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Recensione The Town of Light

Il team italiano LKA.it ci accompagna nelle polverose e decadenti stanze dell'ex manicomio di Volterra, ripercorrendo le tappe di una storia straziante e dolorosa con un titolo di forte denuncia, ambizioso e coraggioso, ma che non convince sino in fondo

Versione analizzata: PC
recensione The Town of Light
Articolo a cura di
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  • Pc
Dario Bianchi Dario Bianchi Accanito videogiocatore dall'età di 6 anni, Dario adora le emozioni e le forti suggestioni trasmesse dal mezzo videoludico. Quando non impugna un pad si dedica alla lettura, alla birra e al rock, accompagnato dalla sua amata Fender Telecaster! Lo trovate su Facebook e Twitter.

La medicina moderna deve molti degli straordinari traguardi raggiunti a periodi piuttosto bui per l'evoluzione delle scienze mediche, anni in cui il significato della parola "etica" era sconosciuto ai più, e il progresso veniva anteposto al reale interesse del paziente, d'un tratto divenuto vera e propria cavia su cui sperimentare l'indicibile. Una delle pagine più buie dello sviluppo medico-scientifico internazionale è certamente stata scritta con la creazione dei tanti ospedali psichiatrici, nel corso degli anni palesatisi quali vere e proprie carceri, luoghi di detenzione, di abusi, di barbarie e di annientamento della dignità umana; un quadro reso ancora più triste dalla condizione dei pazienti, volgarmente definiti "pazzi", nient'altro che vulnerabili e indifesi involucri di carne privi di voce alcuna. Nel 1978 i manicomi italiani sono stati finalmente chiusi: ma in un'epoca in cui i telegiornali nazionali propongono costantemente servizi relativi a maltrattamenti subiti dai più deboli (tra i quali, spesso, troviamo vittime di disturbi psichici) in luoghi che invece dovrebbero curarne e lenirne le sofferenze, e un semplice TSO si trasforma in una tragedia, siamo davvero sicuri che la nostra coscienza civile si sia realmente evoluta in tale ambito? Non siamo qui per fare polemica, piuttosto per sottolineare come The Town of Light, opera dello studio indipendente italiano LKA.it, tratti con efficacia e crudezza tematiche che non sono poi inattuali. La produzione ha coraggio da vendere, e non ha paura di parlare a voce alta di argomenti sconvenienti, scabrosi, che hanno lasciato una macchia indelebile nella storia di questo paese. Il risultato finale però non riesce a convincere sino in fondo, quantomeno da un punto di vista prettamente ludico.

Tra le mura dello Charcot

The Town of Light racconta della triste e straziante storia di Renée, appena sedicenne nel 1938, quando la madre decide di sottoporla alle cure dello staff dello Charcot, padiglione del manicomio di Volterra, in Toscana. In un contemporaneo 2016 ci ritroveremo ad esplorare le polverose e dimesse stanze della struttura, accuratamente ricostruita in seguito alle tante visite in loco svolte dal team, ripercorrendo i ricordi della giovane protagonista e portando alla luce verità difficili da digerire al giorno d'oggi. Il titolo si presenta come un'avventura esplorativa in prima persona (o un "walking simulator" se preferite) dai ritmi lenti, in cui la narrazione costituisce il pilastro centrale dell'intera esperienza. Dimenticatevi quindi i mostri sanguinari di Outlast: la realtà di The Town of Light è abitata da creature ben peggiori, che hanno l'aspetto di uomini e donne in camicie bianco, a rappresentare, solo superficialmente, la conoscenza ed il sapere medico. L'atmosfera che si respira nei locali abbandonati avvolge e opprime, trasmettendo un forte senso di angoscia, nonostante gli eventi siano ambientati nell'arco di una mattinata come tante, con la calda luce del sole che filtra dalle finestre divorate dalla ruggine e da pareti crollate sotto il peso di un'edera selvatica. La cura con cui l'edifico è stato riprodotto è impressionante: potremo visitare tutti i reparti dello Charcot, dalle cucine alle docce, sino agli uffici del personale sanitario, accontentando in un primo momento le richieste di Renée, confusa e insicura nel suo estenuante tentativo di ricostruire ricordi perduti, o forse volontariamente dimenticati. La prima parte dell'avventura funziona piuttosto bene: nonostante il gioco non spinga sull'interazione ambientale tanto quanto ci saremmo aspettati, la prima ora e mezza riesce ad incuriosire il giocatore, grazie anche a semplici enigmi ambientali che spezzano il ritmo dell'esplorazione in maniera piuttosto efficace. Osservando con cura le varie stanze è possibile trovare indizi su come proseguire (ad esempio le istruzioni relative alla procedura di accensione di una caldaia); in altri casi è invece necessario ascoltare le considerazioni di Renée, grazie alle quali intuire le azioni da compiere per avanzare. Ben presto l'incubo vissuto dalla ragazzina negli anni a cavallo tra le due Guerre comincerà a prendere forma: abusi di natura sessuale condotti da un personale senza vergogna, amori omosessuali stroncati con cattiveria, aborti spontanei e terapie illegali sono solo alcune delle mostruosità consumate nell'infame manicomio, sperimentate dalla giovane sulla propria pelle. La narrazione procede spedita, svelando pian piano un quadro che opprime, rattrista, invita a riflettere, spinge ad interrogarsi sul reale valore della natura umana, alle volte così sadica ed incomprensibilmente crudele. La forza di The Town of Light risiede proprio in questo suo spirito di denuncia, portato alla luce affrontando tematiche molto delicate con incredibile crudezza e senza peli sulla lingua.

