Recensione The Swindle

Un mondo steampunk popolato da cybercriminali pronti a tutto pur di violare un sistema e guadagnare denaro. Ma la polizia è sempre in agguato...

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  • Pc
  • PS4
Giovanni Calgaro Giovanni Calgaro è avvocato per sbaglio, ma tuttologo per passione, cresciuto a pane e videogiochi sin dalla più tenera età. Allevato da un commodore 64 non ha mai smesso di stupirsi per l'immensità della forma d'arte videoludica, tanto da sentire molto presto il bisogno di sfruttare l'amore per la scrittura per raccontare, far conoscere ai più e condividere questa meravigliosa passione. Potete sempre trovarlo su Facebook e Twitter, sempre che non sia in qualche aula di tribunale.

Manca poco per il colpo perfetto. Ancora un piccolo passo e quella casa sarà finalmente ripulita. All'esterno dell'edificio la pioggia, che cade fitta ed insistente sui tetti di una fumosa Londra ottocentesca, accompagna ritmicamente la nostra impresa malandrina. Solo una porta scricchiolante ed alcune guardie sferraglianti, ultima trovata di Scotland Yard per combattere il fenomeno dilagante dei topi d'appartamento, ci separa da un altro sontuoso bottino. Abbiamo già rubato abbastanza da esser soddisfatti e rientrare senza rischi ma, si sa, l'avidità è una cattiva compagna di vita, e abbiamo bisogno di liquidità per acquistare nuovi potenziamenti ed abilità. Apriamo la porta, uno scatto secco per mettere fuori uso i robo-sorveglianti, recuperare le mazzette di banconote e via, verso la capsula che ci riporterà all'aeronave. Cosa potrà mai andare storto? L'impazienza, malevole consigliera, ci fa commettere un errore da principianti. La morte ci coglie impreparati, facendoci perdere, in un solo istante, tutto. Una scena già vista sin dai primi istanti della nostra carriera e destinata tristemente a ripetersi ad un ritmo vertiginoso. The Swindle è così. Un titolo che non fa sconti, a tratti frustrante, dall'anima rude,persino cattiva nella sua cupa essenza. L'ultima fatica di Five Size Games non è certo morbida col giocatore e lo porta a sviluppare ben presto due sensazioni definite, viscerali e decisamente agli antipodi tra loro. Amore ed odio si alternano con costanza, infatti, lungo tutta l'avventura.

Tempus fugit

Cento giorni. L'incipit di The Swindle è telegrafico, scandito da poche semplici parole, ma estremamente chiaro. Abbiamo esattamente cento giorni prima che Scotland Yard porti a compimento un ambizioso progetto, nome in codice The Devil's Basilisk, che estenderà il lungo braccio robotico della legge sull'intera città, stroncando con forza ogni attività illecita, presente e futura. I ladri, che svolgono il loro lavoro con indefessa dedizione, di certo non possono che sentirsi che minacciati e, quindi, eccoli entrare in azione per prepararsi all'impresa finale: rubare il Vigilante supremo prima che diventi operativo. Nulla più. Ciò che sta tra l'inizio e la fine è solo una serie ininterrotta di tentativi e morti improbabili. Cento giorni, sulla carta, sembrano tanti. In realtà il tempo scorre sin troppo inesorabile e, in men che non si dica, ci si trova - del tutto impreparati - a ridosso della fatidica scadenza senza nemmeno accorgersene. Questo principalmente per il fatto che partiamo come dei ladri scapestrati, maldestri e privi di abilità, capaci solo di racimolare - almeno all'inizio - una misera quantità di sterline alla volta. Per acquistare abilità e potenziamenti, invece, di soldi ce ne vogliono davvero tanti. In secondo luogo, ogni colpo, indipendentemente dalla percentuale di successo (o fallimento) dell'impresa, viene contato comunque come un giorno effettivo. Un'idea tanto pregevole quanto ansiogena, soprattutto quando il contatore cala vertiginosamente e il conto in banca langue per via della nostra inettitudine.

A steampunk tale

La Londra vittoriana in pura salsa steampunk, imbruttita da gelide lamiere su cui gravano pesanti nuvole, quasi a rappresentare l'esaltazione dell'inarrestabile progresso tecnologico, resta timidamente appiattita sullo sfondo, facendo in questo modo risaltare ancora di più la peculiare struttura di gioco. Come avrete intuito, il cuore del titolo è rappresentato dai furti nelle abitazioni. Queste ultime, ad ogni nuovo tentativo, vengono create proceduralmente da zero, quindi è impossibile basarsi su una buona memoria o su un'attenta pianificazione per avere successo. Dato che l'ambiente cambia in continuazione, assieme all'entità delle minacce e alla posizione della refurtiva, non si può far altro che improvvisare, cercando di mantenere il sangue freddo. Altrimenti, la prematura dipartita arriva repentina in ogni forma possibile. Talora per semplici cadute accidentali, talaltra per una manganellata della robo-guardia di turno. Proprio l'elevatissimo numero di morti, durante le fasi iniziali, può portare spesso e volentieri a perdere la pazienza, ma la forza del titolo è sorprendentemente proprio quella di riuscire, nonostante lo scoramento che instilla nel giocatore, a tenerlo incollato allo schermo. La chiave di volta per superare tale scoglio, neanche a dirlo, è la pazienza.

