Q&A Domande e Risposte Adesso online

Rispondiamo a tutte le vostre domande e curiosità!

Recensione The Sly Trilogy

La trilogia si Sly Cooper torna anche in versione portatile

Versione analizzata: Playstation Vita
recensione The Sly Trilogy
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
  • PSVita
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Con quattro anni di ritardo rispetto all'edizione PlayStation 3, arriva anche su Vita la “collection HD” di Sly Cooper. Dopo l'ultimo capitolo riuscito a metà, insomma, Sanzaru Games ritorna a spulciare l'eredità di Sucker Punch, che ne frattempo infila riferimenti alla saga del ladro procione nel suo Infamous: Second Son (niente più che minuscoli Easter Egg, s'intenda).
Nonostante l'eccezionale qualità del terzetto, trovare sulla piccola di casa Sony questa ennesima raccolta ci lascia con sensazioni contrastanti. In attesa di Big Fest e di Murasaki Baby, infatti, sembra proprio che PsVita sia ormai costretta a campare grazie agli indie ed ai remake. L'interesse della casa madre sembra essersi spento, ed è davvero un peccato che, al contrario di quanto succede su 3DS, non ci sia almeno qualche titolo originale prodotto dai team interni a ravvivare la Line-Up.
“Spezzata” in due file distinti (l'accoppiata dei primi due capitoli è separata rispetto al terzo), questa Sly Trilogy rappresenta comunque una buona occasione per riscoprire una delle saghe platform più caratteristiche dell'era Ps2.

Le origini

Nell'ormai lontano 2003, Sucker Punch pubblicava su Playstation 2 un platform 3D davvero atipico. Sly Cooper si proponeva fin da subito come un prodotto fuori dagli schemi, cominciando dalle scelte stilistiche che avevano portato in direzione di un Cell Shading all'epoca non troppo usato. La storia principale raccontava di un abilissimo procione, ultimo nato di una stirpe antichissima di ladri. Per vendicare la sua famiglia, massacrata dal misterioso Clockwerk e dalla sua cricca, Sly partiva alla ricerca delle cinque parti del “Thievius Racconius”, il libro che custodiva tutti i segreti dei Cooper, accumulati di generazione in generazione.
Per i giocatori di tempi così spensierati, in cui ancora il culto della guerra e del fotorealismo non era celebrato da quasi ogni software house, fu amore a prima vista. I “contorni nero notte” con cui erano tratteggiate le sagome dei vari personaggi penetrarono d'un colpo nell'immaginario collettivo, mentre le ambientazioni scure, crepuscolari, rappresentavano un'alternativa eccellente agli spensierati cromatismi di tanti platform fin troppo ridenti.
Nel computo dei pregi memorabili, si doveva contare anche un'inedita apertura agli stilemi dello Stealth Game. Sly Cooper scimmiottava e parodiava il più famoso Metal Gear Solid, accampando sullo schermo comunicazioni via Codec e fasi in cui la furtività era d'obbligo. Soltanto, al posto delle scatole di cartone si trovavano delle meno eleganti botti, indispensabili per passare non visti sotto i fasci di luce dei riflettori o farla sotto il naso delle guardie animalesche.
Riscoprire Sly Cooper dopo sette anni dalla sua prima apparizione, è fortunatamente ancora un piacere. Certo, la grafica che allora aveva tanto impressionato sembra un po' impacciata, soprattutto in questa pessima conversione per PsVita. La compressione dei filmati d'intermezzo è criminosa, e l'assenza di un qualsiasi filtro di Anti-Aliasing appare davvero ingiustificabile. Anche la fluidità non convince pienamente, e insomma gli sforzi produttivi del team di sviluppo non sono eccellenti. Per fortuna le cose si aggiustano negli altri due capitoli, dove le texture sono più definite e l'immagine non è sporcata da tremende scalettature. Non lasciatevi quindi abbattere dall'esperienza (davvero disastrosa) con il primo episodio, perchè non è indicativa della qualità complessiva di questa riedizione.
Del resto, anche a livello di meccaniche di gioco, l'incipit delle avventure di Sly non rappresenta la punta di diamante del pacchetto: confrontato con la struttura più libera del secondo capitolo, l'avanzamento risulta abbastanza lineare. Eppure gli spunti che hanno reso grande questa serie ci son ancora tutti. Le difficoltà non mancano, mentre si passa da fasi ragionate a sessioni esplorative in cui utilizzare tutte le abilità acquisite nel corso dell'avventura. Poco a poco, i livelli si fanno sempre più intricati, i boss più coriacei. La longevità del primo capitolo è purtroppo abbastanza risicata. Col senno di poi, quindi, pare abbastanza chiaro che che all'epoca, Sly Racoon & the Thievius Racconius (questo il titolo della versione americana), era di fatto un progetto seminale, che ha solamente steso le basi per un ben più esaltante secondo capitolo. Ciò non toglie che ancora oggi si possa godere di una progressione spensierata, che sa giocare con i sottintesi e tingersi di rosa in qualche frangente, per lasciare spazio ad un crescendo abbastanza struggente.