I pregi del titolo LKA però si esauriscono sin troppo velocemente, e l'esperienza sembra sgretolarsi minuto dopo minuto. Il cuore centrale della produzione è costituito dal comparto narrativo, il quale ricostruisce una storia assolutamente verosimile, frutto di un'attenta ricerca del team di sviluppo che ha deciso di incarnare nel personaggio di Renée i tragici destini di molti pazienti realmente esistiti, come testimonino gli archivi della struttura. Purtroppo però la parte centrale del racconto perde improvvisamente consistenza: le voci dei personaggi, narratori della storia, cominciano a sovrapporsi l'una con l'altra, confondendosi e rendendo dura la vita al giocatore, impattando negativamente sulla godibilità degli eventi presentati. Fortunatamente tali sbavature vengono parzialmente corrette man mano che ci si avvicina all'epilogo, quando i personaggi secondari cominciano a svanire, ognuno andando incontro al proprio destino. I buoni presupposti presentati nei primi istanti di gioco, caratterizzati da un'interazione che, seppur limitata, sembrava offrire discreti spunti grazie ad un'avvertibile componente enigmistica, scompaiono del tutto nella seconda metà, quando il titolo non farà altro che chiedere all'utente di spostarsi dal punto A al punto B, "attivare" l'evento successivo e ripetere il tutto sino alla conclusione della vicenda. Una vicenda la cui fisionomia può in alcuni istanti essere plasmata grazie ad un sistema di scelte multiple, col quale definiremo maggiormente i pensieri e il carattere di Renée: un'occasione parzialmente sprecata, poiché l'impatto che tali scelte esercitano sulla trama appare piuttosto limitato.

" La forza di The Town of Light risiede proprio in questo suo spirito di denuncia, portato alla luce affrontando tematiche molto delicate con incredibile crudezza, senza peli sulla lingua."

The Town of Light è insomma un'esperienza dall'enorme potenziale, che viene purtroppo sprecato per via di scelte di design poco azzeccate, e per i demeriti di una componente narrativa con strumenti retorici non proprio eccezionali. Nutrendo il massimo rispetto per le tragiche vicende umane ricostruite nel gioco, tutte sintetizzate nella vita della protagonista, c'è da dire che il prodotto si trasformerà sin troppo rapidamente in una sorta di "giostra degli orrori", in cui vivremo da spettatori passivi, ed in prima persona, un crudele sopruso dopo l'altro: peccato che questo rapido susseguirsi di sofferenze perda rapidamente parte della propria "carica emotiva", esaurendosi in un ripetitivo e scabroso indugiare sul dolore fisico, in maniera prevedibile ed a tratti noiosa.

Sotto la polvere

A brillare, come si diceva, è invece l'attenta ricostruzione storica operata dai nostri connazionali: il team ha condotto svariati sopralluoghi in quel che rimane del manicomio di Volterra, riuscendo a riprodurre con enorme efficacia un'atmosfera lugubre, funerea, destabilizzante nel suo ribaltare i ruoli di luce ed ombra, sia a livello estetico che tematico. I tanti ambienti esplorabili sono ricolmi di oggetti (peccato che, interagendovi, sia possibile semplicemente osservarne e ruotarne i modelli poligonali), testimonianze di vite vissute in un altro tempo, quando le regole ed il buon senso dettati dall'etica sembravano essere del tutto assenti. Purtroppo il comparto tecnico vive di alti e bassi: l'engine adoperato, il celebre Unity, restituisce un'immagine un po' sporca a causa di una modellazione poligonale non eccelsa e di una qualità delle texture piuttosto altalenante, che oscilla dall'ottimo al deludente.

Allo stato attuale, nella build da noi provata, si presentano anche alcuni difetti legati all'ottimizzazione, specialmente in occasione dell'utilizzo della torcia elettrica, quando lo sforzo richiesto alla GPU aumenta in maniera francamente anomala, determinando fastidiosi episodi di stuttering. Imperfezioni che, siamo sicuri, saranno eliminate grazie a futuri update, ma che mostrano un titolo tecnicamente ruvido e spigoloso, a tratti poco rifinito, come testimoniato da effetti sonori non sempre puntuali nell'attivarsi e da sequenze animate che alle volte si interrompono un po' troppo bruscamente. Buono il comparto sonoro, costituito da ottimi effetti ambientali e da una colonna sonora sempre discreta ma efficace nel trasmettere le forti suggestioni che su cui punta The Town of Light. Infine, menzione a parte per il doppiaggio italiano, funzionale, ma inspiegabilmente inferiore a quello in lingua inglese presente nel pacchetto.

The Town of Light The Town of Light è un titolo ambizioso, coraggioso, crudo, spietato, storicamente accurato nella ricostruzione di terribili atrocità consumate a cavallo fra le due guerre. Il fatto che un tale sforzo produttivo sia stato sostenuto da una realtà italiana ci riempie di orgoglio, ma rende ancora più difficile non riuscire a promuovere pienamente il risultato finale. Una durata sin troppo esigua (parliamo di 3 ore abbondanti), una componente narrativa che sembra sfibrarsi nella parte centrale, un ritmo della progressione mal gestito e un comparto tecnico buono ma con qualche pecca di ottimizzazione, limitano fortemente le ambizioni di The Town of Light. La forza dell'esperienza proposta risiede nella tematica che fa da sfondo agli eventi, per un titolo che, al di là di tutto, colpisce emotivamente e invita alla riflessione. Se siete rimasti incuriositi da quanto letto, indipendentemente dalla valutazione finale, non esitate a dare una chance al lavoro di LKA.it, consapevoli di confrontarvi con un titolo non perfetto, ma certamente onesto e sviluppato con genuino impegno.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: i5 2500K
  • RAM: 8 gb
  • GPU: Nvidia GTX 960
6

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