato di un sistema di controllo impacciato, che necessita di infinite ricalibrazioni, il titolo è di fatto imbarazzante da giocare, incapace di interpretare al meglio gli stimoli motori, e totalmente inadeguato a riprodurre e veicolare l'emozione di un combattimento. La povertà impressionante della struttura di gioco delinea il profilo fallimentare di una produzione che deve aver indirizzato tutto il budget per pagare il cachet di Danny Trejo.

4.5

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