Recensione The Lost Crown

Indaga insieme ad un giovane cacciatori di fantasmi per scoprire l'ultima corona dell'Anglia

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Negli ultimi anni le avventure grafiche stanno vivendo una seconda giovinezza, grazie soprattutto a piccole software house che credono ancora nel genere; basti pensare al successo della serie “Runway”, le rivisitazioni in chiave moderna dei classi della “Lucasarts” ed l’ottimo “Black Mirror”. Questa nuova generazione stranamente però si è focalizzata essenzialmente su due generi ben precisi: horror e comico-avventuroso. Della prima categoria, tra i più famosi, fanno parte oltre il sopracitato Black Mirror, anche la serie di Dark Fall (in dirittura di arrivo il terzo capitolo) nonhcè il prodotto che andremo ad analizzare in questa sede: The Lost Crown: Un’avventura di Fantasmi. Entrambe le serie (parliamo di saga non a sproposito, visto che di TLC è già in sviluppo il secondo capitolo), sono sviluppate da Jonathan Boakes, divenuto in questi ultimi anni sinonimo di ottime avventure sovrannaturali in stile gotico: niente scene truculente e d’impatto, ma tanta atmosfera condita con una buona dose di suspense, che farà saltare dalla sedie il giocatore al momento giusto. Ma andiamo con ordine, iniziando a parlare della storia e degli avvenimenti che ci troveremo davanti.

Cacciatore di fantasmi

Nigel Danvers è un giovane impiegato-cacciatore di fantasmi nella fumosa Londra dei giorni nostri. Una notte, stanco del suo lavoro troppo sedentario e poco avventuroso si imbatte, navigando in internet, in loschi traffici da parte della Hadden Corporation, una compagnia hi-tech ricca e misteriosa, specializzata nella produzione dell’hardware più strano e sperimentale del mondo. La sua intrusione viene però notata ed il protagonista è costretto ad una fuga repentina. Il nostro giovane si ritroverà a salire sul primo treno in partenza, senza neanche sapere dove porti.
La sua fuga, tuttavia, ha vita breve: il treno è costretto a fermarsi nei pressi della Palude di Carice, causa allagamento dei binari. La sola città nelle vicinanze, come gli spiegherà il capostazione, è Saxton. Quest’ultimo consegna a Nigel anche un portafoglio dimenticato dall’unico altro passeggero del treno, Lucy Reubans, una studentessa di psicologia. Dopo essersi sistemato in città, il nostro cacciatore di fantasmi scopre di essere arrivato proprio durante la stagione della “caccia al tesoro”. Infatti le maree, come ogni anno, stanno consumando la costa riportando alla luce gli orrori ed i tesori del passato. Pur sapendo poco di archeologia, il nostro ex impiegato decide di mettersi alla caccia del fantomatico tesoro: l’ultima sacra corona anglosassone dell’Anglia. Coadiuvati dagli ultimi ritrovati della tecnica (rilevatori di campi magnetici, nastri EVP, fotografie spettrali, videocamere notturne e un rilevatore EMF per individuare le presenze ectoplasmatiche) e affiancanto dalla bella studentessa Lucy, il nostro "eroe" scoprirà gli eventi della storia di Saxton, visitando sia il regno dei vivi che quello dei morti. La trama, avrete capito, è abbastanza frammentata e discontinua, con colpi di scena lievemente pretestuosi e non sempre incisivi. Fortunatamente la qualità della sceneggiatura, soprattutto nei momenti d'interazione con gli altri personaggi, risolleva in parte la situazione. In ogni caso, ad essere intrigante, come abbiamo accennato, è più che altro l'ambientazione, che ha un suo fascino antico e distorto. In fin dei conti il titolo si fa apprezzare, ma di certo non per i meriti del comparto narrativo.

