The Long Dark Recensione

Sopravvivenza non è sempre necessariamente sinonimo di invasione zombie: dispersi in Canada, dovremo combattere contro minacce più concrete...

Versione analizzata: Playstation 4
recensione The Long Dark
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Al contrario di ciò che generalmente accade con il cinema o con la letteratura, è davvero difficile analizzare un videogioco cercando di mantenere una certa obiettività nell'osservarne le criticità, soprattutto a causa delle decine di modalità e opzioni a cui ogni singolo giocatore può decidere di affidarsi nella maniera più personale e soggettiva possibile. In base a ognuna di queste piccole o corpose modifiche, l'esperienza che stiamo vivendo potrebbe cambiare radicalmente, e ciò che in una modalità rappresenta un chiaro e lampante difetto, in un'altra potrebbe trasformarsi in uno dei maggiori pregi del titolo, a seconda del modo in cui il tutto viene gestito.
In tal senso, l'atipico survival game The Long Dark raffigura quasi un piccolo manuale d'approccio per il giocatore ed il recensore che vogliono comprendere la facilità con cui il cuore dell'avventura può stravolgersi in modo esponenziale in base alle diverse caratteristiche di gioco.
Non esiste, infatti, un "unico" The Long Dark: ne esistono tanti, molto diversi tra loro, a volte così distanti nelle sensazioni e nelle emozioni suscitate da incarnare, ad un primo impatto, quasi giochi del tutto differenti. La storia produttiva di The Long Dark è alquanto travagliata, ma di successo: finanziato originariamente col supporto del Canada Media Fund, il progetto di Hinterland Studio è successivamente approdato su Kickstarter, dove nell'ottobre del 2013 raggiunge gli obiettivi previsti.

A seguito del successo del crowdfunding, il gioco viene pubblicato in versione early access su Steam nell'anno successivo, e nel 2015 su Xbox. È solo nel 2017 però che, una volta completato il primo spezzone narrativo (saranno pubblicati vari episodi dedicati alla campagna), il gioco viene distribuito su tutte le principali piattaforme, inclusa l'ammiraglia Sony. Nell'arco di questi quattro anni, il prodotto è cambiato enormemente, poiché Hinterland modificava e aggiungeva opzioni e possibilità in funzione delle richieste degli utenti. Il primo passo per apprezzare The Long Dark è dunque quello di chiederci cosa cerchiamo in un'esperienza simile, a quale "gruppo" di giocatori ci sentiamo di appartenere, e cercare di individuare la modalità a noi più adatta. Quando avremo risposto a questo nostro quesito, potremo analizzare un po' più a fondo le singole opzioni di gioco. Cercando di raggruppare in una serie di categorie tutte queste opportunità d'approccio, noteremo sin dal menù di gioco che The Long Dark offre sia una via di mezzo più equilibrata per chiunque voglia sviscerare il titolo nella sua interezza senza patire le pene dell'inferno, sia modalità estreme preposte alla creazione di un gioco privo di ogni compromesso, dedicato solo ed esclusivamente alla pura e libera esplorazione, o alla più radicale delle sfide. Nello specifico, i livelli di difficoltà sono: Pilgrim, Voyageur, Stalker, Interloper, dal più "facile" al più "difficile". Nella modalità Pilgrim, considerabile come la più semplice, gli animali e le bestie selvagge ci attaccheranno solo se li disturberemo o provocheremo, e la maggior parte degli elementi naturali sarà decisamente permissiva. Al grado di sfida Interloper, invece, ci ritroviamo nelle selvagge foreste del Canada senza strumenti di sopravvivenza, che dovremo crearci da soli, e le bestie fameliche ci daranno attivamente la caccia.

Inoltre, tutte e quattro le modalità ci permettono di aggiungere dei modificatori, sbloccabili man mano nel corso dell'avanzamento, che diminuiscono il fabbisogno di calorie, aumentano la resistenza al freddo o ci rendono più abili nella creazione di strumenti e fuochi da campo. Non bisogna confondere queste opzioni con quelle più tradizionali degli altri videogiochi: in The Long Dark, ricorrere alla Pilgrim o alla Stalker cambia radicalmente il modo in cui interagiamo con il mondo intorno a noi.
Da questo punto di vista, anche se forse con un pizzico di retorica decisamente fuori luogo, gli sviluppatori hanno descritto le singole modalità in maniera chiara ed efficace: la Pilgrim viene presentata come "la poesia dell'esplorazione", dove ci trasformiamo in passivi cronisti dell'apocalisse silenziosa che si abbatte sulle montagne canadesi; la Voyageur garantisce invece una difficoltà più tradizionale, dove siamo al contempo "preda e predatore, nella sfida che ci porterà a saper fare nostri gli elementi della natura"; l'Interloper mostra infine una "Madre Natura che non ci considera parte dei suoi piani, e ci annienterà con tutta la sua potenza".

