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Recensione The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel

La saga di The Legend of Heroes si espande con un nuovo episodio: l'ultimo capitolo (intitolato Trails of Cold Steel) riporta il giocatore nel continente di Zemuria, proponendo varie migliorie al gameplay e alla formula di base della serie.

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Ogni buon appassionato di J-RPG sa bene quanto il genere debba a The Legend of Heroes, una tra le serie ruolistiche più "antiche" e blasonate, le cui radici affondano saldamente nel sacro suolo della golden age videoludica. Da quel lontano 1989, anno della prima apparizione del brand firmato da Nihon Falcom sotto il nome di Dragon Slayer, ne è passata di acqua sotto i ponti. L'industria nel frattempo si è giocoforza evoluta, così come la potenza computazionale degli hardware ed i desideri dei volitivi videogiocatori. La serie, però, in questi primi ventisette anni di vita è riuscita a non tradire il suo spirito, attraversando indenne il rapido mutare degli eventi con carattere e personalità da vecchia scuola ma, soprattutto, diversificando e rinnovando di volta in volta il lore. Episodi regolari, cross over e spin off si sono susseguiti a cadenza irregolare, pur non uscendo tutti dai confini nipponici (o giungendo a noi solo dopo alcuni anni, grazie a XSEED e NIS America). Noi poveri utenti occidentali, dopo aver archiviato il primo capitolo della serie Trails in the Sky rilasciato per la precedente creatura portatile di Sony (a proposito, sapevate che il secondo episodio della trilogia del Cielo è disponibile dal novembre scorso su PSN?), siamo rimasti per lungo tempo in attesa di scoprire quale sarebbe stato il destino del brand. Infatti, con l'arco narrativo di Trails in the Sky ancora incompleto ed un'altra bilogia bloccata entro i confini nipponici in attesa di sviluppi, sarebbe stato da pazzi visionari pensare di vedere giungere così "presto" dalle nostre parti Trails of Cold Steel. Invece, eccoci qui ad analizzare l'installazione più recente del franchise che ci riporta, ancora una volta, nel continente di Zemuria.

The Erebonian's Chronicles

I fan della prima ora ritroveranno, infatti, un ambiente familiare e non avranno alcuna difficoltà a riconoscere nomi, eventi e luoghi menzionati dai protagonisti in quanto il background e la timeline che sorreggono la narrazione risultano coerenti e coesi con l'impalcatura storica e geopolitica fissata nei precedenti episodi del ciclo "Trails". Coloro che, invece, non hanno mai avuto modo di avvicinarsi alla serie e vogliono farlo ora , non devono spaventarsi di fronte a quanto appena detto. Trails of Cold Steel introduce personaggi, una trama ed un'ambientazione inediti rispetto agli eventi occorsi nei precedenti capitoli, mentre solo il mondo di gioco e la sua mitologia (basata sulla timeline del calendario Septiano) rimangono i medesimi. Questo dà un'idea preliminare del livello di profondità del lore che il team di sviluppo ha gestito con sapienza. Cronologicamente, gli eventi trattati in questa nuova meta-serie prendono le mosse all'interno dei confini del potente ed evoluto Impero di Erebonia pochi mesi dopo la fine di Trails in the Sky Third Chapter (inedito in occidente) e contemporaneamente all'arco narrativo dedicato alla regione di Crossbell (anch'essa tuttora inedita). Le premesse, per la verità poco originali, rispecchiano in tutto e per tutto i canoni del gioco di ruolo nipponico. Rean Shwarzer, il nostro giovane alter ego, è un diciassettenne appena giunto nella prestigiosa Accademia Militare di Thors per iniziare il proprio addestramento. Disattendendone le aspettative, quest'ultimo viene assegnato alla neo istituita Classe VII i cui obiettivi didattici, all'inizio, non appaiono molto chiari ed è ghettizzata dal resto della scuola a causa dell'eterogeneità dei suoi componenti. La nuova classe "speciale" è formata, infatti, da una mescolanza di talentuosi ragazzi provenienti da diversi strati sociali (nobili e persone comuni) e questo, per il rigido sistema classista in vigore nell'Impero, è del tutto inaccettabile. Tanto che, le differenze a livello di estrazione sociale, metteranno a repentaglio la già difficile coesione dello stesso gruppo di studenti. La trama non brilla certo per brio e ritmo della narrazione, dedicando molto tempo ad introdurre i diversi comprimari e l'instabile situazione all'interno di Erebonia attraverso alcuni espedienti come le missioni sul campo nelle regioni più lontane dell'Impero, gli ovvi dialoghi tra i diversi compagni d'arme (attività non fine a se stessa dato che, come vedremo tra poco, questa influenzerà attivamente il combat system) o, ancora, frequentando le lezioni da bravi studenti. In questo caso, ad esempio, avremo la possibilità di rispondere ad alcune semplici domande sulla storia del continente che ci verranno poste dall'insegnante. Rispondendo correttamente sarà possibile ottenere Academic Points che aumenteranno il nostro rango e ci permetterà di ottenere un bonus (solitamente cristalli per sbloccare nuove abilità) ad ogni promozione.

Rispondere alle domande, comunque, non è il solo modo per aumentare AP. Sarà possibile anche ottenerli, ad esempio, completando quest od altre attività curricolari non necessariamente legate alla trama. Non ci dilunghiamo oltre. Essendo il primo capitolo di una trilogia, abbiamo avuto la sensazione di trovarci di fronte ad un - enorme - prologo atto a creare un lore davvero coerente e ricco di spunti interessanti, dove nulla è lasciato al caso, soprattutto per ciò che riguarda la caratterizzazione dei personaggi e l'interessante background geopolitico in cui si trovano a dover operare.

