Recensione The Sparkle 2: EVO

Un clone di flOw arriva su PC dopo aver nuotato su iPad

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L’apertura al gaming di molteplici dispositivi, soprattutto smartphone e palmari, ha dato il via ad un’invasione di prodotti decisamente fuori dagli schemi classici. Del resto, l’assenza di un sistema di controllo adatto a sostenere esperienze di gioco mediamente elaborate ha da un lato esaltato la creatività dei team di sviluppo, ma ha al contempo aperto la via a produzioni non sempre catalogabili come veri e propri videogames. Il tutto si è poi collocato in un mercato enorme, gargantuesco per numero di piattaforme installate, che ha incoraggiato nuovi modelli di business ed ha permesso la vendita di molte produzioni a prezzi decisamente competitivi. Un guanto di sfida, insomma, lanciato ai pilastri della distribuzione classica.
The Sparkle 2: EVO è proprio una produzione inizialmente arrivata su iPhone, seguito dell’omonimo titolo, ed è stato ora reso disponibile per il download dalla piattaforma di digital delivery Desura. Si tratta di uno di quei titoli a cavallo tra videogioco e passatempo, dalle dinamiche peculiari ed abbastanza slegate dalle categorie tradizionali alle quali il giocatore classico è abituato. Tacito clone di flOw, ne riprende infatti le meccaniche peculiari, mettendoci nei panni di una creatura intenta a navigare in un brodo primordiale ricco di insidie e nutrimento.

Buone le idee, meno la realizzazione

Non c’è trama a far da sfondo a The Sparkle 2: EVO. C’è, invece, l’immediato tuffo in un ecosistema del tutto particolare, che sembra osservato attraverso la potentissima lente di un microscopio da laboratorio. Al centro, un essere al primo stadio del suo divenire, piccolo, quasi informe: primordiale larva di un aggregato genetico che via via si farà sempre più grande, temibile, forte. In sintesi, è proprio questo l’obiettivo di The Sparkle 2: EVO: creare, dal nulla, il proprio essere, selezionandone le caratteristiche, a partire dal tipo di alimentazione. I livelli sono disseminanti infatti di elementi di tre colori, dei quali la creatura si può nutrire liberamente: rosso, verde e blu sono le tonalità, corrispondenti ad un’alimentazione atta a far diventare l’essere carnivoro, erbivoro o onnivoro. Gli orientamenti alimentari, chiamiamoli così, della creatura, ne influenzano le caratteristiche fisiche: i carnivori sono molto rapidi nel movimento, gli erbivori nel mangiare, attirando verso di loro le particelle, gli onnivori sono un bilanciamento di queste due peculiarità. I livelli sono letteralmente disseminati di nutrimento, pertanto far evolvere la propria creatura non è difficile; piuttosto, non si capisce con quale criterio lo si debba fare, visto che si accede al livello successivo raccogliendo tutti gli elementi presenti in una zona, indipendentemente dal loro colore. Ne consegue che è impossibile fare una scelta e mantenerci coerenti ad essa. Ci si troverà invece a passare ora dall’una ora dall’altra preferenza, in maniera abbastanza caotica.
Passando di livello si dovrebbero teoricamente accrescere le dimensioni e le potenzialità della nostra creatura, ma capita spesso invece che si torni ad una forma precedente, o meno accattivante, e di fatto non si capisce dove e se si è migliorati. Un difetto che, nell’economia di un gioco che ha nello sviluppo della propria creatura la propria ragion d’essere, è di peso rilevante.
Per il resto lo svolgimento dell’azione è molto simile al primo titolo sviluppato da ThatGameCompany, quel flOw che si distinse, al tempo, come un'esperienza rara e stravagante su Ps3. Impossibile che giocando a The Sparkle scoppi un'altra volta "la scintilla" (passateci il gioco di parole): ovviamente meno originale del titolo che l'ha ispirato, The Sparkle 2 non ha dalla sua il "fattore curiosità", uno dei pochi che spingeva il videogicatore a spingersi sempre più im profondità. Il gioco si articola in ogni caso in livelli, che vanno completati raccogliendo tutto il nutrimento in essi contenuto. Questi sono molto vasti, ed al loro interno è facile perdersi, visto che constano di poco più di un fondale e pochi elementi di contorno: pertanto la navigazione è affidata ad spie luminose che ci indicano dove si trova il gruppo di particelle più vicino. Ogni zona si articola però anche in profondità, e si può risalire o riscendere utilizzando la rotella del mouse: ciò fornisce un minimo di senso all’esplorazione, che però non riesce mai ad essere realmente interessante. The Sparkle 2: Evo punta in fondo ad essere, come il prodotto che l'ha ispirato, più un’esperienza visiva e sensoriale, ma la sua totale mancanza di ritmo limita pesantemente l’appeal delle partite a lungo andare. Il primo livello si completa spinti più dalla curiosità che dal vero piacere di giocare, al secondo la situazione inizia a farsi decisamente più pesante, e mano a mano che il numero di elementi da raccogliere cresce, rendendo le partite più lunghe, la noia prende gradualmente il sopravvento, fino a lasciare il giocatore totalmente privo di voglia di andare avanti.