Come detto prima, queste descrizioni rispecchiano in maniera efficace le sensazioni che poi ci verranno garantite dalle meccaniche del gioco.
La progressione offerta dalla Pilgrim è lenta, calma, rilassante, ci lascia vivere con dolcezza una magistrale direzione artistica dove, come fotografi alle prime armi, cerchiamo di imprimere nei nostri ricordi eventi e percorsi che si susseguono tra valli bianche e delicate, tra i morbidi suoni della natura. Il panorama bucolico e di frontiera imbastito da The Long Dark in questa modalità è idilliaco, cristallizzato in una rappresentazione quasi fiabesca della natura canadese.
Come prevedibile, la Voyageur sembra essere l'opzione meno riuscita, perché non riesce ad inscenare una sopravvivenza degna del contesto, e non ci dà l'opportunità di vivere quelle ambientazioni come meriterebbero: tra la gestione degli elementi atmosferici non sarà assolutamente una passeggiata, ma la frammentazione delle sensazioni provate lascia spesso il dubbio sul tipo di esperienza che stiamo vivendo. Infine, Interloper e Stalker ci lanciano immediatamente nel clima più rigido e inclemente, dove dovremo resitere alla fame, alla sete ed a violente tempeste, ed in cui di notte la luce delle fiamme è il bene più prezioso, mentre gli ululati dei lupi ci impediscono di dormire.

Sebbene il mercato odierno sia letteralmente debordante di ogni genere di videogioco survival, The Long Dark si smarca dalle tradizioni più scontate e banali del medium videoludico, rinunciando al paranormale e all'assurdo, e reinterpretando enormemente il concetto di tensione, legandolo alla reazione del giocatore agli eventi di gioco. Così, all'interno della stessa avventura sarà possibile passare buona parte del tempo ben protetti e al sicuro, e qualche ora dopo verremo invece catapultati nel gelido inferno delle bufere canadesi. Grazie a questa struttura, le meccaniche più tradizionali del videogioco di sopravvivenza (morte permanente, fame, sete, stanchezza, temperatura e solidità degli strumenti) sono state utilizzate e inserite non solo perché canone e stilema del genere, ma perché funzionali alla creazione di un'esperienza capace di alternare sensazioni ed emozioni come ben pochi altri titoli della stessa tipologia hanno saputo fare. Purtroppo, ciò vale solo ed esclusivamente per l'opzione di esplorazione libera: la trama del primo episodio lascia, infatti, davvero a desiderare, e non trasmette particolari spunti narrativi, mentre invece limita enormemente la libertà esplorativa e di scelta del giocatore, che spesso si trova costretto a seguire percorsi e opzioni che avrebbe volentieri evitato. Nonostante il doppiaggio sia molto buono, e sebbene non ci siano particolari problemi tecnici anche su hardware non aggiornatissimi, la storia si trascina fino in fondo senza dirci quasi nulla, stimolando in noi il solo desiderio di tornare a esplorare, nella modalità che preferiamo, l'apocalisse canadese.

The Long Dark Cos'è The Long Dark? Questa volta è difficile rispondere, senza dover ribadire che non esiste una sola versione del gioco di Hinterland Studio, ma tante diverse anime esplorative e survival, che arrivano quasi a sfidarsi tematicamente e concettualmente nel modo in cui raccontano e mostrano i luoghi dell'infanzia e della cultura del direttore creativo, Raphael van Lierop. E forse questa riflessione può farci davvero capire cosa sia, nell'essenza, The Long Dark: l'opera di Hinterland Studio è la rappresentazione interattiva e digitale di un ecosistema straordinario e dal valore culturale e storico determinante, che gli autori hanno voluto permettere a tutti di esplorare, soddisfacendo le nostre esigenze ludiche e interattive, ma obbligandoci in ogni caso a viverlo in profondità, con la dignità che merita.

8

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