Fantasmi e belle donne

Il prodotto che ci troviamo davanti è la classica avventura punta e clicca in terza persona. L'ambiente composto da fondali 2D, creati con grafica pre-renderizzata e fotografie reali, ma in cui compaiono sporadici elementi tridimensionali. L’interazione con il mondo circostante è demandata al classico cursore intelligente che cambia forma a seconda dell'azione possibile: una lente di ingrandimento quando possiamo osservare un oggetto/persona; una freccia per interagire/prendere o parlare; un cerchio per indicare al personaggio dove vogliamo muoverci; infine una specie di forchetta quando è possibile usare un oggetto dell’inventario sulla scena. L'interfaccia è insomma funzionale e ben strutturata, ma il problema classico di un approccio del genere è nella facilità immensa con cui è possibile individuare gli elementi sensibili. Fortunatamente gli enigmi che ci troveremo davanti sono dei più disparati generi: dall’uso delle apparecchiature in determinati luoghi, a quelli classici "da inventario", passando dalla ricerca degli oggetti nascosti e per gli indizi da scoprire mediante dialoghi. Nel corso delle "chiacchierate" la scena cambierà inquadratura, e compariranno le domande che potremo porre; purtroppo i quesiti già posti non si elimineranno dalla lista, ma andranno a rimpinguare la già nutrita scelta, rendendo necessario da parte dell'utente un notevole sforzo di memoria. Per quel che riguarda la qualità della componente enigmistica, si registrano alti e bassi. Non sempre basterà usare la testa per risolvere i quesiti posti dal titolo: in certi casi, anzi, sarà molto difficile seguire un "filo logico", e procedere a tentoni potrebbe essere l'unica prospettiva. Queste piccole pecche servono ad alzare la difficoltà, abbastamza elevata per chi non è solito intrattenersi con titoli del genere. Fortunatamente la durata dell'avventura è ben sopra la media, e le ore di gioco necessarie per portarla a termine superano la quindicina.

Tecnicamente

Arrivando ad analizzare il comparto tecnico, sono doverose varie premesse: il gioco è realizzato praticamente da una sola persona, e grazie ad un engine completamente gratuito denominato “Wintermute Engine”. Il risultato finale è buono, anche se con alcune luci ed ombre: le animazione dei vari personaggi lasciano un po’ a desiderare, mostrando movimenti molto legnosi e poco reali. Molto buoni gli effetti della nebbia che donano un'atmosfera intrigante all’intera atmosfera. Ma arriviamo a ciò che rende unico (o quasi) nel suo genere il prodotto di Boakes: il gioco è quasi esclusivamente in bianco e nero, con piccoli particolari colorati che spiccano all'interno della scena. La scala cromatica anche in questo caso è molto limitata: essenzialmente i colori a video li potremo contare sulle dita di un mano, con una certa preponderanza per il verde ed il viola. Una scelta opportuna per infondere al titolo una discreta artisticità, e forse per nascondere qualche magagna tecnica, senza appensatire il motore con una texturizzazione che, altrimenti, avrebbe richiesto impegni ben maggiori. Chi non è particolarmente sensibili ai pregi artistici, troverà in generale il look di The Last Crown un poco scialbo. L'avventura è seriamente consigliata, anche per questo motivi, agli amanti dei generi letterari "avvolgenti" (i gialli ed i thriller), di cui il prodotto recupera atmosfere e leit motive.
Su ottimi livelli si attesta il comparto sonoro, con musiche non troppo invasive e molto ben distribuite lungo l’intera avventura, e con effetti molto realistici e ben riusciti: giocato con un buon impianto stereo, l'acustica vi regalerà delle indimenticabili ore di tensione e paura. Sul versante della localizzazione è da far notare come quest’ultima riguardi solo la parte dei testi, con solo qualche piccolo errore di battitura qua e là. Il parlato è in inglese è si attesta sempre su discreti livelli, con un marcato accento anglosassone: cosa molto gradita ai puristi. Ultimo appunto: il gioco offre come risoluzione massima la canonica 1024 x 768 rendendo il tutto fruibile anche da macchine più vecchiotte senza compromessi di sorta.

The Lost Crown: A Ghosthunting Adventure L’ultima creatura di Jonathan Boakes continua il cammino delle precedenti, in un miglioramento continuo e costante che, si spera, porti prima o poi all'eccellenza. Il gioco è una chiara dimostrazione di come non contino effetti grafici all’ultimo grido per creare un prodotto discreti, ma bastino buone idee ed una sceneggiatura solida ed affascinante. Difetti tecnici evidenti, alcuni enigmi troppo fumosi e persino qualche sporadico crash sono i difetti di una produzione che, nonostante il basso bidget, si difende bene. Consigliato a tutti gli amanti delle avventure, con l’incentivo del prezzo contenuto con cui viene venduto.

7.5

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