Armati di questa rara virtù e mettendo da parte l'approccio action a cui siamo abituati, le soddisfazioni non tarderanno ad arrivare, così come un pregevole senso di progressione. La pazienza è d'obbligo anche perché, se scatta l'allarme, le guardie faranno sparire il denaro ed in men che non si dica arriveranno nuovi rinforzi dotati di armi da fuoco. La strategia à la Rambo, insomma, è fortemente disincentivata. Attendere il momento giusto per sorprendere alle spalle i vigilanti, hackerare i terminali e recuperare una ingente quantità di denaro in barba alle telecamere di sorveglianza, utilizzare lo zaino steam per trovare il miglior punto in cui far breccia, sono tutte attività che ripagano dell'estenuante attesa e permettono di provare soluzioni creative, pur rimanendo fedeli a meccaniche prettamente stealth. Dopo le imprecazioni iniziali, si inizia ad esser più prudenti ed accumulare un bel gruzzoletto, da utilizzare con estrema parsimonia (ogni skill costa un occhio della testa!) per i molti potenziamenti disponibili presso l'aeronave. Le abilità variano dalle abilità nel salto, alla capacità di hackerare con maggior velocità i terminali mungendo più denaro o, ancora, guadagnando la possibilità di dotarsi di diversi "aiutini", come bombe ad orologeria, dispositivi EMP, sistemi di occultamento e così via. Il denaro guadagnato sarà sempre incredibilmente inferiore rispetto al costo anche di una singola abilità; di conseguenza sarà necessario scegliere in modo alquanto oculato il taglio che si vuol dare alla propria strategia.

Steam powered surveillance

Il setting è appena abbozzato e lascia tutto alla mera immaginazione. La Londra distopica, cui facevamo cenno poco fa, rimane ben celata dietro l'abitazione bidimensionale "sezionata", che risalta in primissimo piano, mentre solo saltando sul tetto è possibile scorgere uno spiraglio di cielo cremisi, gli altiforni o il Big Ben, in lontananza. Background caratteristico e certamente d'atmosfera, anche se l'economia di gioco, alla fin fine, non ne beneficia più di tanto. Il vero pezzo forte, invece, è rappresentato dal design generale, impreziosito da una realizzazione grafica bidimensionale caratterizzata da tratti hand drawn a carboncino pesanti, spigolosi, grezzi e scuri che fanno emergere la vera natura steampunk degli automi e di ogni anfratto degli ambienti di gioco che questi ultimi sorvegliano. Stile questo che in qualche misura è possibile ritrovare in altre splendide produzioni recenti, come Darkest Dungeon, per intenderci.

Anche i nostri doppioni digitali (ad ogni morte, entra in campo infatti un nuovo ladro) sono davvero ben caratterizzati e realizzati con cura. Un piccolo appunto, invece, deve esser fatto riguardo alla reattività dei controlli, per nulla allineata alla qualità generale del titolo. Da un gioco di questo genere, in cui occorre raggiungere la perfezione assoluta di ogni singolo movimento, ci saremmo aspettati infatti una maggiore precisione e velocità di risposta. Invece, più di qualche amaro fallimento (o morte stupida) deve esser purtroppo imputato proprio a imperfezioni dei controlli. Questo, sia chiaro, non mina l'esperienza di gioco solo che risulta necessario, per così dire, farci la mano. Prendere le misure, insomma, mettendo in conto più imprecazioni del solito.

The Swindle The Swindle non è un titolo morbido. Anzi. Pur con i suoi limiti, fa di tutto per non esserlo. Il giocatore che deciderà di addentrarsi nei suoi meandri dal gusto squisitamente steampunk sentirà scorrere nelle vene in misura equivalente amore ed odio. Il titolo di Five Size Games è una piccola perla indie che rivisita, peraltro riuscendoci, il genere “stealth” proponendo una formula tutta sua, peculiare e davvero pregevole, anche se a tratti frustrante. Dopo un lungo periodo di ambientamento - e una dovuta dose di pazienza - le soddisfazioni inizieranno comunque ad arrivare e le imprecazioni iniziali lasceranno il posto ad un piacevole (anche se dannatamente sofferto) senso di soddisfazione. Purtroppo, non tutte le ciambelle riescono con il buco e, agli indubbi pregi del titolo, fa da contraltare una certa mancanza di reattività dei controlli. Aspetto non di poco conto, per un gioco del genere, di per sé già abbastanza punitivo. Peccato, perché The Swindle si è dimostrato esser un titolo più che valido.

7.5

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