Recensione The Saboteur

La Seconda Guerra Mondiale secondo Pandemic

Versione analizzata: Xbox 360
recensione The Saboteur
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • iPhone
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Se guardiamo alle produzioni action di quest’ultima annata noteremo un certo trend da parte degli sviluppatori, che prevede l’inserimento -anche forzato- di meccaniche free roaming o stealth per rendere più appetibili le produzioni.
Questi due elementi, sdoganati in questa generazione da Grand Theft Auto IV e Splinter Cell/Assassin’s Creed, paiono infatti i più amati dal pubblico e, a volte, persino dalla critica, anche nel momento in cui queste aggiunte si rivelano una forzatura.
Pandemic, già responsabile dell’apprezzato Mercenaries 2, ha quindi pensato bene di mescolare entrambi questi meccanismi nella loro ultima fatica, combinandole con atmosfere molto particolari nell’intento di creare un mix esplosivo.
Il titolo in questione è, naturalmente, The Saboteur, action/stealth game ambientato nella Parigi occupata dai nazisti che ha subito fatto parlare di se per l’utilizzo decisamente particolare della colonna sonora e dei colori.
Distribuito da Electronic Arts per Xbox 360, Playstation 3 e PC a partire dal 4 Dicembre, The Saboteur è pronto per mostrarci di cosa è capace.

L’irlandese volante

La trama di The Saboteur metterà i giocatori nei panni di Sean, un coriaceo meccanico-pilota irlandese che, dopo aver perso il miglior amico per mano di un sadico nazista, si rifugia in un famoso locale per soli uomini di Parigi (“La Belle Nuite”).
Qui si unirà a Luc, un membro della Resistance parigina intenzionato a cacciare i nazisti dalla capitale francese con le maniere forti.
Tra flashback, missioni di guida e sabotaggio faremo la conoscenza di diversi personaggi (mercanti clandestini, conturbanti spie inglesi, meccanici italiani...), alcuni dei quali davvero interessanti e ben caratterizzati.
Specialmente nella versione con doppiaggio originale (inglese), questa caratterizzazione, condita da una colorita serie di declinazioni dell’idioma anglosassone, riesce a sostenere e rendere a tratti abbastanza godibile una trama piuttosto frammentaria (come molti free roaming del resto), non molto originale e spesso indebolita da scelte narrative inefficaci.
Va tuttavia aggiunto che nella traduzione italiana molte di queste sfaccettature -se non tutte- si sono perse, sostituite da un’esagerata volgarità e da un doppiaggio di scarsa qualità, ben lontano da quella che potremmo definire recitazione.
Vogliamo specificare che non è assolutamente nostra intenzione essere “bacchettoni” o “moralisti” ma in The Saboteur ci si trova davvero di fronte a situazioni di dubbio gusto: se al primo sproloquio scatta una fragorosa risata e al terzo ci si limita a sorridere, al decimo -forzato- nella stessa frase la sensazione prevalente è senza dubbio il fastidio.
Un vero peccato dato che la recitazione digitale dei protagonisti virtuali risulta, tutto sommato, accettabile.

