Recensione The Legend of Heroes: Trails in the Sky

Con qualche anno di ritardo arriva in occidente l'RPG "aereo" di Xseed

Versione analizzata: PSP
recensione The Legend of Heroes: Trails in the Sky
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • Psp
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sono molti i titoli per console portatili sviluppati in Giappone che non ottengono una degna conversione per il mercato occidentale, rimanendo quindi ancorati ai territori di origine, senza alcuna possibilità di essere giocati da un'utenza europea o americana se non nei rari casi nei quali si sia in grado di leggere e comprendere il giapponese.
Col passare degli anni, però, alcuni publisher di piccole e medie dimensioni si sono specializzati nell'adattamento e nella pubblicazione di queste tipologie di giochi, molti dei quali appartengono all’ormai bistrattata categoria dei JRPG.
Xseed è uno di questi e tra gli ultimi titoli pubblicati sul territorio americano è presente anche The Legend of Heroes: Trails in the Sky, primo capitolo di una saga per PSP che in terra d'origine vanta già ben tre episodi.

Un tuffo nel passato

Trails in the Sky non può essere considerato con un gioco di ruolo nipponico d’avanguardia, al pari delle ultime produzioni di Atlus e di molti titoli sul genere per DS pubblicati nell’ultimo anno.
La sua età anagrafica ne tradisce le origini: inizialmente è stato pubblicato su piattaforma PC, con sistema operativi Windows, nel 2004, solamente sul territorio giapponese.
Solo successivamente è approdato su console, con la pubblicazione della prima versione per PSP datata 2006, che includeva notevoli miglioramenti, sia puramente cosmetici e sonori, con l’inclusione del doppiaggio di alcuni personaggi, sia in termini di contenuti, grazie all’implementazione di un libro di ricette da poter consultare per mischiare gli ingredienti che si possono raccogliere giocando, creando così cibi utili per recuperare energia.
Solo quest’anno, però, Trail in the Sky è giunto in occidente, per ora solo in versione americana, e si tratta di un porting diretto della versione nipponica per PSP del 2006, ovviamente tradotto ed adattato per meglio adeguarsi al pubblico statunitense.
Il gioco originale di Falcom, quindi, non è stato modificato in alcun modo e l’adattamento operato da Xseen è assolutamente fedele, inserendo nuove voci che ben si adattano ai personaggi che presto andremo a conoscere ed amare.

Dalle parti di Last Exile

Il primo approccio a Trails in the Sky porta subito a pensare a Last Exile, anime del 2003 ad opera dello studio Gonzo, trasmesso in Italia da MTV nel 2004 e in seguito pubblicato in maniera incostante dall’ormai defunta Shin Vision, in un’edizione decisamente ben confezionata.
In entrambe le opere grande importanza è data alle macchine volanti, vera punta di diamante della tecnologia, utilizzate sia per il trasporto civile che per il combattimento.
La trama di Trails in the Sky gravita intorno alla figura dei Bracer, gilda che addestra e organizza le attività di volontari che lavorano per proteggere la popolazione, intervenendo in caso di necessità e indagando per risolvere crimini di ogni tipo.
E’ però un ordine indipendente, che non ha nulla a che fare con l’esercito e che ha una propria base operativa praticamente in ogni zona abitata nel regno di Liberl, teatro dell’intera vicenda e terra martoriata dalla guerra fino a dieci anni prima, ora in pace grazie all’operato della famiglia reale.
I protagonisti sono Estelle e Joshua Bright, entrambi sedicenni, impegnati nell’ultimo periodo di addestramento per diventare Bracer. Entrambi vivono nella tranquilla cittadina di Rolent, nella parte est del regno, con loro padre, Cassius Bright, uno dei Bracer più capaci ed ammirati dell’intera gilda.
Estelle è impulsiva e molto legata al padre mentre Joshua, adottato cinque anni prima dell’inizio del gioco da Cassius, è all’inizio schivo e riservato, comportamento che, ovviamente, si chiarirà meglio addentrandosi nella storia.
I due potranno entrare a tutti gli effetti nell’ordine dei Bracer ed inizieranno a lavorare per la gilda, guadagnando denaro e iniziando davvero a capire come funziona il mondo.
Solo però quando Cassius partirà per una missione, non facendo ritorno in quanto il velivolo sul quale si trovava sparirà nel nulla, le cose inizieranno davvero a farsi interessanti.

