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Recensione The Guest

Vi è mai capitato di svegliarvi nel cuore della notte, rinchiusi in una camera d'albergo? È proprio quello che succede al Dr. Evgueni Leonov, protagonista del nuovo gioco sviluppato dal Team Gotham.

Versione analizzata: PC
recensione The Guest
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  • Pc

Vi è mai capitato di svegliarvi nel cuore della notte bloccati in una camera d'albergo? È esattamente ciò che succede al Dr. Evgueni Leonov, rinchiuso in una strana stanza nel gioco del Team Gotham, piccolo studio indie spagnolo entrato sotto l'ala protettrice dei 505 Games. The Guest è un'avventura grafica vecchio stampo, che su carta può essere completata in un paio di ore abbondanti ma la cui reale durata dipende fortemente dalla materia grigia del giocatore e dalla sua capacità di risolvere degli enigmi a tratti abbastanza ostici. Siamo dalle parti di The Room come impostazione, ma lontani anni luce dalla sua raffinatezza e dalla sua capacità di saper creare uno riuscito mix tra puzzle e atmosfere. Sotto questo punto di vista The Guest è a tutti gli effetti un escape room: pochi ambienti con vari puzzle, alcuni autonomi, altri interconnessi tra loro, risolvibili con qualche sforzo logico o matematico e, come accade spesso in questi casi, anche con molta pazienza nel cercare di capire come utilizzare la moltitudine di oggetti presente nell'inventario. Questo perché più della metà delle cose che il giocatore può raccogliere sono solo una distrazione.

La complessità quindi non risiede tanto nei singoli enigmi quanto nel distinguere gli oggetti utili, capaci di interagire con l'ambiente anche se spesso in modo controintuitivo, da quelli che hanno una funzione di inutile orpello. Tutto questo nel migliore dei casi, nel peggiore invece il design dei puzzle risulta semplicemente disastroso. Mi riferisco in particolare ad un momento ben preciso dove il protagonista, vittima di un'allucinazione, vagherà per uno strano corridoio onirico. La risoluzione di questo frangente, a quanto pare, sembra decisamente arbitraria. Il giocatore si trova a girare in uno strano labirinto privo di qualsiasi indizio capace di suggerire una qualsiasi logica per la sua risoluzione. Inoltre il gioco decide, senza un reale motivo, di disattivare i salvataggi creando una situazione di reale frustrazione. Se la maggior parte degli enigmi di The Guest non brilla certo per inventiva, adagiandosi a quanto già rodato nel genere, in questo particolare momento il gioco arriva a scrivere un brillante compendio delle "cose da non fare quando si sviluppa un videogioco". Errore di gioventù o incapacità degli sviluppatori? In entrambi casi ne esce una scena che, sicuramente presa singolarmente non rovina l'intera esperienza, ma infastidisce nel non rispettare il giocatore, portandolo a compiere azioni totalmente casuali dove né logica, né pensiero laterale, né qualsiasi altra facolà intellettiva vengono chiamate in causa.

Il tutto è calato in un contesto banale, adagiato su una svolta finale prevedibile che tenta di giustificare, tramite un volo pindarico non indifferente, l'incoerenza e la meccanicità degli enigmi affrontati in modo blando e inconcludente. In tutto ciò non aiuta l'interfaccia macchinosa, ottimizzata male sia per il pad che per la classica combo tastiera e mouse. Se già gli enigmi appaiono ostici la situzione viene aggravata da una serie di passaggi inutili anche per le azioni di base: combinare gli oggetti per esempio, ma anche interagire con rotazioni e interruttori dovendo usare la tastiera invece del più comodo e intuitivo mouse. Una serie di scelte infelici che vanno a minare una buona idea e un prodotto che con maggiore lucidità in fase di sviluppo avrebbe potuto decisamente dire la sua nel genere.

The Guest The Guest condivide nel suo spirito da escape room qualche assonanza con The Room - volendo citare un titolo moderno -. Ma le assonanze finiscono col genere, quello dell’avventura grafica pura e dura, e finisce in realtà col rappresentarne l’antitesi perfetta. La dimostrazione di come delle buone idee e una realizzazione tecnica discreta possono essere affossate da un design a tratti inconcepibile, irrispettoso verso il giocatore e incapace di veicolare una reale soddisfazione cerebrale, soffocata dall’interfaccia pruriginosa e alcuni eclatanti errori di design. Per i puristi delle avventure grafiche può essere magari un occasione per tornare a sbattere la testa con carta e penna su alcuni enigmi, per tutti gli altri ci sono prodotti sicuramente più riusciti da tenere in considerazione.

5.5

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