Aiuta poco, in tal senso, anche la presenza di nemici, e persino boss, che popolano le aree di gioco. Il meccanismo che sta alla base degli scontri è interessante: il nostro essere può cibarsi degli avversari mangiandoli pezzo a pezzo, partendo dalla coda. Questo è possibile solo se la propria creatura è di livello superiore a quella di cui vuole cibarsi, ma non c’è modo per capirlo all’interno del gioco; le dimensioni possono esser un buon indicatore, ma per il problema che abbiamo indicato prima, la correlazione non sempre netta tra dimensioni e livello, non si può stabilire con certezza se si è in grado di affrontare un pericoloso nemico. Si va quindi a tentativi, spesso venendo respinti. I boss, prevedibilmente, son creature più grandi e più difficili da affrontare, ed in tali casi può venire in aiuto l’utilizzo dei poteri speciali a disposizione della propria creatura. Peccato che sia praticamente impossibile capire quale sia il loro effetto preciso.
A dar il colpo di grazia ad una produzione che avrebbe necessitato sicuramente più cura nella realizzazione e meno supponenza, con gli sviluppatori che hanno probabilmente confidato solo ed esclusivamente sulla particolarità dell’esperienza per avere un certo appeal verso i giocatori, c’è un sistema di controllo indegno, mutuato da quello per dispositivi a schermo tattile e riportato praticamente senza modifica alcuna. The Sparkle 2: EVO risulta quindi assolutamente ingiocabile con la tastiera, e nemmeno utilizzando il mouse le cose migliorano, essendo i movimenti della creatura tediosamente lenti e, soprattutto, poco precisi. Questo difetto, coniugato a quelli insiti nella struttura di gioco, scoraggia anche il più paziente dei giocatori, che si trova a sbattere contro un prodotto già di difficile interpretazione, perlopiù mortificato da una serie di evidenti problemi realizzativi.

Tecnica semplice ma efficace

Unica nota positiva è quella ascrivibile al reparto tecnico, in particolare all’estetica con cui è stato realizzato il titolo. Di stupefacente c’è davvero poco, vista la scarsità di elementi mostrati a schermo, ma l’apprezzabile direzione artistica ha buon merito nel fare di The Sparkle 2: EVO una bella esperienza visiva. In primis, le creature: quella da noi controllata, così come le altre che popolano l’habitat del gioco, sono particolari ma vivissime. Alcune sembrano insetti, altre plancton, altre mostri marini, in un microcosmo senz’altro intrigante.

Ciò anche alla luce del sapiente uso dei colori, sparati a tonalità accesissime, dalle tinte psichedeliche e che compongono motivi intriganti, così come lo sono quelli usati per i bei fondali. Proprio la vivacità cromatica è un elemento che distingue la produzione dal già citato flOw, titolo forse un po' più vecchiotto ma sicuramente ugualmente poetico.
Apprezzabile, seppur in maniera minore, anche il comparto audio. Esso consta infatti di poche tracce, tutte però sono godibili, in perfetto tema però con le peculiari atmosfere del titolo, dando l’idea di un vero viaggio tra i piccoli segreti della vita.

The Sparkle 2: EVO The Sparkle 2: EVO poggia su di una solidissima idea di base, ma la sua struttura di gioco non sta in piedi a causa dei suoi numerosi difetti. E’ poco chiaro nelle sue dinamiche, nonostante la semplicità della concezione del gameplay, soffre di scarsa attrattiva a lungo termine ed è frustrante da giocare a causa dello sciagurato sistema di controllo. Nonostante il prezzo irrisorio, nemmeno 3€, risulta difficilmente consigliabile, ma chi fosse alla ricerca di un semplice passatempo di poche pretese potrebbe comunque dargli un’occhiata, anche solo per le sue intriganti atmosfere.

4.5

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