Mix tra classico e moderno

Trail in the Sky è un JRPG abbastanza classico, che offre una visuale isometrica normalmente fissa ma facilmente sbloccabile dal menu delle opzioni, in modo da permettere la rotazione libera o a scatti da novanta gradi.
Graficamente il mondo di gioco è rappresentato con un buon uso del 3D, con città, campagne e zone rurali ben rappresentate. I personaggi, invece, sono in 2D, con un sistema di animazione che garantisce ben pochi frame, limitando in questo modo la qualità della resa finale.
L’esplorazione è libera e gli incontri casuali sono completamente assenti, in quanto i nemici sono ben visibili sulla mappa e si potrà quindi decidere di evitarli, deviando il proprio passaggio in modo da sfuggire ad uno scontro.
I combattimenti mantengono la visuale isometrica e si svolgono in zone chiuse simili a quelle che si stavano attraversando al momento dell’incontro di un avversario.
Il party può ospitare fino a quattro personaggi e può essere completamente configurato in modo da poter schierare i vari personaggi secondo una formazione dettata dalla tattica che si vuole adottare.
Ad ogni turno un personaggio può muoversi di un numero di caselle dettato dalle sue caratteristiche, attaccando quindi un avversario o utilizzando varie tecniche: le Arts sono vere e proprie magie, rese possibili dall’uso degli Orbment, cristalli rilasciati dai mostri, disponibili in svariati colori e che sono alla base di tutta la tecnologia disponibile nel regno.
I Craft sono invece attacchi speciali, disponibili in base all’arma equipaggiata in quel momento. La loro versione potenziata, detta S-Craft, si attiva quando l’apposita barra sarà completa, fornendo la possibilità di sferrare un attacco particolarmente potente, donato dai punti accumulati sia colpendo i nemici normalmente, sia subendo delle ferite.
L’ordine di movimento è dettato da turni, strutturati in base alle caratteristiche dei personaggi e nemici in gioco, ed è visibile sul lato sinistro della schermata, riassunto da semplici icone che permettono di capire chi potrà effettuare le prossime mosse. Tale ordine è comunque modificabile, andando ad utilizzare particolari oggetti o attacchi che permettono di colpire più volte nella stessa unità di tempo.
L’evoluzione dei personaggi è invece più classica, con la canonica struttura a livelli e la possibilità di entrare in alcuni negozi e sbloccare nuovi slot in cui inserire dei cristalli di Orbment lavorato, in grado di garantire nuove abilità, con un struttura che sembra mescolare varie tecniche, tra le Materia di Final Fantasy VII e la Sphere Grid del decimo capitolo.

Tra pregi e difetti

Trails in the Sky è un JPRG in grado di garantire molte ore di divertimento, senza però essere esente da molteplici difetti.
L’ambientazione riesce molto bene a catalizzare l’attenzione del giocatore, grazie ai numerosi dettagli, sia grafici, con città e luoghi da esplorare confezionati molto bene, sia per il background generale, grazie al quale si potrà scoprire il passato del regno, cercando quindi di intuire come si evolveranno le cose in futuro, soprattutto dal punto di vista politico e militare.
Manca certamente la profondità e la forza di personaggi come quelli visti in Valkyria Chronicles, per nominare un altra serie molto vicina ad argomenti come la guerra tra popoli vicini, in un mondo che tenta in ogni modo di sfruttare la tecnologia, ma malgrado l’età anche Trails in the Sky si difende bene, proponendo un mondo ricco e profondo.
Sfortunatamente, però, la trama necessita di svariate ore per entrare nel vivo, spesso passate a portare a termine lavori di poco conto, disponibili nelle bacheche posizionate all’ingresso delle varie strutture gestite dalla gilda dei Bracer.
Anche i combattimenti all’inizio non soddisfano, in quanto la complessità di fondo, data dalla struttura a caselle e dalla gestione dei turni di gioco, non è assolutamente accompagnata da scontri che spingono alla strategia, in quanto per lunghe ore si dovranno combattere mostri che non possono in alcun modo impensierire anche il meno preparato dei gruppi di eroi.

The Legend of Heroes: Trails in the Sky Trail in the Sky tradisce la sua anzianità anagrafica ma è comunque in grado di proporre un’avventura lunga ed interessante a chi avrà la voglia di perseverare, andando a superare un primo, lungo, scoglio iniziale che non è in grado di offrire una sfida adeguata. Una volta scavalcato, però, la trama inizierà rapidamente a farsi interessante, lasciando il giocatore con la voglia di volerne di più. C’è da sperare che Xseed stia valutando di pubblicare anche i due capitoli successivi, il secondo dei quali è stato addirittura distribuito su due UMD nella sua versione nipponica.

7.5

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