L'evoluzione

Che Sly fosse un progetto “a lungo termine”, è indicato non solo dal finale aperto del primo episodio, ma anche dalla parabola narrativa che, nel tris di titoli arrivati su Plasytation 2, compone una storia perfettamente compiuta.
In “Sly 2: Banda di Ladri”, assumono molta più importanza i due comprimari che avevano fatto da spalla al protagonista. Bentley e Murray sono adesso personaggi giocabili, nel corso di un'avventura in cui il gruppo sgomina i malvagi esponenti della banda Klaww, alla ricerca delle parti perdute di Clockwerk (che, un'altra volta, si rivelerà nemico mortale per la stirpe dei Cooper).
Tutti gli elementi positivi del primo episodio vengono collocati adesso in una struttura più matura, che regala molte soddisfazioni, proponendo una varietà con pochi paragoni. Ogni zona esplorata, dalla Parigi più malfamata alle giungle insidiose dell'India, per poi raggiungere Praga ed i distretti industriali del Canada, funziona da gigantesco Hub di gioco, in cui ognuno dei tre protagonisti può muoversi liberamente per svolgere i compiti assegnati da Bentley (“la mente”). Ogni stage ci racconta quindi la storia di un colpo, preparato lungamente e messo a segno da trio. Si comincia con la ricognizione, per raccogliere informazioni sui membri della banda Klaww e scattare qualche foto al bottino, e si continua poi sabotando sistemi d'allarme e mettendo fuori combattimento gli scagnozzi del ladro di turno. Ogni colpo viene quindi preparato con attenzione, attraverso una serie di missioni che ora pongono l'accento sulle abilità furtive di Sly, ora si concedono all'azione più sostenuta nei panni di Murray (bravo soprattutto a menare le mani).
Raccogliendo i bonus sparsi per il livello o frugando nelle tasche delle guardie è possibile recuperare un discreto gruzzolo, da spendere per potenziare le abilità di base e facilitarsi le cose.
Una struttura così pensata non si fa dunque mancare niente: ci sono minigiochi ben integrati nella progressione, boss fight fuori di testa, che prendono in giro i diversi generi videoludici fino a coinvolgerci in improbabili gare di ballo sul modello dei Rhythm Game, e poi sessioni platform abbastanza complesse, in cui la prontezza di riflessi è davvero tutto. E ancora sezioni stealth, ed un numero notevole di extra nascosti. Anche la longevità aumenta esponenzialmente, rispetto a quella del primo episodio.
Inoltre la grafica non sfigura sullo schermo di PsVita: questo secondo capitolo, assieme all'ultimo, sembra aver ricevuto molte più attenzioni dal team di sviluppo, che ha fatto un lavoro competente. L'impianto scenico appare decisamente migliorato rispetto a quello, ancora stentato, del primo capitolo, ed anche l'espressività del doppiaggio e la regia delle Cut-Scene si ravvivano. Così, senza timor di smentita, si può affermare che Sly 2: Banda dei Ladri, è il capitolo più maturo e meglio riuscito dell'intera serie. Come vedremo, il terzo episodio ha in parte abbandonato molti dei caratteri vincenti appena citati, e la seconda avventura resta quella ancora oggi più memorabile e più bella da riscoprire.