Grand Theft Creed

L’intelaiatura principale è suddivisa in missioni che, dopo una breve parentesi lineare, potremo affrontare in maniera piuttosto libera, recandoci dal quest giver di turno.
Ci saranno, inoltre, personaggi collaterali adibiti alla gestione del mercato nero (costante fornitura di armi, potenziamenti per le stesse e munizioni) e delle officine, ottimo luogo in cui truccare o depositare le auto rubate per renderle disponibili in seguito.
Avremo, infine, la possibilità di intraprendere incarichi secondari che prevederanno l’utilizzo di esplosivi per sabotare (da qui il nome del gioco) le strutture nevralgiche dell’impero nazifascista.
Le ricompense, per questi come per gli incarichi primari, saranno quantomai tangibili: accanto al vil denaro il buon Sean verrà “dotato” di “Perks”, talenti che ne miglioreranno le attitudini in questo o quel campo e che permetteranno di risolvere agevolmente anche le situazioni più intricate.
Per quel che riguarda il gameplay, The Saboteur è forgiato dall’esperienza ottenuta dal team in campo free roaming con Mercenaries 2, approfondita nell’intento di raggiungere una struttura a missioni molto più simile a Grand Theft Auto e amalgamata con una fase stealth che strizza più d’un occhio ad Assassin’s Creed.
Il primo dei molti capitoli che comporranno l’avventura, per un totale di circa 15 ore di gioco, introduce il giocatore alle varie possibilità che il offre il titolo, indottrinandolo, in primis, alla spericolata guida di autovetture rigorosamente rubate (senza un vero perchè) in quel di Parigi.
Apprenderemo, in secondo luogo, numerosi metodi per passare inosservati ed eliminare i nazisti senza farci notare.
Regina di questa fase stealth sarà la scalata, nella forma molto simile ad Assassin’s Creed (nel senso che il buon Sean potrà aggrapparsi a qualsiasi sporgenza) ma molto differente nella sostanza.
Questa fase sarà infatti regolata da meccaniche molto laboriose e per nulla precise, che obbligheranno, ad esempio, a premere in continuazione un tasto per continuare l’ascesa e la discesa, rese, peraltro, piuttosto legnose da un sistema privo della linearità e della fluidità tipica delle scalate “alla Assassin’s Creed”.
Preso possesso dei tetti, vero parco giochi del rude protagonista, potremo osservare i movimenti dei nostri bersagli per colpirli in un secondo momento oppure sfruttare le varie “mansarde” per sfuggire al controllo delle truppe nemiche, esattamente come nel capolavoro Ubisoft.
Decisamente diverso da quest’ultimo, invece, il sistema di allerta delle guardie, dotate, come avremo modo di approfondire tra poco, di un’intelligenza artificiale piuttosto elementare e non sempre all’altezza della situazione.
Il livello di sospetto delle truppe avversarie si baserà essenzialmente sul coglierci in fragranza di reato, quindi durante un’allegra arrampicata, a passeggio brandendo un’arma da fuoco o in ricognizione in zone riservate.
A seconda della gravità della situazioni nella quale ci verremo a trovare i militari reagiranno in maniera diversa, venendoci incontro per un’accurata ispezione o, nei casi peggiori, mettendo direttamente mano al fischietto per richiamare i compagni e, conseguentemente, al fucile.
Fin qui tutto sembra funzionare, non fosse che, proprio come in GTA, gli sviluppatori hanno pensato di inserire un sistema di rilevamento “a zona” grazie al quale Sean, semplicemente allontanandosi di qualche isolato, potrà tornare irriconoscibile come prima.
Tale soluzione, nel caso di The Saboteur, risulta di estrema facilità e perciò debilitante sia per il livello di sfida sia per la credibilità dell’azione a schermo.
La generale povertà dell’IA vanifica quindi, anche se non da sola e solo parzialmente, tutte le buone soluzioni inserite dagli sviluppatori al fine di rendere varia l’esperienza ludica (travestimenti, abilità, uccisioni furtive, attacchi dai tetti), rendendo il tutto decisamente poco gratificante.
A questo si aggiunge un sistema di combattimento a mani nude sin troppo approssimativo, in cui soprattutto la percezione delle collisioni è esageratamente approssimativa, tanto da rendere tali frangenti piuttosto confusionari.

Più stile che tecnica

Dal punto di vista tecnico The Saboteur non brilla in nessuno degli aspetti più comunemente presi come riferimento per una valutazione.
La qualità dei modelli poligonali è nella media delle produzione del genere, con qualche spunto positivo ma anche qualche piccola falla per quel che riguarda la riproduzione dei volti, ricchi di particolari per alcuni personaggi ma troppo poveri per altri.
Le animazioni sono la vera spina nel fianco della produzione: a parte qualche piccola chicca durante la guida e nel corso delle lente camminate nessuna delle movenze rappresentate a schermo, siano arrampicate, scazzottate, sparatorie o quant’altro, risultano naturali.
Il movimento è quindi scandito da legnosità e macchinosità eccessive che intaccano la stessa fluidità di gioco, penalizzando soprattutto l’azione furtiva e la discesa dai palazzi, la cui difficoltà aumenta vertiginosamente.
Nemmeno soffermandoci su texture, shader ed effetti particellari riusciamo a stupirci come vorremmo da una produzione tanto attesa per questa generazione, in quanto tutto risulta abbastanza approssimato ed indefinito, quasi a simboleggiare una certa fretta nel portare a termine un titolo che -tecnicamente parlando- non sfrutta assolutamente le caratteristiche delle console di nuova generazione.
Diverso è invece il discorso stilistico, in cui The Saboteur è veramente capace di fare la voce grossa.
La Parigi anni ’40 è ricostruita in maniera eccezionale nei minimi particolari, dimostrando visivamente e “sensorialmente” quella frizzantina libertà di pensiero che, nel corso degli anni, la cultura transalpina ha fatto sempre più sua.
Molto interessante è poi la dualità tra le zone occupate e quelle liberate: passeggiando nelle prime lo schermo si tingerà di bianco e di nero, mantenendo vivo e sgargiante solo il rosso delle bandiere naziste (e del sangue).
Ci accorgeremo, inoltre, del vestiario piuttosto standardizzato dei passanti e degli slogan di propaganda che risuoneranno alle radio nei cafè.
I quartieri liberati, invece, si presenteranno all’opposto: colorati, ricchi di gente stravagante, di artisti e di club in cui impazzeranno le danze al ritmo di Jazz e Blues.
Se la colonna sonora è una vera e propria perla lo stesso non si può dire per il doppiaggio italiano, davvero scadente e sforzato, specialmente se paragonato a quello originale, ancora una volta impareggiabile.

The Saboteur Che The Saboteur deluda leggermente le alte aspettative è un fatto innegabile sotto gli occhi di tutti: le atmosfere, per quanto coinvolgenti, non sopperiscono ad un comparto tecnico decisamente sotto tono e, soprattutto, ad un gameplay non all’altezza delle ottime produzioni action degli ultimi tempi. Il titolo Pandemic, tuttavia, sa divertire e far divertire, soprattutto grazie ad una buona varietà di situazioni che garantisce una longevità al di sopra della media e ad una trama comunque capace di far rivivere da una prospettiva diversa le sempre affascinanti vicende della Seconda Guerra Mondiale.

6.5

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