Connessi è meglio

L'esteso combat system turn based di Trails of Cold Steel attinge la propria linfa vitale dalle profonde radici old school della serie e lo rielabora con alcune "novità" degne di nota. Questa miscellanea, nonostante possa apparire all'inizio oscura e macchinosa ai novellini, risulta ben amalgamata e ricca di rivoli tattico-strategici. Messa da parte la visuale isometrica dei precedenti Trails in the Sky, ora la telecamera può essere mossa a 360 gradi per adattarsi alla posizione del personaggio controllato. I combattimenti avvengono attraverso una rigorosa sequenza turnaria, in cui ogni membro (il party attivo è sempre composto da quattro sodali attivi switchabili - quando possibile - con eventuali compagni di supporto nelle retrovie) può compiere diverse azioni.

Durante il proprio turno il combattente selezionato può muovere liberamente all'interno di una ben determinata area (ciò, però, concluderà il turno), attaccare fisicamente con l'arma equipaggiata oppure attraverso un doppio ordine di abilità ripreso e rimaneggiato dai precedenti episodi: Art e Craft. Le Arti utilizzano EP e non vengono apprese, bensì possono essere modificate di volta in volta cambiando i cristalli (o Quartz) all'interno dell'ARCUS, strumento simile ad un datapad in cui è possibile sbloccare nuovi slot, aggiungere o modificare il posizionamento dei cristalli. Non essendo limitati da classi granitiche ed immodificabili, ciò consente un ampio ventaglio di scelta per la personalizzazione, la combinazione ed il potenziamento delle abilità di combattimento di ogni personaggio. Le Craft (e le S-Craft), invece, sono potenti abilità innate che ogni membro del team impara automaticamente salendo di livello e sono basate essenzialmente sullo stile di combattimento di ogni studente. La componente strategica di ogni scontro viene evidenziata dal fatto che Art e Craft sovente necessitano di un tempo di carica basato sulla potenza dell'abilità che fa "scendere" la priorità del caster nell'ordine dei turni, aumentando il rischio di dover sopportare attacchi non preventivati. Trails of Cold Steel introduce, infine, una nuova feature denominata Tactical Link System. In buona sostanza, ogni personaggio impegnato in combattimento può essere connesso ad un altro compagno sul campo di battaglia. Ciò consente una serie di attacchi combinati ed altri effetti bonus che dipenderanno dal livello di connessione tra i due. Come abbiamo anticipato in precedenza, si può aumentare il connection link combattendo oppure semplicemente dialogando con i nostri compagni durante la fase esplorativa. Insomma, un combat system alla vecchia maniera ibridato con qualche nuova idea, profondo e vario quanto basta da farvi perdere delle ore alla ricerca del miglior bilanciamento del party in funzione delle difficili sfide che vi attenderanno nella seconda parte dell'avventura.

Siate gli eroi di un nuovo inizio

L'aspetto tecnico di Trails of Cold Steel è forse quello che appare più sottotono, nonostante il totale passaggio all'impostazione tridimensionale. Al netto di una grande varietà di ambientazioni differenti in linea con gli usi, i costumi ed il background socio-politico dell'Impero di Erebonia, il colpo d'occhio tradisce la genesi old gen del titolo. Dungeon poco ispirati tanto dal punto di vista interattivo quanto da quello prettamente strutturale si alternano, invece, agli ambienti dell'Accademia ed a centri abitati coerenti e ben caratterizzati, così come sono ben caratterizzati (nonostante gli stereotipi tipici del GDR di stampo orientale) i ragazzi ed i professori della Classe VII. Le animazioni, invece, si rivelano abbastanza legnose e poco naturali, con personaggi troppo ingessati nei movimenti.

Dal punto di vista estetico, l'impatto visivo complessivamente considerato risulta bello da vedere sul piccolo schermo di Vita grazie ad una palette cromatica carica e ben definita, molto vicina allo stile anime. Il team di sviluppo è riuscito a trasporre il titolo in un contesto portatile senza perdere nemmeno un byte nella conversione della controparte casalinga. L'unico neo, dimostratosi alquanto fastidioso, concerne i tempi di caricamento. Questi ultimi sono sin troppo frequenti e, soprattutto, sono eccessivamente lunghi e vanno a spezzare un ritmo di gioco già di per sé non esattamente frenetico. Nonostante queste criticità prettamente tecniche Trails of Cold Steel si attesta su un buon livello qualitativo (e, ovviamente, quantitativo).

The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel The Legend of Heroes: Trails of Cold Steel giunge finalmente in occidente dopo averci fatto attendere più di due anni e superando non solo il terzo capitolo di Trails in the Sky, ma anche la bilogia successiva (Zero No Kiseki ed Ao No Kiseki) ancora bloccata in attesa di vedere come si comporterà Trails of Cold Steel nei nostri lidi. Il titolo, al netto di alcune criticità sul il fronte tecnico-stilistico che tradiscono la sua genesi old gen, si è dimostrato essere un solido J-RPG vecchia scuola fatto di sostanza e carattere. I fan di lungo corso ritroveranno un ambiente familiare tanto riguardo al gameplay quanto con riferimento all’immenso (ed assolutamente coerente) background storico e geopolitico che fa da sfondo all’avventura della Classe VII. I novellini che, invece, decideranno di avvicinarsi per la prima volta a questa blasonata serie lo possono fare senza alcun timore. Come al solito, personaggi ed ambientazione sono nuovi e pronti per essere scoperti attraverso un’avventura forse non eccessivamente originale ma davvero appagante, che vi terrà impegnati per un bel po’ di ore. Per gli amanti dei giochi di ruolo di stampo orientale Trails of Cold Steel è il modo migliore per iniziare l’anno nuovo.

8.0

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