La Conclusione

Il terzo episodio di Sly Cooper segna in qualche modo una battuta d'arresto in quella che sarebbe stata altrimenti una progressione invidiabile. Per una scelta non del tutto giustificabile, Sony ha deciso di trasformare “l'Onore dei Ladri” in un prodotto evidentemente dedicato ad un pubblico di utenti meno esperti.
A non subire particolari stravolgimenti è stata la struttura di gioco e la qualità dell'impianto narrativo che, sebbene non evidenzi al meglio la continuità con i precedenti capitoli, si rivela sempre scoppiettante, esilarante, e ci abbandona con un lieto fine fra i più gradevoli. La banda di Cooper raccoglie poi nuovi personaggi, alcuni dei quali tratteggiati in maniera davvero esemplare. Bentley, ora legato indissolubilmente alla sua carrozzina, nella sua infermità ha sviluppato uno spirito di iniziativa insospettabile e Murray, che si ritiene responsabile della disgrazia, ha abbracciato una nuova filosofia di vita che lo ha reso un essere amante della pace e della non violenza.
Il profilo narrativo, dunque, sembra aver raggiunto la piena maturazione, ma una volta scesi in campo ci si accorge di qualche stortura che banalizza in parte l'impianto ludico. Anche se è possibile affrontare stage ancora esemplari nel level design, l'avanzamento appare fin troppo facile, lineare. La scomparsa delle bottiglie e degli indizi, in favore della sola raccolta dei gioielli nascosti, stronca letteralmente la rigiocabilità di un titolo che si conclude in poche ore. Brutte notizie anche sul fronte stilistico: il terzo episodio mostra come sempre un Cell Shading accattivante nella resa dei protagonisti, ma molta meno fantasia nella riproduzione degli ambienti. Il senso del viaggio e della scoperta che nel secondo capitolo non veniva mai a mancare, è totalmente annullato da una serie di ambientazioni alquanto comuni, poco ricercate nella cosmesi.
Insomma, a sostenere l'ultimo capitolo di Sly troviamo soprattutto un gameplay brillante, ricco di varianti e di spunti originali, che riesce a divertire nel breve termine, senza avere però le qualità per irretire i giocatori più smaliziati. Per fortuna anche in questo caso la qualità della conversione è ottima, anzi Sly 3 è il capitolo meglio convertito, con pochissime scene d'intermezzo in 4:3 ed un anti-aliasing che rende la scena abbastanza pulita.

The Sly Trilogy L'arrivo della Sly Trilogy su PlayStation Vita permette ai giocatori che non l'avessero ancora fatto di tornare nei (pelosi) panni del procione più carismatico del mondo dei videogame, riscoprendo un gameplay semplice ma ancora oggi originale, ma soprattutto un tris di protagonisti che buca lo schermo, accompagnandoci in un viaggio ben raccontato e dalle ottime atmosfere. La saga di Sly ha fatto un pezzo di storia del platform 3D, ed è sicuramente piacevole poterla rigiocare oggi con qualche ritocco grafico. Proprio dal punto di vista tecnico, però, la versione portatile inciampa vistosamente: il primo episodio, inspiegabilmente, è stato convertito in maniera francamente imbarazzante, tanto che sembra quasi emulato piuttosto che riprogrammato. Una compressione video terribile, problemi evidenti su aliasing e fluidità, rendono la prima avventura di Sly un tormento da giocare. Per fortuna che i “pezzi forti” della trilogia godono invece di ottima salute. Ancora oggi Sly 2 resta un titolo incredibile, e da solo giustifica l'acquisto del pacchetto, mentre il terzo episodio fa da corollario, indispensabile per chi vuole sapere come va a finire l'avventura, anche se un po' più spento rispetto al suo diretto predecessore. Complessivamente questa Sly Trilogy è una buona proposta: peccati che arrivi a quattro anni di distanza dalla versione Home Console, nel tentativo di ringalluzzire una line-up non proprio eccezionale sul fronte delle grandi produzioni.

7

Che voto dai a: The Sly Trilogy

Media Voto Utenti
Voti totali: 52
7.8
nd